Notiziario "C", n. 4, 1962
Contenuto
- Titolo
- Notiziario "C", n. 4, 1962
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
- Dignità del lavoro, p. 1 - 2
- Un racconto d'ambiente marinaro: La sabbia era umida, p. 2
- La commovente avventura di un pugno d'uomini per strappare al mare "l'Antonietta Costa", p. 3
- Giornale di bordo, p. 4 - Data testuale
- 1962 luglio - agosto
- Estremi cronologici
- luglio 1962 – agosto 1962
- Consistenza
- pp. 4
- Stato di conservazione
- Buono
- Soggetto produttore
-
Famiglia Costa
- Identificativo
- PER.000364/09
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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-
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- Collocazione
- Emeroteca
- Temi correlati
- Comunicazione d'impresa
- Navi passeggeri
- Navigazione crocieristica
- Vita di bordo
- Welfare aziendale
- contenuto
-
NOTIZIARIO
s
Linea ‘’C,, - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Anno II - Numero 4 - Luglio-Agosto 1962 Periodico bimestrale Spedizione in Abtonamento Postale - Gruppo IV
Ogni lavoro umano, il quale abbia fini
onesti, ha in sé una grande dignità.
Con il lavoro, non solo si ottengono i
beni necessari alla propria vita, ma ci
si inserisce nel piano di Dio, il quale
ha chiamato gli uomini a dare la loro
collaborazione per l'utilizzo e la tra-
sformazione dei beni che Egli, con in-
finita ricchezza e varietà, ha posti nel
mondo a servizio di tutta l'umanità.
Noi oggi possediamo un patrimonio so-
ciale, culturale, scientifico, tecnico eredi-
tato dai nostri predecessori; attraverso
il nostro lavoro, sia intellettuale che ma-
nuale, noi dobbiamo migliorare tale pa-
trimonio, affinché coloro che ci seguono
fruiscano del nostro contributo.
Ma, affinché si abbia vero progresso,
occorre non dimenticare che l’uomo è
il soggetto, l'oggetto ed il fine della
società umana; vale a dire che il pro-
gresso si realizza soprattutto attraverso
lo sviluppo ed il perfezionamento dei
singoli, nessuno escluso: una imposta-
zione totalitaria o di sopruso degli uni
sugli altri è contraria al progresso.
| singoli individui si preparano alla
Vita specie attraverso l'educazione fa-
miliare e l'istruzione: questo è il perio-
do della semina: come si possono rac-
cogliere buoni frutti se non si semi-
na bene? Ma la tenera pianta, per il suo
sviluppo, deve trovare un terreno ed un
clima adatto: quale influenza, specie
sui giovani, ha l'ambiente sociale e quel-
lo di lavoro! Da ciò consegue il dovere
per ognuno di forgiare positivamente lo
ambiente in cui vive: è vero che le
maggiori possibilità di apporto sono in
coloro che hanno una qualsiasi auto-
(segue in seconda pagina)
Una scena consueta: Incontro,
in pieno Oceano, fra due nostre
navi: dall’« ANNA C.» passeg-
geri ed equipaggio salutano fe-
stosamente la « FEDERICO C.»
che sfila, maestosa al largo.
>
Dignità
del
lavoro
(continua dalla prima pagina)
rità e particolare preparazione intellet-
tuale (e perciò gravati di una maggiore
responsabilità), tuttavia quanto più si
realizza una sana democrazia l’ambiente
è formato dalla risultante delle azioni
dei singoli. Nella recente Enciclica « Ma-
ter et Magistra » di S.S. Giovanni XXIII
si legge: «E' infatti insita nella na-
tura degli uomini l'esigenza che, nello
svolgimento delle loro attività produt-
tive, abbiano possibilità di impegnare
la propria responsabilità e perfezionare
il proprio essere ». E più oltre: « Una
concezione umana dell'impresa deve
senza dubbio salvaguardare l'autorità e
necessaria efficienza dell'unità di dire-
zione; ma non può ridurre i suoi col-
laboratori di ogni giorno al rango di
semplici, silenziosi esecutori, senza alcu-
na possibilità di far valere la loro espe-
rienza, interamente passivi nei riguardi
di decisioni che dirigono la loro atti-
vità ».
Il rispetto e la valorizzazione dei col-
laboratori, anche di coloro che sono so-
lamente esecutori, fomenta la solidarie
tà, la capacità, lo spirito di iniziativa;
assicura nell'ambiente più soddisfazione
e giustizia, condizioni tutte che sono
altrettanto premesse necessarie per as-
sicurare all'azienda ed ai singoli com-
ponenti i migliori risultati. Chi ha un
incarico direttivo, di qualsiasi grado,
deve innanzi tutto procurare di essere
competente per la missione che deve
svolgere e, poi, armonizzare l'opera di
coloro che da lui dipendono, in modo
di tendere alla perfezione dell’esecu-
zione con il minore spreco di energia:
questa meta è solo possibile quando i
singoli impegnano la loro intelligenza
nel loro lavoro, sanno come devono
operare, il perché, lo scopo che si vuo-
le raggiungere, è concesso loro di usa-
re un sufficiente spirito di iniziativa e
la possibilità di proporre idee e di far
presenti migliori soluzioni, anche se poi
chi dirige, tenuto in debito conto il pen-
siero dei dipendenti, determinerà la li-
nea che dovrà essere seguita.
Nella nostra Compagnia, a terra ed a
bordo, si cerca di seguire questi prin-
cipi, anche se dobbiamo considerarci an-
cora agli inizi e con molto cammino da
percorrere: tuttavia è un fatto che i no-
stri marittimi ed i passeggeri già nota-
no sulle nostre navi un clima un po’ di-
verso di quello che trovano altrove.
9 . .
Un racconto d'ambiente marmnaro
a sabbia era umida
“Ho vissuto tutta
la vita sul
mare... virgola...
tutta la vita
sul mare...
E non trova altro
da dire.
