L'Ansaldino, n. 7, 1958
Contenuto
- Titolo
- L'Ansaldino, n. 7, 1958
- Tipologia
- Rivista
- Descrizione
-
A p. 1 (copertina), condesatore speciale a superficie costruito allo stabilimento Meccanico di Sampierdarena per il collaudo dei gruppi turbogeneratori e delle turbine marine nella nuova sala prove
A p. 20 (quarta di copertina), montaggio del gruppo turbogeneratore costruito allo stabilimento Meccanico di Sampierdarena per la centrale termoelettrica di Civitavecchia della "Società Termoelettrica Tirrena"
- Condesatore speciale a superficie costruito allo stabilimento Meccanico per il collaudo dei gruppi turbogeneratori e delle turbine marine nella nuova sala prove, p. 1
- L'allestimento della "Mirador" e della "Elios", p. 2
- Le prove a mare dell'"Imam Bondjol", p. 3
- Panorama aziendale, p. 4
- L'Ansaldo a Bari, p. 7
- Panorama dell'economia italiana, p. 9
- Il filtro, p. 10
- Vita di casa, p. 12
- Celebrazioni del XXV aprile, p. 14
- Il record del "Taschkent", p. 15
- Album di famiglia, p. 16
- Dopolavoro, p. 17
- "L'Ansaldino" risponde, p. 19
- Montaggio del gruppo turbogeneratore costruito allo stabilimento Meccanico di Sampierdarena per la centrale termoelettrica di Civitavecchia della "Società Termoelettrica Tirrena", p. 20 - Data testuale
- 1958 maggio 1-14
- Consistenza
- pp. 20
- Stato di conservazione
- Ottimo
- Soggetto produttore
-
Ansaldo (1853 - ***)
- Identificativo
- PER.000205/87
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
PERIODICIVedi tutti i contenuti con questo valore
-
L'ANSALDINOVedi tutti i contenuti con questo valore
-
L'ANSALDINOVedi tutti i contenuti con questo valore
- Formato
- Periodico quindicinale a stampa
- contenuto
-
ansaldaino
@
io 1958
QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL'ANSALDO
ero 7
quinto - num
La copertina: condensatore speciale
a superficie (mq. 1000) costruito al
Meccanico per il collaudo dei grup-
e delle turbine
nuova sala prove.
pi turbogeneratori
marine nella
lansaldino
QUINDICINALE
DEI DIPENDENTI
DELL' ANSAJLDO
*
DALL’ ANSALDO SS. p. A.
*
EDITO
Responsabile: Lorenzo Rebora
Fà
Via
Genova
Redazione: Fieschi, 10-11
sommario
2 L'ALLESTIMENTO DELLA
DOR" E DELLA “ELIOS"
Pr
“MIRA-
di Leo-
nardo ano
3. PROVE A MARE DELL' “IMAM
BONDJOL"
4 PANORAMA AZIENDALE
7 L'ANSALDO A BARI
9 PANORAMA DELL' ECONOMIA
ITALIANA di L
10 IL FILTRO di
12 VITA DI CASA
14 CELEBRAZIONE DEL XXV APRILE
15 IL RECORD DEL “ TASCHKENT”
di Emiddio
16 ALBUM DI FAMIGLIA
17 DOPOLAVORO
19“ L'ANSALDINO" RISPONDE
io Bozzano
endhal
Loscalzo
Corrispondenti di Stabilimento:
DIG: Lucia Diamante - ME
Sardini, Giuseppe Rove; DAN:
Graziano M'erlano - CMI: (Voltri)
Dina Pasquino; (Fegino) Aurelio
Maggiolo - FON: Michele Montesoro
- SAU: Giuseppe Sardi - MUG:
alli, Franco Guadagnini -
7: Dino D - COKE: Edilio
Orlandi - RO) Mario Fossati
A:
*
Spedizione in abbonamento postale
gruppo II * Abbonamento gratuito ai
dipendenti e pensionati * Stampato
nella Tipografia F.lli Pagano, Vi
Monticelli, 11% Fotoincisioni A.Ce
Via Lanfranconi, 43*Pubbli
Piazza delle Vigne, 6 * Auto
Tribunale di Genova n. 299,
zazione
5-1954
La controcopertina: montaggio del
gruppo turbogeneratore « C.E.Co, »
da 140.000 kW costruito al Mec-
canico per la centrale termo-
elettrica di Civitavecchia della
« Società Termoelettrica Tirrena >.
e della
DI e turbocisterne da 31.500
tonn. p. Il.” Mirador” (co-
struz, 1522 ed ” Elios” (costruz.
1523) sono state varate a distan-
za di un mese circa: la ” Mira-
dor” il 24 novembre e la
” Elios” il 22 dicembre 1957.
Il loro primo periodo di lavo-
ri dopo il varo è stato molto
tranquillo, un po’ sonnolento;
venivano iniziati con scarso per-
sonale soltanto i lavori più im-
portanti in quanto l” Agrigen-
tum” prima, la ” Federico C”
poi, assorbivano tutte le encr-
gie e le disponibilità di mano
d'opera.
Si può dire che l'allestimento
vero e proprio, con fo ade-
quate, sia iniziato ai primi di
marzo, contemporaneamente per
ambedue le turbocisterne,
Se si fosse potuto fare asse-
gnamento su un certo sfasamen-
to nelle consegne, gli allesti-
menti sarebbero stati normali:
si sarebbe cercato di completare
al più presto la prima cisterna,
per poi trasferirei in forza sul-
la seconda; ma con le consegne
Veduta parziale della coperta (sopra) e veduta laterale dello
scafo (sotto) della T/c. «Elios» in darsena al Cantiere di Sestri
Veduta parziale della coperta
a distanza di dieci giorni l'una
dall'altra, le due navi dovettero
iniziare quella che, in termini
sportivi, potrebbe essere chia-
mata una corsa ad inseguimen-
to,
Il personale di tutti i reparti
fu diviso in due gruppi; furono
formati due equipaggi con capi
propri; le officine ebbero dispo-
sizioni precise sulle precedenze
delle lavorazioni, Ogni giorno,
dalle rispettive passerelle, gli
uomini controllavano il recipro-
co avanzamento dei lavori;
spingevano dove si poteva spin-
gere, puntando i piedi quando
le circostanze li mettevano in
condizioni di inferiorità,
Quando si imbarcò l'albero
sulla *” Mirador", quelli della
” Elios” protestarono perchè il
loro non era ancora stato ap-
prontato a terra e vollero la lo-
ro momentanea rivincita sisle-
mando l'armatura per le tende-
tetto prima che questo lavoro
fosse iniziato sulla ” Mirador”.
Gli ingegneri ed i capi offi-
cina dovettero stare bene attenti
per non essere incolpati di par-
zialità: con la medesima solle-
citudine si dovevano soddisfare
ua ii
=
della turbocisterna « Mirador >»
le esigenze di ambedue le navi
e con la medesima premura si
dovevano inviare i materiali
sottobordo.
Ci sono stati però anche epi-
sodi di cavalleria: gruisti e
squadre d'imbarco si sono spo-
stati da una banchina all’altra
per improvvise necessità. mate-
riali già costruiti per una nave
sono stati sistemati sull’altra,
per tamponare qualche situazio-
ne difficile.
La gara è ora nella fase fina-
le, sul rettifilo d'arrivo: la ” Mi-
rador” sta per tagliare il tra-
guardo perfettamente in orario
con il ruolino di marcia; la
” Elios” la insegue a ruota e
tutto lascia supporre che sarà
in grado di non farsi battere
proprio all'arrivo,
Il risultato della corsa, spor-
tivamente parlando, sarebbe al.
lora nullo; la gara non avrebbe
dato nè vincitori, nè vinti; ma
anche questo era prevedibile in
quanto da tempo le maestranze
del Cantiere di Sestri hanno di.
mostrato di saper mantenere
esattamente le medie loro stabi-
lite dai ruolini di marcia,
Leonardo Priano
Le prove a mare
dell’ ‘Imam Bondjol”
T rovo sul taccuino degli ap-
punti: « Sono le 9.45, Siamo
appena passati davanti al Can-
tire di Sestri; la velocità su-
pera certamente i 30 nodi; la
giornata è stupenda (finalmen-
te); poco fa abbiamo doppiato
la « Silverstone », in prova come
noi: una gran bella linea; alle
mie spalle Bonelli giova d’equi-
librio per inquadrare la scia,
questo binario liquido intermi-
nabile, il « velo della sposa »,
come lo chiamano qui, Poche
volte mi è capitato di trovare
un'atmosfe tanto cordiale €
serena sulle navi in prova. Sarà
la giornata, sarà questa nave
E così via. Note scritte quasi
a caso, dopo tre ore e mez di
corsa veloce, il 24 aprile, sul
caccia leggero « Imam Bondjo! »
in prova.
«Questa, per qualsiasi nave, è
certamente la prova più inte-
ressante » ci aveva detto l’inge-
gnere Rehder, il tecnico tedesco
della commissione indonesiana,
quando, alle sei, lasciavamo il
porto di Livorno diretti verso
fienova,
Il primo collaudo fu quello
degli stabilizzatori: dopo Vap-
plicazione sulle unità venezue-
lane e quella sulle unità mer-
cantili, gli stabilizzatori sono
ormai di frequente applicazio-
ne sulle nuove unità, e i risul-
tati sono stati più che soddisfa-
centi. Quindi sono state eflet-
tuate le sei ore di navigazione
ad alta velocità (quattro a tut-
ta forza e due ad extra potenza),
poi quelle di manovrabilità,
quelle di « stop», ancora quel-
le di stabilizzazione (a velocità
ridotta), di retromarelff, e —
infine — le prove degli « strap-
pi» e di evoluzione, Alle 19,
dopo tredici ore di navigazione,
si rientrava in porto.
Prima di riportare una inter-
vista concessaci dall’ing. Mauce-
ri, dobbiamo subito ripetere ciò
che, poco più su, avevamo ap-
pena eccennato; cioè che la ge-
nerale soddisfazione per l’esito
veramente brillante delle prove
era nell'aria, nei volti sorriden-
ti, soprattutto dei maggiori re-
sponsabili: del col. Tauran, che
sostituiva Martadinata momen-
taneamente assente, dei maggio-
re Sumengkar comandante in
seconda dell’« Imam », dell’ing.
Rehder, del Direttore del Can-
tiere ing. Mauceri, dei coman-
danti Simonetti e Beretta, del
l'ing. Chiappini in macchina, del
capitano Casali, del nostromo
Angelo Schiano, e di tutti i tec-
nici presenti a bordo,
L’« Imam Bondjol » fu varato
il 5 maggio dell’anno scorso, è
stato costruito per conto della
Marina Militare Indonesiana ed
è la terza unità, delle quattro,
che affronta le prove, E° lungo
99 metri e 10, largo 10,80, di-
sloca 1.300 tonnellate (150 in
più dei caccia venezuelani) e la
sua velocità contrattuale è di 31
nodi e mezzo. L'armamento
comprende due impianti binati
semiautomatici e sei mitraglie-
re automatiche a tiro rapido,
oltre all’armamento antisom-
mergibili. L’« Imam Bondjol »,
în assetto di crociera, ospiterà
în totale 140 uomini.
| L’apparato di propulsione su
due eliche è costituito da due
gruppi turboriduttori a vapore.
A proravia del locale macchine
sono sistemate le due caldaie.
fra le quali trovano posto i due
turboalternatori da 280 kW, sot-
to i quali sono sistemati i due
impianti di stabilizzazione Den-
ny Brown.
In locale separato sono affian-
cati simmetricamente i due
gruppi di turbine: quelle di bas-
sa pressione, il riduttore di giri,
la turbina di media pressione
verso l'esterno e quella di alta
accanto: fra le due corre l’asse
port’elica,
La nave è dotata di due cen-
trali elettriche e Venergia viene
fornita da tre Diesel alternatori
MD. 215 Ansaldo-Maybach: que-
sti possono andare in parallelo
tra loro e con i due turboalter-
natori; la corrente è quella or-
mai classica (450 V. ai morsetti,
60 Hz. e quella di linea è a 440
V.). Tutte le apparecchiature
elettriche, ci chiarisce l'ing.
Chiappini, sono previste per il
funzionamento anche in climi
tropicali (sono, cioè, sovrabbon-
danti), Tutti gli ausiliari del-
l'apparato motore sono elettrici,
ad eccezione dei turboventilato-
ri e delle turbopompe di ali-
mento; questo sia per la sicu-
rezza del servizio di alimento
che per l’ingombro notevole che
avrebbero apportato i motori
elettrici, Tutti gli altri ausiliari
sono azionati elettricamente. La
circolazione ai conde..satori
principali avviene mediante la
cosiddetta circolazione naturale
(una presa bassa prende acqua
e questa, grazie alla veloittà
della nave, circola nei conden-
satori principali senza l’aiuto di
pompe di circolazione, che pe-
rò a bordo esistono ed esplicano
il loro servizio durante la navi-
gazione a marcia indietro, lo
stato di quiete, la fase di pre-
parazione al moto e quella di
dopo-moto, nonchè quando la
velocità è bassissima, cioè è
inferiore alle otto miglia orarie.
La sistemazione dell'apparato
motore è particolarmente felice
dato che lo spazio, grazie ad
un accurato modello in legno co-
struito dal Cantiere di Livorno
(scala 1:10), che teneva conto di
tutti gli ausiliari e di tutte le
tubolature, ha permesso, all’at-
to pratico, una facile e razio-
nale sistemazione degli impian-
ti. « Insomma — conclude l’ing.
Chiappini — ogli elemento dei
macchinari è qui al ” suo ” po-
sto: dove, cioè, deve essere ».
L’ing. Mauceri ci ha dato an-
zitutto buone notizie sul « Pat-
timura» e sull’« Hasanudin »
che il 24 aprile erano a Bombay
diretti a Giava, loro sede natu-
rale, Il caccia leggero « Imam »
è, quindi, il terzo della serie e
brillanti sono i suoi risultati,
ottimo .il' suo comportamento
generale, e piena la soddisfa-
zione dei tecnici e dei rappre-
sentarti, che non mancano di
esternarla. « A questa prova
ha continuato l’ing. Mauceri —
ne seguiranno altre di carattere
complementare, fra cui quella
degli armamenti; l’unità verrà
consegnata entro la prima de-
cade di maggio e, con 1’ ” Untung
Surapati ”, lascerà Livorno nel
prossimo giugno. L’unità è di
concezione molto moderna e ge-
niale e soddisfa tutte le ne-
cessità dei committenti. Note-
vole tteristica è che queste
navi, nonostante il ridotto di-
slocamento (1.300 tonnellate),
possono ben affrontare la navi-
azione oceanici
Ci ha poi accennato alla si-
stemazione degli impianti, che
abbiamo già rapidamente trat-
teggiato, e — con evidente sod-
disfazione — ci ha comunicato
il notevole risultato,,, velocisti-
co della giornata: 32 nodi a
25.800 cavalli asse.
g
5
Gil
Il Direttore del Cantiere di Livorno ing. Ascenso Mauceri, che
ha diretto le prove, a colloquio con uno dei giornalisti a bordo
Sopra: il quadro di manovra in sala macchine. - Sotto: si naviga
a tutta forza e il caccia si lascia dietro una ribollente scia
MECCANICO
Ly approntamento del gruppo turboalternatore
per la centrale termoelettrica dell’“Ilva” a Piombino
Verso la fine del mese di
marzo è terminato il montag-
gio generale del gruppo turbo-
alternatore « Ansaldo - Ljung-
stròm » da 12/15.000 kW a
condensazione, costruito per la
Società « Ilva » e destinato a
Piombino,
Il gruppo è composto di: una
iurbina a condensazione del ti-
po a reazione, radiale a doppia
rotazione, adatta per accoppia-
mento diretto all’alternatore,
costituito da due unità iden-
tiche funzionanti come una so-
la macchina, con una eccitatri-
ce coassiale accoppiata ad uno
degli alternatori (le condi-
zioni di esercizio sono: potenza
economica ai morsetti a cosfì
0,8, 12.000 KW; potenza massi-
ma continua ai morsetti a cos-
fi 0,8, 15.000 KW; velocità al
minuto primo, 3.000 giri: pres-
sione assoluta del vapore ‘alla
valvola d’ammissione, 35 Kg/
cm.; temperatura vapore alla
valvola ammissione, 450° C.;
temperatura normale acqua di
circolazione, 18° C.); un im-
pianto di regolazione: un im-
pianto di lubrificazione; un
condensatore a superficie ca-
pace di condensare la quantità
massima di vapore consumato
dalla turbina disponendo per
la circolazione a doppio flusso
di circa 3.000 tonn. di acqua di
mare; un gruppo generatore
trifase costituito da una cop-
pia di alternatori trifasi iden-
tici con rotore cilindrico (ca-
Le prove di due gruppi da 550 kW
per una turbocisterna da 31.500 tdw
alla presenza
dell’Ispettore della Compagnia
di navigazione « Nereide » sig.
Il 14 aprile,
Bressanelli, e dei rappresen-
tanti dei Registri navali « RI-
Na » e « American Bureau »,
hanno avuto luogo nella sala
prove turbine le prove al ban-
co dei due gruppi ausiliari del-
la turbocisterna da 31.500 t.d.
w. (Costruzione 1534) in co-
struzione presso il nostro Can-
tiere di Livorno.
I due gruppi, costituiti da
due turboalternatori da 550
kW, sono composti da una tur-
4
bina Ansaldo tipo 8 (vapore
ammissione 40 Ata, 435° C,
8.000 giri/l’) e da un genera-
tore « Ansaldo - S. Giorgio »
da 690 KVA, cosfì 0,8, Volt
450, Hz 60, 1200 giri/1’.
Le prove, della durata di sei
ore circa, hanno compreso pro-
ve di parallelo, prove di cari-
co con 10% di sovraccarico,
voscillogrammi della tensione e
della frequenza, funzionalità
dei vari organi di regolazione
e di emergenza, ed hanno avu-
to ottimo esito.
ratteristiche: potenza resa ai
morsetti in servizio continuo,
18.750 kVA; equivalente per
cosfì 0,8, 15.000 kW; frequen-
za, 50 Hz; tensione, 3.150 V;
velocità, 3.000 giri/1’).
Durante il montaggio del
gruppo sono stati eseguiti il
centramento e l’allineamento
degli indotti con le casse va-
pore, il montaggio delle giran-
ti con rispettive casse vapore
e alberi turbina per il rilievo
dei giochi interni, prove idrau-
liche su tubolatura vapore e
tubazioni olio, ecc.
Finito il montaggio generale
della macchina, il cui risultato
è stato soddisfacente, si è pro-
ceduto allo smontaggio ed al
rassettamento di ogni partico-
lare, quindi alla spedizione
presso la centrale termoelet-
trica dell’« Ilva » a Piombino,
dove verranno eseguite le
prove sotto vapore.
Valvola di emergenza per il turboalternatore da 149.000 kW
in costruzione per la centrale termoelettrica di Civitavecchia
Condensatore per turboalternatore da 7/8900 kW in costruzione
per una centrale termoelettrica della « Fertisa » di Lima (Perù)
LA VISITA DELL’AMBASCIATORE INDIANO
Il 18 aprile, l’Ambasciatore
indiano a Roma S. E, Khub
Chand, ha visitato il Meccani-
zo e il Cantiere di Sestri.
Il Direttore del Meccanico
ing. Cominetti ed il Capo Se-
zione ing, Guazzi hanno illu-
strato al gradito ospite gli
impianti e le lavorazioni: la
grande meccanica, la lavora-
zione degli ingranaggi, delle
palette, i bilanciamenti. i mon-
taggi dei motori e delle tur-
bine, e il laboratorio. L'Am-
basciatore si è soffermato con
interesse ad osservare pure i
lavori di ampliamento per la
nuova Sala prove turbine.
AI Cantiere di Sestri S. E.
Chand, accompagnato dall’in-
gegner Gabetta, ha osservato
i piazzali di prefabbricazione
la sala dei modelli. e le navi
sullo scalo e in allestimento.
C.
M.
Sulla linea Torino - Milano
OTTIME PROVE DI POTENZA
fornite dalla locomotiva ADIM /2-23
Dopo essere stata sottoposta a
numerose prove di traino con
esiti pienamente favorevoli, il
12 aprile la più potente loco-
motiva Diesel idraulica esisten-
te in Italia è entrata per la pri-
ma volta in esercizio con traino
dj treno passeggeri.
Si tratta della nuova locomo-
tiva tipo ADIM/2-23 costruita
al nostro stabilimento CM.I.
le cui principali caratteristiche
sono le seguenti: potenza com-
plessiva dei due motori Diesel
Ansaldo - Maybach a 12 cilindri
a Va 1.500 giri al 1° sovrali-
mentati, HP 2.400; peso in ordi-
ne di marcia, tonn. 70; lunghez-
za fra i respingenti, m, 15,20;
velocità facilmente raggiungi-
bile (secondo le possibilità del-
la linea), Km/h 140. La tra-
smissione di potenza è realiz-
zata a mezzo di giunto idraulico
e cambi di velocità comandati
idraulicamente,
La macchina, viaggiando col
direttissimo n. 2 in partenza da
Genova Brignole alle 8,57, si è
trasferita al Deposito locomoti-
ve di Torino P. N. per iniziare
un regolare servizio sulla linea
Torino-Milano.
Il viaggio di trasferimento si
è svolto regolarmente e soddi-
| sfacentemente, La locomotiva è
riuscita a trainare da sola il
pesante convoglio (circa 850
tonn.) e solo in alcuni tratti
ha richiesto l’aiuto della loco-
motiva trifase ubicata in testa
al treno.
Il primo viaggio da Torino è
stato effettuato con la nuova
macchina ubicata in testa all’ac-
celerato n, 1227 in partenza da
P. N. alle ore 17,37. Il carico
rimorchiato rientrava nella pre-
stazione della locomotiva a va-
pore in doppia, avente all’incir-
ca la stessa potenza della Die-
sel Ansaldo; ciò nonostante la
nostra locomotiva ha trainato
tutto il convoglio (compresa la
locomotiva a vapore a regola-
tore chiuso) soddisfacentemente
e tenendo l'orario, Ciò ha mera-
vigliato il personale di macchi-
na non abituato a rilevare del-
le accelerazioni tanto sorpren-
denti.
La partenza da Novara con un
merci (di peso variabile per gli
smistamenti nelle stazioni) è
stata data alle ore 1,30 del gior-
no successivo, con un’ora di ri-
tardo sull’orario del treno nu-
mero 5310, Questo è stato il
primo viaggio in cui la Diesel
Ansaldo non ha avuto alcuna
‘ocomotiva di riserva, Anche in
questo viaggio la Diesel ha trai
nato egregiamente ricuperando
sino a 50 minuti tra le stazioni
di Novara e Santhià,
Nei giorni successivi la loco-
motiva ha effettuato i treni
merci n. 5309 e 5310 sempre da
Torino per Novara e ritorno, di
tonnellaggio diverso, fino al
giorno 17 aprile, in cui si è
avuto il collaudo definitivo del-
la macchina, avendo i funzio-
nari delle FF.SS. preparato un
treno di 1140 tonn. per Novara.
Pur con le rotaie bagnate dal-
la pioggia, la locomotiva ha
spuntato diverse volte con faci-
lità sia in piano che su penden-
za, a causa di segnali chiusi, ed
in corsa ha raggiunto agevol-
mente la velocità di diagramm:
relativamente al carico rimor-
chiato ed alle pendenze, Anche
in questo viaggio ed in quello
di ritorno la locomotiva ha da-
to chiara dimostrazione delle
sue ottime possibilità di ricu-
pero.
Il primo treno passeggeri per
Milano è stato il direttissimo
delle 15,08 del 18 aprile in par-
tenza da Torino P., N. Viaggio,
sotto tutti gli aspetti, felicissi-
mo nel quale la Diesel Ansaldo
ha dimostrato di poter realiz-
zare una sensibile riduzione di
orari sul percorso. La velocità
raggiunta è stata quella consen-
tita dalla linea (120 km/h), e
inai si è riscontrata la necessità
di spingere al massimo dei giri
i motori, essendo il carico a ri.
morchio al disotto delle possi-
bilità di traino della locomotiva.
E° stato tenuto perfettamente
Lorario e l’ingresso alla stazio-
ne di Milano Centrale ha dato
ai nostri tecnici una grande sod-
disfazione che ha compensato i
sacrifici di tutti coloro che han-
no contribuito alla realizzazione
della prima più potente loco-
motiva Diesel d’Italia,
Il 28 aprile la locomotiva ave-
va già percorso 4.400 Km., sfrec-
ciando in testa ai pesanti con-
vogli nelle campagne abituate
ad essere oscurate da nuvole di
fumo nero e denso al passare
di ogni treno,
Durante la prima quindicina del mese di aprile
sono state esaminate dai comitati della « Cassetta del-
le idee » 141 proposte, di cui 38 sono state premiate.
Ecco il dettaglio:
FONDERIA. Proposte esaminate 19, di cui 9 premiate.
CANTIERE DI MUGGIANO. Proposte esaminate 12, di
cui 4 premiate.
CANTIERE DI SESTRI. Proposte esaminate 16, di cui
6 premiate.
MECCANICO. Proposte esaminate 94, di cui 19 pre-
miate.
L'ammontare complessivo dei premi è stato di li-
re 110.500.
i
TR oi
Un recente aspetto dei lavori di montaggio dell'impianto cemen-
tifero ordinato dalla « Cementi Victoria » di Trino Vercellese
sqmpsicinee
cy
ago
A sinistra, dall'alto in basso: la parte superiore della cassa
della turbina di alta pressione durante le operazioni di mon-
taggio de! turboalternatore tipo « C.E.Co.» da 140.000 kW,
ordinato al Meccanico dalia « Società Termoelettrica Tirrena »
per la centrale di Civitavecchia; la parte superiore della
cassa della turbina per il turboalternatore da 7/8000 kW in
costruzione al Meccanico per la Società « Fertisa » di Lima
(Perù); serbatoi a pressione in fase di montaggio e saldatura
allo stabilimento C.M.I. (sezione di Voltri). - Sopra: altro
particolare delle operazioni di montaggio del turboalterna-
tore da 140.000 kW costruito al Meccanico per la centrale di
Civitavecchia. - Sotto: imbarco dell’albero a manovelle (lun-
ghezza 12 m.; peso 58 tonn.) destinato al motore della moto-
nave « White River » in allestimento al Cantiere di Sestri
L’ Ansaldo
P roprio nei giorni in cui mi
trovavo a Bari apparvero
nelle librerie di Corso Cavour
le prime copie del volume di
Saverio Nitti stampato dal La-
terza: « Scritti sulla questione
meridionale ». Si tratta di pro-
fondi studi che si aggiungono
alla brillante e documentata
bibliografia meridionalista che
va da Giustino Fortunato a De
Viti- De Marco, indagando su
un panorama di disavventure
storiche, di cataclismi sociali,
di depressioni economiche, di
di fatiche, di miseria, di « ca-
lorie pro-capite », di arretra-
tezza tecnologica, di urgenti
necessità di interventi, di im-
pianti industriali, di riforme.
Mi è parsa coincidenza non
gratuita, questo mio incontro
col libro di Nitti, proprio men-
tre stavo per prendere l’auto-
bus_e recarmi a visitare la
nascente centrale termoelettri-
ca che l’Ansaldo sta costruendo
per la « Società Generale Pu-
gliese di Elettricità », poichè
anche questo grandioso im-
a Bari
Tra gli ulivi e i mandorli di Terra di Bari l’ Ansaldo sta costruendo una
centrale termoelettrica della potenza complessiva di vulire 205.000 kW.
pianto avrà sicuramente un
posto negli studi futuri sulla
attuale industrializzazione del
Meridione, nel quadro dei la-
vori e delle riforme intrapresi
dalla Cassa del Mezzogiorno.
Infatti se fino a ierì l’indice
unico della situazione meridio-
nale è stato purtroppo quello
del consumo di « calorie per
abitante » o della presenza di
« maestri per ogni abitante »,
oggi si comincia a parlare del
consumo di « chilowattore per
abitante », il che segna i primi
importanti passi verso la crea-
zione di una civiltà industriale
in una società contadina per
secolare tradizione,
La regione pugliese, in par-
ticolare, ha visto in questo do-
poguerra un incremento nei
consumi elettrici, corrispon-
dente al raddoppio nei dieci
anni (il che, se da una parte
dimostra la notevole entità de-
gli investimenti e la rapidità
di costruzione degli impianti,
dall’altra sottolinea il bassis-
simo livello di partenza) e,
nell’ultimo quinquennio i con-
sumi sono passati da 360 mi-
lioni di kWh. annui nel 1952
ad oltre 508 milioni nel 1956.
Così, il consumo di kWh. per
abitante è stato nel 1952 di
134, e nel 1956 di 175.
Ma la richiesta di energia
sarà sempre maggiore, quasi
queste terre che hanno cam-
minato fino a ieri col passo
lento del bue siano ora lette-
ralmente affamate di progres-
so, a causa soprattutto della
continua evoluzione industria-
le della regione favorita dalla
recente legge che proroga al
1965 l’attività della Cassa del
Mezzogiorno.
Si pensi dunque che cosa
rappresenti, in questo panora-
ma regionale, la nuova cen-
trale termica di Bari, che avrà
‘una potenza complessiva in-
stallata di ben 210.000 kW sud-
divisa in tre sezioni, ciascuna
della potenza di 70.000 kW. E’
appunto la prima di tali se-
zioni che è in fase d’ultimazio-
ne e che comincerà subito a
« girare », tanta è l’urgenza di
immettere energia sul « mer-
cato ». La produziore annua
di questa centrale sarà di qua-
si un miliardo e mezzo di kWh
Sta sorgendo a pochi chilo-
metri dal centro, sulla strada
verso Modugno, in mezzo aila
pianura verde punteggiata di
contorti ulivi e di poetici man-
dorli, il « gigante » che fuma
(le sue due « pipe » si levano
già alte verso il cielo) e che
trasformerà nafta e carbone in
quella formidabile, moderna,
magica energia che è la « for-
za elettrica ». Energia moder-
na e magica perchè non si
vede, non si sente, non pesa,
non sporca e può essere tra-
sportata lontano su un esile
filo di rame, e ha tanta forza
ca illuminare intere città, da
far correre i treni, da far
« funzionare » officine e mac-
chine di ogni genere, Tra poco
muterà anche il paesaggio, in
queste Puglie assolate: sulla
lunga pianura verde del « ta-
voliere » che si stende a per-
dita d'occhio, con poche can-
dide casette sparse qua e là;
sui rilievi delle Murge dove si
arrampica l’ulivo; sugli ondu-
lati terreni del Salento dove
cresce il tabacco e fin laggiù,
oltre i valichi, sulla Gravina
dove volano i falchi e le cor-
nacchie, arriveranno presto i
grandi tralicci delle linee ad
alta tensione, quasi gigante-
sche giraffe d’acciaio, a por-
tare energia e lavoro. Cristo
non è più fermo a Eboli, l’in-
cantato sonno del meridione
si rompe al ritmo delle mac-
chine, i pastori si muoveran-
no, i braccianti non saranno
più legati colla schiena alla
cancellata della piazza, è ve-
nuta l’ora, «mettiamoci le ali»,
come carta il poeta lucano
Michele Parrella.
E queste metaforiche ali del
progresso portano questa vol-
ta il nome « Ansaldo », un no-
me che ormai è forse più noto
di quello di Nino Bixio.
E’ l’Ansaldo che si è assunto
il compito di costruire la gran-
7
de centrale termica: un pugno
dei suoi uomini è arrivato qui
quando non c’era ancora nul-
la, e in meno di un anno sono
stati sistemati nel sottosuolo
chilometri di tubi che ora non
si vedono più, sono sorti le
caldaie e le torri refrigeranti,
il grande capannone che ospi-
terà le macchine e i comandi,
la prima macchina si può dire
sia pronta a girare, con tutti
gli impianti relativi, e già par-
te degli impianti del secondo
e terzo gruppo sono stati siste-
mati.
Occorre sottolineare che
questo gruppo rappresenta uno
dei più avanzati esperimenti
tecnici perchè è a risurriscal-
aamento e a rapido avviamen-
to; che la Centrale sarà auto-
matizzata al massimo grado, a
mezzo di regolazioni a indu-
zione e con trasmettitori a di-
stanza; che si tratta, infine,
del più grande cantiere ester-
no finora installato dall’An-
saldo.
Pensate che cosa tutto ciò
ha richiesto: in nove mesi ab-
biamo ricevuto almeno 300
carri ferroviari di materiale,
senza contare gli invii a col-
lettame e coi « camions» (0
via mare, nel caso dei grandi
pezzi); ci siamo avvalsi di
mano d'opera locale, specie
per i lavori edilizi, di mano-
valanza, ecc. con i conseguen-
ti vantaggi di carattere sociale
per la zona; abbiamo collabo-
rato strettamente con tecnici
stranieri di determinati settori
(si tratta di gruppi su licenza
americana GECO, come noto)
e con ditte consorelle, come
l’* Ansaldo San Giorgio » che
ha fornito l’alternatore; il tut-
to ha comportato finora quasi
190.000 ore lavorative,
Facciamo assieme una rapi-
da visita al cantiere, sotto la
guida dell'ing. Freno, il gio-
vane capo-cantiere che ha di-
retto i lavori fin dall’inizio.
La zona agricola dove sorge
l'impianto non è, dal punto di
vista industriale, del tutto
vergine: poco più avanti, in-
fatti, sorge la grande raffineria
delia STANIC, con le torri ar-
Ssentee e la « candela » fiam-
meggiante. Ma tutto attorno è
il verde della campagna, a per-
dita d'occhio: alle spalle, lag-
giù, il profilo bianco di Bari
che lambisce l'azzurro del ma-
re. Ogni tanto passa per la
strada uno di cuei caratteri-
stici carretti pugliesi, alti, a
due ruote trainato da un mulo.
Già da lontano si notano le
due ciminiere, alte 60 m., con
un collare bianco e rosso: non
si tratta di una ragione este-
tica, ma del fatto che le cimi-
niere serviranno ad indicare
agli aerei il « corridoio di at-
Nella fotografia grande, sopra: il gruppo turboalternatore. - Sotto: un gruppo di ansaldini
del Meccanico, che sono addetti al montaggio (in piedi,
da sinistra: Riva, Villani, Sanger-
mano, ing. Freno, Villa, Casateto, Carlini; seduti: Citernesi, Dacomo, Priarone, Gargiulo)
terraggio » per il vicino campo
di aviazione.
L’aspetto più nuovo e appa-
riscente è costituito da enor-
mi imbuti levati verso il cielo
{ogni imbuto è una « cella »:
quattro « celle » costituiscono
una « torre »). Si tratta di un
modernissimo impianto di re-
frigerazione dell’acqua. Il raf-
freddamento dei condensatori
principali è effettuato con ac-
qua circolante su circuito
chiuso a sua volta raffreddata
appunto da queste torri, la cui
caratteristica principale è di
avere il raffreddamento forza-
to a mezzo di potenti ventila-
tori installati all’interno di
ogni cella (grandi ventole che
sembrano eliche di aereo mul-
tipale), dove l’evaporazione
dell’acqua è impedita a mezzo
di un sistema di reti di legna-
me particolarmente trattato, e
la superficie di raffreddamento
è grandemente aumentata poi-
chè in ogni cella sono instal-
late ben 5.300 lastre di eternit.
Aspetto imponente ha pure
la caldaia, posta all’esterno: si
tratta di un vero grattacielo
di tubi, alto 35 metri, che ser-
virà il primo gruppo, Accanto
sta sorgendo anche la seconda
caldaia per il secondo gruppo
e più in là la terza per il terzo
gruppo. Le caldaie sono fornite
dalla « Tosi », Il sistema delle
caldaie all'aperto è innovazio-
ne di particolare interesse.
Dietro la caldaia è la gran-
de costruzione centrale, che
ospita ie macchine, le sale co-
mando, ecc. Al piano superio-
re la grande sala turbine è
imponente, tutta sgombra, lun-
ga 100 metri e larga 25. Vi è
installato un grande carro-
ponte costruito dal nostro
CMI, con portata al gancio
grosso di 150 tonnellate.
Sotto la gru è già sistemato
il primo gruppo turbina-alter-
natore, attorno al quale sono
aff accendati alcuni operai. A]
centro della sala è già pronto
il basamento per il 2.0 gruppo.
La turbina come detto è del
tipo a risurriscaldamento in-
termedio ed a condensazione
con 6 spillamenti di vapore per
il surriscaldamento dell’acqua
di alimento della caldaia e per
la produzione del distillato di
supplemento. La potenza mas-
sima continua è di 70.000 kW
e la velocità è di 3.000 giri
al 1’, La pressione del vapore
alla valvola di ammissione è
di 127 atm., la temperatura di
538°; detto vapore, dopo che
ha percorso gli stadi ad alta
pressione, torna in caldaia e,
nuovamente surriscaldato a
538° C. e con pressione a 28
atm., torna ancora in turbina;
la temperatura dell’acqua di
circolazione del concensatore
è di 22°, la pressione di eserci-
zio al condensatore di 37,5
mm/Hg.
L’alternatore collegato alla
turbina è sincrono trifase, au-
toventilato in atmosfera di
idrogeno, con potenza di 93.000
kVA e con fattore potenza di
0,8. Tensione ai morsetti 13,8
kV, frequenza 50 Hz. giri
3.000 al minuto. In testa al-
l’alternatore vi è poi l’eccita-
trice principale, l’eccitatrice
ausiliaria, un complesso di re-
golazione dell’eccitazione con
relativi reostati.
Si pensi che lo statore da
Semsasentelasar
fuorisace
PANORAMA DELL’ECONOMIA ITALIANA
anno V a 1. T
Il Piemonte e la Val d’ Aosta
Diamo inizio, col. presente articolo. ad una
rassegna necessariamente sintetica dell'economia del.
le diverse «regioni italiane, Sarà nostra cura mettere
in evidenza la struttura economica fondamentale,
la « base» economica delle ‘diverse regioni e quindi
la « morfologia » sociale più o meno permanente,
trascurando invece volutamente gli aspetti più con-
tingenti o eccezionali. Per la nostra opera ci avvar-
remo delle statistiche ufficiali disponibili, delle pub-
blicazioni di enti, degli scritti di studiosi e, in par-
| ticolare, dei numerosi elementi contenuti nel libro
del prof. Ferdinando Milone, Ordinario di Geografia
"Economica nell'Università di Roma, « L'Italia nella
economia delle sue regioni» edito da Einaudi.
N
] 1 Piemonte è in sostanza costituito dall'alto e medio
| bacino del Po, e delimitato dalla corona delle Alpi, dove
i monti altissimi si levano a brevissima distanza dalla
pianu alta, in gran parte fasciata da terreni morenici
olo atti al bosco. L'assenza di una vera fascia calcarea in-
erna priva il Piemonte, in gran parte, della tipica eco-
nomia pre-alpina. L'orientamento delle valli, che si allun-
fano nel senso della longitudine, ne riduce la piovosità,
presto inaridendone i pascoli. Le città sono assai pros-
allo sbocco delle valli, e sono quindi sempre state
noni centri di transito. La densità della popolazione non
ita, in Piemonte, mentre è bassissima in Valle d'Aosta,
noto eretta in questo dopoguerra a regione auto-
Ciò è dimostrato dalla seguente tabella:
Superf. Km,* Popolazione Densità
residente
25.399 = 3.684.354 145
3.262 98.669 32
5.411 1.631.171 301
23,804 6.879.348 289
| TRENTINO - ALTO ADIGE 13.618 763.536 55
EMILIA-ROMAGNA 22.126. 3.623.747 164
TOSCANA 22.990 3.246.798 141
Nl Piemonte ha un dodicesimo della superficie d'Italia
‘un tredicesimo della sua popolazione. Il geografo Mari-
Îli diceva montuosi quasi i tre quarti del Piemonte: il
atasto, in réaltà, ne attribuisce una metà alla montagna
e propria, e un buon quarto (28%) alla collina. La
ollina sarebbe rappresentata dai rilievi coi quali le Alpi
cendono in pianura. Ma tali rilievi prealpini sono, per la
ura cristallina e l’esagerata permeabilità delle rocce,
o poveri e tristi e animati dalla forza delle acque,
per cui vi sono sorti spesso impianti idroelettrici e indu-
istriali Le propaggini con le quali l'Appennino si spinge
in pianura sono invece generalmente opime di campi e
viti: le Langhe, più elevate, il Monferrato meno elevato
@ poi di nuovo un po' più alte le colline del Po. Tra le
pì, il Monferrato e le colline del Po si sviluppa final-
nente, piegando verso oriente, la fertile pianura.
È L'< alta montagna » elevata ed aspra è poverissima.
Poco meno di due terzi della sua area è sterile o quasi,
lasciata all'incolto o ai pascoli permanenti, Nell’alta mon-
‘tagna alpina, che vive quasi soltanto del bosco e dell’alle-
vamento, incontriamo appena, in media, due dozzine di
bovini per Kmq. di superficie produttiva nella zona che
va dal Gran Paradiso al Monte Rosa, nell’Ossolano e nelle
‘riviere dei laghi d'Orta e Maggiore; solo poco più di una doz-
‘zina di capi nella zona dal Monte Rosa al Passo di S. Gia-
como e dal Gran Paradiso al. Cofle di Tenda. Il bosco non
‘dà al Piemonte nemmeno un venticinquesimo del valore
della sua produzione terriera: eppure il. Piemonte contri-
buisce con un decimo circa alla produzione beschiva di
tutta Italia, tanto essa è modesta! I boschi ultrasecolari del
‘Piemonte sono belli ma costituiti in gran parte di piante
vuote e cadenti che danno poco legname e scarso profitto
‘economico, date le difficoltà di trasporto in zone parti-
‘colarmente impervie. Il montanaro ha a propria disposi-
zione pochi chili di frumento e due quintali di patate
‘all'anno, e deve comprare fuori tutto il grano e la po-
i lenta. Questo spiega la continua e incessante emigrazione
verso il basso, verso le città industriali, e l'abbandono di
interi paesi di montagna da parte specialmente dei gio-
‘vani. In poco più di mezzo secolo la popolazione presente
\si è ridotta di oltre un quarto nell'alta montagna alpina
dal Colle di Tenda al Gran Paradiso e di oltre un decimo
din quella dal Monte Rosa al Passo di S. Giacomo.
« «La mezza montagna e la collina») Allontanandosi dal-
imponenti cime delle Alpi e scendendo verso il basso
paesaggio si addolcisce: ringiovaniscono i boschi, scema
‘la superficie di roccia nuda, acquistano maggiore esten-
sione i prati rispetto ai pascoli, si distendono i coltivi. In
(alta montagna l’'incolto produttivo che non produce quasi
miente variava da un quarto a un terzo della superficie:
(qui invece è di un decimo e anche meno. Nell’alta mon-
i coltivi erano appena un ventesimo dell’area pro-
iva, qui sono un quinto almeno, ma in alcuni casi
di più, come nel Canavese, Il bosco dà parecchio
name buono sia da lavoro che da fuoco. Nei rilievi
rso Cuneo sono diffusi i famosi castagneti da frutto.
Assai sviluppato è l'allevamento: nella Val Sesia, nel
iellese, nel Vercellese, nell'Alto Novarese, nel Canavese
nella Serra d'Ivrea si trovano almeno una cinquantina
bestie grosse per Kmq. di superficie produttiva, cioè
doppio e anche il triplo di quelle incontrate in alta
Îmontagna, I cereali, con prevalenza di granoturco e gra-
0, occupano un terzo e più dei campi; la disponibilità
di frumento per abitante si avvicina o supera il quintale,
a ‘cui si aggiungono il granturco e le patate, Il numero
di agricoltori per unità di superficie si triplica rispetto
l'alta montagna. Tuttavia anche qui gli abitanti tendono
abbandonare i territori ad ec ia sil ‘ale o
\
e Susa UGLEZIORS
e Rivoli
Giavtno ® '
Monc
Pinerdlo
secolo, Cominceremo con quella tessile che nacque, com'è
noto, nel Biellese e quivi ha ancora il proprio epicentro.
Già durante la prima guerra mondiale gli impianti indu-
striali di tale zona ebbero interesse preminente nella for-
nitura del panno (oltre 71. milioni di metri di panno
grigioverde fornito dal solo Biellese, contro 7,7 milioni
forniti dalla Lombardia, 9,5 dal Veneto, 2,5 dalla Toscana
e dal Mezzogiorno).
L'industria laniera biellese si è diramata anche nelle
Valli del Cervo e dell’Elvo, nelle quali si è sviluppata
pure l'industria cotoniera, e in quelle dello Stroma e del
Serrera, dove è rimasta pressochè esclusiva. L'industria
laniera non presenta neppure oggi una grande concentra-
zione: un paio di esercizi soltanto di poco meno di 1.000
operai, per la pettinatura, mentre gli altri impianti sono
intorno ai 300 operai. Solo per la tessitura qualche opi-
ficio più importante superava. 0 si approssimava ai 1.000
operai, prima dell'ultima guerra. Dal 1940 al-1950 l’indu-
stria laniera piemontese concentrava oltre due terzi delle
macchine pettinatrici (68%) e poco meno di due terzi
dei fusi di pettinato (61%); poco meno di metà (44%)
dei fusi di cardato e dei telai dell'industria laniera di tutta
la penisola. Concentrazione maggiore, invece, s'incontra
nell'industria cotoniera, avanzata prepotentemente nell'ul-
timo cinquantennio e soprattutto negli ultimi decenni.
° Nel ‘1937-40 tredici esercizi di filatura si distribuivano
10,000 operai e 21 se ne dividevano altri 8.000; una tes-
situra oltrepassava i 1.500 addetti, una decina ne con-
tavano 8.000. Trattori di seta, filatori, cardatori e tessitori
di lana e di cotone rappresentano oggi quasi un quarto
della massa operaia piemontese, cio& costituiscono la mas-
sa più mumerosa dopo quella delle ‘industrie meccaniche,
come dimostra la seguente tabella:
Industrie N erai Rapportocon Rapporto con
cc (in migliaia) la regione (%) l'Italia (9%)
Alimentari 26,5 5A dat
Tessili 112,1 22,6 18,0
Vestiario, abbigliamento,
arredamento, ecc, 41,2 8,3 10,2
li Legno 27, 5,5 9,6
Meccaniche 193,7 39,1 23,0
Altre KE 94,4 19,1. 10,7
il Totali 495,2 100,- 14,6
mi to, i È È . N
mecato;: Wiot Sl: cOizaetelo Rome ist, Spuntanie Nel L'e industria meccanica e dell'automobile ». Le valli
colli delle Langhe a destra» del Tanaro, il pregiato barolo.
La viticoltura supera o eguaglia le colture cerealicole per
superficie coperta, le oltrepassa di certo per importanza,
anche per l’entità dell'industria enologica che ne deriva.
Dopo i cereali la vite costituisce, in valore lordo, il, mag-
gior cespite dell’agricoltura piemontese, Nel 1864 avrebbe
dato, secondo le incerte statistiche del tempo, circa 3 mi-
lioni 500.000 ettolitri di vino. Nel 1956 ha dato 7 milioni
181.700 ettolitri.
E veniamo alle colture cerealicole, ‘in. cui il fru-
mento predomina sul granturco, La popolazione dispone,
nelle colline del Po, dei Monferrato e delle Langhé, di
circa 2 quintali di grano e 6 o 7 quintali di uva per
abitante; nelle colline tortonesi e vogheresi la disponi-
bilità sale. a 3 quintali di grano e 15 di uva.
La « pianura » infine si svolge ai piedi dei colli e da
essi, dall'Appennino e dalle Alpi, degrada verso il Po. Una
pianura pingue, sia per la natura dei terreni e la presenza
delle acque, sia per i capitali ed il lavoro umano ivi im-
‘piegati per secoli, Nella zona tra l'Appennino, le Alpi e
la Dora Baltea, cioè nelle piane di Cuneo, Pinerolo e To-
irino, il frumento prevale appena sul granturco, la segala
e l'avenzi presi assieme, e vi sono pure frequenti il gelso
e la vite, I prati permanenti occupano un buon quarto
della superficie agraria e forestale, perchè l'allevamento vi
assume importanza maggiore che in ogni altra parte del
Piemonte: 80 bovini e da 15 a _30 suini per ogni kmq. di
area produttiva.
‘ira Dora Baltea e Ticino signoreggia il riso, la cui
coltura è valsa a redimere questi terreni dai boschi e
dalla palude, con una delle più importanti trasformazioni
operate dal lavoro umano. Il Piemonte produce da solo il
51,8% del riso prodotto in Italia,
I dati di produzione del Bollettino Mensile di Stati-
stica ci danno, per il 1956:
Frumento Granoturco Segala Avena Riso
q.li gli q.li q.li gli
Piemonte 8.737.700. 4.969.000 356.600 272.000 3.582.200
Valle d'Aosta 7.700 10.700 30.800 1.910 _
L'allevamento costituisce poi una delle maggiori ric-
chezze del Piemonte — e senz’altro la maggiore per la
Valle d'Aosta — con una densità. di una cinquantina di
capi grossi peri kmq. di territorio (superata solo in Lom-
bardia, Emilia, Veneto e Marche) e quasi 36 capi grossi
per ogni 100 abitanti, cioè più di un terzo per individuo.
« La Valle d'Aosta » che pur abbiamo, come s'è visto,
già considerata in più occasioni assieme al Piemonte, me-
rita ora un cenno più particolare, non solo per la con-
seguita autonomia regionale ma anche perchè essa è un
esempio. tipico dell'economia agricola dell'alta. montagna
piemontese, La Valle, che costituisce il bacino montano
della Dora Baltea che si addentra nel cuore delle Alpi, è
chiusa tra altissimi rilievi, i più alti d’Europa. La regione
ha una densità di 32 abitanti per kmq., senz'altro la più
bassa di tutta Italia. Il terreno è il più improduttivo che
si possa immaginare, e l’area produttiva è quasi tutta
lasciata alla vegetazione spontanea, per quasi due terzi
prati e pascoli, per un terzo boschi e castagneti. Quella
del besti è in realtà la sola ricchezza del montanaro
‘he, in misura minore, quelli agricoli per quelli forte-
D nte industrializzati. Continua insomma, anche da parte
] contadino, specie giovane, la corsa alla fabbrica.
Diversa, infine, è la fisionomia agricola della regione
iù propriamente collinare: le colline del Po o di Torino,
e Langhe, il Monferrato e l'estremo lembo appenninico
linante verso la piana di Tortona e Voghera. Il bosco
uo vi ha ancora la sua parte: circa un quarto della
1 ficie produttiva nelle Langhe, circa un sesto nel
ato e nelle colline del Po. Ma dai sette agli otto
lecimi della superficie produttiva sono a coltura vera e
p ia, una bella e ricca coltura con predominio della
Le colline torinesi e i colli monferrini da Asti a
no dànno, tra l’altro, la « freisa >, il « nebiolo> e i
da vermut, di larghissima esportazione. Nell’astigia-
oltre alla classica barbera, si produce il grignolino e
onfe
valdostano, e dà una grande produzione di (latte, dal quale
si ricava la famosa « fontina >», Secondo alcune statistiche,
il valore totale delle colture è del 14%/ circa, quello del-
l'allevamento dell'86%.
Torniamo ad esaminare il Piemonte nel suo. com-
plesso: è certo che, fra tutti gli altri fattori naturali, quel-
lo che concorre maggiormente alla elevata produttività del
suolo piemontese è la distribuzione della, proprietà, estre-
mamente frazionata, e la forma della conduzione, dove
fortemente prevale la conduzione diretta.
Dal censimento del 1930 si poteva dedurre infaîti
che i nove decimi delle aziende agricole del Piemonte e
della Valle d'Aosta erano condotti dai proprietari o in
forma mista di contratto.
L’« industria tessile >».