Non c'è altro...,,
%
Sedeva sulla sabbia proprio
davanti al mare. La sabbia era
umida. Il mare rumoreggiava
tranquillo. Qualche onda più lun-
ga lambiva i suoi piedi e li ba-
gnava. Il vento li asciugava ed
il mare tornava a bagnarli. Ed
era come un soffio di eternità.
Guardava la mobile superficie li-
quida che si alzava e si abbas-
sava sotto il respiro di un gi-
gante addormentato. Sul mare
non c’era una vela. In effetti
non c’era nulla. Il vento nel suo
errabondo cammino cercava
qualcosa da spingere, da inturgi-
dire, da far vibrare.
Ma sul mare non c’era nulla.
Sulla sabbia solo un ragazzo. I
suoi occhi guardavano il mare
serutandolo con curiosità. Den-
tro di lui qualcosa vibrava e si
alzava come sotto la spinta del
vento. Pensava che il mare era
una buona cosa. Sì, proprio buo-
na. Ed anche il vento era una
buona cosa. E questa pace. E
Serene ore di svago per l'equipaggio della « ANNA C.».
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
questa vita che affluiva dai pie-
di ora asciutti ed ora bagnati.
Asciutti e bagnati.
D’improvviso la scena si ani-
mò. Da dietro il promontorio
una barca. Il promontorio to-
glieva la vista di una parte di
orizzonte come una porta messa
proprio lì per impedire la vista
di un eden di bellezza. Dietro il
promontorio però c’era solo al-
tra sabbia, asciutta e bagnata,
un altro orizzonte, un’altra baia.
Fino a poco prima c’era una
barca.
Ora la barca era uscita dallo
eden ed avanzava lentamente con
uno sciabordio ritmato di remi.
Non una voce umana. Una lam-
pada era accesa sul cammino
della scia.
Era l’alba ed era già chiaro.
La lampada non serviva a nulla.
La barca avanzava lentamente.
Era una barca di pescatori stan-
chi dopo una notte di lavoro bru-
to e faticoso. Gli sguardi dei vo-
gatori erano fissi e le lacere giac-
che gonfiate dal vento. Era sta-
ta una pesca povera. Senza cibo
non c’era gioia. Vita di pescato-
ri, dove cibo e gioia sono intima-
mente legati come un timone al-
la barca. Il ragazzo si levò in
piedi lentamente, Non era mol-
to alto. Anzi, piuttosto basso e
minuto. Aveva calzoni corti e ca-
pelli arruffati. Non era bello.
Sorrise ai pescatori ormai vici-
ni. Non una risposta. Non una
voce umana nell’aria. Continuò a
sorridere e sorse il sole. E fu
come una lampada accesa su
uno specchio. Lo specchio era
cangiante e la lampada sempre
più rossa e sempre più viva. Ar-
rossirono le nubi ed i volti dei
pescatori. E tutto sembrò esse-
re di azzurro, di grigio, d’inda-
co e di rosso. Ed il ragazzo sor-
rideva disegnando la sua figura
contro il sole. Dentro aveva la
pace. E pace era intorno a lui
perché questa era la Vita e que-
sta era la Gioia e questo il luo-
go dove restare per sempre. Là
dove la sabbia è ora umida ed
ora asciutta.
* * *
E’ passato molto tempo. Il ra-
gazzo non è più né piccolo né
minuto. E non è neanche ragaz-
za. E' uomo. I suoi capelli si so-
no fatti grigi, il suo volto stan-
co, il suo sorriso più chiaro, Ora
è notte ed egli scrive sotto una
lampada che oscilla avanti e in-
dietro, misurando il tempo. E le
ombre acquistano vita. Si allun-
gano... si accorciano... Scrive e
la sua mano è stanca. Cerca nel
passato qualcosa da ricordare. E
non c’è nulla. Gli occhi infossati
tra una ragnatela di rughe leg.
gono, ammiccando, le poche pa-
role già scritte: « Ho vissuto tut-
ta la vita sul mare » e quella vec-
chia mente ripete le parole scrit-
te... ho vissuto tutta la vita sul
mare... virgola... tutta la vita sul
mare... E non trova altro da di-
re. E non c’è altro. Ha vissuto
tutta la vita sul mare. In queste
poche parole è detta un’esisten-
za di sacrifici e di rinunce, di
speranze e di delusioni. Non c’è
altro da dire. Ma lui non lo sa.
E continua il lavorio della vec-
chia mente arrugginita.. ho vis-
suto tutta la vita sul mare... vir-
gola.
Ora tutto è buio sul vecchio
peschereccio. Il vecchio, nella
sua cabina è stanco e china il
capo. Vinto. Tra qualche ora la
lampada finirà il suo olio. Ed al-
lora sarà buio intorno a lui. Il
vecchio si confonderà con l’om-
bra... un giorno ormai lontano
sedeva sulla sabbia proprio da-
vanti al mare...
gh. m.
(Da « La Formaggetta » giornale
di bordo dell’« ANDREA C. »)
storia della Linea "C,,
Le pagine della storia della
inea «C» finora sfogliate (que-
sta è la sesta) hanno avuto un
denominatore comune: la guer-
Abbiamo visto, di volta in
bolta, le belle unità di allora
soccombere di fronte alla tri-
ste realtà bellica; le abbiamo vi-
ste adibite non ai normali traf-
ici commerciali, per i quali e-
Tano nate, ma a missioni diver-
se, rischiose e pericolose.
A questo denominatore comu-
e non sfugge, purtroppo, nem-
meno la protagonista della pa-
gina che stiamo per aprire: il
piroscafo « Antonietta Costa ».
La mave, da carico, venne
iscritta nel libro matricola del
Compartimento Marittimo di Ge-
mova il cinque giugno 1935, per
trasferimento dal numero 81 di
Trieste. Al momento dell’acqui-
sto da parte della Ditta Giaco-
mo Costa fu A., sì chiamava
«Monte Bianco ».
Le sue caratteristiche princi-
pali erano: lunghezza m. 137,65,
larghezza 16,60, altezza 8,48; la
stazza lorda era di tonnellate
5899,57, quella netta di 3618,65.