Ovviamente l'industria ha un
ruolo pr i te nell ia del Pi te di
piemontesi sono naturalmente ricche di energia idrica, per
i molti corsi d'acqua ed i rapidi salti, sicchè il Piemonte
fu tra i pionieri dell'industria idroelettrica in Italia, che
a sua volta consentì il sorgere di imponenti stabilimenti
metallurgici, specie in Val di Susa e in Val d’Aosta, In
Val d'Aosta, come noto, fu proprio l’Ansaldo che sotto i
'Perrone intraprese lo sfruttamento in grande stile del
bacino minerario di Cogne. L'intera regione venne così
ad' assumèré notevole importanza nella siderurgia e me-
tallurgia del nostro Paese, al quale forniva prima del *40
più di un quinto del ferro e circa un sesto dell’accialo
prodotto in tutta la penisola, Allora un: quinto degli ope
rai addetti all'industria siderurgica e metallurgica italiana
lavorava nelle officine piemontesi, Ma ad un livello ben
maggiore assursero in Piemonte l'industria meccanica, e
quella automobilistica in particolare. I 190.000 addetti al-
l'industria meccanica piemontese (dicembre 1951) rappre-
sentavano. il 23% degli addetti di tutta Italia. L'industria
automobilistica è nata a Torino, come noto, e a Torino
ha prosperato attraverso una lunga tradizione che ha no-
me Fiat, Itala, Spa. Durante la prima guerra mondiale
l'industria! automobilistica torinese ha fornito ingenti quan-
tità di mezzi di trasporto per l’esercito, con una produ-
zione che raggiunse nel 1917 i 175 veicoli al giorno. Oggi
la sola Fiat ha in Torino stabilimenti per un'area di 7 mi-
lioni 500.099 mq. e dà lavoro a 70.000 dipendenti. Il valore
della produzione, rilevato come fatturazione globale, ha
toccato nel 1953 i 240 miliardi, Oggi Torino produce il 90%
delle automobili italiane.
Alla fine del '51 l'industria meccanica contava 190.000
unità, costituendo così il secondo raggruppamento in Ita-
lia (il primo è quello lombardo). Intorno alle industrie
maggiori — tra cui segnaliamo pure la « Olivetti » di Ivrea,
che produce le celebri macchine da scrivere, macchine cal-
colatrici e macchine utensili dando lavoro a circa 7.000 di-
pendenti — si sono create ovviamente centinala di industrie
medie e piccole, che lavorano per esse, Nè tutte sono con-
centrate a Torino, ma si trovano anche all'imbocco della
Val Chisone, sul largo fondo della Val.-di Susa, lungo la
la sponda sinistra della Stura di Lanzo, all'imbocco delle
vallate canavesane, nell'alto novarese e nell’ossolano.
Le masse operaie più numerose dopo quelle mecca-
niche e tessili si hanno, come abbiamo visto, nelle indu-
strie alimentari, in quelle del vestiario (perciò Torino è
la capitale italiana della moda) e dell'arredamento, Poi,
ancora, nelle industrie chimiche, nella lavorazione del
legno, nelle cartiere, nelle industrie poligrafiche ed edi-
toriali. Tutto sommato il rapporto degli addetti alle indu-
strie in Piemonte è esattamente il doppo (15%) del rap-
porto che la regione ha con la penisola per numero di
abitanti (7,5%). Un altro indice dell'alta industrializzazione
della regione sta nella forte proporzione di energia elet-
trica prodotta e consumata: nel 1956 vi erano in Piemonte
633 centrali idroelettriche {di gran lunga il maggior nu-
mero di tutte le altre regioni). con una potenza installata
di 1.601.200 kW e con una produzione di 4.731 milioni di
di kWh. e 109 centrali termoelettriche, con una potenza
installata di 312.500 kW. e una produzione di 777 milioni
di kWh. Le ‘maggiori centrali derivano l'energia dal Toce,
dall’Orco, dalla Dora Baltea, dal Dèvero e dalla Dora Ri-
paria.
Sotto l'aspetto industriale, dunque, il Piemonte deve
essere considerato come la seconda regione d'Italia, dopo
la Lombardia. \
A. ciò si aggiunga un florente commercio, che vede
addette in Piemonte oltre 120.000 unità, e l'industria dei
trasporti, con 27.200 addetti. I dati rilevati dalla « sintesi
economica » del 1953, riferentesi alla seconda dichiarazio-
ne dei redditi, hanno visto. infatti il Piemonte al secondo
posto, dopo la Lombardia, con un ammontare complessivo
di redditi di 58.130 milioni di lire, pari al 13,5% e lar-
gamente al di sopra della Liguria con 34,243 milioni, pari
all'8% e dell'Emilia - Romagna con 28,673 milioni pari al
6,6%, per non parlare del meridione (Lucania 860 milioni
di lire, parî allo 0,2%).
Lucio Bozzano
9
Henry Beyle — universalmente noto sotto lo pseudonimo di Stendhal
— nacque a Grenoble nel 1783 @ morì a ‘Parigi nel 1842. Venne in Italia
per la prima volta a diciassette anni — agli inizi della sua carriera
militare — e se ne innamorò. Fu un amore tenace, che lasciò un segno
profondo in tutta la sua opera di scrittore. Risiedette a Milano dal 1814
al 1821, Espulso dalla polizia austriaca, dovette rientrare a Parigi; ma
nel 1830, dedicatosi nel frattempo alla diplomazia, fu. nominato con-
sole di Francia dapprima a Trieste e ‘poi a Civitavecchia, Sulla sua
tomba volle il seguente epitaffio: « Henry Beyle, milanese »,
La sua fama è affidata soprattutto a due
grandi romanzi: « Le Rouge et le Noir » (1831)
e «La Chartreuse de Parme » (1839). La sua
singolare visione del mondo e della vita uma-
na e il suo personalissimo stile lo distaccano
nettamente da tutti i modelli e le « scuole»
letterarie imperanti nel suo tempo. I vecchi
manuali di letteratura dicono che Stendhal
«scrive male »; in realtà il suo stile è secco,
nervoso, disadorno; egli trascura ogni effetto
esteriore, aborre la rettorica, la sua sola
preoccupazione è di annotare fatti e idee col
minor numero di parole possibile e con la
massima precisione. In questo è il più mo-
derno dei grandi serittori dell'Ottocento.
Stendhal non è soltanto psicologo, è un
autentico « sezionatore » di anime, L'analisi
psicologica, condotta sempre a fondo, con
straordinaria lucidità e con intuito genialis-
simo, è la vera forza e la ragione profonda
di vita di tutta l’opera sua, Egli analizzava i sentimenti umani con la
passione dell'artista e con il rigoroso puntiglio dello scienziato (c’è qual-
cosa, nella lucida spietatezza della sua indagine, che ricorda il bisturi
del! chirurgo).
Nessuno, forse, è mai riuscito a penetrare così profondamente e sot-
tilmente i segreti dello spirito, il chiuso mondo delle passioni e delle
idee. Di qui la sua indiscussa grandezza e la perenne vitalità dei suoi
romanzi e dei suoi personaggi.
x
n una notte cupa e piovosa dell’estate del 182... un giovane
[[ iuogoienente del 96° reggimento di guarnigione a Bordeaux
se ne veniva via dal caffè in cui aveva allora finito di per-
dere tutto il suo denaro.
Era povero e perciò malediceva la propria stoltezza. In
silenzio percorreva una delle strade più deserte del rione di
Lormont, quando ad un tratto ‘udì delle grida, e da una porta
apertasi con fracasso scappò fuori una persona che venne a
cadere ai suoi piedi. ”
Era tale l'oscurità che non si poteva capire ciò che stava
succedendo, se non dal baccano.
Gli inseguitori, chiunque si fossero, si fermarono sulla
porta, perchè certamente avevano udito il passo del giovane
ufficiale.
Questi stette un momento ad ascoltare; gli uomini parla-
vano sottovoce, ma non si avvicinavano. Benchè questa scena
gli ispirasse disgusto, Liéven credette doveroso rialzare la
persona caduta; si accorse che essa era in camicia, e nonostante
la profonda oscurità della notte, potevano essere le due del
mattino, gli parve scorgere dei ‘lunghi capelli sciolti: era
dunque una donna, La scoperta non gli piacque punto.
Essa sembrava nell’impossibilità di camminare’ senza
essere aiutata; Liéven ebbe. bisogno di ricordarsi dei doveri
prescritti dalla pietà umana per non abbandonarla. 3
Gli si prospettavano la noia di comparire l’indomani din-
ranzi a un commissario di polizia, gli scherzi dei compagni,
i resoconti satirici dei giornali del paese.
« La collocherò contro la porta di una casa — disse fra
sè —; suonerò il campanello, e mi allontanerò al più presto ».
Stava cercando di mettere in atto questi propositi, quando
udì la donna lamentarsi in spagnolo. Non conosceva una pa-
rola di spagnolo. Forse per questo, due parole semplicissime
pronunciate da Léonor, lo gettarono nelle più romanzesche
fantasie. Non vide più un commissario di polizia, e una ragazza
percossa da ubbriachi; la sua fantasia si smarrì in pensieri di
amore e di strane avventure.
Liéven aveva rialzato quella donna, e le rivolgeva alcune
parole di consolazione.
« Ma se fosse brutta! » disse egli.
Il dubbio a questo proposito, facendo di nuovo entrare in
gioco la ragione, gli fece dimenticare tutte le fantasie roman-
zesche.
Liéven volle farla sedere sulla soglia di un uscio; essa
rifiutò.
« Andiamo più lontano »,
mente straniero.
«Avete paura di vostro marito? », chiese Liéven.
« Ahimè! Ho abbandonato mio marito, l’uomo più rispet-
tabile, che mi adorava, per un amante che mi scaccia con la
più crudele barbarie ».
Questa frase fece dimenticare a Liéven il commissario di
polizia e le spiacevoli conseguenze di un’avventura notturna.
« Sono stata derubata, signore — disse Léonor dopo qual-
che momento —, ma mi accorgo che ho ancora ‘un piccolo
enello di diamanti. Qualche albergatore vorrà forse accogliermi,
Ma, signore, sarò la favola dell’albergo, poichè devo confes-
sarvi che la camicia è il mio solo vestiario; mi getterei ai
vostri piedi, signore, se ne avessi il tempo, per supplicarvi, in
nome della misericordia, di farmi entrare in una camera qual-
siasi e di comprare da una donna del popolo un semplice abito,
Una volta vestita — soggiunse incoraggiata dal giovane uffi-
ciale —, potrete accompagnarmi fino alla porta di qualche
alberghetto, e là avrò finito di invocare i soccorsi di un uomo
generoso, e vi pregherò di abbandonare una disgraziata »,
Tutto ciò pronunziato in cattivo francese, non dispiacque
a Liéven.
« Signora — rispose —, farò tutto ciò che comandate.
Tuttavia l'essenziale per me e per voi, è di non farci arre-
stare. Mi chiamo Liéven, luogotenente al 96° reggimento; se
incontriamo una pattuglia che non appartenga al mio reggi-
mento, ci condurranno al posto di guardia, dove bisognerà
passar la nette e domani, voi ed io, signora, saremo la favola
di Bordeaux >».
Liéven sentì fremere Léonor, a cui dava il braccio. « Que-
sto terrore dello scandalo è di buon augurio », pensò. « Vo-
disse con un accento pretta-
IO
gliate indossare il mio pastrano — disse alla signora —; vi
condurrò a casa mia =,
«O Dio! signore!... ».
« Non accenderò il lume, ve lo giuro sul mio onore! Vi
lascerò padrona assoluta della mia camera, e non ricomparirò
che domani mattina. Ciò è indispensabile, perchè alle sei
viene il mio sergente, il quale è uomo. capace di picchiare
finchè non gli abbiano aperto. Avete a che fare con un gen-
tiluomo... Ma sarà bella? », diceva Liéven fra sè.
Aprì la. porta di casa sua. L’ignota fu sul punto di cadere
in fondo alla scala, di cui non trovava il primo scalino. Liéven
le parlava molto sottovoce; essa rispondeva collo stesso tono.
« Che orrore condurre donne in casa mia! », gridò con
voce aspra una ostessa discretamente graziosa, aprendo la
propria porta e tenendo una piccola lampada.
Liéven si voltò con vivacità verso la sconosciuta; vide
un viso meraviglioso, e spense con un soffio la lampada del-
l’ostessa.
« Silenzio, signora Sancède! isee no domani mattina mi
licenzio; dieci franchi sono vostri se non parlerete con nes-
suno. La signora è la moglie del colonnello, e io esco di nuovo
immediatamente ».
Liéven era giunto al terzo piano, alla porta della propria
camera e tremava.
« Entrate signora — disse alla donna in camicia —. A
fianco del pendolo c’è uno zolfanello. Accendete la candela,
fate fuoco, chiudete la porta dal di dentro. Vi rispetto come
a giorno, e vi porterò una
veste ».
« Jesus Maria! », esclamò
la bella spagnola.
Quando Liéven picchiò al-
l’uscio, l’indomani, era pazzo
di amore. Per non svegliare la
signora troppo di buon’ora,
aveva avuto la pazienza di
aspettare il suo sergente sulla
porta; e recarsi in un caffè a
firmare le sue carte. Aveva
affittato una camera nelle vi-
cinanze, portava alla scono-
sciuta alcune vesti e anche una
«In questo modo, signora, se voi lo esigete, io non vi
vedrò », le disse attraverso la porta.
L’idea della maschera piacque alla giovane spagnuola,
distraendola dal suo profondo. dolore.
« Siete così generoso — gli disse’ senza aprire —, che
ardisco pregarvi di lasciare contro’ la porta il pacco delle
rebe che avete comprato per me. Quando vi avrò sentito di-
scendere, lo prenderò ».
« Addio signora », disse Liéven andandosene.
Léonor fu così lieta di quella pronta obbedienza, che col-
l'accento della più affettuosa amicizia gli disse:
«Se vi è possibile, signore, ritornate fra una mezz'ora ».
Al suo ritorno, Liéven la trovò mascherata; ma scorse
le più belle braccia del mondo, il più bel collo, le più belle
mani. Ne fu rapito.
sogno di fare ‘uno sforzo sopra se stesso per aver coraggio
colle donne che amava. Il suo tono fu così rispettoso, con
tanta buona. grazia fece gli onori della sua più che ‘modesta
cameretta, che, mentre si voltava dopo di aver accomodato
un paravento, rimase immobile. per l'ammirazione, nel vedere
la più bella donna che avesse mai incontrata. La straniera
si era tolta la maschera; aveva degli occhi neri che sembra-
vano parlare. Esprimevano tanta energia che forse sarebbero
parsi duri nelle quotidiane circostanze della vita. La dispera-
zione conferiva loro un po’ di dolcezza: e si può dire che
non mancava nulla alla bellezza di Léonor. Liéven giudicò
che poteva avere da diciotto a ‘vent’anni. Vi fu un istante
di silenzio. Nonostante il suo profondo dolore, Léonor non
potè fare a meno di notare con una certa compiacenza l’am-
mirazione del giovane ufficiale che le pareva appartenesse
« Siete il mio benefattore — gli diss’ella finalmente —, e
non ostante la vostra età e la mia, spero che continuerete a
comportarvi bene ». Liéven rispose come può farlo l’uomo più
innamorato, ma fu abbastanza padrone di sè per non concedersi
la felicità di dirle che l’amava. D'altra parte gli occhi di Léonor
gli. incutevano tanta soggezione, il suo aspetto era così nobile
nonostante la modestia delle vesti che aveva indossato, che
l’esser prudente gli costò meno fatica.
«Tant'è che passi proprio per sciocco », diss’egli a se
stesso. Si lasciò andare tutto alla sua timidezza e alla celeste
voluttà di contemplare Léonor, senza dirle nulla. Non poteva
far di meglio. Questo contegno rassicurò a poco a poco la bella
spagnola. In faccia -l’uno all'altro, mentre si ‘guardavano in
silenzio, erano molto buffi.
« Mi occorrerebbe un cappello proprio da ‘donna del po-
ziatamente. — soggiunse quasi sorridente —, non posso per la
strada adoperare la vostra maschera ».
Liéven si procurò un cappello; poi condusse Léonor nella
camera che aveva affittato per lei. Essa raddoppiò la sua agi-
tazione e quasi la sua felicità dicendogli: « Tutto _ciò può fi-
nire per me col patibolo ».
« Per servirvi — le rispose impetuosamente Liéven —, mi
getterei sul fuoco. Ho fissato questa camera sotto il nome di
Signora Liéven, mia moglie ».
« Vostra moglie? », replicò la sconosciuta quasi offesa.
« Bisogna apparire sotto questo nome o far vedere un pas-
saporto che noi non possediamo ».
Quel noi fu per lui una felicità. Aveva venduto l’anello,
o per lo meno aveva dato all’ignota cento franchi, che ne
rappresentavano il valore. Fu portato il pranzo; la sconosciuta
una sorella, non ritornerò che
maschera.
Era un giovane di buona famigiia e che aveva ancora bi-
aila migliore società.
polo, che nasconda il viso — gli diss’ella —, perchè, disgra-
lo invitò a sedersi..
TRAI
Racconto
« Vi siete mostrato
dopo la colazione —.
serba una eterna ricon
« Vi obbedisco », di
Aveva la morte in.
pensierosa, poi disse:
« Rimanete. Siete m
gno di un appoggio; c
generoso? D'altronde, se.
io non devo più aspira
perdere ben presto la
interesse per una donna
gnore, ho tutte le colpe.
tanto meno di Don Gutie
di quei disgraziati spagnol
cia, due anni or sono, Si
egli è molto ricco, io so
di voi, mia cara Léonor <
trimonio, prendendomi
e vi amo come un pazzo,
Sliete: se a causa della
mi assumerò presso i vi
tura”. Signore, son pa
avevo quindici. Ciò che
il disagio della povertà
Cortes (1) ha gettato la
Ma signore, ho bisogno de
a
nè gli usi di questo paese
Se non avessi questo Dl
portare la vergogna che
cacciata da una casa di
di soccorrere una donna
sono anche peggio; sono
lice delle donne — aggi
Uno di questi giorni mi
nali e sarò condannata a
na sposato, Don Gutier si
non ne aveva ragione; m
carattere. Fui così sciocw
marito, la mia suscettibili!
« Quand’anche doveste
la interruppe Liéven — 1
morte. Ma se abbiamo di
ditemelo subito, in modo |
perder tempo ». |
« Fuggire? — diss'ella
cia? Il mio accento spagna
mento, mi faranno arresta
manderà il passaporto. Ser
in questo momento mi cerc
manciate d’oro se riescon
abbandonatemi!... Vi dirò
un uomo che non è mio n
è un mostro, voi lo disprez
germi una parola di penti
sue braccia, ma ai suoi pi
sconveniente, ma nell’abis:
non voglio almeno inganna
signore, una disgraziata ch
noscenza, ma che non poti
Liéven si fece assai tel
« Non scambiate, sign
l'improvvisa tristezza che.
di abbandonarvi; penso ai
polizia. Il meno rischioso è
scorta in Bordeaux. In sef
vece di un’altra donna de
per la quale avrò fissato.
Mentre finiva queste paroli
« Don Gutier Ferrande
sospetto. al partito che tiro
in alto mare; un giorno tro
tino francese. ” Imbarchiam
bandoniamo tutti i nostri |
marito è ancora ricchissim
Bordeaux, dove ha ricomin
completamente soli. Non vu
cese. Sopratutto da un anni
tiche, che non gli permeti
fatto .due visite. Morivo di
stimabilissima, è il più ge
tutti, e vede tutto nero. Di
alle preghiere che io gli ri
spettacolo. Scelse uno dei p
nio per non espormi alle
Una compagnia di cavaller
a Bordeaux... Ah! signore,
« Signora — rispose Lié
non penso che alla mia dis
più fortunato ». .— « Senza
famoso Mayral », disse Léo
a
generoso — gli diss’ella
temi. Questo cuore vi
indosi.
conosciuta appariva assai
i ma dopo tutto ho biso-
rei trovare un altro così
me un sentimento, a cui
d dei ‘miei errori mi farà
e spegnerà in voi ogni
iai colpevole. Poichè si-
ji lagnarmi di nessuno, e
mio marito. Egli è uno
o cercato rifugio in Fran-
di Cartagena, ma mentre
a. "Ho trent'anni più
la vigilia del nostro ma-
ma ho parecchi milioni
ho mai amato. Ecco, sce-
fo matrimonio vi ripugna,
tutto il torto della rot-
(giorno quattro anni; ne
o più profondamente era
‘cui la rivoluzione delle
lia. Non amavo, subivo.
nsigli, poichè non conosco
stra lingua, come vedete.
lo di voi, non potrei sop-
Questa notte, vedendomi
enza, avete forse creduto
costumi. Ebbene, signore,
vole, e anche la più infe-
‘rompendo in lagrime —.
e davanti ai vostri tribu-
ina infamante. Non. appe-
loso. Ah! mio Dio; ‘allora
indovinava il mio cattivo
armi dei sospetti di mio
ffesa. Ah! disgraziata!... ».
rvi i maggiori delitti —
oto per la vita e per la
le ricerche della polizia,
epari la vostra fuga senza
f
e potrei viaggiare in Fran-
| giovinezza, il mio turba-
imo gendarme che mi do-
0 i gendarmi di Bordeaux
marito avrà promesso loro
mi. Lasciatemi, signore,
la frase più ardita. Adoro
the uomo poi!; quest'uomo
bbene, non ha che a rivol-
o volo, non dirò fra le
metto una parola molto
sogna in cui sono caduta
benefattore. Vedete in me
mira, che è piena di rico-
i.
se poi a bassa voce —,
‘mio cuore, col proposito
evitare le ricerche della
pre quello di restare na-
roporrò di imbarcarvi in
tà e altrettanto bella,
su un bastimento ».
Liéven era spento.
Léonor — cadde in
a Spagna. Facevamo gite
largo un piccolo brigan-
disse mio marito —, ab-
itagena ”. Partimmo. Mio
iso una magnifica casa a
p commercio, ma viviamo
frequenti la società fran-
etesto di precauzioni poli-
federe i liberali, non ho
io marito è una persona
‘uomini, ma diffida di
nte un mese fa cedette
indere un palco per lo
ese un palco di prosce-
giovanotti della città.
etani era giunta da poco
disprezzerete ».
ascolto attentamente, ma
per sempre un uomo
‘ete sentito parlare del
ndo gli ‘occhi.
LARGO, RO CRI PRI PRIA A
LTRO
Stendhal
«Il cavallerizzo spagnolo? Certo — rispose Liéven stu-
pito —; ha fatto accorrere tutta Bordeaux; è un ragazzo molto
agile e molto bello ».
« Purtroppo, signore, credetti che non fosse un uomo co-
mune, Mentre faceva gli esercizi sul cavallo mi guardava con-
tinuamente. Un giorno passando sotto il mio palco, dal quale
mio marito era allora allora uscito, disse in catalano: ” Sono
un capitano dell’armata del Marquesito, e vi adoro”.
« Essere amata da un saltiràbanco! Che orrore signore!;
ma più grande infamia era quella di potervi pensare senza
inorridire. I giorni successivi presi la decisione di non metter
piede allo spettacolo. Che dirvi, signore? Ero tristissima. Un
giorno la mia cameriera mi disse: ‘Il signor Ferrandez è
uscito, signora, vi supplico di leggere questo foglio”. E scap-
pò via chiudendo la porta a chiave. Era una lettera appassio-
nata di Mayral; mi raccontava la sua vita; diceva di essere
un povero ufficiale, che la più squallida povertà obbligava a
compiere un mestiere, che egli mi offriva di smettere per
amor mio. Il suo vero nome era [Don Rodrigo Pimentel. Tor-
nai allo spettacolo. A poco a poco prestai fede alle disgrazie
di Mayral, ricevetti con piacere le sue lettere, Ahimè! finii
col rispondergli. L'ho amato con passione, e con una passione
— soggiunse Donna Léonor rompendo in pianto —, che nulla
ha potuto soffocare, nemmeno le più dolorose scoperte. Ben
presto cedetti alle sue preghiere, e desiderai quanto lui che
venisse ‘un’occasione di parlargli. Tuttavia ebbi già fin da
allora un sospetto: pensavo che Mayral forse non era affatto
un Pimentel o un ufficiale del
corpo del Marquesito, non ave-
va abbastanza orgoglio; parec-
chie volte manifestò il timore
che io volessi prendermi gioco
di lui, a causa del suo mestiere
di cavallerizzo in una compa-
gnia di saltimbanchi napoleta-
ni. Circa due mesi or sono,
mentre stavamo per uscire per
andare allo spettacolo, mio
marito ricevette la notizia che
uno dei suoi battelli si era in-
del fiume. Egli che non parlava
; mai e che in un giorno non mi
aiceva dieci parole esclamu: ” Bisognerà che ci vada domani ce
Alla; sera durante lo spettacolo, feci.a Mayral un segnale conve-
ruto. Approfittando del fatto che mio marito_era nel palco,
andò ‘a prendere una lettera, che gli avevo lasciata dalla por-
tinaia della nostra casa, ch’egli era riuscito ad amicarsi. Ben
presto scorsi Mayral al colmo delia felicità. Avevo avuto la
debolezza di scrivergli, che l’indomani notte, lo avrei ricevuto
in una sala terrena che dava sul giardino.
« Mio marito si imbarcò verso mezzogiorno dopo la posta
di Parigi. Il tempo era splendido, ed eravamo nelle giornate
più calde. La sera dissi che avrei dormito nella camera di
mio marito, che era al piano terreno e si apriva sul giardino.
Qui speravo di non soffrire tanto il caldo eccessivo. All’una
del mattino nel momento in cui dopo aver aperto con molta
cautela la finestra, aspettavo Mayral, sento all’improvviso un
gran rumore dalla parte della porta; era mio marito. A mezza
strada da Royan, aveva visto il battello che risaliva tran-
quillamente la Gironda e procedeva verso Bordeaux.
« Rientrando in casa, Don Gutier non si accorse del mio
grandissimo turbamento; lodò la mia felice ispirazione di dor-
mire in una camera fresca, e si coricò accanto a me.
« Pensate la mia inquietudine; sfortunatamente c’era uno
splendido chiaro di luna. Non era trascorsa un’ora, che vidi
distintamente Mayral accostarsi alle imposte delle finestre. Do-
po il ritorno di mio marito, non avevo pensato di chiudere la
porta a vetro di un gabinetto vicino alla stanza da letto. Questa
era spalancata come pure la porta, che dal gabinetto metteva
nella stanza.
« Invano con cenni del capo, unica cosa che osavo per-
mettermi, con un marito geloso che mi dormiva a fianco, tentai
di far capire a Mayral che ci era sopraggiunta una sciagura.