Costruita a Trieste nel 1913 pres-
so lo «Stabilimento Tecnico
Triestino », possedeva una mac-
china a triplice espansione co-
struita sempre nel 1913 a
Greenock, dalla ditta John Ki-
reld e C.: i tre cilindri avevano
un diametro di mm. 700, 1143
e 1905; tre le caldaie e diciotto
î forni. Due erano i ponti e due
gli alberi.
A Genova, la «Monte Bian-
co» fu, come abbiamo detto,
iscritta con un nuovo nome:
«Antonietta Costa»; subì im-
portanti lavori e la Direzione
Marittima di Genova rilasciò il
quattro marzo 1938 l’atto di na-
zionalità numero 1006 «per ri-
stazza ».
L’« Antonietta Costa» riprese
a via dei mari per proseguire
î suoi normali viaggi, con tra-
sporto di mercanzie generali. I
viaggi si svolgevano, di prefe-
renza, fra l’Italia e il Sud Ame-
tica, o la Romania o la Ger-
mania.
La guerra pose fine ad ogni
attività commerciale e anche la
Antonietta Costa» dovette mu-
tare genere di vita: adeguarsi
alle necessità belliche e traspor-
tare materiale militare. Ma non
durò a lungo. Nell'inverno del
1940, infatti, la nave stava navi-
dando verso il porto di Bari,
quando al largo di Durazzo fu
colpita in pieno da un siluro. IL
comandante si convinse che l’u-
nità poteva essere recuperata.
Cominciò così, per tutto l’equi-
baggio, un periodo veramente
drammatico: tutti furono impe-
qnati a salvare la loro nave e
0 fecero con grandissimo spi-
ito di sacrificio, a rischio del-
la stessa vita.
Intanto, dietro immediata ri-
hiesta, parti da Venezia il
grande rimorchiatore «Ursus »
la «Panfido & C.»; aveva
i perfettamente idonei per
are il salvataggio della na-
be e li mise subito in funzione:
tasse d’aria, pompe speciali,
Iutto entrò in azione. La situa-
ione era resa però difficile dal-
Ta
(segue in quarta pagina)
E’ il momento più commovente della fine dell’« Antonietta Costa »:
siluro alcuni giorni prima e faticosamente tamponata, si è riaperta proprio quando la salvezza era vi-
cina, La « beffa di Durazzo » sta per concludersi: la nave sta per sparire, per sempre, tra i flutti.
Il grande rimorchiatore
dell’« Antonietta Costa »,
> La commovente avventura di un pugno d'uomini
er strappare al mare | “ANTONIETTA COSTA”
la falla provocata da un
impe
iii di
« Ursus », della « Panfido & C.», partito da Venezia per tentare il salvataggio
Gli uomini del rimorchiatore si prodigarono fino ai limiti delle umane
possibilità, in condizioni veramente proibitive; purtroppo le loro fatiche non approdarono a nulla.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
Le nostre crociere:
Le Antille: un mondo, geografica-
mente parlando, ancora favoloso;
isole piene di fascino, dove la vita
trascorre felice. Così, secondo un
antico e accreditato luogo comu-
ne. Ma come sono queste Antille,
viste da vicino? Come si presenta-
no le Isole agli occhi di chi le co-
nosce bene? Nelle Antille si svol.
gono ogni anno le ormai affermate
e rinomate crociere della « FRANCA
C.»; di modo che anche il nostro
equipaggio conosce il Mar dei Carai-
bi come le proprie tasche. E lo de-
scrive così.
.
Portorico riflette l'euforia de-
gli anni fortunati;
la capitale, S. Juan, è in continuo
sviluppo, gli alberghi si moltiplica-
no. L'influenza americana nell’ulti-
mo sessantennio non è riuscita nem-
meno a scalfire la tradizione spa-
gnola e cattolica dell’Isola ove la
lingua inglese, ancora oggi, pur es-
sendo insegnata nelle scuole, non è
comunemente parlata.
. .
Isole Vergini: costituiscono
quel gruppet-
to immediatamente a levante di Por-
torico; sono divise fra Inghilterra
e Stati Uniti. Il gruppo americano
comprende S. Thomas, S. John, e
‘ S. Croix e fu acquistato, nel 1917,
dalla Danimarca. Le tre isole — del-
le quali S. Thomas è la più impor-
tante — sono diventate il « Tropical
Playground » degli Stati Uniti, una
specie di « Bengodi Tropicale »; pic-
La ‘‘beffa di Durazzo,,
Il punto in cui l’«Antonietta Costa» affondò il 15 gennaio 1941, a mezzogiorno.
(continua dalla terza pagina)
l’ambiente in cui bisognava la-
vorare: non era certo una si-
tuazione tranquilla.
Tuttavia (ed è doveroso ri-
cordarlo) gli uomini dell’« Ur-
sus» fecero l'impossibile per ri-
portare in vita la « Antonietta
Costa »; per giorni e per giorni
non ci fu, tra essi, e il vero equi-
paggio, alcuna diversità: fù una
vita in comune, in silenzio, alla
insegna del lavoro.
E finalmente, dopo tanto sof-
frire, una mattina di gennaio del
1941 l’« Ursus » prese a muover-
si trainandosi dietro la « Anto-
nietta Costa »; lentamente le due
unità si mossero verso Durazzo:
una volta giunti nella rada, î la-
vori avrebbero potuto essere por-
tati a termine con tranquillità
e la nave non avrebbe corso più
alcun pericolo.
Fu una lenta e prudente mar-
cia di trasferimento; la rada di
Durazzo voleva dire la vita. E
non era più lontana: ancora un
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
paio d'ore e tutto sarebbe ter-
minato nel migliore dei modi.
Invece il destino si prese quasi
beffa dell'inumano lavoro che
l'equipaggio e gli uomini del ri-
morchiatore avevano condotto.
Erano esattamente le dodici del
quindici gennaio; la « Antonietta
Costa» stava per entrare in ra-
da quando gli uomini di bordo
sentirono come un sussulto, un
gorgoglio dell’acqua attorno al-
lo scafo: la falla si era nuova-
mente aperta e l’acqua entrava
dentro con forza.