Lo sento entrare nel gabinetto, e ben presto fu accanto al
letto, dalla parte dov’ero coricata. Pensate al mio terrore: ci sì
vedeva come in pieno giorno. Per fortuna, Mayral mentre si
avvicinava tacque.
« Gli indicai mio marito che dormiva accanto a me; a un
tratto lo vidi estrarre un pugnale. Presa dallo spavento, mi
rizzai a mezzo; si accostò e mi disse all’orecchio: ” E° il vostro
amante; capisco l’inopportunità della mia venuta, 0 meglio
avete trovato divertente prendervi gioco di un povero caval-
lerizzo, ma quel bel signore passerà un brutto quarto d’ora ”.
«E’ mio marito », gli ripetevo io a bassa voce, e con quan-
ta forza potevo, gli trattenevo la mano.
« Vostro marito, che ho visto imbarcarsi a mezzogiorno sul
battello a vapore di Royan? Un saltimbanco napoletano non è
così bestia da credere ciò. Alzatevi e venite a parla=mi nel
vicino gabinetto, lo esigo: se no, sveglio questo bel signore; al-
lora probabilmente dirà il suo nome. Sono più forte, più agile,
meglio armato, e sebbene io sia un povero diavolo, gli farò
vedere che non conviene burlarsi di me. Voglio essere il vo-
stro amante, perbacco!, allora ridicolo sarà lui”.
« In quell'istante mio marito si destò. ” Chi parla d’aman-
te?” esclamò sconvolto,
« Mayral, che messosi al mio fianco, mi teneva abbracciata
e mi parlava all'orecchio, si chinò in tempo vedendo quel movi-
mento imprevisto. Stesi il braccio, come fossi svegliata dalla
frase di mio marito; gli dissi parecchie cose che fecero capire
chiaramente a Mayral che quegli era mio marito. Finalmente
Don Gutier, credendo di aver sognato, si riaddormentò. Il pu-
gnale nudo di Mayral rifletteva sempre i raggi lunari, che in
quel momento cadevano diritti sul letto. Promisi tutto ciò che
Mayral volle. Esigeva che io andassi ad accompagnarlo nel
gabinetto vicino. ” E’ vostro marito, sia pure; ma non per
questo faccio una figura meno sciocca ”, ripeteva con collera.
cagliato presso Royan alla foce ‘
« Finalmente, dopo un’ora se ne andò. Mi crederete, signore,.
se vi dirò che tutto questo sciocco contegno di Mayral mi aprì
quasi gli occhi sul conto di lui, ma non potè diminuire il mio
amore? .
« Siccome mio marito non andava mai in società, passava
la vita con me. Nulla era più difficile, che il secondo appunta-
mento, che avevo giurato di accordare a Mayral.
« Mi scriveva lettere piene di rimproveri; allo spettacolo
fingeva di non guardarmi, Infine signore, la mia fatale pas-
«sione non conobbe più limiti.
« Venite al momento della Borsa, un giorno che avrete
veduto mio marito colà — gli scrissi —; vi nasconderò. Se. la
sorte mi concede durante la giornata un attimo di libertà, se
un caso favorevole fa che mio marito vada ancora alla Borsa
il giorno dopo, vi vedrò: altrimenti avrete almeno avuto da
me una prova della mia devozione e dell’ingiustizia dei vostri
sospetti. Pensate a che cosa mi espongo.
« Ciò era in risposta al timore continuo ch’egli aveva, che
io mi fossi scelta nella società un altro amante, con cui io mi
burlassi del povero saltimbanco napoletano. Uno dei suoi com-
pagni gli aveva raccontato a questo proposito non so quale
assurda fandonia. 3
« Otto giorni dopo, mio marito andò alla Borsa; Mayral,
in pieno giorno, entrò in casa dando la scalata al muro del
giardino. Vedete a che cosa andavo incontro! Non eravamo
stati insieme tre minuti, quando ritornò mio marito. Mayral
passò nel mio gabinetto di toeletta; ma Don Gutier era ritor-
nato a casa soltanto per prendere alcune carte indispensabili.
Per disgrazia aveva anche un sacco di monete portoghesi. Per
pigrizia non discese alla sua cassaforte, entrò nel mio gabi-
netto, mise l’oro in uno dei miei armadi, che chiuse a chiave,
e per maggior precauzione, siccome è molto diffidente, prese
anche la chiave del gabinetto.-Pensate il mio affanno; Mayral
era furente, non potei parlargli che poco attraverso la porta.
Ben presto ricomparve mio marito. Dopo il pranzo mi obbligò
per così dire ad andare a passeggio. Volle recarsi allo spet-
tacolo, e non potei tornare che assai tardi. Ogni sera tutte le
porte della casa erano chiuse con cura, mio marito prendeva
tutte le chiavi. Per un caso veramente eccezionale, approfit-
tando del primo sonno di Don Gutier, riuseti a fare uscire
Mayral dal gabinetto, dove già da così lungo tempo si spa-
zientiva; gli aprii la porta di un piccolo granaio sotto il tetto.
Mi fu impossibile farlo scendere nel giardino. Vi erano stese
delle balle di lana, che erano custodite da due o tre facchini.
Mayral passò tutto il giorno successivo nel granaio. Immagi-
natevi le mie sofferenze; ogni momento mi pareva di vederlo»
scendere con in mano il pugnale, e aprirsi una via assassi-
nando mio marito. Era capace di tutto. Trasaliva al minimo
rumore in casa. .
«Per colmo di disgrazia, mio marito non andò affatto
alla Borsa. Finalmente, senza aver potuto parlare a Mayral
un solo istante, fui ancora fortunata di poter dare alcune com-
missioni ai facchini, e trovare il momento per farlo fuggire
dal giardino. Passando, spezzò col manico del pugnale il
grande specchio del salone. Era furibondo.
«Qui voi mi disprezzerete tanto quanto mi disprezzo i0;
da quel momento, ora lo capisco, Mayral non mi amò più;
credette che mi fossi burlata di lui.
« Mio marito è sempre innamorato di me; parecchie volte
durante la giornata, mi baciò e mi prese tra le sue braccia.
Mayral, malato d’orgoglio più che d'amore, pensò che l’avessi
nascosto soltanto per farlo spettatore di quelle effusioni.
« Non rispondeva più alle mie lettere, allo spettacolo non
mi degnava più di ‘uno sguardo. Dovete essere ben stanco, si-
gnore, di questo susseguirsi di infamie, ma ecco la più atroce-
e la più vile.
« Otto giorni fa la compagnia degli acrobati napoletani
annunziò la sua partenza. Lunedì scorso, giorno di S. Agosti-
no, pazza d'amore per un uomo, il quale per tre settimane dal
giorno in cui mi sono arrischiata di celarlo in casa mia, non
si è degnato di guardarmi o di rispondere alle mie lettere, ho
abbandonato la casa del migliore fra i mariti, dopo averlo de-
rubato, signore, io che non gli avevo portato in dote nulla
se non un cuore infedele. Ho portato via alcuni diamanti, che
mi aveva regalati, ho preso nella sua cassaforte tre o quattro
rotoli da cinquecento franchi, poichè pensavo che Mayral sa-
rebbe stato sospetto a Bordeaux, se avesse voluto vendere i
diamanti... ».
A questo punto del racconto, Léonor arrossì straordina-
riamente, Liéven era pallido e disperato. Ogni parola di Léonor
gli trafiggeva il cuore, e tuttavia per un’orribile perversione
del suo temperamento, ogni parola raddoppiava in lui l’amore
da cui era infiammato. Fuori di sè, prese la mano di Donna
Léonor, che non la ritirò.
«Che bassezza da parte mia — disse tra sè Liéven — di
toccare questa mano, mentre Léonor mi parla apertamente del
suo amore per un altro! Essa me la lascia per disprezzo o per
distrazione, e io sono il più indelicato degli uomini! ».
« Lunedì scorso, signore — continuò Léonor —. or sono
quattro giorni, verso le due del mattino dopo aver avuto la
viltà di add.rmentare col laudano mio marito e il portinaio,
sono fuggita; sono venuta a battere alla porta della casa, di
dove, stanotte nell’istante in cui passavate, sono riuscita a
evadere. E’ la casa di Mayral. °
« Crederai che ti amo davvero? », gli chiesi arrivando da
lui.
« Ero ebbra di felicità. Egli fin dal primo momento mi par-
ve più stupito che innamorato, L'indomani mattina, quandc ;;li
feci vedere l’oro e i diamanti, risolvette di abbandonare ia sua
compagnia, e fuggire con me in Ispagna. Ma, gran Dio! dalla
sua ignoranza di alcune ‘usanze del mio paese, credetti di ca-
pire che non era Spagnolo.
« Con ogni probabilità — dissi a me stessa — ho unitò la
mia vita a quella di un meschino cavallerizzo! Eh! che mi im-
(1) Allude alla rivoluzione del 1820, anno in cui le Cortes di Spagna
si sollevarono contro Ferdinando VII, chiedendo la Costituzione.
II
La e
porta, se egli mi ama? Per parte mia ‘sento che è il padrone
della mia vita. Sarò la sua schiava, la sua fedele moglie; egli
continuerà il suo mestiere. Sono giovane; se occorre, imparerò
a montare a cavallo. Se nella vecchiaia precipiteremo nella
miseria, ebbene fra vent'anni morrò di miseria al suo fianco.
Non sarò da compiangere, avrò vissuto felice! Che pazzia! Che
perversione! », esclamò Léonor interrompendosi.
« Bisogna confessare — disse Liéven — che morivate di
noia col vostro vecchio marito, che non voleva condurvi in
nessun luogo. Ciò vi giustifica molto ai miei occhi. Non avete
che diciannove anni, ed egli cinquantanove. Quante donne,
nella società del mio paese vivono onorate, e in fondo non
hanno i vostri generosi rimorsi e hanno commesso colpe an-
cor più gravi! ».
Alcune frasi di questo genere parvero alleviare Léonor di
un gran peso, .
« Signore — essa riprese —, ho trascorso tre giorni con
Mayral. La sera mi lasciava per andare al teatro; ieri sera,
mi ha detto: ’ Siccome la polizia potrebbe fare una perquisi-
zione in casa mia, andrò a deporre i vostri diamanti e il vo-
stro oro presso un amico sicuro”.
« All’una del mattino, dopo aver atteso molto dopo l’ora
consueta, morente di paura che fosse caduto da cavallo, è
ritornato, mi ha dato un bacio, e ben presto è di nuovo uscito
dalla camera. Fortunatamente avevo conservato il lume, seb-
bene me l’avesse proibito per due volte e avesse anche spento
la lampada da notte. Molto tempo dopo mentre ero addormen-
tata, un uomo è entrato nel mio letto, mi sono accorta imme-
diatamente che non era Mayral.
« Ho preso un pugnale; il vile ha avuto paura, si è gettato
alle mie ginocchia, implorando pietà. Mi sono slanciata su di
lui per ucciderlo, ” C'è per voi la ghigliottina, se mi ammaz-
zate”, diceva. La bassezza di quel linguaggio mi faceva or-
rore. Con che razza di gente mi sono compromessa! — ho
pensato.
« Ho avuto la presenza di spirito di dire a quell’individuo,
che avevo protezioni a Bordeaux e che il Procuratore gene-
rale lo avrebbe fatto arrestare, se non mi diceva tutta la
verità. ” Ebbene — ha risposto — io non ho rubato nemmen
uno dei vostri diamanti, nè il vostro oro; Mayral ha lasciato
©or ora Bordeaux, va a Parigi con tutto il bottino: E’ partito
colla moglie del nostro direttore; dei vostri bei luigi, ne ha
dati ben venticinque al direttore, che gli ha ceduto la moglie.
Mi ha dato i due luigi che vedete e che vi restituisco a meno
che non abbiate la generosità di lasciarmeli: mi ha dato que-
sti due luigi perchè ‘vi trattenessi qui il più a lungo possibile,
in modo da avere venti o trenta ore di vantaggio su di voi”.
« E’ Spagnolo? », gli ho chiesto;
« Spagnolo? Lui? E’ di San Domingo, è fuggito di là dopo
aver rubato o assassinato il suo padrone ».
« Perchè è egli venuto qui stasera? Rispondimi — gli ho
detto —, altrimenti mio zio. ti manderà alle galere ».
.« Siccome, esitavo a venir qua a custodirvi, Mayral mi ha
detto che eravate una bellissima donna. ” Nulla di più facile
— ha soggiunto ——, che prendere il mio posto vicino a lei,
surà una cosa comica. Essa ha voluto, un tempo, burlarsi di
me, io mi prenderò gioco di lei”. A questo patto ho actonsen:
tito, ma siccome non osavo, ha fatto venire la diligenza fin
dinanzi alla porta, ed è salito per abbracciarvi davanti a me,
che ‘ero nascosto vicino al letto >.
“A questo punto di nuovo i singhiozzi soffocarono la voce
di Léonor.
«Il giovane saltimbanco che era con me — ricominciò
essa — era intimidito e mi forniva i più veri e desolanti par-
ticolari sul conto di Mayral, Io era disperata.
« Forse mi ha fatto prendere un filtro — dicevo a me
stessa —, perchè non riesco ad odiarlo. Pur di fronte a tali
infamie, non posso odiarlo signore, sento che l’adoro »,
Donna Léonor s’interruppe e rimase pensosa,
« Strano accecamento! — pensò Liéven —. Una donna così
intelligente, così giovane, credere al sortilegio! ». ,
« Infine — disse Donna Léonor —, quel giovane veden-
domi soprapensieri, cominciò ad aver meno paura. Mi ha la-
sciato bruscamente, e un’ora dopo, è ritornato con uri com-
pagno. Sono stata .costretta a difendermi; la lotta è stata
grave, forse attentavano alla mia vita, pur volendo un’altra
cosa. Mi hanno preso qualche piccolo gioiello e la borsa, In-
fine ho potuto'raggiungere-la porta della casa; ma senza di voi,
signore; probabilmente mi avrebbero inseguita nella strada ».
Tanto più Liéven vedeva Léonor pazza d’amore per May-
ral, tanto più l’adorava. Essa pianse a lungo; egli le baciava
la mano. Siccome egli le parlava con parole velate del suo
amore:
«Mio povero amico —. gli diss’ella qualche giorno do-
po —, lo credereste? Io penso che se potessi provare a Mayral
che non ho mai cercato di farne il mio zimbello, e di prender-
mi gioco di lui forse egli mi amerebbe! ».
«Ho ben poco denaro — riprese Liéven —, la noia mi ha
reso giocatore, ma forse il banchiere a cui mio padre mi ha
raccomandato a Bordeaux non mi ricuserà quindici o venti
luigi, se vado a supplicarlo; vado a tentare qualunque mezzo,
anche delle viltà; con quel denaro, potrete partire. per Pa-
rigi>».
Léonor gli saltò al collo.
« Gran Dio! Perchè non posso amarvi? E che? mi perdo-
nereste, le mie orribili pazzie? »,-
«A tal punto che vi sposerei con entusiasmo, e passerei
la mia vita con voi, come il più felice degli uomini ».
} « Ma, se incontrassi Mayral, mi sento tanto pazza e crimi-
Ne da abbandonare voi, o mio benefattore, e cadere ai suoi
piedi ».
Liéven diveniva rosso per la collera.
« Non c’è che un mezzo per guarirmi, è quello di ucci-
‘ dermi », le disse egli coprendola di baci. i
«Ah! non ucciderti! amico mio! », gli diceva essa. E
Nessuno l’ha più riveduto, Léonor ha pronunziato i voti
ai convento delle Orsoline. i
VOIR OC È
YEPA DI CASA
ET
Linea a sacco
ue graziosi modelli per il
D passaggio di stagione dalla
primavera all’estate. E’ un
passaggio brevissimo, che non
risente affatto della moda nuo-
va e che punta sul classico. Il
modello di sinistra è di linea
x
«a sacco »; in questo abito è
messo in risalto il contrasto
ottenuto dalla maglia rasata
impiegata per l’abito ‘e dalla
maglia a coste impiegata per
le maniche e per il colletto.
Nel due pezzi di destra la gon-
na di linea dritta di tricot filet-
tée in lana bleu pallido e bian-
co. Lo sweater bianco .con ma-
niche raglan è guarnito con
bordi eguali alla gonna.
I particolari
che“fanno’moda
rmai tutte hanno scelto l’a-
bito della primavera: . il
tailleur morbido, il sacco au-
dace, il due pezzi praticissimo e
giovanile, il soprabito indispen-
sabile e sempre attuale. E’ ora
il momento di raffinare la toi-
lette della primavera puntando
sui particolari che costituiscono
un elemento importantissimo
déll’eleganza femminile,
Cosa sono questi famosi par-
ticolari? Una bella borsa, delle
scarpine in ordine, pochi ” gio-
ielli” e di buon gusto, un paio’
di guanti perfettamente intona»
ti, un cappellino che doni al
viso, la sciarpa annodata in
quella tal maniera, la camicetta
nuova che rinfresca il tailleur
dell’anno scorso e persino un
rosso per le labbra che armoniz-
za perfettamente con la tinta
del vestito. Niente di ecceziona-
le, come si vede, ma un qualcosa
che dà il cachet di rigore,
Cominciamo dalle borse, Oggi
usano di forma piuttosto allun-
gàta, con chiusura semplice e
simpatica. Natùralmente, oltre a
questo tipo ultimo grido che
dura al massimo una stagione,
ci sono le borsette classiche che
si aggirano con poche variazioni
su linee e pelli tradizionali. Ed
è a queste che è bene ricorrere
quando si vuol scegliere una
borsa di gusto sicuro e che deb-
ba durare qualche anno.
Per le pelli, accanto al camo-
scio che è delicato e non è esat-
tamente l’ultimo grido, il vitel-
lo è solidissimo ed. elegante,
quindi consigliabile, Il: vitello
.
naturale è ancora il numero uno
per le giovanissime e per i îno-
delli decisamente sportivi, ma-
gari. con impuntura in tinta
chiara.
Pesci e serpenti, struzzo ed al-
tri animali ” nuovi” proposti
ogni anno, sono difficili nel
senso che occorre avere già mol-
te altre borse da scambiare per
le varie occasioni. A meno che
non si possa arrivare al cocco-
drillo ed allora è tutta un’altra
cosa
Un pò di galateo
Al telefono è alla persona che ha
iniziato la conversazione che spet-
ta di sospenderla,
a * *
Per rallegramenti o per condo-
glianze non è di buon gusto inviare
un biglietto da visita con la sola
sigla <p. r.» oppure «<p. c.>. E
molto meglio usare un cartoncino 0
una lettera anche con pochissime
righe.
* * £
Quando due uomini accompagna-
no una signora, questa sta in mezzo
se la strada è senza marciapiedi, a
destra se. il marciapiedi esiste,
Quello dei due che è parente della
signora deve sempre tenere la si-
nistra.
* * *
Non si scrive mai una cartolina
postale a un superiore e tantomeno
ad una persona con la quale si ab-
biano semplici rapporti di società.
Lo stesso valga quando sì deve co-
municare qualcosa ad una signora.
*#*
Quando si hanno ospiti a pranzo
non è bello insistere perchè man-
gino o bevano di più. Non bisogna
neanche, perchè essi ripetano, ri-
correre a quel mezzo così di cat-
tivo gusto: « Ho capito, vuol dire
che non piace 3,
* * *
Sui biglietti da visita non si deve
scrivere altro che il proprio nome,
l'indirizzo e il numero di telefono.
Altre indicazioni di appartenenza ad
una data impresa si devono soltanto
aggiungere per uso professionale 0
commerciale, Il marito e la moglie —
possono avere ciascuno il proprio
biglietto da visita personale e un |
altro collettivo.
# *
La' signora educata non dà mai |
il proprio ombrello o la propria
borsetta da portare all'uomo con,
cui si accompagna lungo la strada
anche se ha le mani impacciate 0
se la borsetta è pesante.
Qualche consiglio |
Le tele cerate si mantengono pulite |
e lucenti strofinandole di tanto in |
tanto con una spugna imbevuta di |
latte. Se la tela cerata bianca è
ingiallita dal tempo si può schiarire |
esponendola al sole dopo averla |
lavata. H
* * * A
Lessando le uova, per evitare che |
queste si screpolino, bisogna ag-.
giungere all'acqua un cucchiaio di |
aceto e una presa di sale. Per sgu- |
sciarle più facilmente, una volta
cotte, si immergono in acqua fred- |
da. i
sedia
Per ravvivare le tinte dei. fazzoletti |
di seta o anche dei comuni fazzo- |
letti col bordo' colorato sarà bene |
immèérgerli in acqua in cui si sia
fatta bollire della crusca,
# |
Le patate in insalata: mettetele pri- |
ma nel latte bollente poi conditele |
con olio e sale; farete economia di
olio e avrete un'insalata morbida |
e gustosa,
* * &
Per impedire alle porte di cigolare
passate il graffito di una matita
sulle cerniere. 4
* * * u
Perchè gli albumi delle uova ab-
biano a montare in neve soda in |
poco tempo aggiungete ad essi, pri-
ma di sbatterli, un pizzico di sale
o di zucchero. 4
** *
Per togliere a]le bottiglie del lat-
te la patina bianca che rimane ade-
rente al vetro, bisogna lavarle pri-
ma con acqua fredda poi con acqua
calda, all'opposto cioè di quanto si
fa abitualmente, Il deposito che sì |
forma invece sul fondo delle broc-
che per il latte si toglie lavandole
con acqua e aceto.
Silvana
__PERIS
497 miliardi
per il mezzogiorno
La Banca internazionale per 1a
ricostruzione e lo sviluppo (BIRS)
di Washington ha concesso alla Cas-
sa del Mezzogiorno un nuovo pre-
stito di 75 milioni di dollari (pari
a circa 47 miliardi di lire), da de-
stinarsi al finanziamento di piccole
industrie, di opere di irrigazione,
di impianti per l'energia elettrica
nél quadro dello sviluppo economi-
co dell'Italia meridionale,
E’ questo il quinto prestito con-
cesso dalla Banca mondiale all’Ita-
lia.
La serie dei prestiti precedenti
è la seguente: nell'ottobre del 1951
sono stati concessi 10 milioni di
dollari; nell'ottobre del 1953, 10
milioni di dollari; nel giugno 1955,
70 milioni di dollari; nell'ottobre
1956, 74,5 milioni di dollari.
N quinto prestito ora accordato
porta il totale dell'intervento da
parte della massima organizzazione
finanziaria internazionale a 239,5
milioni di dollari (pari a circa 150
miliardi di lire italiane); il che po-
ne l'Italia al primo. posto fra le
nazioni europee — e ad uno «dei
primi posti fra le 68 nazioni par-
tecipanti. alla Banca. — le quali
hanno ricevuto prestiti di sviluppo
dall'Istituto specializzato delle Na-
zioni Unite.
Traffico telefonico
Nel corso del 1957 gli italiani,
tutti insieme, sono. rimasti al
telefono per oltre 14 secoli. Essi
hanno conversato per filo esatta-
mente per 1415 anni, che sono
516.866 giorni, equivalenti a 12 mi-
lioni 400 mila'ore, pari 744 milioni
di minuti. Questo. curioso calcolo
è desunto dalla statistica dtl traf-
fico dell’anno scorso, corrisponden-
te a 248 milioni di unità telefo-
COPIO
niche (ogni unità corrisponde a tre
minuti di conversazione). Nel 1939
gli italiani avevano consumato solo
35 milioni di unità, Rispetto all'an-
teguerra l'aumento dell'uso del te-
lefono è stato perciò di oltre sette
volte, i
Di pari
quantità degli apparecchi: erano
626.014 nel 1939, due milioni
873.418 al 31 dicembre 1957, men-
tre gli abbonati, che prima della
guerra erano 452.589, sono. saliti
a 2 milioni 259.710.
Queste le cifre che documentano
il progresso delle comunicazioni
telefoniche in Italia dal dopoguerra
ad oggi, progresso che ha compor-
tato, da parte delle cinque società
concessionarie, uno sforzo, finan-
ziario globale di circa 338 miliardi.
L'Italia è in testa a tutti i Paesi
del mondo, eccettuata la Svizzera,
per la automatizzazione dei tele-
foni, oggi automatici per il 98 per
cento.
‘La produzione
automobilistica
In Italia durante il 1957 sono
stati prodotti: 351.799 autoveicoli;
media mensile 29.316; media gior-
naliera 1.257. Rispetto all'anno pre-
cedente la produzione è aumentata
dell'11 per cento, ma con un rit-
mo considerevolmente più alto so-
no aumentate le esportazioni: esse,
infatti, sono state di 119.123 unità
.. con una maggiorazione del 37 per
cento rispetto al 1956. Le prefe-
renze dei compratori esteri si sono
dirette soprattutto verso le auto-
vetture di cilindrata piccola e me-
dia, fino a 1500 cme.: oltre 91.000
autovetture di questo tipo, infatti,
sono state esportate, e di' esse circa
830.000 in Germania, 8.500 negli Sta.
ti Uniti, 4.900 in Svizzera e 4.800
in Belgio. Seguono Austria; Olanda,
Jugoslavia, Svezia, Sud Africa, In-
dia, Polonia e Messico,
te Dai ea
passo. è aumentata ila ,
finden è
solo pesa 150 tonnellate, il ro-
tore ne pesa 33, mentre il ro-
tore della turbina pesa 28 ton-
nellate.
Negli altri locali della gran-
de costruzione centrale si tro-
vano inoltre le stazioni dei
compressori d’aria, il grande
. condensatore biflusso di 4.250
m° capace di condensare tutto
il vapore di scarico della tur-
bina al carico massimo, tre im-
pianti di distillazione (costitui-
ti ognuno da un evaporatore,
alimentato con acqua addolcita
da un impianto di depurazione
a funzionamento automatico)
capaci di produrre in totale 45
tonnellate/ora di acqua distil-
lata.
La sala quadri, il vero «pon-
te di comando» della centrale,
è a forma ellittica con un pila-
stro centrale a fungo, funzio-
nale e bellissimo, Sono già a
posto i quadri della turbina 1,
dell’alternatore 1, cui segui-
tanno i quadri 2 e 3. Vi sono
pure i quadri delle linee a 150
kV, a 60 KV e a 9. Sono i
caratteristici grandi cruscotti
a vari colori, dietro i quali si
cela una vera foresta di cavi.