Non c’era davvero più nulla da
fare. Il lavoro di giorni non era
servito a nulla; anzi stringeva
maggiormente il cuore vedere la
nave lentamente scomparire nel-
le acque a poche centinaia di me-
tri da terra. L'equipaggio, com-
posto di 38 persone, abbandonò
la nave e si trasferì sull’«Ursus»,
col quale raggiunse in seguito
Venezia. Uno solo restò per sem-
pre con la « Antonietta Costa »:
il fiumano Giovanni Seraz. Ave-
va trentadue anni.
GIORNALE DI BORDO
il Mar dei Caraibi
coli paradisi verdi fra l’azzurro del-
l'Atlantico e quello più intenso del
Mar dei Caraibi. Tanto piccoli che
dall’alto delle loro montagne in mi-
niatura si può spaziare su ambe-
due i mari e vedere, verso ponente,
la lontana Portorico ammantata di
nubi e, verso levante, con cristal
lina chiarezza, tutte le altre Isole
Vergini fino alla Virgin Gorda e
forse, con un po’ di immaginazione,
le più vicine delle Isole Sottovento.
E’ questo l’unico territorio degli
Stati Uniti che goda di franchigia
doganale: il fatto è motivo di pro-
sperità. Charlotte Amalie — la ca-
pitale dal romantico nome di una
principessa danese — conserva nel
l'architettura delle sue case dai ros-
si tetti spioventi (così nordici sotto
il sole del 20° parallelo) le caratte-
ristiche e le tradizioni d un villag-
gio di Danimarca. La sua baia, ri-
dente e tranquilla, gremita di yachts,
ricorda un poco le baie del Medi.
terraneo.
Isole di Sottovento:
sono più a levante e, ad eccezione
della più popolare, Antigua, rimango-
no fuori dalle normali rotte turisti-
che. Da esse inizia la curva verso
sud della collana delle Antille. Chi
ha potuto avvicinarle, ne è rimasto
entusiasmato: Saba, S. Eustatius,
S. Kitts, Nevis emergono da un
mare di cobalto, ciascuna col suo
cratere avvolto da bianche nubi qua-.
si a portata di mano. Più lontana
è S. Martin (divisa fra Olanda e
Francia), lontanissima Antigua. La
piccola Saba è una specie di Camo-
gli tropicale: l’attività dell'elemento
maschile dei duemila abitanti è
tutta concentrata nella navigazione
mercantile. Non per nulla, sull’al-
tissimo pennone di un forte c’è sem-
pre una bandiera pronta a rispon-
dere al saluto delle navi che passa.
no a vista.
Guadalupa: si raggiunge pie-
gando decisa-
mente verso sud. E’ celebre nella
storia della pirateria. La stragran-
de maggioranza della popolazione
è negra o creola, con gradazioni che
vanno dall’'ebano all’avorio. Econo-
micamente non è in condizioni flo-
ride, non essendo sufficienti il ta-
glio della canna e la pesca al so-
stentamento della popolazione. Ap-
partiene alla Francia.
Barbados: detta anche 1 iso-
la del sole», si
trova a circa 130 mg. a SE di Mar-
tinica. Si stacca dalla catena delle
isole che da Martinica procede ver-
so Sud con S. Lucia, St. Vincent,
la collana delle Grenadines e, ulti-
SÙ
ma, Grenada con i suoi profondi
fiordi. Barbados è geograficamente
un’isola atlantica; topograficamente
è assai diversa dalle accidentate e
vulcaniche isole vicine. Dolci colli-
ne ondulate, verdi vallate nella re-
gione Nord-Est tanto simili al pae-
saggio scozzese da prendere il no-
me di Scotland. La canna da zuc-
chero ricopre, per il 75%, la su-
perficie dell’isola. Le spiagge do-
rate della tranquilla costa di po-
nente contrastano con la bellezza
selvaggia della costa di levante. bat-
tuta dall’Atlantico e dell’aliseo. E'
l’unica delle Antille a non essere
passata di mano in mano, essendo
rimasta sempre all'Inghilterra. Il
visitatore avverte un ordine, una
dignità e una tranquillità che con-
trastano col pittoresco disordine di
altre isole. Barbados vanta il mi-
glior rum delle Antille: è uno slo-
gan che però bisogna prendere con
beneficio di inventario, poiché ogni
isola « vanta il miglior rum delle
Antille ».
Cc uUragao. Lasciata Barbados,
= s
i va verso ponen-
te; ben dentro il Mar dei Caraibi,
a poca distanza dalla costa occiden-
tale venezolana, ecco tre isole che
appaiono inospitali, bruciate dal so-
le: sono Bonaire, Curacao e Aruba
e appartengono all’Olanda. La più
nota è Curacao che, tra l’altro, dà
il suo nome a un famoso liquore
dal vago profumo di aranci. Cura-
cao è un vero «miracolo »; su un
bianco e arido scoglio sono sorte
raffinerie imponenti: le grandi pe-
troliere vi trasportano a ritmo in-
cessante petrolio venezolano, pas:
sando per lo stretto canale che
porta alla baia di Shottegatt e che
separa le due rive di Willemstad
che mostra i caratteristici, rapidi
tetti olandesi. L’isola è uno dei più
ricercati scali turistici: nei nume-
rosi ed eleganti negozi si fanno ac-
quisti a prezzi veramente eccezio-
nali. Ordine, pulizia e benessere s0-
no qualità di questo ambiente ove
il biondo olandese fa vita comune
con il negro, col mulatto e col creo-
lo, parlando il «papiamento », la
strana lingua locale limitata alle
tre isole e pittoresco miscuglio di
portoghese, spagnolo e olandese.
. .
Hispaniola. Da Curagao, at
traversando da
Sud a Nord il Mar dei Caraibi, do-
po trenta ore di navigazione si giun-
ge alle coste di Hispaniola, la gran.
de isola posta fra Cuba e Portorico
e politicamente divisa fra la Re-
pubblica Domenicana (nei due ter-
zi di levante) e la Repubblica Negra
di Haiti (il terzo di ponente) Haiti
è la più antica repubblica indipen-
dente dei Caraibi (1804).
NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno II - N. 4 - Luglio-Agosto 1962
Spedizione in abb. post., Gruppo IV
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Tel. 58.18.51 - Casella le 492
\Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/1961
Stampa: BI-ESSE Genova
- extracted text
-
NOTIZIARIO
s
Linea ‘’C,, - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
Anno II - Numero 4 - Luglio-Agosto 1962 Periodico bimestrale Spedizione in Abtonamento Postale - Gruppo IV
Ogni lavoro umano, il quale abbia fini
onesti, ha in sé una grande dignità.
Con il lavoro, non solo si ottengono i
beni necessari alla propria vita, ma ci
si inserisce nel piano di Dio, il quale
ha chiamato gli uomini a dare la loro
collaborazione per l'utilizzo e la tra-
sformazione dei beni che Egli, con in-
finita ricchezza e varietà, ha posti nel
mondo a servizio di tutta l'umanità.
Noi oggi possediamo un patrimonio so-
ciale, culturale, scientifico, tecnico eredi-
tato dai nostri predecessori; attraverso
il nostro lavoro, sia intellettuale che ma-
nuale, noi dobbiamo migliorare tale pa-
trimonio, affinché coloro che ci seguono
fruiscano del nostro contributo.
Ma, affinché si abbia vero progresso,
occorre non dimenticare che l’uomo è
il soggetto, l'oggetto ed il fine della
società umana; vale a dire che il pro-
gresso si realizza soprattutto attraverso
lo sviluppo ed il perfezionamento dei
singoli, nessuno escluso: una imposta-
zione totalitaria o di sopruso degli uni
sugli altri è contraria al progresso.
| singoli individui si preparano alla
Vita specie attraverso l'educazione fa-
miliare e l'istruzione: questo è il perio-
do della semina: come si possono rac-
cogliere buoni frutti se non si semi-
na bene? Ma la tenera pianta, per il suo
sviluppo, deve trovare un terreno ed un
clima adatto: quale influenza, specie
sui giovani, ha l'ambiente sociale e quel-
lo di lavoro! Da ciò consegue il dovere
per ognuno di forgiare positivamente lo
ambiente in cui vive: è vero che le
maggiori possibilità di apporto sono in
coloro che hanno una qualsiasi auto-
(segue in seconda pagina)
Una scena consueta: Incontro,
in pieno Oceano, fra due nostre
navi: dall’« ANNA C.» passeg-
geri ed equipaggio salutano fe-
stosamente la « FEDERICO C.»
che sfila, maestosa al largo.
>
Dignità
del
lavoro
(continua dalla prima pagina)
rità e particolare preparazione intellet-
tuale (e perciò gravati di una maggiore
responsabilità), tuttavia quanto più si
realizza una sana democrazia l’ambiente
è formato dalla risultante delle azioni
dei singoli. Nella recente Enciclica « Ma-
ter et Magistra » di S.S. Giovanni XXIII
si legge: «E' infatti insita nella na-
tura degli uomini l'esigenza che, nello
svolgimento delle loro attività produt-
tive, abbiano possibilità di impegnare
la propria responsabilità e perfezionare
il proprio essere ». E più oltre: « Una
concezione umana dell'impresa deve
senza dubbio salvaguardare l'autorità e
necessaria efficienza dell'unità di dire-
zione; ma non può ridurre i suoi col-
laboratori di ogni giorno al rango di
semplici, silenziosi esecutori, senza alcu-
na possibilità di far valere la loro espe-
rienza, interamente passivi nei riguardi
di decisioni che dirigono la loro atti-
vità ».
Il rispetto e la valorizzazione dei col-
laboratori, anche di coloro che sono so-
lamente esecutori, fomenta la solidarie
tà, la capacità, lo spirito di iniziativa;
assicura nell'ambiente più soddisfazione
e giustizia, condizioni tutte che sono
altrettanto premesse necessarie per as-
sicurare all'azienda ed ai singoli com-
ponenti i migliori risultati. Chi ha un
incarico direttivo, di qualsiasi grado,
deve innanzi tutto procurare di essere
competente per la missione che deve
svolgere e, poi, armonizzare l'opera di
coloro che da lui dipendono, in modo
di tendere alla perfezione dell’esecu-
zione con il minore spreco di energia:
questa meta è solo possibile quando i
singoli impegnano la loro intelligenza
nel loro lavoro, sanno come devono
operare, il perché, lo scopo che si vuo-
le raggiungere, è concesso loro di usa-
re un sufficiente spirito di iniziativa e
la possibilità di proporre idee e di far
presenti migliori soluzioni, anche se poi
chi dirige, tenuto in debito conto il pen-
siero dei dipendenti, determinerà la li-
nea che dovrà essere seguita.
Nella nostra Compagnia, a terra ed a
bordo, si cerca di seguire questi prin-
cipi, anche se dobbiamo considerarci an-
cora agli inizi e con molto cammino da
percorrere: tuttavia è un fatto che i no-
stri marittimi ed i passeggeri già nota-
no sulle nostre navi un clima un po’ di-
verso di quello che trovano altrove.
9 . .
Un racconto d'ambiente marmnaro
a sabbia era umida
“Ho vissuto tutta
la vita sul
mare... virgola...
tutta la vita
sul mare...
E non trova altro
da dire.
Non c'è altro...,,
%
Sedeva sulla sabbia proprio
davanti al mare. La sabbia era
umida. Il mare rumoreggiava
tranquillo. Qualche onda più lun-
ga lambiva i suoi piedi e li ba-
gnava. Il vento li asciugava ed
il mare tornava a bagnarli. Ed
era come un soffio di eternità.
Guardava la mobile superficie li-
quida che si alzava e si abbas-
sava sotto il respiro di un gi-
gante addormentato. Sul mare
non c’era una vela. In effetti
non c’era nulla. Il vento nel suo
errabondo cammino cercava
qualcosa da spingere, da inturgi-
dire, da far vibrare.