Sul quadro caldaia vi sarà un
televisore che proietterà il
processo di combustione così
come viene ripreso da apposite
camere piazzate nella caldaia,
uno dei più interessanti espe-
rimenti di televisione indu-
striale,
Dalla sala quadri si coman-
derà con un semplice pulsan-
te, con una piccola manopola,
tutta la centrale, e forse una
decina di persone basteranno
per mandare avanti l’impianto.
Ho già parlato della potenza
dell'impianto: debbo aggiun-
gere che ogni sezione è previ-
sta per funzionare con servizio
di base e con servizio di pun-
ta, e che il tempo massimo di
avviamento da freddo al cari-
co economico è previsto in me-
no di tre ore. Per il più rapido
avviamento ogni sezione è
provvista di apparecchiature
speciali, dette appunto «quick
starting».
L’ing. Freno tiene a ripeter-
mi che l’impianto è stato pro-
gettato e realizzato secondo i
più recenti criteri tecnici ed è
tra i più avanzati in quanto
ad automazione.
Ora che vi ho parlato del
« gigante che fuma» e delle
sue caratteristiche, devo par-
larvi degli uomini che lo han-
no costruito, della « colonia »
ansaldina che ha costituito il
nucleo centrale del cantiere.
Si tratta in genere di uomini
che hanno dato lustri di atti-
vità all’Ansaldo e che non so-
no nuovi a lavori in trasferta:
chi è stato in Spagna, chi in
Venezuela, chi a Catania, chi
a Palermo, chi a Chivasso, chi
a Civitavecchia.
Si tratta di sette tecnici e
di ventidue operai. I tecnici,
oltre all’ing. Freno, capo can-
tiere, sono i signori Albertini,
Brignone, Carrena, Covati e
Zoccola; e inoltre vi è il si-
gnor Rossi che tiene « le pa-
ianche » e sbriga le pratiche
amministrative.
Ho parlato con alcuni ope-
rai, tutti del « Meccanico », in
genere tubisti, turbinisti, cal-
derai, saldatori. Ricordo Gio-
vanni Villa, Vincenzo Casare-
to, Enrico Riva, Dedalo San-
germano, Franco Villani detto
« il re del condensature », Se-
rafino Dacomo detto « baffo »,
Vincenzo Esposito famoso per
le sue vittorie «alle boccette»,
i saldatori elettrici Buratti,
Carlini e Ivaldi, Oreste Gelli,
: calderai Mercurio e Gargiulo,
i turbinisti Citernesi e Ferra-
ri, Aldo Priarone addetto aile
« ricotture », e il più giovane
di tutti, « l'enfant gaté » della
compagnia, Francesco Pallavi-
cini di 18 anni.
Lo spirito di corpo è vivissi-
mo, tanto è vero che questi
uomini mangiano quasi tutti
assieme, passano le serate as-
sieme, cercano di abitare vi-
cino, si considerano insomma
un po’ un «clan » chiuso, co-
me accade quasi sempre ai ge-
novesi,
Non è detto che non appro-
fittino della trasferta a finì...
turistici e culturali, poichè vi
parlano del barocco di Lecce
e del romanico di Ruvo, e dei
« sassi » di Matera e dei « trul-
li » di Alberobello, ma vi par-
lano soprattutto del proprio
lavoro, del quale soro parti-
colarmente fieri.
E con ragione, direi, perchè
sono stati chiamati a. costrui-
re qui un impianto che, oltre
al suo enorme valore tecnico
e strumentale, ha già un po-
sto nella storia della ripresa
economica e industriale del
nostro mezzogiorno.
I. b.
La celebrazione
del 25 aprile
la Direzione Gene-
rale e gli stabilimenti socia-
li si è ripetuta quest'anno,
vocato Lanero, padre di uno
dei quattro Caduti.
Meccanico. La ce
monia si
con la stessa semplicita au-
stera degli anni scorsi, la è svolta il 24 aprile alle 12,20.
commemorazione degli an- L'ufficio dei defunti è stato
saldini caduti per la lotta 3i celebrato da don Delfino.
liberazione, con la partecipa- Hanno parlato ai presenti il
Consigliere d’Amministrazio-
ne prof. avv. L. M. de Bernar-
dis, il Direttore ing. Cominetti
e il segretario della Commis-
sione Interna sig. Carlini.
zione dei dirigenti e delle
maestranze e alla presenza dei
famigliari dei Caduti. Ecco
una breve nota illustrativa
delle varie cerimonie:
Direzione Generale: La ce- Cantiere di Sestri. La ceri-
rimonia s’è svolta il 24 aprile
alle 11. Ha impartito la bene-
dizione ai defunti il cappella-
alle 11,30. Ha impartito la be-
nedizione il Cappellano don
La commemorazione dei Caduti allo stabilimento Meccanico
no don Poggi ed ha pranur-
ciato un discorso commeniu-
rativo il Consigliere d’Ammi-
nistrazione geom. Mereta, al.
quale ha risposto con accenti
di profonda commozione l’av-
Casarza e agli
hanno parlato il
tonio Gaggero.
La cerimonia alla Sede: il commovente discorso dell’avv. La-
nero (in alto), presenti dirigenti, impiegati e operai (sopra)
14
intervenuti
Presidente
dell’Ansaldo avv. Federico De
Barbieri e il segretario della
Commissione Interna sig. An-
| Poems O E
monia si è svolta il 24 aprile L’avv. De Barbieri parla ai dipendenti del Cantiere di Sestri
Fonderia, Alle 7 del 24 apri-
le è stata celebrata la Messa
da don Faldi assistito dal Cap-
pellano don Mischiatti. Alle
11,45 ha avuto luogo la com-
Mobilificio
GIORDANO COSTA
GENOVA - SESTRI
Via Hermada N. 18 r.
Telelono 471-234
memorazione dei Caduti, il
cui sacrificio è stato rievocato
dal Direttore sig. Noris e dal
segretario della Commissione
Interna sig. Visconti.
loncessionario materassi:
Permaflex
GINESELEZIONE
Nata di marzo
U n bravo architetto, se-
rio e onesto, tanto da
credere nell’architettura e
disdegnare le mode, gli ap-
poggi e le raccomandazio-
ni, si trova improvvisamen-
te davanti una moderna ta-
gazzina, sveglia (fin trop-
po!), spigliata, un vero dia-
volo scatenato e... se la
sposa.
La luna di miele è vera-
mente « di miele », ma poi
le differenze tra i due, nel-
la maturità, nel modo di
giudicare le cose, nel modo
di prendere il mondo; la
differenza forse tra le abi-
tudini e gli ambienti ri-
spettivi (da una parte gli
amici di studi e i colleghi
di lavoro e le questioni
d’arte; dall’altra la vuotez-
za scipita e spendacciona e
corruttrice della ricca bor-
ghesia) scavano un solco
sempre più profondo, fino
alla separazione.
Ma poi le cose tornano a
chiarirsi, perchè in fondo
sì trattava più di equivoci
che di gravi incompatibili-
tà, e l’amore (che c’era sem-
pre stato) riunisce i due,
che riprendono la vita in
comune, Se la ragazzina sia
almeno maturata, e quindi
cambiata, il film non lo di-
ce. Ma noiîi possiamo spe-
rarlo.
Questa in sintesi la tra-
ma del film realizzato con
felice forma dal regista
Pietrangeli, attento come
sempre nelle rapide ed in-
cisive notazioni di ambiente
e di costume, ed ambientato
in una Milano di questi ul-
timi giorni, col grattacielo
Pirelli in costruzione.
Gli interpreti sono Ga-
briele Ferzetti, ottimo, e
Jacqueline Sassard, discre-
ta. IL commento musicale,
buono, è di Piero Morgan.
Il film, oltre a divertire
con dignità, sfiora anche al-
cune verità importanti.
Forse non dice tutto quello
che il regista si era ripro-
messo, forse per questo non
è del tutto un film « com-
piuto », ma sul piano del
divertimento dignitoso es-
so tiene bene, e coi tempi
che corrono non è poco.
IL PORTOGHESE
tania,
"QUAL'E ILSEGRETO DELLATUA BELLEZZA,
LA@REMA © LA LOZIONE PREFERITA
&'HETIDA QUESTA ETERNA dioVINEZZA?,,
*ISPOSE QUELLA SPLENDIDA DAMINA,
AL SECOLO MADAMA POMPADOUR:
“o Mo SIGNORE lo PRENDO odi MATTINA
LACELEBRE MANNITE oî DUFOUR?,,
Usate anche? voi mannite Nufour!
BORSE
VOIR:
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VIAGGIO
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CONTINI
PORTICI: XX SETTEMBRE, 172 r.
TUTTE le NOVITÀ
di STAGIONE
SCONTO ‘PRESENTANDO IL TAGLIANDO
10 °/ DI QUESTO AVVISO
STORIA DI NAVI CELEBRI
Il record
del Taschkent
uando, al termine del-
l’ultimo conflitto mondia-
le, si seppe a Livorno che il
« Taschkent », dopo essere sta-
to impiegato in numerosi viag-
gi di trasferimento della popo-
lazione di Sebastopoli a Novo-
rossisk (viaggi velocissimi, che
avevano permesso il trasferi-
mento di parte degli abitanti),
era stato colpito da una bom-
ba aerea a Novorossisk pie-
gandosi su di un fianco e ap-
poggiandosi alla banchina, non
si ebbe certo una buona noti-
zia. No di certo; e la mia non
vuol essere nè facile ironia,
mè vieta retorica: ma a Li-
vorno moltissimi ricordavano
il «Taschkent» avventarsi
rabbioso sulle onde, investito
fin sul castello di prora da un
implacabile mitragliamento di
spruzzi violenti d’acqua, con la
coperta assolutamente impra-
ticabile per l’impeto del vento
e del mare, durante la memo-
rabile « corsa» del 2 maggio
1939 — effettuata sulla base di
Balaclava — che lo collaudò
la nave più veloce di tutti i
tempi.
E’ una vicenda interessante,
quella del « Taschkent », uno
. dei tanti episodi di cui è ric-
camente intessuta la storia del
Cantiere di Livorno; comincia
nel 1934, quando la Russia
bandì — fra i migliori can-
tieri navali d’Europa — una
gara che prevedeva la fornitu-
ra di un incrociatore leggero,
di circa 4.000 tonnellate di di-
slocamento, dotato della mas-
sima velocità possibile. Il com-
mittente avrebbe provveduto
solo all’armamento pesante,
Nel febbraio seguente il
Cantiere di Livorno presentò
il suo progetto, con il quale
assicurava una velocità di 42
nodi e 5. Gli altri concorrenti
avevano previsto velocità
oscillanti tra i 40 e i 41 nodi
al massimo, per cui la gara
fu vinta dai livornesi.
Le caratteristiche principali
della nave erano le seguenti:
lunghezza al galleggiamento,
m. 134; lunghezza massima,
m. 140; larghezza al galleggia-
mento, m. 13; altezza di co-
struzione, m. 8,20; disloca-
mento alle prove, tonn. 3500;
potenza apparato motore (4
caldaie - 2 motrici), C. A. 110
mila.
L’armamento era composto
da 6 cannoni da 130 mm., 6
cannoni da 45 mm., 6 mitra-
gliatrici da 20 mm., 9 tubi lan-
ciasiluri da 533 mm, e da una
sistemazione per 90 torpedini
da blocco.
Il requisito « velocità » rap-
presentava la caratteristica es-
senziale del progetto, per cui
i russi imposero contrattual-
mente fortissime penalità in
caso di difetto di questa e pre-
mi altrettanto alti nel caso
contrario (500.000 lire per ogni
decimo di nodo — in più o
in meno — pari a circa l’1%
del valore complessivo dell’in-
crociatore).
Le difficoltà imposte dallo
studio dei problemi connessi
alla costruzione dell’incrocia-
tore sono fin troppo evidenti
e dovuti — soprattutto — alla
enorme potenza dell’apparato
motore da sistemare su di una
unità dalle dimensioni e dal
dislocamento molto ridotti:
potenza da ripartire su due
sole eliche.
L’ing. Rougier, cui devo tut-
te le notizie riportate, ne par-
la con molta calma, quasi co-
me di una cosa... facile; ma le
difficoltà che egli dovette su-
perare elaborando il progetto
furono effettivamente grandis-
sime; l'ing. Rougier era Vice
Direttore del Cantiere labro-
nico quando il « Taschkent »
venne impostato sullo scalo
« Morosini », l’11 gennaio del
1937. Il 21 novembre dello
stesso anno l’incrociatore sci-
volava verso le limpide acque
del Tirreno, dopo che il colpo
di accetta era stato vibrato
dalla gentile signora Rougier.
Frattanto l’apparato motore
veniva costruito in parte dalle
officine meccaniche del Can-
tiere di Livorno, e in parte
dalle officine meccaniche del-
la O.T.O. di Sestri Ponente e
dallo stabilimento Meccanico
Ansaldo di Sampierdarena,
Dopo il varo, l'allestimento
dell’incrociatore subì un pe-
riodo di interruzione durato
circa sei mesi, dovuto soprat-
tutto ad alcune divergenze di
carattere finanziario; appiana-
te le quali, i lavori prosegui-
rono regolarmente e, il 14
marzo del 1939, il «Taschkent»
affrontò le prove a tutta forza
nelle acaue del Tirreno. A
quaiche miglio da Portofino il
ringhioso bolide si avventò
- ner otto ore! - a 44,5 nodi di
media, lanciato da una poten-
za motrice di 110.000 cavalli.
Il pieno successo delle pro-
re fece sì che il 24 aprile la
nave lasciasse Livorno per
essere trasferita ad Odessa.
Frattanto era, con alcuni
giorni di anticipo, partita da
Livorno la « Giuseppe Orlan-
do », una motonave della « So-
cietà di Navigazione Toscana»,
per essere adibita a nave ap-
poggio del personale italiano
in Russia e per servire al rim-
patrio dello stesso. La « spedi-
zione » era diretta dall’ ing.
Rougier (dal mese di aprile
1938 Direttore del Cantiere li-
vornese, in seguito alla morte
dell’ing. Serra) coadiuvato da-
gli ingg. Grillo e Rocchi. La
nave era al comando del ca-
pitano di lungo corso Bancala-
ri, coadiuvante in seconda il
capitano Simonetti, Direttore
di macchina il colonnello del
Genio Navale della Riserva
Volpe — che aveva in sottor-
dine i macchinisti navali Casa-
li e Taliercio. L’equipaggio
comprendeva 140 uomini fra
operai, marinai e fuochisti. Sul
« Taschkent » avevano preso
imbarco alcuni dei tecnici
della commissione russa di Li-
vorno.
Con una solenne cerimonia,
il 6 meoggio la nave veniva
consegnata ad Odessa. Ma — e
qui si inserisce un duplice co-
nosciutissime episodio di enor-
me valore morale — le autori-
tà committenti avevano espres-
so il desiderio. pochi giorni
prima della consegna, di ese-
quire— nelle acque del Mar
Nero — una prova di velocità,
*orse scettiche sui risultati o
forse ritenendo che le azzur-
rissime acque del Tirreno a-
vessero potuto avere benefica
influenza sull’esito delle prove,
per quanto ormai contrattual-
mente validissime,
Pur di togliere qualsiasi
dubbio, l’ing. Rougier decide-
va di aderire alla richiesta; il
programma, piuttosto faticoso,
prevedeva una prova da effet-
tuare, con personale misto,
russo e italiano, sulla base di
Balaclava, in Crimea. I dele-
gati della Marina russa cveva-
no previsto un giorno per il
trasferimento della nave a Se-
bastopoli, il giorno seguente
per la prova di velocità sulla
base ed uno per il rientro ad
Odessa. L’ing. Rougier andò
oltre: propose di effettuare
tutta la prova in un solo gior-
no e promise di essere di ri-
torno ed attraccato alla ban-
china del porto di Odessa alle
17 precise del giorno stesso:
fu preso in parola, se pure con
un certo scetticismo.
All'alba del 2 maggio 1939,
il «Taschkent» lasciava il
porto di Odessa e veniva pro-
gressivamente in breve tempo
spinto a 42 nodi, malgrado i
fondali: molto bassi (circa 50
metri). Alle 10 la nave dop-
piava il capo Turkhan ed en-
trava, quindi, nelle acque della
Crimea; la velocità veniva an-
cora progressivamente aumen-
tata e, verso le 12, la nave
passava al traverso di Seba-
stopoli, per iniziare la prova
sulla base di Balaclava.
Le condizioni del mare era-
no assolutamente sfavorevoli
per una prova ad altissima ve-
locità; ciononostante la base
veniva percorsa quattro volte
e, al termine, la nave -— con
una potenza motrice di 116.000
cavalli — aveva raggiunto la
sbalorditiva velocità, fino ad
oggi irraggiunta, di 45,3 nodi,
superiore anche a quella regi-
strata nel Tirreno, alle prove
ufficiali!
Si era previsto che la nave
alle 17 fosse attraccata alla
banchina di Odessa: e ci volle
una vera e propria prodezza
del comandante Bancalari, un
gioiello di arte nautica, per
mantenervi fede: ma anche in
quell’episodio, così accidenta-
le — quasi secondario — l’an-
tico Cantiere mediceo volle te-
ner fede a sè stesso: alle 17,
infatti, la nave era ormeggia-
ta.
Il 20 maggio, dopo alcune
uscite di allenamento e dopo
la consegna della nave, gli ita-
liani ripartivano con la « Giu-
seppe Orlando » e nel dicem-
bre del 1939, con piena soddi-
sfazione di entrambi i con-
traenti, venivano regolate tut-
te le residue formalità.
Del « Taschkent » non re-
sta che un modellino. scala
1:25, presso la Sezione Navale
del « Museo della Scienza e
dell'Industria » di Milano: è
uno dei più bei modelli della
sezione, che ha fruttato una
targa del Comune ambrosiano
al Cantiere di Livorno; un al-
tro bellissimo è nella sala del
Cantiere « Luigi Orlando » ed
uno ancora, piccolissimo e qua-
si nascosto tra tanti elegantis-
simi e perfetti, è nello studio
dell’ing. Rougier, che oggi di-
rige la Sezione Progetti Na-
vali dell’Ansaldo: ma non riu-
scirete a passargli accanto
senza soffermarvi un momento
a pensare che quella prora
conserva ancora il più ambito
dei primati: e lancia ancora
una sfida.
Emiddio Loscalzo
In alto: l'incrociatore leggero « Taschkent » in un quadro del pittore Claudus. - Sotto:
il modello conservato al nostro Cantiere di Livorno.
«Cage nni ct
I5
ALBUM DI FAMIGLIA |
Vittorio Fantoni,
modellista
ittorio Fantoni è un auti-
sta anziano (per esperien-
za professionale, beninteso,
non per età) e dì rara abilità.
Ma qui ne parleremo soltanto
come modellista.
Premettiamo un rapidissimo
cenno biografico. Frequentò,
da ragazzo, la « Scuola di arti
e mestieri », sezione meccani-
ca; lì lavorò alle macchine, im-
parò ad eseguire e a sviluppare
disegni tecnici; ma, prima di
conseguire il diploma, andò via
e pensò bene di « prendersi la
patente », a quell’epoca — be-
nedetti tempi! — non ancora
divisa per grado.
Con tal tesoro in tasca, per
un buon ventennio fu autista
di famiglie private.
« Era più facile allora, op-
pure oggi, il suo lavoro? ».
« Era molto più difficile che
adesso -— ribatte pronto. — E°
da un pezzo, ora, che guido
una « Alfa Romeo» e, se c'è
qualcosa che non va, si trova
subito pronta un’officina at-
trezzatissima, si può subito ri-
correre al servizio di assisten-
za della casa costruttrice, sì ha
subito e molto comodamente
modo di mettervi riparo. Ma
allora, caro signor mio, Vauti-
sta doveva essere anzitutto un
buon meccanico e conoscere a
fondo la sua auto per poter
fare quel mestiere ».
E continua a parlare del suo
lavoro, dando saggio di invi-
diabile competenza e memoria
delle macchine dell’epoca, Co-
munque fu poi alla « Lancia »
e, infine, all’Ansaldo, sempre
come autista.
« Come le è nata la passione
per il modellismo? ».
« Così, per passatempo. Cir-
ca sei annì fa, di sera. non
avendo cosa fare, provando e
riprovando, facendo e disfa-
cendo disegni e pezzi (allora
come oggi senza mezzi di offi-
cina) costruii, in circa tre me-
si, una macchina a vapore in
rame a due cilindri paralleli
con caldaia, il cui riscalda-
mento funziona a resistenza
elettrica. E’ tutta saldata a
stagno, ed ha solo due viti. Po-
trebbe far muovere una « na-
ve » di circa 7 chili di disloca-
‘mento. Al collaudo eravamo
commossi: i miei figli, io... >.
E non ci dormì tutta la not-
te. Perchè, ormai, il modelli-
16
smo gli era proprio entrato nel
sangue, se ci è voluto un anno
perchè costruisse un’altra cal-
daia marina, che già conobbe
— a suo tempo — gli onori
della cronaca. Su « VAnsaldi-
no » del 15 settembre 1955 si
davano infatti ampi ragguagli
tecnici su questa seconda mo-
trice a vapore.
«Poi — continua ancora
Fantoni — ho insistito in que-
sto genere di costruzioni e ne
ho costruita una terza, nella
quale ho ancora inserito la re-
tromarcia e che ha una pres-
sione di circa due chilogram-
mi per centimetro quadro. Co-
me la precedente è tutta in
ottone; potrebbe spingere an-
ch’essa una « nave » di circa 10
chilogrammi di dislocamento.
Alla « Mostra d’arte » organiz-
zata da « l’Ansaldino » vinse il
premio assegnato dal pubblico,
mentre la precedente conqui-
stò il quarto premio ».
« E i disegni? ».
« Non li copio, li creo, ba-
sandomi sui principi generali
che governano il funziona-
mento delle macchine a vapo-
re, facendo e disfacendo, come
è ovvio. Adesso, poi, ho inten-
zione di costruire una turbina.
Ma, in questo caso, dovrò pro-
prio copiare »,
E ce lo dice quasi come se
fosse una cosa vergognosa,
quella di realizzare pratica-
mente, di dar vita a delle li-
nee tracciate da altri: frattan-
to ripone gelosamente i suoi
modelli, con cura estrema. Noi
gli promettiamo fin d’ora che
riparleremo di lui quando col-
lauderà la turbina, perdendo
anche per quella notte il
sonno,
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SEZIONE
MUSICA
Iniziata ufficialmente l’attività
con una cordiale riunione d’ apertura
Sabato 14 marzo alle ore 21,
nella sede di Via Stennio, ha
avuto luogo una cordiale riu-
nione durante la quale è stato
dato ufficialmente inizio all’at-
tività della « Sezione musica »
recentemente costituita.
Il Presidente del Dopolavoro
dott. Chelini, dopo aver presen-
tato i Direttori tecnici della
muova sezione, ha illustrato
brevemente le finalità artistiche
comprese nel ricco programma.
Ha quindi passato in rassegna
le altre numerose attività del
Dopolavoro, raccomandando a-
gli intervenuti di dare la loro
valida collaborazione in tutti i
settori, allo scopo di poter con-
Soggiorni alpini 1998
Come precedentemente an-
nunciato, i soggiorni alpini del-
la prossima estate avranno luo-
go in turni settimanali dal 5
luglio al 6 settembre.
Allo scopo di aderire alle nu.
merose richieste, oltre alle con-
suete località dolomitiche di
Andalo (Pensione Gruppo Bren-
ta) e Pinzolo (Pensione Wan-
da), quest'anno sarà possibile
soggiornare anche nell’incante-
vole Val d'Aosta e precisamente
a La Thuile (Hotel Dora - 2,2
categoria).
Nel mentre il Dopolavoro si
riserva di ritornare sull'argo-
mento, comunica che le preno-
tazioni si effettueranno presso
la sede di Sampierdarena il
giorno di domenica 18 maggio
dalle 9 alle 12, dal 19 al 24
maggio nelle ore d'ufficio per i
soci e famigliari, e dal 26 in
poi per soci e non soci.
Ri er e crt
seguire le finalità cui ogni dopo-
lavorista aspira. La nomina del
cav. Ennio Campagnoli a Diret-
tore tecnico e del maestro Ma-
rio Sardi a Condirettore, ha de
stato unanimi consensi per la
loro competenza in questo cam-
po. Durante la riunione si sono
esibiti, con la presentazione del-
la signa Pinuccia Galimberti,
Franco Lo Giudice, un giovane
ma già valente fisarmonicista
che ha eseguito la « Cumparsi-
ta», Mario Petei del C.M.I., che
ha cantato, in prima esecuzione,
dialettale « Vege
demoe » (musica del M.o Sardi
e parole del sig. Antonio Pic-
cardo, entrambi del SAU), Piero
Martini del Can, il quale ha i
terpretato una romanza dal « Si-
mon Boccanegra », il baritono
Bruno Usai del Mec che ha fat-
to ascoltare « Torna », Benito
Giglio del Can nella canzone
napoletana «Na’ sera e’ maggio»,
Bruna Lombardo (Fon) che ha
cantato « Ho disegnato un cuo-
re », il geom. Renzo Dalle Ve-
gre del Mec il quale ha fornito
un’entusiasmante esecuzione di
musiche classiche.
La serie di queste buone ese-
cuzioni si è chiusa con le indo-
vinate im ioni di Nico Bal.
la canzone
ducci, vincitore de « L’Ancora
d’oro ».
SEZIONE CALCIO
Brillante esordio
La squadra di calcio del Do-
polavoro, testè formata, che par-
tecipa al « 2.0 Trofeo del lavo-
tatore » indetto dal C.S.I., al suo
primo incontro ha conseguito
una brillante vittoria battendo
la compagine del « Teti B » per
cinque a zero, Le reti sono sta-
te segnate dai giocatori Sacconi,
(2)
Merlotti (2), Cagna e Zampelli.
Questo primo successo della
nostra compagine è di buon au-
spicio per le future possibilità
di affermazione.
Ecco la formazione della
squadra: Tacchino (Can), Parodi
(Can), Fara (Can), Chiara (Mec),
Bolleno (Mec), Cagna (Can), Car-
zino (Mec), Zampelli (Mec), Sac-
coni (Mec), Canneva (Can), Mer-
lotti (Mec), All.: Verdacchi
SEZIONE CACCIA
Campionato sociale
di tiro al piattello
Il « Gruppo tiro a volo » della
« Sezione caccia » organizza per
giovedì 15 maggio, allo stand
di Multedo (Via Simone Pacoret
de Saint Bon), il Campionato
sociale di tiro al piattello,
Sono ammessi alla gara tutti
i soci che abbiano aderito alla
« Sezione caccia » fino al 10
maggio 1958.
Il Campionato, che è la prima
manifestazione valida per l’as
segnazione del fucile automatico
« Breda » cal. 12 offerto da
l’Ansaldino », si svolgerà col
seguente programma: dalle ore
9 alle 12 tiri di prova; alle 14
inizio ufficiale della n. Sa-
ranno lanciate due di 5
piattelli per ciascuna categori
Per la categoria A la distanz
sarà di 12 metri, per la catego-
ria B di 10 metri. I classificati
al primo posto delle due catego-
rie si contenderanno i! titolo di
campione sociale 1958.
I premi sono i seguenti: me-
daglia d’oro da 25 mm. e per-
gamena di campione sociale al
vincitore assoluto; medaglia
d’oro al vincitore di categor
premi in cartucce o articoli per
ia (da scegliere per ordine di
graduatoria) ai classificati dal
2.0 al 10,0 posto delle 2 categ.
serie
delle
usato il
à asse
Al miglior classificato
due categorie che avri
fucile « Beretta » verr,
gnato un orologio da polso of-
ferto dalla Società « Beretta » di
Brescia. Fra tutti partecipanti
verrà estratto a sorte un fucile
cal. 12.
SEZIONE BOCCE
I risultati delle gare
per il “Trofeo Finmeccanica”
Organizzato dalla « Sezione
bocce », si è svolto il 20 aprile
sui campi di Villa Maria a Se-
stri il « Trofeo Finmeccanica »
abbinato alla « Coppa Ministero
Difesa ».
Hanno aderito alla manifesta-
zione 26 fra Società e Dopola-
voro, con 540 giocatori,
I risultati sono i seguenti: 1)
Dopolavoro ” INFRA ” (3 meda-
glie d’oro mm. 32); 2) Dopola-
voro ” A.P.” (3 medaglie d’oro
mm, 28); 3) Dopolavoro ” Ansal-
do Fossati” (3 medaglie d’oro
mm, 24); 4) Dopolavoro "F.I,T
(3 medaglie d’oro mm. 21); 5)
Società cattolica ” S. Zita” (8
medaglie d'oro mm. 18); 6) Do-
” Ansaldo S. Giorgio”
(3 medaglie d’oro mm, 18); 7)
Dopolavoro ” Ansaldo S, Gior-
gio” (3 medaglie d’oro mm. 18);
8) Dopolavoro ” U.I,T.E” (3 me-
daglie d’oro mm. 18); 9) Dopo-
” Ansaldo” (3 medaglie
mm. 15); 10) Dopolavoro
polavoro
lavoro
d’oro
”A.M.G.A.” (3 medaglie d’oro
mm. 15); 11) Dopolavoro ” A.M.
G.A.”. (3 medaglie d’oro mm.
15) Seguono altri.
Ed ecco ji premi di rappresen-
tanza: Trofeo Finmeccanica -
Dopolavoro « Ansaldo Fossati »
(biennale non consecutivo); Cop.
pa Ministero Difesa - Dopolavo-
ro « INFRA » (biennale non con-
secutiva); Coppa Ansaldo S. p.
A. - Dopolavoro « INFRA » (de-
finitiva); Coppa ENAL Provin-
ciale - Consorzio Autonomo del
Porto (definitiva); Coppa Dopo-
lavoro Aziendale Ansaldo - Do-
polavoro « A.M.G,A. » (definiti-
va); Coppa artistica - Società
« Molassana » (definitiva).
SEZIONE FOTOGRAFIA E CINEMA A PASSO RIDOTTO
Il concorso fotografico “Vecchia Genova?
concluso con una interessante mostra
A cura della « Sezione fotogra-
fia e cinema a passo ridotto », è
stata allestita nel salone della
sede di Sampierdarena la mostra
fotografica relativa al concorso
a Vecchia Genova », indetto dal
nostro Dopolavoro e riservato ai
soci,
L’interessante esposizione, che
ha raccolto più di un centinaio
di lavori, è durata dal 25 al 27
aprile ed ha richiamato l’atten-
zione di un pubblico numeroso.
Sono risultati vincitori i se-
guenti dopolavoristi: 1) Vittorio
Indelicato (Mec); 2) Giuseppe
Grosso (Can); 3) Silvio Fossa
(Mec); 4) Stelio Zoppini (Can);
5) Adolfo Ottonello ‘Mec); 6)
Orlando Vendrame (Can); 7)
Giuseppe Casciscia (Can); 8) Pie-
ro De Micheli (Mec); 9) Renato
Anselmi (Mec); 10) Renzo Cane-
pa (Can), Inoltre sono state me-
ritevoli di segnalazione le foto-
grafie dei soci Bruno Malatesta
e Pietro Pereda. Il premio spe-
ciale per il miglior gruppo di
fotografie è stato assegnato al
sig. Giuseppe Traspedini.
La mostra è stata visitata dal
Prefetto di Genova dott. Vicari,
dal Presidente dell’Ansaldo avv.
Federico De Barbieri, dal cav,
uff. Moreno, Consigliere delega-
to del Sindaco, dal prof. Ma-
ramarco in rappresentanza del
Provveditore agli Studi.
La cerimonia della premia-
zione è avvenuta domenica 27
SEZIONE TURISMO
Ottima riuscita
della gita a Milano
La gita a Milano per la ” Fie-
ra campionaria”, effettuata il
19 aprile, ha avuto un lusinghie-
ro successo, Vi hanno partecipa-
to oltre 700 persone fra soci e
loro famigliari. Sono stati no-
leggiati 17 pullman,
La buona riuscita della gita,
che è stata allietata da una
splendida giornata di primave-
ra, è dovuta in gran parte alla
accurata organizzazione predi-
sposta dal Dopolavoro, i cui
collaboratori si sono prodigati
nella cura di ogni particolare,
A confortare quest'asserzione
sta il fatto che i gitanti, alcuni
dei quali erano tendenzialmente
restii a partecipare alle mani-
festazioni dopolavoristiche, han-
no espresso agli organizzatori,
la loro piena soddisfazione,
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17
Sono nati
16 febbraio: MANUELA, di Pie-
tro Chiesa (Mec) e di Maria Gual-
co - 18 febbraio: RINALDO, di San-
to Boccardo (Mec) e di Amelia Gia-
notto 3 marzo: PAOLA, di Enea
Venanzi e di Aure Bianchi
- 8 marzo: VITTORIO, di Lorenzo
Farodi (Can) e di Margheriîita Ge-
stro - 14 marzo: DANILA, di Giulio
Alloisic (Can) e di Rosa Scotto -
17 marzo: GRAZIELLA, di Claudio
Vallarino (Can) e di Massimilena
Guido - 23 marzo: GIUSEPPINA, di
Carlo Cepollina (Can) e di Aurelia
Imelio - 25 marzo: SILVIO, di Sal-
vatore Laurino (Mec) e di Filo-
mena Cavaleri - 5 aprile: NERINA,
di Rosario Pittera (Can) e di Nico-
lina Mandala.
A tutti i piccolissimi ansaldini ed
ai loro genitori i nostri auguri più
fervidi,
Si sono sposati
19 marzo: Ferrer SOLAINI (Cmi)
con Maria Galuzzo - 7 aprile: Gia-
como ROSSI (Cmi) con Albertina
Dagnino; Plinio CASTELLO (Can)
con Santina Valle; etano BARBIE-
RI (Can) con Tere: Moro; Fran-
cesco OTTONELLI (Can) con Adria-
na Panigadi - 9 aprile: Alfredo
CAMBIASO (Can) con Graziella
Andreotto - 12 aprile: Giuseppina
FERRARESI (Can) con Carlo Tra-
i Enzo PEDRAZZI (Can) con
Marchesini; Luciano RON-
CHETTO (Can) con Rita Carpi -
13 aprile: Alberto CASINI (Can) con
Giuseppina Baiardo - 20 aprile:
Virginia RUBINO (Dig) con Lino
Celoria.
Agli sposi
guri.
i nostri vivissimi au-
gratuite e
sono riservate ai dipendenti del-
Le inserzioni sono
l'Ansaldo.
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18
Pensioni di guerra
Ricordiamo agli interessati che,
per poter usufruire del nostro
servizio, occorre compilare je
schede in distribuzione presso
i corrispondenti di stabilimento,
TERESIO GIANNECCHINI. In rifer!-
mento al Suo sollecito Le comuni-
chiamo che presso il Servizio Di-
rette N. G. del Ministero del Te-
soro, in data 5 aprile non è ancora
pervenuto il referto medico richie.
sto,
FRANCESCO LO PRESTI, Ci rife-
riamo a quanto pubblicato sul n. 4
per comunicarLe che il Comitato di
Liquidazione ha approvato il pro-
getto per la concessione del rin-
novo dell'assegno di 7.a Ctg. per il
periodo 1-6-1956/31-5-1958. Il Mi.
nistro del Tesoro con suo Decreto
n. 2170539 del 6-3-1958, ha deciso
favorevolmente. Successivamente il
Servizio Pagamenti della Direzi;-
» Generale delle Pensioni di Guer-
con elenco n, 179 dell'8 aprile,
ha provveduto a trasmettere il ruo-
lo di variazione n. 3462042 all’Uf-
ficio Provinciale del Tesoro di Ge-
nova, Con i suddetti elementi Lei
può recarsi al predetto Ufficio per
sollecitare la liquidazione. di
DOMENICO COPPA, In riferimento
alla Sua pratica, che porta il nu-
mero 357233 di posizione, abbiamo
appreso che con Decreto n, 002253
del 5 maggio 1954 veniva liquidata
la pensione a vita di 6G.a Ctg. Ml
Servizio Pagamenti della Direzione
Generale Pensioni di Guerra in da-
ta 9-7-1954 ha provveduto ad in-
viare il ruolo d'iscrizione all'Ufficio
Provinciale del Tesoro di Genova.
Per quanto riguarda la Sua richie-
sta di notizie circa le visite da Lei
passate nel 1953, al Ministero non
risulta nulla.
FEDELE BLANDO, Le comunic
mo che la Sua pratica di
(numero di posizione
presso il Ministero del
stata classilfi a intempestiva. per-
chè presentata dopo i termini di
scadenza (31-8-1952) previsti dalla
Legge 648, e quindi non avrà corso,
a meno che non venga in seguito
concessa una proroga
GIACOMO PARODI, F riamo segui-
to a quanto pubblicato sul n. 1 di
quest'anno de «l'Ansaldino » per
comunicarlLe che abbiamo rintrac-
ciato il Suo ricorso presso la Corte
dei Conti. Esso è completo del fa-
scicolo amministrativo pervenuto
dalla Direzione Generale Pensioni
di Guer Quanto prima sarà ir
viato in esame per la necessaria
istruttoria,
IRAFFAELE PAPALUGA. Abbiario
rintracciato presso il Servizio Di-
rette N. G. del Ministero del Tesoro
la Sua tica, che porta il nume-
ro 1116: di posizione. Le notizie
apprese circa la proposta del mi-
glio nento di categoria e cioè dal.
7 sono purtroppo ne-
proposito la pre-
Redazione
alla 6.a,
gative e a tale
ghiamo di telefonare in
(589349).
GINO MORELLI. Le comunichiamo
che la Procura Generale della Cor-
te dei Conti ha emesso ]e proprie
conclusioni, che purtroppo propon-
gono il rigetto del ricorso La Se-
greteria, in data 24 febbraio 1958,
con elenco n. 142, ha provveduto
ad informare l'interessato.
IIIIFNIEICIIFILOIROENIEIEMIEIERNINEIVINEIUNOIEDOEIVCIEIMIHOI\INONEIOINENIOHEIWONETUEHLOKEN'INPIWOKOHWITONKHOKOHHOK:HHOHENt{KOHMIKOHHHro SOIOROA SVMDEIE Senpai
lettrice. Eccuia
FRANCESCO CACI. Abbiamo rin-
tracciato presso la Corte dei Conti
Îl Suo ricorso che porta il nume-
ro 437598. Quanto prima sarà ri-
chiesto il fascicolo amministrativo
alla Direzione Generale delle Pen-
sioni di Guerra. Passerà ancora
molto tempo prima di poter giun-
gere alla conclusione della pratica,
in quanto ve ne sono ancora in
numero elevato da esaminare con
data antecedente alla Sua,
IIVIFINBICINONEINONIITIHFIKINETIOHHHNOTEAVENKRIENNILRITANRATAVRATAVENAIORIVAVRATIABARAEAANEK
Alfredo, figlio di Luigi Pontillo
del Cantiere di Sestri
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in un secondo
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scoppio, il motore può raggiungere per ben
trenta volte la temperatura di 2000 °C.
Basterebbe questo solo fatto a rendere neces.
sario un valido mezzo di difesa per le sue parti
vitali. È indispensabile un lubrificante che ga-
rantisca la massima resistenza alle alte tempe-
rature, oltre a combattere insidie altrettanto
pericolose come la corrosione ed il fortissimo
Affidatevi a un olio speciale, come lo
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batte la corrosione e protegg
il motore a
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posries
l’olio per tutte le temperature
Argomenti sindacali
Caro Ansaldino,
| chi ti scrive è un operaio,
perciò ti prego scusare la poca
precisione grammaticale del
mio scritto. Malgrado ciò voglio
‘augurarmi d'essere compreso.
Il tema che vorrei porre è il
seguente: rapporti tra lavora-
tori e Direzione Ansaldo nelle
questioni di carattere sindaca-
le.
E' ovvio che, ogni qualvolta
si pone una richiesta formu-
lata da una ragione sindacale,
di natura economica-sociale al-
le proprie Direzioni di stabili-
mento, la Direzione Centrale
rappresenta in ogni istanza
l'autorità più qualificata per
prendere ogni decisione, sia
questa negativa o positiva.
_ Nel nostro giornale « Ansal-
dino» si riportano varie cose
interessanti che io leggo con
piacere; ma sarei o!tremodo
lieto se nel giornale si potesse
trovare un po’ di spazio da
dedicare (sempre) agli avve-
etto a far capire alle mae-
stranze le ragioni veramente
reali per le quali la Direzione
Centrale accoglie o respinge le
richieste di carattere sinda-
cale.
. A mio avviso questo dovreb-
be servire per avere una mag-
| giore chiarificazione tra i rap-
porti della Direzione e quelli
dei lavoratori rappresentati
dalle loro organizzazioni sin-
dacali — nessuna esclusa
nel nome della giustizia e del-
la democrazia per il bene co-
mune.
Con queste premesse, si po-
trà riportare negli animi dei
lavoratori fiducia e speranza
in un migliore avvenire, e rav-
vivare lo spirito di collabora-
zione.
PIETRO ROMBI (Mec)
Non abbiamo niente in con-
trario a parlare di argomenti
sindacali; ma, proprio perchè
lo spazio di cui disponiamo è
poco, preferiremmo che fos-
sero i lettori stessi a scegliere
gli argomenti sui quali mag-
giormente si accentra il loro
interesse.
In altre parole, i lettori ci
scrivano, ponendoci dei que-
LE NOSTRE VISITE
alla “Cornigliano”
eal porto di Genova
Le visite degli ansaldini
allo stabilimento « Oscar
Sinigaglia» della Società
« Cornigliano », cominciate
come è noto nel febbraio
scorso, volgono al termine.
Hanno già visitato il gran-
dioso impianto siderurgico i
dipendenti del Cantiere di
Sestri, del Meccanico, della
Fonderia e dei Servizi Au-
siliari. Nei giorni 10 e 17
di questo mese le visite sa-
ranno concluse con i dipen-
denti della Direzione Gene-
rale e dell’« Ansaldo-Coke ».
E' già stato preparato in-
tanto il programma delle vi-
site al Porto di Genova, che
si svolgeranno nella seconda
quindicina di maggio e nel-
la prima di giugno. Per in-
formazioni e prenotazioni
rivolgersi ai nostri corri-
spondenti di stabilimento.
LIIIIRUNIRTONIELIAEVIOFITIOBUITARELTKARATRERBRATATABInEnIA
HUFERTTUTVIRRRELITKITIRDARELITATTARREK
Simpatica cerimonia al Muggiano
Una semplice e cordialissi-
ma manifestazione si è svolia
al Cantiere di Muggiano il 19
aprile scorso in occasione del
commiato del V. Direttore Am-
ministrativo rag. Carlo Traver-
sa, chiamato a ricoprire la
stessa carica nel Cantiere Na-
vale di Sestri.
Attorno al rag. Traversa, che
lasciava il Cantiere «di Mug-
giano depo sette anni di per-
manenza, si sono uniti tutti i
dirigenti c gli impiegati per
esprimergli il rammarico di
vederlo partire e l'augurio per ‘
la sua attività nel nostro mag-
giore stabilimento navale.
A nome di tutto il personale
ha rivolto un affettuoso saluto
al rag. Traversa il Direttore
ing. Bruno Palenzona, che gli
ha presentato anche un signi-
ficativo dono, ricordando il
lungo e fecondo periodo di la-
voro compiuto in piena colla-
borazione. Vivamente commos-
so il rag. Traversa ha rispo-
sto ringraziando tutti e ricor-
dando anch’egli come sin dai
primissimi giorni del suo ar-
rivo a Muggiano ebbe occa-
sione di trovarsi in un ambien-
te cordiale e comprensivo che
gli rese molto più agevole il
suo compito,
siti precisi in materia sinda-
cale; e noi pubblicheremo in
questa stessa rubrica — insie-
me alla lettera di richiesta —
la risposta che la Direzione ci
fornirà.
D'accordo?
RISULTATI DEI CONCORSI
Battuta di caccia
Basandoci, come era stabilito, sul-
le estrazioni del lotto di sabato i2
aprile, abbiamo sostituito ai nomi
dei cinquanta animali i cinquanta
numeri usciti. In tal modo i nomi
dei cinque animali scelti da ciascun
concorrente hanno assunto il valore
dei cinque numeri corrispondenti.
Ne è risultata una graduatoria in
base alla quale sono stati premiati
i seguenti signori: A, Golferenzo del
MEC con punti 408 (vince un fucile
automatico « Breda »); R. Lesevic
del CAN con punti 398 e C. Pasto-
rino del MEC con punti 392 (vince
no ciascuno una copia del libro «Sia-
mo tutti bambini» di Carlo Ber-
nari); E. Carminati del CMI con
punti 391 e E. Faccenda del MEC
con punti 385 (vincono ciascuno
una copia del libro « Dove abita il
prossimo » di Giuseppe Cassieri);
L. Amadei del MEC con punti 384 e
D. D'Alberti del MEC con punti 382
(vincono ciascuno una copia del
libro « Il museo delle figure. viven-
ti» di Brumo Cicognani); S. So-
brero del CAN con punti 380 e
N. Pollero del CAN con punti 376
(vincono ciascuno una copia del li-
bro « Giordano e la paura » di Da-
vid Invfea); G. Gorgazzi della FON
con punti 375 e Angelo D'Agostino
della FON con punti 374 (vincono
ciascuno una copia del libro € Con-
certo domenicale » di Nicola I.isi).
(I concorrenti con 374 punti erano
tre e pertanto si è proceduto a un
sorteggio).
La vetrina del libraio
L'errore contenuto nel disegno
consiste nel fatto che l’autore del-
l'opera «I miserabili » non è Perry,
ma Victor Hugo, Tra i numerosi
lettori che hanno inviato la f-
sposta esatta, il sorteggio (effettua-
to all’'Ansaldo-Coke alla presenza
di testimoni) ha favorito î seguenti
signori: Giuseppe Torielli del MEC
(vince una batteria da cucina);
Luigi Puppo della FON (vince una
bilancia per famiglia); Agostino Ma-
rini del CAN (vince un tovagliato
per sel persone); Roberto Ramac-
ciotti di LIV, Mario Reverberi del
CMI, Mario Porcile della Fon, An-
gela Dagnino del CAN, Elena Zud-
das del MEC, Goffredo Santoro del
la FON, Giovanni Ughetta della
FON, Giuseppe Bussolino del MEC,
Renato De Bello del MEC, Lueia
Masini del CAN (vincono ciascuno
un libro offerto dalla Casa editrice
€ Vallecchi » di Firenze); Giancarlo
Strada del MEC, Armando Mene-
ghello del MEC (vincono ciascuno
due scatole di cacao « Perugina >).
AUITLITNITERUITTVTIVITIVKKHKITIIROSVELKITVAKHRKKKKKKTKIKKKKKKKKTKKIMRRKKKKKTKARK
_ Passatempi
Crittografia (proverbio) .
ROSA : FLORA : VIOLA : BELZEBÙ.
REBUS: (2; 2; 4; 8; 1; 4; 6)
XI — 8
ns
REBUS: (1; 4; 4; 4; 4; 4; 1; 6; 2; 4)
"È o
FSE —p_
_ N
Anagramma
P_ Dino de Sallada
INDENNITA' = SdLDI
P del Sole IBL
ENNA
| MEMENTO |
di 50 anni, marinaio imbraga-
tore dello stabilimento C.M.I.
{Sezione di Voltri), deceduto
in seguito ad
lavoro. Era stato assunto il 12
marzo 1935 e nel 1944 era sta-
to prelevato dai tedeschi e de-
portato in Germania. Tornato
ammalato era stato adibito, al
suo rientro all’Ansaldo, a la-
vori leggeri, riprendendo quin-
di il suo lavoro di imbragato-
re a guarigione avvenuta.
La morte lo ha colto prodi-
toriamente il.3 aprile al Can-
tiere di Livorno, durante i la-
vori di montaggio di una gru,
lasciando nella più viva co-
sternazione le sorelle e i fra-
telli.
Con Vittorio Facincani la
nostra Azienda perde un otti-
mo collaboratore, i compagni
di lavoro perdono un amico
buono e leale.
Vittorio FACINCANI
Giovanni MANTERO
di 55 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
9-4-1958. Era stato assunto nel
1926. Lascia la moglie e due
figli.
Alfredo MASSA
di 43 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
3-4-1958. Era stato assunto nel
1939. Lascia la moglie e un fi-
glio.
infortunio sul
Ai famigliari le commosse
condoglianze de «l’Ansaldino».
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19
- extracted text
-
ansaldaino
@
io 1958
QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL'ANSALDO
ero 7
quinto - num
La copertina: condensatore speciale
a superficie (mq. 1000) costruito al
Meccanico per il collaudo dei grup-
e delle turbine
nuova sala prove.
pi turbogeneratori
marine nella
lansaldino
QUINDICINALE
DEI DIPENDENTI
DELL' ANSAJLDO
*
DALL’ ANSALDO SS. p. A.
*
EDITO
Responsabile: Lorenzo Rebora
Fà
Via
Genova
Redazione: Fieschi, 10-11
sommario
2 L'ALLESTIMENTO DELLA
DOR" E DELLA “ELIOS"
Pr
“MIRA-
di Leo-
nardo ano
3. PROVE A MARE DELL' “IMAM
BONDJOL"
4 PANORAMA AZIENDALE
7 L'ANSALDO A BARI
9 PANORAMA DELL' ECONOMIA
ITALIANA di L
10 IL FILTRO di
12 VITA DI CASA
14 CELEBRAZIONE DEL XXV APRILE
15 IL RECORD DEL “ TASCHKENT”
di Emiddio
16 ALBUM DI FAMIGLIA
17 DOPOLAVORO
19“ L'ANSALDINO" RISPONDE
io Bozzano
endhal
Loscalzo
Corrispondenti di Stabilimento:
DIG: Lucia Diamante - ME
Sardini, Giuseppe Rove; DAN:
Graziano M'erlano - CMI: (Voltri)
Dina Pasquino; (Fegino) Aurelio
Maggiolo - FON: Michele Montesoro
- SAU: Giuseppe Sardi - MUG:
alli, Franco Guadagnini -
7: Dino D - COKE: Edilio
Orlandi - RO) Mario Fossati
A:
*
Spedizione in abbonamento postale
gruppo II * Abbonamento gratuito ai
dipendenti e pensionati * Stampato
nella Tipografia F.lli Pagano, Vi
Monticelli, 11% Fotoincisioni A.Ce
Via Lanfranconi, 43*Pubbli
Piazza delle Vigne, 6 * Auto
Tribunale di Genova n. 299,
zazione
5-1954
La controcopertina: montaggio del
gruppo turbogeneratore « C.E.Co, »
da 140.000 kW costruito al Mec-
canico per la centrale termo-
elettrica di Civitavecchia della
« Società Termoelettrica Tirrena >.
e della
DI e turbocisterne da 31.500
tonn. p. Il.” Mirador” (co-
struz, 1522 ed ” Elios” (costruz.
1523) sono state varate a distan-
za di un mese circa: la ” Mira-
dor” il 24 novembre e la
” Elios” il 22 dicembre 1957.
Il loro primo periodo di lavo-
ri dopo il varo è stato molto
tranquillo, un po’ sonnolento;
venivano iniziati con scarso per-
sonale soltanto i lavori più im-
portanti in quanto l” Agrigen-
tum” prima, la ” Federico C”
poi, assorbivano tutte le encr-
gie e le disponibilità di mano
d'opera.
Si può dire che l'allestimento
vero e proprio, con fo ade-
quate, sia iniziato ai primi di
marzo, contemporaneamente per
ambedue le turbocisterne,
Se si fosse potuto fare asse-
gnamento su un certo sfasamen-
to nelle consegne, gli allesti-
menti sarebbero stati normali:
si sarebbe cercato di completare
al più presto la prima cisterna,
per poi trasferirei in forza sul-
la seconda; ma con le consegne
Veduta parziale della coperta (sopra) e veduta laterale dello
scafo (sotto) della T/c. «Elios» in darsena al Cantiere di Sestri
Veduta parziale della coperta
a distanza di dieci giorni l'una
dall'altra, le due navi dovettero
iniziare quella che, in termini
sportivi, potrebbe essere chia-
mata una corsa ad inseguimen-
to,
Il personale di tutti i reparti
fu diviso in due gruppi; furono
formati due equipaggi con capi
propri; le officine ebbero dispo-
sizioni precise sulle precedenze
delle lavorazioni, Ogni giorno,
dalle rispettive passerelle, gli
uomini controllavano il recipro-
co avanzamento dei lavori;
spingevano dove si poteva spin-
gere, puntando i piedi quando
le circostanze li mettevano in
condizioni di inferiorità,
Quando si imbarcò l'albero
sulla *” Mirador", quelli della
” Elios” protestarono perchè il
loro non era ancora stato ap-
prontato a terra e vollero la lo-
ro momentanea rivincita sisle-
mando l'armatura per le tende-
tetto prima che questo lavoro
fosse iniziato sulla ” Mirador”.