Ma sul mare non c’era nulla.
Sulla sabbia solo un ragazzo. I
suoi occhi guardavano il mare
serutandolo con curiosità. Den-
tro di lui qualcosa vibrava e si
alzava come sotto la spinta del
vento. Pensava che il mare era
una buona cosa. Sì, proprio buo-
na. Ed anche il vento era una
buona cosa. E questa pace. E
Serene ore di svago per l'equipaggio della « ANNA C.».
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
questa vita che affluiva dai pie-
di ora asciutti ed ora bagnati.
Asciutti e bagnati.
D’improvviso la scena si ani-
mò. Da dietro il promontorio
una barca. Il promontorio to-
glieva la vista di una parte di
orizzonte come una porta messa
proprio lì per impedire la vista
di un eden di bellezza. Dietro il
promontorio però c’era solo al-
tra sabbia, asciutta e bagnata,
un altro orizzonte, un’altra baia.
Fino a poco prima c’era una
barca.
Ora la barca era uscita dallo
eden ed avanzava lentamente con
uno sciabordio ritmato di remi.
Non una voce umana. Una lam-
pada era accesa sul cammino
della scia.
Era l’alba ed era già chiaro.
La lampada non serviva a nulla.
La barca avanzava lentamente.
Era una barca di pescatori stan-
chi dopo una notte di lavoro bru-
to e faticoso. Gli sguardi dei vo-
gatori erano fissi e le lacere giac-
che gonfiate dal vento. Era sta-
ta una pesca povera. Senza cibo
non c’era gioia. Vita di pescato-
ri, dove cibo e gioia sono intima-
mente legati come un timone al-
la barca. Il ragazzo si levò in
piedi lentamente, Non era mol-
to alto. Anzi, piuttosto basso e
minuto. Aveva calzoni corti e ca-
pelli arruffati. Non era bello.
Sorrise ai pescatori ormai vici-
ni. Non una risposta. Non una
voce umana nell’aria. Continuò a
sorridere e sorse il sole. E fu
come una lampada accesa su
uno specchio. Lo specchio era
cangiante e la lampada sempre
più rossa e sempre più viva. Ar-
rossirono le nubi ed i volti dei
pescatori. E tutto sembrò esse-
re di azzurro, di grigio, d’inda-
co e di rosso. Ed il ragazzo sor-
rideva disegnando la sua figura
contro il sole. Dentro aveva la
pace. E pace era intorno a lui
perché questa era la Vita e que-
sta era la Gioia e questo il luo-
go dove restare per sempre. Là
dove la sabbia è ora umida ed
ora asciutta.
* * *
E’ passato molto tempo. Il ra-
gazzo non è più né piccolo né
minuto. E non è neanche ragaz-
za. E' uomo. I suoi capelli si so-
no fatti grigi, il suo volto stan-
co, il suo sorriso più chiaro, Ora
è notte ed egli scrive sotto una
lampada che oscilla avanti e in-
dietro, misurando il tempo. E le
ombre acquistano vita. Si allun-
gano... si accorciano... Scrive e
la sua mano è stanca. Cerca nel
passato qualcosa da ricordare. E
non c’è nulla. Gli occhi infossati
tra una ragnatela di rughe leg.
gono, ammiccando, le poche pa-
role già scritte: « Ho vissuto tut-
ta la vita sul mare » e quella vec-
chia mente ripete le parole scrit-
te... ho vissuto tutta la vita sul
mare... virgola... tutta la vita sul
mare... E non trova altro da di-
re. E non c’è altro. Ha vissuto
tutta la vita sul mare. In queste
poche parole è detta un’esisten-
za di sacrifici e di rinunce, di
speranze e di delusioni. Non c’è
altro da dire. Ma lui non lo sa.
E continua il lavorio della vec-
chia mente arrugginita.. ho vis-
suto tutta la vita sul mare... vir-
gola.
Ora tutto è buio sul vecchio
peschereccio. Il vecchio, nella
sua cabina è stanco e china il
capo. Vinto. Tra qualche ora la
lampada finirà il suo olio. Ed al-
lora sarà buio intorno a lui. Il
vecchio si confonderà con l’om-
bra... un giorno ormai lontano
sedeva sulla sabbia proprio da-
vanti al mare...
gh. m.
(Da « La Formaggetta » giornale
di bordo dell’« ANDREA C. »)
storia della Linea "C,,
Le pagine della storia della
inea «C» finora sfogliate (que-
sta è la sesta) hanno avuto un
denominatore comune: la guer-
Abbiamo visto, di volta in
bolta, le belle unità di allora
soccombere di fronte alla tri-
ste realtà bellica; le abbiamo vi-
ste adibite non ai normali traf-
ici commerciali, per i quali e-
Tano nate, ma a missioni diver-
se, rischiose e pericolose.
A questo denominatore comu-
e non sfugge, purtroppo, nem-
meno la protagonista della pa-
gina che stiamo per aprire: il
piroscafo « Antonietta Costa ».
La mave, da carico, venne
iscritta nel libro matricola del
Compartimento Marittimo di Ge-
mova il cinque giugno 1935, per
trasferimento dal numero 81 di
Trieste. Al momento dell’acqui-
sto da parte della Ditta Giaco-
mo Costa fu A., sì chiamava
«Monte Bianco ».
Le sue caratteristiche princi-
pali erano: lunghezza m. 137,65,
larghezza 16,60, altezza 8,48; la
stazza lorda era di tonnellate
5899,57, quella netta di 3618,65.
Costruita a Trieste nel 1913 pres-
so lo «Stabilimento Tecnico
Triestino », possedeva una mac-
china a triplice espansione co-
struita sempre nel 1913 a
Greenock, dalla ditta John Ki-
reld e C.: i tre cilindri avevano
un diametro di mm. 700, 1143
e 1905; tre le caldaie e diciotto
î forni. Due erano i ponti e due
gli alberi.