Gli ingegneri ed i capi offi-
cina dovettero stare bene attenti
per non essere incolpati di par-
zialità: con la medesima solle-
citudine si dovevano soddisfare
ua ii
=
della turbocisterna « Mirador >»
le esigenze di ambedue le navi
e con la medesima premura si
dovevano inviare i materiali
sottobordo.
Ci sono stati però anche epi-
sodi di cavalleria: gruisti e
squadre d'imbarco si sono spo-
stati da una banchina all’altra
per improvvise necessità. mate-
riali già costruiti per una nave
sono stati sistemati sull’altra,
per tamponare qualche situazio-
ne difficile.
La gara è ora nella fase fina-
le, sul rettifilo d'arrivo: la ” Mi-
rador” sta per tagliare il tra-
guardo perfettamente in orario
con il ruolino di marcia; la
” Elios” la insegue a ruota e
tutto lascia supporre che sarà
in grado di non farsi battere
proprio all'arrivo,
Il risultato della corsa, spor-
tivamente parlando, sarebbe al.
lora nullo; la gara non avrebbe
dato nè vincitori, nè vinti; ma
anche questo era prevedibile in
quanto da tempo le maestranze
del Cantiere di Sestri hanno di.
mostrato di saper mantenere
esattamente le medie loro stabi-
lite dai ruolini di marcia,
Leonardo Priano
Le prove a mare
dell’ ‘Imam Bondjol”
T rovo sul taccuino degli ap-
punti: « Sono le 9.45, Siamo
appena passati davanti al Can-
tire di Sestri; la velocità su-
pera certamente i 30 nodi; la
giornata è stupenda (finalmen-
te); poco fa abbiamo doppiato
la « Silverstone », in prova come
noi: una gran bella linea; alle
mie spalle Bonelli giova d’equi-
librio per inquadrare la scia,
questo binario liquido intermi-
nabile, il « velo della sposa »,
come lo chiamano qui, Poche
volte mi è capitato di trovare
un'atmosfe tanto cordiale €
serena sulle navi in prova. Sarà
la giornata, sarà questa nave
E così via. Note scritte quasi
a caso, dopo tre ore e mez di
corsa veloce, il 24 aprile, sul
caccia leggero « Imam Bondjo! »
in prova.
«Questa, per qualsiasi nave, è
certamente la prova più inte-
ressante » ci aveva detto l’inge-
gnere Rehder, il tecnico tedesco
della commissione indonesiana,
quando, alle sei, lasciavamo il
porto di Livorno diretti verso
fienova,
Il primo collaudo fu quello
degli stabilizzatori: dopo Vap-
plicazione sulle unità venezue-
lane e quella sulle unità mer-
cantili, gli stabilizzatori sono
ormai di frequente applicazio-
ne sulle nuove unità, e i risul-
tati sono stati più che soddisfa-
centi. Quindi sono state eflet-
tuate le sei ore di navigazione
ad alta velocità (quattro a tut-
ta forza e due ad extra potenza),
poi quelle di manovrabilità,
quelle di « stop», ancora quel-
le di stabilizzazione (a velocità
ridotta), di retromarelff, e —
infine — le prove degli « strap-
pi» e di evoluzione, Alle 19,
dopo tredici ore di navigazione,
si rientrava in porto.
Prima di riportare una inter-
vista concessaci dall’ing. Mauce-
ri, dobbiamo subito ripetere ciò
che, poco più su, avevamo ap-
pena eccennato; cioè che la ge-
nerale soddisfazione per l’esito
veramente brillante delle prove
era nell'aria, nei volti sorriden-
ti, soprattutto dei maggiori re-
sponsabili: del col. Tauran, che
sostituiva Martadinata momen-
taneamente assente, dei maggio-
re Sumengkar comandante in
seconda dell’« Imam », dell’ing.
Rehder, del Direttore del Can-
tiere ing. Mauceri, dei coman-
danti Simonetti e Beretta, del
l'ing. Chiappini in macchina, del
capitano Casali, del nostromo
Angelo Schiano, e di tutti i tec-
nici presenti a bordo,
L’« Imam Bondjol » fu varato
il 5 maggio dell’anno scorso, è
stato costruito per conto della
Marina Militare Indonesiana ed
è la terza unità, delle quattro,
che affronta le prove, E° lungo
99 metri e 10, largo 10,80, di-
sloca 1.300 tonnellate (150 in
più dei caccia venezuelani) e la
sua velocità contrattuale è di 31
nodi e mezzo. L'armamento
comprende due impianti binati
semiautomatici e sei mitraglie-
re automatiche a tiro rapido,
oltre all’armamento antisom-
mergibili. L’« Imam Bondjol »,
în assetto di crociera, ospiterà
în totale 140 uomini.
| L’apparato di propulsione su
due eliche è costituito da due
gruppi turboriduttori a vapore.
A proravia del locale macchine
sono sistemate le due caldaie.
fra le quali trovano posto i due
turboalternatori da 280 kW, sot-
to i quali sono sistemati i due
impianti di stabilizzazione Den-
ny Brown.
In locale separato sono affian-
cati simmetricamente i due
gruppi di turbine: quelle di bas-
sa pressione, il riduttore di giri,
la turbina di media pressione
verso l'esterno e quella di alta
accanto: fra le due corre l’asse
port’elica,
La nave è dotata di due cen-
trali elettriche e Venergia viene
fornita da tre Diesel alternatori
MD. 215 Ansaldo-Maybach: que-
sti possono andare in parallelo
tra loro e con i due turboalter-
natori; la corrente è quella or-
mai classica (450 V. ai morsetti,
60 Hz. e quella di linea è a 440
V.). Tutte le apparecchiature
elettriche, ci chiarisce l'ing.
Chiappini, sono previste per il
funzionamento anche in climi
tropicali (sono, cioè, sovrabbon-
danti), Tutti gli ausiliari del-
l'apparato motore sono elettrici,
ad eccezione dei turboventilato-
ri e delle turbopompe di ali-
mento; questo sia per la sicu-
rezza del servizio di alimento
che per l’ingombro notevole che
avrebbero apportato i motori
elettrici, Tutti gli altri ausiliari
sono azionati elettricamente. La
circolazione ai conde..satori
principali avviene mediante la
cosiddetta circolazione naturale
(una presa bassa prende acqua
e questa, grazie alla veloittà
della nave, circola nei conden-
satori principali senza l’aiuto di
pompe di circolazione, che pe-
rò a bordo esistono ed esplicano
il loro servizio durante la navi-
gazione a marcia indietro, lo
stato di quiete, la fase di pre-
parazione al moto e quella di
dopo-moto, nonchè quando la
velocità è bassissima, cioè è
inferiore alle otto miglia orarie.
La sistemazione dell'apparato
motore è particolarmente felice
dato che lo spazio, grazie ad
un accurato modello in legno co-
struito dal Cantiere di Livorno
(scala 1:10), che teneva conto di
tutti gli ausiliari e di tutte le
tubolature, ha permesso, all’at-
to pratico, una facile e razio-
nale sistemazione degli impian-
ti. « Insomma — conclude l’ing.
Chiappini — ogli elemento dei
macchinari è qui al ” suo ” po-
sto: dove, cioè, deve essere ».
L’ing. Mauceri ci ha dato an-
zitutto buone notizie sul « Pat-
timura» e sull’« Hasanudin »
che il 24 aprile erano a Bombay
diretti a Giava, loro sede natu-
rale, Il caccia leggero « Imam »
è, quindi, il terzo della serie e
brillanti sono i suoi risultati,
ottimo .il' suo comportamento
generale, e piena la soddisfa-
zione dei tecnici e dei rappre-
sentarti, che non mancano di
esternarla. « A questa prova
ha continuato l’ing. Mauceri —
ne seguiranno altre di carattere
complementare, fra cui quella
degli armamenti; l’unità verrà
consegnata entro la prima de-
cade di maggio e, con 1’ ” Untung
Surapati ”, lascerà Livorno nel
prossimo giugno. L’unità è di
concezione molto moderna e ge-
niale e soddisfa tutte le ne-
cessità dei committenti. Note-
vole tteristica è che queste
navi, nonostante il ridotto di-
slocamento (1.300 tonnellate),
possono ben affrontare la navi-
azione oceanici
Ci ha poi accennato alla si-
stemazione degli impianti, che
abbiamo già rapidamente trat-
teggiato, e — con evidente sod-
disfazione — ci ha comunicato
il notevole risultato,,, velocisti-
co della giornata: 32 nodi a
25.800 cavalli asse.
g
5
Gil
Il Direttore del Cantiere di Livorno ing. Ascenso Mauceri, che
ha diretto le prove, a colloquio con uno dei giornalisti a bordo
Sopra: il quadro di manovra in sala macchine. - Sotto: si naviga
a tutta forza e il caccia si lascia dietro una ribollente scia
MECCANICO
Ly approntamento del gruppo turboalternatore
per la centrale termoelettrica dell’“Ilva” a Piombino
Verso la fine del mese di
marzo è terminato il montag-
gio generale del gruppo turbo-
alternatore « Ansaldo - Ljung-
stròm » da 12/15.000 kW a
condensazione, costruito per la
Società « Ilva » e destinato a
Piombino,
Il gruppo è composto di: una
iurbina a condensazione del ti-
po a reazione, radiale a doppia
rotazione, adatta per accoppia-
mento diretto all’alternatore,
costituito da due unità iden-
tiche funzionanti come una so-
la macchina, con una eccitatri-
ce coassiale accoppiata ad uno
degli alternatori (le condi-
zioni di esercizio sono: potenza
economica ai morsetti a cosfì
0,8, 12.000 KW; potenza massi-
ma continua ai morsetti a cos-
fi 0,8, 15.000 KW; velocità al
minuto primo, 3.000 giri: pres-
sione assoluta del vapore ‘alla
valvola d’ammissione, 35 Kg/
cm.; temperatura vapore alla
valvola ammissione, 450° C.;
temperatura normale acqua di
circolazione, 18° C.); un im-
pianto di regolazione: un im-
pianto di lubrificazione; un
condensatore a superficie ca-
pace di condensare la quantità
massima di vapore consumato
dalla turbina disponendo per
la circolazione a doppio flusso
di circa 3.000 tonn. di acqua di
mare; un gruppo generatore
trifase costituito da una cop-
pia di alternatori trifasi iden-
tici con rotore cilindrico (ca-
Le prove di due gruppi da 550 kW
per una turbocisterna da 31.500 tdw
alla presenza
dell’Ispettore della Compagnia
di navigazione « Nereide » sig.
Il 14 aprile,
Bressanelli, e dei rappresen-
tanti dei Registri navali « RI-
Na » e « American Bureau »,
hanno avuto luogo nella sala
prove turbine le prove al ban-
co dei due gruppi ausiliari del-
la turbocisterna da 31.500 t.d.
w. (Costruzione 1534) in co-
struzione presso il nostro Can-
tiere di Livorno.
I due gruppi, costituiti da
due turboalternatori da 550
kW, sono composti da una tur-
4
bina Ansaldo tipo 8 (vapore
ammissione 40 Ata, 435° C,
8.000 giri/l’) e da un genera-
tore « Ansaldo - S. Giorgio »
da 690 KVA, cosfì 0,8, Volt
450, Hz 60, 1200 giri/1’.
Le prove, della durata di sei
ore circa, hanno compreso pro-
ve di parallelo, prove di cari-
co con 10% di sovraccarico,
voscillogrammi della tensione e
della frequenza, funzionalità
dei vari organi di regolazione
e di emergenza, ed hanno avu-
to ottimo esito.
ratteristiche: potenza resa ai
morsetti in servizio continuo,
18.750 kVA; equivalente per
cosfì 0,8, 15.000 kW; frequen-
za, 50 Hz; tensione, 3.150 V;
velocità, 3.000 giri/1’).
Durante il montaggio del
gruppo sono stati eseguiti il
centramento e l’allineamento
degli indotti con le casse va-
pore, il montaggio delle giran-
ti con rispettive casse vapore
e alberi turbina per il rilievo
dei giochi interni, prove idrau-
liche su tubolatura vapore e
tubazioni olio, ecc.
Finito il montaggio generale
della macchina, il cui risultato
è stato soddisfacente, si è pro-
ceduto allo smontaggio ed al
rassettamento di ogni partico-
lare, quindi alla spedizione
presso la centrale termoelet-
trica dell’« Ilva » a Piombino,
dove verranno eseguite le
prove sotto vapore.
Valvola di emergenza per il turboalternatore da 149.000 kW
in costruzione per la centrale termoelettrica di Civitavecchia
Condensatore per turboalternatore da 7/8900 kW in costruzione
per una centrale termoelettrica della « Fertisa » di Lima (Perù)
LA VISITA DELL’AMBASCIATORE INDIANO
Il 18 aprile, l’Ambasciatore
indiano a Roma S. E, Khub
Chand, ha visitato il Meccani-
zo e il Cantiere di Sestri.
Il Direttore del Meccanico
ing. Cominetti ed il Capo Se-
zione ing, Guazzi hanno illu-
strato al gradito ospite gli
impianti e le lavorazioni: la
grande meccanica, la lavora-
zione degli ingranaggi, delle
palette, i bilanciamenti. i mon-
taggi dei motori e delle tur-
bine, e il laboratorio. L'Am-
basciatore si è soffermato con
interesse ad osservare pure i
lavori di ampliamento per la
nuova Sala prove turbine.
AI Cantiere di Sestri S. E.
Chand, accompagnato dall’in-
gegner Gabetta, ha osservato
i piazzali di prefabbricazione
la sala dei modelli. e le navi
sullo scalo e in allestimento.
C.
M.
Sulla linea Torino - Milano
OTTIME PROVE DI POTENZA
fornite dalla locomotiva ADIM /2-23
Dopo essere stata sottoposta a
numerose prove di traino con
esiti pienamente favorevoli, il
12 aprile la più potente loco-
motiva Diesel idraulica esisten-
te in Italia è entrata per la pri-
ma volta in esercizio con traino
dj treno passeggeri.
Si tratta della nuova locomo-
tiva tipo ADIM/2-23 costruita
al nostro stabilimento CM.I.
le cui principali caratteristiche
sono le seguenti: potenza com-
plessiva dei due motori Diesel
Ansaldo - Maybach a 12 cilindri
a Va 1.500 giri al 1° sovrali-
mentati, HP 2.400; peso in ordi-
ne di marcia, tonn. 70; lunghez-
za fra i respingenti, m, 15,20;
velocità facilmente raggiungi-
bile (secondo le possibilità del-
la linea), Km/h 140. La tra-
smissione di potenza è realiz-
zata a mezzo di giunto idraulico
e cambi di velocità comandati
idraulicamente,
La macchina, viaggiando col
direttissimo n. 2 in partenza da
Genova Brignole alle 8,57, si è
trasferita al Deposito locomoti-
ve di Torino P. N. per iniziare
un regolare servizio sulla linea
Torino-Milano.
Il viaggio di trasferimento si
è svolto regolarmente e soddi-
| sfacentemente, La locomotiva è
riuscita a trainare da sola il
pesante convoglio (circa 850
tonn.) e solo in alcuni tratti
ha richiesto l’aiuto della loco-
motiva trifase ubicata in testa
al treno.
Il primo viaggio da Torino è
stato effettuato con la nuova
macchina ubicata in testa all’ac-
celerato n, 1227 in partenza da
P. N. alle ore 17,37. Il carico
rimorchiato rientrava nella pre-
stazione della locomotiva a va-
pore in doppia, avente all’incir-
ca la stessa potenza della Die-
sel Ansaldo; ciò nonostante la
nostra locomotiva ha trainato
tutto il convoglio (compresa la
locomotiva a vapore a regola-
tore chiuso) soddisfacentemente
e tenendo l'orario, Ciò ha mera-
vigliato il personale di macchi-
na non abituato a rilevare del-
le accelerazioni tanto sorpren-
denti.
La partenza da Novara con un
merci (di peso variabile per gli
smistamenti nelle stazioni) è
stata data alle ore 1,30 del gior-
no successivo, con un’ora di ri-
tardo sull’orario del treno nu-
mero 5310, Questo è stato il
primo viaggio in cui la Diesel
Ansaldo non ha avuto alcuna
‘ocomotiva di riserva, Anche in
questo viaggio la Diesel ha trai
nato egregiamente ricuperando
sino a 50 minuti tra le stazioni
di Novara e Santhià,
Nei giorni successivi la loco-
motiva ha effettuato i treni
merci n. 5309 e 5310 sempre da
Torino per Novara e ritorno, di
tonnellaggio diverso, fino al
giorno 17 aprile, in cui si è
avuto il collaudo definitivo del-
la macchina, avendo i funzio-
nari delle FF.SS. preparato un
treno di 1140 tonn. per Novara.
Pur con le rotaie bagnate dal-
la pioggia, la locomotiva ha
spuntato diverse volte con faci-
lità sia in piano che su penden-
za, a causa di segnali chiusi, ed
in corsa ha raggiunto agevol-
mente la velocità di diagramm:
relativamente al carico rimor-
chiato ed alle pendenze, Anche
in questo viaggio ed in quello
di ritorno la locomotiva ha da-
to chiara dimostrazione delle
sue ottime possibilità di ricu-
pero.
Il primo treno passeggeri per
Milano è stato il direttissimo
delle 15,08 del 18 aprile in par-
tenza da Torino P., N. Viaggio,
sotto tutti gli aspetti, felicissi-
mo nel quale la Diesel Ansaldo
ha dimostrato di poter realiz-
zare una sensibile riduzione di
orari sul percorso. La velocità
raggiunta è stata quella consen-
tita dalla linea (120 km/h), e
inai si è riscontrata la necessità
di spingere al massimo dei giri
i motori, essendo il carico a ri.
morchio al disotto delle possi-
bilità di traino della locomotiva.
E° stato tenuto perfettamente
Lorario e l’ingresso alla stazio-
ne di Milano Centrale ha dato
ai nostri tecnici una grande sod-
disfazione che ha compensato i
sacrifici di tutti coloro che han-
no contribuito alla realizzazione
della prima più potente loco-
motiva Diesel d’Italia,
Il 28 aprile la locomotiva ave-
va già percorso 4.400 Km., sfrec-
ciando in testa ai pesanti con-
vogli nelle campagne abituate
ad essere oscurate da nuvole di
fumo nero e denso al passare
di ogni treno,
Durante la prima quindicina del mese di aprile
sono state esaminate dai comitati della « Cassetta del-
le idee » 141 proposte, di cui 38 sono state premiate.
Ecco il dettaglio:
FONDERIA. Proposte esaminate 19, di cui 9 premiate.
CANTIERE DI MUGGIANO. Proposte esaminate 12, di
cui 4 premiate.
CANTIERE DI SESTRI. Proposte esaminate 16, di cui
6 premiate.
MECCANICO. Proposte esaminate 94, di cui 19 pre-
miate.
L'ammontare complessivo dei premi è stato di li-
re 110.500.
i
TR oi
Un recente aspetto dei lavori di montaggio dell'impianto cemen-
tifero ordinato dalla « Cementi Victoria » di Trino Vercellese
sqmpsicinee
cy
ago
A sinistra, dall'alto in basso: la parte superiore della cassa
della turbina di alta pressione durante le operazioni di mon-
taggio de! turboalternatore tipo « C.E.Co.» da 140.000 kW,
ordinato al Meccanico dalia « Società Termoelettrica Tirrena »
per la centrale di Civitavecchia; la parte superiore della
cassa della turbina per il turboalternatore da 7/8000 kW in
costruzione al Meccanico per la Società « Fertisa » di Lima
(Perù); serbatoi a pressione in fase di montaggio e saldatura
allo stabilimento C.M.I. (sezione di Voltri). - Sopra: altro
particolare delle operazioni di montaggio del turboalterna-
tore da 140.000 kW costruito al Meccanico per la centrale di
Civitavecchia. - Sotto: imbarco dell’albero a manovelle (lun-
ghezza 12 m.; peso 58 tonn.) destinato al motore della moto-
nave « White River » in allestimento al Cantiere di Sestri
L’ Ansaldo
P roprio nei giorni in cui mi
trovavo a Bari apparvero
nelle librerie di Corso Cavour
le prime copie del volume di
Saverio Nitti stampato dal La-
terza: « Scritti sulla questione
meridionale ». Si tratta di pro-
fondi studi che si aggiungono
alla brillante e documentata
bibliografia meridionalista che
va da Giustino Fortunato a De
Viti- De Marco, indagando su
un panorama di disavventure
storiche, di cataclismi sociali,
di depressioni economiche, di
di fatiche, di miseria, di « ca-
lorie pro-capite », di arretra-
tezza tecnologica, di urgenti
necessità di interventi, di im-
pianti industriali, di riforme.
Mi è parsa coincidenza non
gratuita, questo mio incontro
col libro di Nitti, proprio men-
tre stavo per prendere l’auto-
bus_e recarmi a visitare la
nascente centrale termoelettri-
ca che l’Ansaldo sta costruendo
per la « Società Generale Pu-
gliese di Elettricità », poichè
anche questo grandioso im-
a Bari
Tra gli ulivi e i mandorli di Terra di Bari l’ Ansaldo sta costruendo una
centrale termoelettrica della potenza complessiva di vulire 205.000 kW.
pianto avrà sicuramente un
posto negli studi futuri sulla
attuale industrializzazione del
Meridione, nel quadro dei la-
vori e delle riforme intrapresi
dalla Cassa del Mezzogiorno.
Infatti se fino a ierì l’indice
unico della situazione meridio-
nale è stato purtroppo quello
del consumo di « calorie per
abitante » o della presenza di
« maestri per ogni abitante »,
oggi si comincia a parlare del
consumo di « chilowattore per
abitante », il che segna i primi
importanti passi verso la crea-
zione di una civiltà industriale
in una società contadina per
secolare tradizione,
La regione pugliese, in par-
ticolare, ha visto in questo do-
poguerra un incremento nei
consumi elettrici, corrispon-
dente al raddoppio nei dieci
anni (il che, se da una parte
dimostra la notevole entità de-
gli investimenti e la rapidità
di costruzione degli impianti,
dall’altra sottolinea il bassis-
simo livello di partenza) e,
nell’ultimo quinquennio i con-
sumi sono passati da 360 mi-
lioni di kWh. annui nel 1952
ad oltre 508 milioni nel 1956.
Così, il consumo di kWh. per
abitante è stato nel 1952 di
134, e nel 1956 di 175.
Ma la richiesta di energia
sarà sempre maggiore, quasi
queste terre che hanno cam-
minato fino a ieri col passo
lento del bue siano ora lette-
ralmente affamate di progres-
so, a causa soprattutto della
continua evoluzione industria-
le della regione favorita dalla
recente legge che proroga al
1965 l’attività della Cassa del
Mezzogiorno.
Si pensi dunque che cosa
rappresenti, in questo panora-
ma regionale, la nuova cen-
trale termica di Bari, che avrà
‘una potenza complessiva in-
stallata di ben 210.000 kW sud-
divisa in tre sezioni, ciascuna
della potenza di 70.000 kW. E’
appunto la prima di tali se-
zioni che è in fase d’ultimazio-
ne e che comincerà subito a
« girare », tanta è l’urgenza di
immettere energia sul « mer-
cato ». La produziore annua
di questa centrale sarà di qua-
si un miliardo e mezzo di kWh
Sta sorgendo a pochi chilo-
metri dal centro, sulla strada
verso Modugno, in mezzo aila
pianura verde punteggiata di
contorti ulivi e di poetici man-
dorli, il « gigante » che fuma
(le sue due « pipe » si levano
già alte verso il cielo) e che
trasformerà nafta e carbone in
quella formidabile, moderna,
magica energia che è la « for-
za elettrica ». Energia moder-
na e magica perchè non si
vede, non si sente, non pesa,
non sporca e può essere tra-
sportata lontano su un esile
filo di rame, e ha tanta forza
ca illuminare intere città, da
far correre i treni, da far
« funzionare » officine e mac-
chine di ogni genere, Tra poco
muterà anche il paesaggio, in
queste Puglie assolate: sulla
lunga pianura verde del « ta-
voliere » che si stende a per-
dita d'occhio, con poche can-
dide casette sparse qua e là;
sui rilievi delle Murge dove si
arrampica l’ulivo; sugli ondu-
lati terreni del Salento dove
cresce il tabacco e fin laggiù,
oltre i valichi, sulla Gravina
dove volano i falchi e le cor-
nacchie, arriveranno presto i
grandi tralicci delle linee ad
alta tensione, quasi gigante-
sche giraffe d’acciaio, a por-
tare energia e lavoro. Cristo
non è più fermo a Eboli, l’in-
cantato sonno del meridione
si rompe al ritmo delle mac-
chine, i pastori si muoveran-
no, i braccianti non saranno
più legati colla schiena alla
cancellata della piazza, è ve-
nuta l’ora, «mettiamoci le ali»,
come carta il poeta lucano
Michele Parrella.
E queste metaforiche ali del
progresso portano questa vol-
ta il nome « Ansaldo », un no-
me che ormai è forse più noto
di quello di Nino Bixio.
E’ l’Ansaldo che si è assunto
il compito di costruire la gran-
7
de centrale termica: un pugno
dei suoi uomini è arrivato qui
quando non c’era ancora nul-
la, e in meno di un anno sono
stati sistemati nel sottosuolo
chilometri di tubi che ora non
si vedono più, sono sorti le
caldaie e le torri refrigeranti,
il grande capannone che ospi-
terà le macchine e i comandi,
la prima macchina si può dire
sia pronta a girare, con tutti
gli impianti relativi, e già par-
te degli impianti del secondo
e terzo gruppo sono stati siste-
mati.