A Genova, la «Monte Bian-
co» fu, come abbiamo detto,
iscritta con un nuovo nome:
«Antonietta Costa»; subì im-
portanti lavori e la Direzione
Marittima di Genova rilasciò il
quattro marzo 1938 l’atto di na-
zionalità numero 1006 «per ri-
stazza ».
L’« Antonietta Costa» riprese
a via dei mari per proseguire
î suoi normali viaggi, con tra-
sporto di mercanzie generali. I
viaggi si svolgevano, di prefe-
renza, fra l’Italia e il Sud Ame-
tica, o la Romania o la Ger-
mania.
La guerra pose fine ad ogni
attività commerciale e anche la
Antonietta Costa» dovette mu-
tare genere di vita: adeguarsi
alle necessità belliche e traspor-
tare materiale militare. Ma non
durò a lungo. Nell'inverno del
1940, infatti, la nave stava navi-
dando verso il porto di Bari,
quando al largo di Durazzo fu
colpita in pieno da un siluro. IL
comandante si convinse che l’u-
nità poteva essere recuperata.
Cominciò così, per tutto l’equi-
baggio, un periodo veramente
drammatico: tutti furono impe-
qnati a salvare la loro nave e
0 fecero con grandissimo spi-
ito di sacrificio, a rischio del-
la stessa vita.
Intanto, dietro immediata ri-
hiesta, parti da Venezia il
grande rimorchiatore «Ursus »
la «Panfido & C.»; aveva
i perfettamente idonei per
are il salvataggio della na-
be e li mise subito in funzione:
tasse d’aria, pompe speciali,
Iutto entrò in azione. La situa-
ione era resa però difficile dal-
Ta
(segue in quarta pagina)
E’ il momento più commovente della fine dell’« Antonietta Costa »:
siluro alcuni giorni prima e faticosamente tamponata, si è riaperta proprio quando la salvezza era vi-
cina, La « beffa di Durazzo » sta per concludersi: la nave sta per sparire, per sempre, tra i flutti.
Il grande rimorchiatore
dell’« Antonietta Costa »,
> La commovente avventura di un pugno d'uomini
er strappare al mare | “ANTONIETTA COSTA”
la falla provocata da un
impe
iii di
« Ursus », della « Panfido & C.», partito da Venezia per tentare il salvataggio
Gli uomini del rimorchiatore si prodigarono fino ai limiti delle umane
possibilità, in condizioni veramente proibitive; purtroppo le loro fatiche non approdarono a nulla.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
Le nostre crociere:
Le Antille: un mondo, geografica-
mente parlando, ancora favoloso;
isole piene di fascino, dove la vita
trascorre felice. Così, secondo un
antico e accreditato luogo comu-
ne. Ma come sono queste Antille,
viste da vicino? Come si presenta-
no le Isole agli occhi di chi le co-
nosce bene? Nelle Antille si svol.
gono ogni anno le ormai affermate
e rinomate crociere della « FRANCA
C.»; di modo che anche il nostro
equipaggio conosce il Mar dei Carai-
bi come le proprie tasche. E lo de-
scrive così.
.
Portorico riflette l'euforia de-
gli anni fortunati;
la capitale, S. Juan, è in continuo
sviluppo, gli alberghi si moltiplica-
no. L'influenza americana nell’ulti-
mo sessantennio non è riuscita nem-
meno a scalfire la tradizione spa-
gnola e cattolica dell’Isola ove la
lingua inglese, ancora oggi, pur es-
sendo insegnata nelle scuole, non è
comunemente parlata.
. .
Isole Vergini: costituiscono
quel gruppet-
to immediatamente a levante di Por-
torico; sono divise fra Inghilterra
e Stati Uniti. Il gruppo americano
comprende S. Thomas, S. John, e
‘ S. Croix e fu acquistato, nel 1917,
dalla Danimarca. Le tre isole — del-
le quali S. Thomas è la più impor-
tante — sono diventate il « Tropical
Playground » degli Stati Uniti, una
specie di « Bengodi Tropicale »; pic-
La ‘‘beffa di Durazzo,,
Il punto in cui l’«Antonietta Costa» affondò il 15 gennaio 1941, a mezzogiorno.
(continua dalla terza pagina)
l’ambiente in cui bisognava la-
vorare: non era certo una si-
tuazione tranquilla.
Tuttavia (ed è doveroso ri-
cordarlo) gli uomini dell’« Ur-
sus» fecero l'impossibile per ri-
portare in vita la « Antonietta
Costa »; per giorni e per giorni
non ci fu, tra essi, e il vero equi-
paggio, alcuna diversità: fù una
vita in comune, in silenzio, alla
insegna del lavoro.
E finalmente, dopo tanto sof-
frire, una mattina di gennaio del
1941 l’« Ursus » prese a muover-
si trainandosi dietro la « Anto-
nietta Costa »; lentamente le due
unità si mossero verso Durazzo:
una volta giunti nella rada, î la-
vori avrebbero potuto essere por-
tati a termine con tranquillità
e la nave non avrebbe corso più
alcun pericolo.
Fu una lenta e prudente mar-
cia di trasferimento; la rada di
Durazzo voleva dire la vita. E
non era più lontana: ancora un
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
paio d'ore e tutto sarebbe ter-
minato nel migliore dei modi.
Invece il destino si prese quasi
beffa dell'inumano lavoro che
l'equipaggio e gli uomini del ri-
morchiatore avevano condotto.
Erano esattamente le dodici del
quindici gennaio; la « Antonietta
Costa» stava per entrare in ra-
da quando gli uomini di bordo
sentirono come un sussulto, un
gorgoglio dell’acqua attorno al-
lo scafo: la falla si era nuova-
mente aperta e l’acqua entrava
dentro con forza.
Non c’era davvero più nulla da
fare. Il lavoro di giorni non era
servito a nulla; anzi stringeva
maggiormente il cuore vedere la
nave lentamente scomparire nel-
le acque a poche centinaia di me-
tri da terra. L'equipaggio, com-
posto di 38 persone, abbandonò
la nave e si trasferì sull’«Ursus»,
col quale raggiunse in seguito
Venezia. Uno solo restò per sem-
pre con la « Antonietta Costa »:
il fiumano Giovanni Seraz. Ave-
va trentadue anni.
GIORNALE DI BORDO
il Mar dei Caraibi
coli paradisi verdi fra l’azzurro del-
l'Atlantico e quello più intenso del
Mar dei Caraibi. Tanto piccoli che
dall’alto delle loro montagne in mi-
niatura si può spaziare su ambe-
due i mari e vedere, verso ponente,
la lontana Portorico ammantata di
nubi e, verso levante, con cristal
lina chiarezza, tutte le altre Isole
Vergini fino alla Virgin Gorda e
forse, con un po’ di immaginazione,
le più vicine delle Isole Sottovento.
E’ questo l’unico territorio degli
Stati Uniti che goda di franchigia
doganale: il fatto è motivo di pro-
sperità. Charlotte Amalie — la ca-
pitale dal romantico nome di una
principessa danese — conserva nel
l'architettura delle sue case dai ros-
si tetti spioventi (così nordici sotto
il sole del 20° parallelo) le caratte-
ristiche e le tradizioni d un villag-
gio di Danimarca. La sua baia, ri-
dente e tranquilla, gremita di yachts,
ricorda un poco le baie del Medi.
terraneo.
Isole di Sottovento:
sono più a levante e, ad eccezione
della più popolare, Antigua, rimango-
no fuori dalle normali rotte turisti-
che. Da esse inizia la curva verso
sud della collana delle Antille. Chi
ha potuto avvicinarle, ne è rimasto
entusiasmato: Saba, S. Eustatius,
S. Kitts, Nevis emergono da un
mare di cobalto, ciascuna col suo
cratere avvolto da bianche nubi qua-.
si a portata di mano. Più lontana
è S. Martin (divisa fra Olanda e
Francia), lontanissima Antigua. La
piccola Saba è una specie di Camo-
gli tropicale: l’attività dell'elemento
maschile dei duemila abitanti è
tutta concentrata nella navigazione
mercantile. Non per nulla, sull’al-
tissimo pennone di un forte c’è sem-
pre una bandiera pronta a rispon-
dere al saluto delle navi che passa.
no a vista.
Guadalupa: si raggiunge pie-
gando decisa-
mente verso sud. E’ celebre nella
storia della pirateria. La stragran-
de maggioranza della popolazione
è negra o creola, con gradazioni che
vanno dall’'ebano all’avorio. Econo-
micamente non è in condizioni flo-
ride, non essendo sufficienti il ta-
glio della canna e la pesca al so-
stentamento della popolazione. Ap-
partiene alla Francia.
Barbados: detta anche 1 iso-
la del sole», si
trova a circa 130 mg. a SE di Mar-
tinica. Si stacca dalla catena delle
isole che da Martinica procede ver-
so Sud con S. Lucia, St. Vincent,
la collana delle Grenadines e, ulti-
SÙ
ma, Grenada con i suoi profondi
fiordi. Barbados è geograficamente
un’isola atlantica; topograficamente
è assai diversa dalle accidentate e
vulcaniche isole vicine. Dolci colli-
ne ondulate, verdi vallate nella re-
gione Nord-Est tanto simili al pae-
saggio scozzese da prendere il no-
me di Scotland. La canna da zuc-
chero ricopre, per il 75%, la su-
perficie dell’isola. Le spiagge do-
rate della tranquilla costa di po-
nente contrastano con la bellezza
selvaggia della costa di levante. bat-
tuta dall’Atlantico e dell’aliseo. E'
l’unica delle Antille a non essere
passata di mano in mano, essendo
rimasta sempre all'Inghilterra. Il
visitatore avverte un ordine, una
dignità e una tranquillità che con-
trastano col pittoresco disordine di
altre isole. Barbados vanta il mi-
glior rum delle Antille: è uno slo-
gan che però bisogna prendere con
beneficio di inventario, poiché ogni
isola « vanta il miglior rum delle
Antille ».
Cc uUragao. Lasciata Barbados,
= s
i va verso ponen-
te; ben dentro il Mar dei Caraibi,
a poca distanza dalla costa occiden-
tale venezolana, ecco tre isole che
appaiono inospitali, bruciate dal so-
le: sono Bonaire, Curacao e Aruba
e appartengono all’Olanda. La più
nota è Curacao che, tra l’altro, dà
il suo nome a un famoso liquore
dal vago profumo di aranci. Cura-
cao è un vero «miracolo »; su un
bianco e arido scoglio sono sorte
raffinerie imponenti: le grandi pe-
troliere vi trasportano a ritmo in-
cessante petrolio venezolano, pas:
sando per lo stretto canale che
porta alla baia di Shottegatt e che
separa le due rive di Willemstad
che mostra i caratteristici, rapidi
tetti olandesi. L’isola è uno dei più
ricercati scali turistici: nei nume-
rosi ed eleganti negozi si fanno ac-
quisti a prezzi veramente eccezio-
nali. Ordine, pulizia e benessere s0-
no qualità di questo ambiente ove
il biondo olandese fa vita comune
con il negro, col mulatto e col creo-
lo, parlando il «papiamento », la
strana lingua locale limitata alle
tre isole e pittoresco miscuglio di
portoghese, spagnolo e olandese.
. .
Hispaniola. Da Curagao, at
traversando da
Sud a Nord il Mar dei Caraibi, do-
po trenta ore di navigazione si giun-
ge alle coste di Hispaniola, la gran.
de isola posta fra Cuba e Portorico
e politicamente divisa fra la Re-
pubblica Domenicana (nei due ter-
zi di levante) e la Repubblica Negra
di Haiti (il terzo di ponente) Haiti
è la più antica repubblica indipen-
dente dei Caraibi (1804).
NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno II - N. 4 - Luglio-Agosto 1962
Spedizione in abb. post., Gruppo IV
FLAVIO MAGNARIN
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Tel. 58.18.51 - Casella le 492
\Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/1961
Stampa: BI-ESSE Genova
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