Occorre sottolineare che
questo gruppo rappresenta uno
dei più avanzati esperimenti
tecnici perchè è a risurriscal-
aamento e a rapido avviamen-
to; che la Centrale sarà auto-
matizzata al massimo grado, a
mezzo di regolazioni a indu-
zione e con trasmettitori a di-
stanza; che si tratta, infine,
del più grande cantiere ester-
no finora installato dall’An-
saldo.
Pensate che cosa tutto ciò
ha richiesto: in nove mesi ab-
biamo ricevuto almeno 300
carri ferroviari di materiale,
senza contare gli invii a col-
lettame e coi « camions» (0
via mare, nel caso dei grandi
pezzi); ci siamo avvalsi di
mano d'opera locale, specie
per i lavori edilizi, di mano-
valanza, ecc. con i conseguen-
ti vantaggi di carattere sociale
per la zona; abbiamo collabo-
rato strettamente con tecnici
stranieri di determinati settori
(si tratta di gruppi su licenza
americana GECO, come noto)
e con ditte consorelle, come
l’* Ansaldo San Giorgio » che
ha fornito l’alternatore; il tut-
to ha comportato finora quasi
190.000 ore lavorative,
Facciamo assieme una rapi-
da visita al cantiere, sotto la
guida dell'ing. Freno, il gio-
vane capo-cantiere che ha di-
retto i lavori fin dall’inizio.
La zona agricola dove sorge
l'impianto non è, dal punto di
vista industriale, del tutto
vergine: poco più avanti, in-
fatti, sorge la grande raffineria
delia STANIC, con le torri ar-
Ssentee e la « candela » fiam-
meggiante. Ma tutto attorno è
il verde della campagna, a per-
dita d'occhio: alle spalle, lag-
giù, il profilo bianco di Bari
che lambisce l'azzurro del ma-
re. Ogni tanto passa per la
strada uno di cuei caratteri-
stici carretti pugliesi, alti, a
due ruote trainato da un mulo.
Già da lontano si notano le
due ciminiere, alte 60 m., con
un collare bianco e rosso: non
si tratta di una ragione este-
tica, ma del fatto che le cimi-
niere serviranno ad indicare
agli aerei il « corridoio di at-
Nella fotografia grande, sopra: il gruppo turboalternatore. - Sotto: un gruppo di ansaldini
del Meccanico, che sono addetti al montaggio (in piedi,
da sinistra: Riva, Villani, Sanger-
mano, ing. Freno, Villa, Casateto, Carlini; seduti: Citernesi, Dacomo, Priarone, Gargiulo)
terraggio » per il vicino campo
di aviazione.
L’aspetto più nuovo e appa-
riscente è costituito da enor-
mi imbuti levati verso il cielo
{ogni imbuto è una « cella »:
quattro « celle » costituiscono
una « torre »). Si tratta di un
modernissimo impianto di re-
frigerazione dell’acqua. Il raf-
freddamento dei condensatori
principali è effettuato con ac-
qua circolante su circuito
chiuso a sua volta raffreddata
appunto da queste torri, la cui
caratteristica principale è di
avere il raffreddamento forza-
to a mezzo di potenti ventila-
tori installati all’interno di
ogni cella (grandi ventole che
sembrano eliche di aereo mul-
tipale), dove l’evaporazione
dell’acqua è impedita a mezzo
di un sistema di reti di legna-
me particolarmente trattato, e
la superficie di raffreddamento
è grandemente aumentata poi-
chè in ogni cella sono instal-
late ben 5.300 lastre di eternit.
Aspetto imponente ha pure
la caldaia, posta all’esterno: si
tratta di un vero grattacielo
di tubi, alto 35 metri, che ser-
virà il primo gruppo, Accanto
sta sorgendo anche la seconda
caldaia per il secondo gruppo
e più in là la terza per il terzo
gruppo. Le caldaie sono fornite
dalla « Tosi », Il sistema delle
caldaie all'aperto è innovazio-
ne di particolare interesse.
Dietro la caldaia è la gran-
de costruzione centrale, che
ospita ie macchine, le sale co-
mando, ecc. Al piano superio-
re la grande sala turbine è
imponente, tutta sgombra, lun-
ga 100 metri e larga 25. Vi è
installato un grande carro-
ponte costruito dal nostro
CMI, con portata al gancio
grosso di 150 tonnellate.
Sotto la gru è già sistemato
il primo gruppo turbina-alter-
natore, attorno al quale sono
aff accendati alcuni operai. A]
centro della sala è già pronto
il basamento per il 2.0 gruppo.
La turbina come detto è del
tipo a risurriscaldamento in-
termedio ed a condensazione
con 6 spillamenti di vapore per
il surriscaldamento dell’acqua
di alimento della caldaia e per
la produzione del distillato di
supplemento. La potenza mas-
sima continua è di 70.000 kW
e la velocità è di 3.000 giri
al 1’, La pressione del vapore
alla valvola di ammissione è
di 127 atm., la temperatura di
538°; detto vapore, dopo che
ha percorso gli stadi ad alta
pressione, torna in caldaia e,
nuovamente surriscaldato a
538° C. e con pressione a 28
atm., torna ancora in turbina;
la temperatura dell’acqua di
circolazione del concensatore
è di 22°, la pressione di eserci-
zio al condensatore di 37,5
mm/Hg.
L’alternatore collegato alla
turbina è sincrono trifase, au-
toventilato in atmosfera di
idrogeno, con potenza di 93.000
kVA e con fattore potenza di
0,8. Tensione ai morsetti 13,8
kV, frequenza 50 Hz. giri
3.000 al minuto. In testa al-
l’alternatore vi è poi l’eccita-
trice principale, l’eccitatrice
ausiliaria, un complesso di re-
golazione dell’eccitazione con
relativi reostati.
Si pensi che lo statore da
Semsasentelasar
fuorisace
PANORAMA DELL’ECONOMIA ITALIANA
anno V a 1. T
Il Piemonte e la Val d’ Aosta
Diamo inizio, col. presente articolo. ad una
rassegna necessariamente sintetica dell'economia del.
le diverse «regioni italiane, Sarà nostra cura mettere
in evidenza la struttura economica fondamentale,
la « base» economica delle ‘diverse regioni e quindi
la « morfologia » sociale più o meno permanente,
trascurando invece volutamente gli aspetti più con-
tingenti o eccezionali. Per la nostra opera ci avvar-
remo delle statistiche ufficiali disponibili, delle pub-
blicazioni di enti, degli scritti di studiosi e, in par-
| ticolare, dei numerosi elementi contenuti nel libro
del prof. Ferdinando Milone, Ordinario di Geografia
"Economica nell'Università di Roma, « L'Italia nella
economia delle sue regioni» edito da Einaudi.
N
] 1 Piemonte è in sostanza costituito dall'alto e medio
| bacino del Po, e delimitato dalla corona delle Alpi, dove
i monti altissimi si levano a brevissima distanza dalla
pianu alta, in gran parte fasciata da terreni morenici
olo atti al bosco. L'assenza di una vera fascia calcarea in-
erna priva il Piemonte, in gran parte, della tipica eco-
nomia pre-alpina. L'orientamento delle valli, che si allun-
fano nel senso della longitudine, ne riduce la piovosità,
presto inaridendone i pascoli. Le città sono assai pros-
allo sbocco delle valli, e sono quindi sempre state
noni centri di transito. La densità della popolazione non
ita, in Piemonte, mentre è bassissima in Valle d'Aosta,
noto eretta in questo dopoguerra a regione auto-
Ciò è dimostrato dalla seguente tabella:
Superf. Km,* Popolazione Densità
residente
25.399 = 3.684.354 145
3.262 98.669 32
5.411 1.631.171 301
23,804 6.879.348 289
| TRENTINO - ALTO ADIGE 13.618 763.536 55
EMILIA-ROMAGNA 22.126. 3.623.747 164
TOSCANA 22.990 3.246.798 141
Nl Piemonte ha un dodicesimo della superficie d'Italia
‘un tredicesimo della sua popolazione. Il geografo Mari-
Îli diceva montuosi quasi i tre quarti del Piemonte: il
atasto, in réaltà, ne attribuisce una metà alla montagna
e propria, e un buon quarto (28%) alla collina. La
ollina sarebbe rappresentata dai rilievi coi quali le Alpi
cendono in pianura. Ma tali rilievi prealpini sono, per la
ura cristallina e l’esagerata permeabilità delle rocce,
o poveri e tristi e animati dalla forza delle acque,
per cui vi sono sorti spesso impianti idroelettrici e indu-
istriali Le propaggini con le quali l'Appennino si spinge
in pianura sono invece generalmente opime di campi e
viti: le Langhe, più elevate, il Monferrato meno elevato
@ poi di nuovo un po' più alte le colline del Po. Tra le
pì, il Monferrato e le colline del Po si sviluppa final-
nente, piegando verso oriente, la fertile pianura.
È L'< alta montagna » elevata ed aspra è poverissima.
Poco meno di due terzi della sua area è sterile o quasi,
lasciata all'incolto o ai pascoli permanenti, Nell’alta mon-
‘tagna alpina, che vive quasi soltanto del bosco e dell’alle-
vamento, incontriamo appena, in media, due dozzine di
bovini per Kmq. di superficie produttiva nella zona che
va dal Gran Paradiso al Monte Rosa, nell’Ossolano e nelle
‘riviere dei laghi d'Orta e Maggiore; solo poco più di una doz-
‘zina di capi nella zona dal Monte Rosa al Passo di S. Gia-
como e dal Gran Paradiso al. Cofle di Tenda. Il bosco non
‘dà al Piemonte nemmeno un venticinquesimo del valore
della sua produzione terriera: eppure il. Piemonte contri-
buisce con un decimo circa alla produzione beschiva di
tutta Italia, tanto essa è modesta! I boschi ultrasecolari del
‘Piemonte sono belli ma costituiti in gran parte di piante
vuote e cadenti che danno poco legname e scarso profitto
‘economico, date le difficoltà di trasporto in zone parti-
‘colarmente impervie. Il montanaro ha a propria disposi-
zione pochi chili di frumento e due quintali di patate
‘all'anno, e deve comprare fuori tutto il grano e la po-
i lenta. Questo spiega la continua e incessante emigrazione
verso il basso, verso le città industriali, e l'abbandono di
interi paesi di montagna da parte specialmente dei gio-
‘vani. In poco più di mezzo secolo la popolazione presente
\si è ridotta di oltre un quarto nell'alta montagna alpina
dal Colle di Tenda al Gran Paradiso e di oltre un decimo
din quella dal Monte Rosa al Passo di S. Giacomo.
« «La mezza montagna e la collina») Allontanandosi dal-
imponenti cime delle Alpi e scendendo verso il basso
paesaggio si addolcisce: ringiovaniscono i boschi, scema
‘la superficie di roccia nuda, acquistano maggiore esten-
sione i prati rispetto ai pascoli, si distendono i coltivi. In
(alta montagna l’'incolto produttivo che non produce quasi
miente variava da un quarto a un terzo della superficie:
(qui invece è di un decimo e anche meno. Nell’alta mon-
i coltivi erano appena un ventesimo dell’area pro-
iva, qui sono un quinto almeno, ma in alcuni casi
di più, come nel Canavese, Il bosco dà parecchio
name buono sia da lavoro che da fuoco. Nei rilievi
rso Cuneo sono diffusi i famosi castagneti da frutto.
Assai sviluppato è l'allevamento: nella Val Sesia, nel
iellese, nel Vercellese, nell'Alto Novarese, nel Canavese
nella Serra d'Ivrea si trovano almeno una cinquantina
bestie grosse per Kmq. di superficie produttiva, cioè
doppio e anche il triplo di quelle incontrate in alta
Îmontagna, I cereali, con prevalenza di granoturco e gra-
0, occupano un terzo e più dei campi; la disponibilità
di frumento per abitante si avvicina o supera il quintale,
a ‘cui si aggiungono il granturco e le patate, Il numero
di agricoltori per unità di superficie si triplica rispetto
l'alta montagna. Tuttavia anche qui gli abitanti tendono
abbandonare i territori ad ec ia sil ‘ale o
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secolo, Cominceremo con quella tessile che nacque, com'è
noto, nel Biellese e quivi ha ancora il proprio epicentro.
Già durante la prima guerra mondiale gli impianti indu-
striali di tale zona ebbero interesse preminente nella for-
nitura del panno (oltre 71. milioni di metri di panno
grigioverde fornito dal solo Biellese, contro 7,7 milioni
forniti dalla Lombardia, 9,5 dal Veneto, 2,5 dalla Toscana
e dal Mezzogiorno).
L'industria laniera biellese si è diramata anche nelle
Valli del Cervo e dell’Elvo, nelle quali si è sviluppata
pure l'industria cotoniera, e in quelle dello Stroma e del
Serrera, dove è rimasta pressochè esclusiva. L'industria
laniera non presenta neppure oggi una grande concentra-
zione: un paio di esercizi soltanto di poco meno di 1.000
operai, per la pettinatura, mentre gli altri impianti sono
intorno ai 300 operai. Solo per la tessitura qualche opi-
ficio più importante superava. 0 si approssimava ai 1.000
operai, prima dell'ultima guerra. Dal 1940 al-1950 l’indu-
stria laniera piemontese concentrava oltre due terzi delle
macchine pettinatrici (68%) e poco meno di due terzi
dei fusi di pettinato (61%); poco meno di metà (44%)
dei fusi di cardato e dei telai dell'industria laniera di tutta
la penisola. Concentrazione maggiore, invece, s'incontra
nell'industria cotoniera, avanzata prepotentemente nell'ul-
timo cinquantennio e soprattutto negli ultimi decenni.
° Nel ‘1937-40 tredici esercizi di filatura si distribuivano
10,000 operai e 21 se ne dividevano altri 8.000; una tes-
situra oltrepassava i 1.500 addetti, una decina ne con-
tavano 8.000. Trattori di seta, filatori, cardatori e tessitori
di lana e di cotone rappresentano oggi quasi un quarto
della massa operaia piemontese, cio& costituiscono la mas-
sa più mumerosa dopo quella delle ‘industrie meccaniche,
come dimostra la seguente tabella:
Industrie N erai Rapportocon Rapporto con
cc (in migliaia) la regione (%) l'Italia (9%)
Alimentari 26,5 5A dat
Tessili 112,1 22,6 18,0
Vestiario, abbigliamento,
arredamento, ecc, 41,2 8,3 10,2
li Legno 27, 5,5 9,6
Meccaniche 193,7 39,1 23,0
Altre KE 94,4 19,1. 10,7
il Totali 495,2 100,- 14,6
mi to, i È È . N
mecato;: Wiot Sl: cOizaetelo Rome ist, Spuntanie Nel L'e industria meccanica e dell'automobile ». Le valli
colli delle Langhe a destra» del Tanaro, il pregiato barolo.
La viticoltura supera o eguaglia le colture cerealicole per
superficie coperta, le oltrepassa di certo per importanza,
anche per l’entità dell'industria enologica che ne deriva.
Dopo i cereali la vite costituisce, in valore lordo, il, mag-
gior cespite dell’agricoltura piemontese, Nel 1864 avrebbe
dato, secondo le incerte statistiche del tempo, circa 3 mi-
lioni 500.000 ettolitri di vino. Nel 1956 ha dato 7 milioni
181.700 ettolitri.
E veniamo alle colture cerealicole, ‘in. cui il fru-
mento predomina sul granturco, La popolazione dispone,
nelle colline del Po, dei Monferrato e delle Langhé, di
circa 2 quintali di grano e 6 o 7 quintali di uva per
abitante; nelle colline tortonesi e vogheresi la disponi-
bilità sale. a 3 quintali di grano e 15 di uva.
La « pianura » infine si svolge ai piedi dei colli e da
essi, dall'Appennino e dalle Alpi, degrada verso il Po. Una
pianura pingue, sia per la natura dei terreni e la presenza
delle acque, sia per i capitali ed il lavoro umano ivi im-
‘piegati per secoli, Nella zona tra l'Appennino, le Alpi e
la Dora Baltea, cioè nelle piane di Cuneo, Pinerolo e To-
irino, il frumento prevale appena sul granturco, la segala
e l'avenzi presi assieme, e vi sono pure frequenti il gelso
e la vite, I prati permanenti occupano un buon quarto
della superficie agraria e forestale, perchè l'allevamento vi
assume importanza maggiore che in ogni altra parte del
Piemonte: 80 bovini e da 15 a _30 suini per ogni kmq. di
area produttiva.
‘ira Dora Baltea e Ticino signoreggia il riso, la cui
coltura è valsa a redimere questi terreni dai boschi e
dalla palude, con una delle più importanti trasformazioni
operate dal lavoro umano. Il Piemonte produce da solo il
51,8% del riso prodotto in Italia,
I dati di produzione del Bollettino Mensile di Stati-
stica ci danno, per il 1956:
Frumento Granoturco Segala Avena Riso
q.li gli q.li q.li gli
Piemonte 8.737.700. 4.969.000 356.600 272.000 3.582.200
Valle d'Aosta 7.700 10.700 30.800 1.910 _
L'allevamento costituisce poi una delle maggiori ric-
chezze del Piemonte — e senz’altro la maggiore per la
Valle d'Aosta — con una densità. di una cinquantina di
capi grossi peri kmq. di territorio (superata solo in Lom-
bardia, Emilia, Veneto e Marche) e quasi 36 capi grossi
per ogni 100 abitanti, cioè più di un terzo per individuo.
« La Valle d'Aosta » che pur abbiamo, come s'è visto,
già considerata in più occasioni assieme al Piemonte, me-
rita ora un cenno più particolare, non solo per la con-
seguita autonomia regionale ma anche perchè essa è un
esempio. tipico dell'economia agricola dell'alta. montagna
piemontese, La Valle, che costituisce il bacino montano
della Dora Baltea che si addentra nel cuore delle Alpi, è
chiusa tra altissimi rilievi, i più alti d’Europa. La regione
ha una densità di 32 abitanti per kmq., senz'altro la più
bassa di tutta Italia. Il terreno è il più improduttivo che
si possa immaginare, e l’area produttiva è quasi tutta
lasciata alla vegetazione spontanea, per quasi due terzi
prati e pascoli, per un terzo boschi e castagneti. Quella
del besti è in realtà la sola ricchezza del montanaro
‘he, in misura minore, quelli agricoli per quelli forte-
D nte industrializzati. Continua insomma, anche da parte
] contadino, specie giovane, la corsa alla fabbrica.
Diversa, infine, è la fisionomia agricola della regione
iù propriamente collinare: le colline del Po o di Torino,
e Langhe, il Monferrato e l'estremo lembo appenninico
linante verso la piana di Tortona e Voghera. Il bosco
uo vi ha ancora la sua parte: circa un quarto della
1 ficie produttiva nelle Langhe, circa un sesto nel
ato e nelle colline del Po. Ma dai sette agli otto
lecimi della superficie produttiva sono a coltura vera e
p ia, una bella e ricca coltura con predominio della
Le colline torinesi e i colli monferrini da Asti a
no dànno, tra l’altro, la « freisa >, il « nebiolo> e i
da vermut, di larghissima esportazione. Nell’astigia-
oltre alla classica barbera, si produce il grignolino e
onfe
valdostano, e dà una grande produzione di (latte, dal quale
si ricava la famosa « fontina >», Secondo alcune statistiche,
il valore totale delle colture è del 14%/ circa, quello del-
l'allevamento dell'86%.
Torniamo ad esaminare il Piemonte nel suo. com-
plesso: è certo che, fra tutti gli altri fattori naturali, quel-
lo che concorre maggiormente alla elevata produttività del
suolo piemontese è la distribuzione della, proprietà, estre-
mamente frazionata, e la forma della conduzione, dove
fortemente prevale la conduzione diretta.
Dal censimento del 1930 si poteva dedurre infaîti
che i nove decimi delle aziende agricole del Piemonte e
della Valle d'Aosta erano condotti dai proprietari o in
forma mista di contratto.
L’« industria tessile >».
Ovviamente l'industria ha un
ruolo pr i te nell ia del Pi te di
piemontesi sono naturalmente ricche di energia idrica, per
i molti corsi d'acqua ed i rapidi salti, sicchè il Piemonte
fu tra i pionieri dell'industria idroelettrica in Italia, che
a sua volta consentì il sorgere di imponenti stabilimenti
metallurgici, specie in Val di Susa e in Val d’Aosta, In
Val d'Aosta, come noto, fu proprio l’Ansaldo che sotto i
'Perrone intraprese lo sfruttamento in grande stile del
bacino minerario di Cogne. L'intera regione venne così
ad' assumèré notevole importanza nella siderurgia e me-
tallurgia del nostro Paese, al quale forniva prima del *40
più di un quinto del ferro e circa un sesto dell’accialo
prodotto in tutta la penisola, Allora un: quinto degli ope
rai addetti all'industria siderurgica e metallurgica italiana
lavorava nelle officine piemontesi, Ma ad un livello ben
maggiore assursero in Piemonte l'industria meccanica, e
quella automobilistica in particolare. I 190.000 addetti al-
l'industria meccanica piemontese (dicembre 1951) rappre-
sentavano. il 23% degli addetti di tutta Italia. L'industria
automobilistica è nata a Torino, come noto, e a Torino
ha prosperato attraverso una lunga tradizione che ha no-
me Fiat, Itala, Spa. Durante la prima guerra mondiale
l'industria! automobilistica torinese ha fornito ingenti quan-
tità di mezzi di trasporto per l’esercito, con una produ-
zione che raggiunse nel 1917 i 175 veicoli al giorno. Oggi
la sola Fiat ha in Torino stabilimenti per un'area di 7 mi-
lioni 500.099 mq. e dà lavoro a 70.000 dipendenti. Il valore
della produzione, rilevato come fatturazione globale, ha
toccato nel 1953 i 240 miliardi, Oggi Torino produce il 90%
delle automobili italiane.
Alla fine del '51 l'industria meccanica contava 190.000
unità, costituendo così il secondo raggruppamento in Ita-
lia (il primo è quello lombardo). Intorno alle industrie
maggiori — tra cui segnaliamo pure la « Olivetti » di Ivrea,
che produce le celebri macchine da scrivere, macchine cal-
colatrici e macchine utensili dando lavoro a circa 7.000 di-
pendenti — si sono create ovviamente centinala di industrie
medie e piccole, che lavorano per esse, Nè tutte sono con-
centrate a Torino, ma si trovano anche all'imbocco della
Val Chisone, sul largo fondo della Val.-di Susa, lungo la
la sponda sinistra della Stura di Lanzo, all'imbocco delle
vallate canavesane, nell'alto novarese e nell’ossolano.
Le masse operaie più numerose dopo quelle mecca-
niche e tessili si hanno, come abbiamo visto, nelle indu-
strie alimentari, in quelle del vestiario (perciò Torino è
la capitale italiana della moda) e dell'arredamento, Poi,
ancora, nelle industrie chimiche, nella lavorazione del
legno, nelle cartiere, nelle industrie poligrafiche ed edi-
toriali. Tutto sommato il rapporto degli addetti alle indu-
strie in Piemonte è esattamente il doppo (15%) del rap-
porto che la regione ha con la penisola per numero di
abitanti (7,5%). Un altro indice dell'alta industrializzazione
della regione sta nella forte proporzione di energia elet-
trica prodotta e consumata: nel 1956 vi erano in Piemonte
633 centrali idroelettriche {di gran lunga il maggior nu-
mero di tutte le altre regioni). con una potenza installata
di 1.601.200 kW e con una produzione di 4.731 milioni di
di kWh. e 109 centrali termoelettriche, con una potenza
installata di 312.500 kW. e una produzione di 777 milioni
di kWh. Le ‘maggiori centrali derivano l'energia dal Toce,
dall’Orco, dalla Dora Baltea, dal Dèvero e dalla Dora Ri-
paria.
Sotto l'aspetto industriale, dunque, il Piemonte deve
essere considerato come la seconda regione d'Italia, dopo
la Lombardia. \
A. ciò si aggiunga un florente commercio, che vede
addette in Piemonte oltre 120.000 unità, e l'industria dei
trasporti, con 27.200 addetti. I dati rilevati dalla « sintesi
economica » del 1953, riferentesi alla seconda dichiarazio-
ne dei redditi, hanno visto. infatti il Piemonte al secondo
posto, dopo la Lombardia, con un ammontare complessivo
di redditi di 58.130 milioni di lire, pari al 13,5% e lar-
gamente al di sopra della Liguria con 34,243 milioni, pari
all'8% e dell'Emilia - Romagna con 28,673 milioni pari al
6,6%, per non parlare del meridione (Lucania 860 milioni
di lire, parî allo 0,2%).
Lucio Bozzano
9
Henry Beyle — universalmente noto sotto lo pseudonimo di Stendhal
— nacque a Grenoble nel 1783 @ morì a ‘Parigi nel 1842. Venne in Italia
per la prima volta a diciassette anni — agli inizi della sua carriera
militare — e se ne innamorò. Fu un amore tenace, che lasciò un segno
profondo in tutta la sua opera di scrittore. Risiedette a Milano dal 1814
al 1821, Espulso dalla polizia austriaca, dovette rientrare a Parigi; ma
nel 1830, dedicatosi nel frattempo alla diplomazia, fu. nominato con-
sole di Francia dapprima a Trieste e ‘poi a Civitavecchia, Sulla sua
tomba volle il seguente epitaffio: « Henry Beyle, milanese »,
La sua fama è affidata soprattutto a due
grandi romanzi: « Le Rouge et le Noir » (1831)
e «La Chartreuse de Parme » (1839). La sua
singolare visione del mondo e della vita uma-
na e il suo personalissimo stile lo distaccano
nettamente da tutti i modelli e le « scuole»
letterarie imperanti nel suo tempo. I vecchi
manuali di letteratura dicono che Stendhal
«scrive male »; in realtà il suo stile è secco,
nervoso, disadorno; egli trascura ogni effetto
esteriore, aborre la rettorica, la sua sola
preoccupazione è di annotare fatti e idee col
minor numero di parole possibile e con la
massima precisione. In questo è il più mo-
derno dei grandi serittori dell'Ottocento.
Stendhal non è soltanto psicologo, è un
autentico « sezionatore » di anime, L'analisi
psicologica, condotta sempre a fondo, con
straordinaria lucidità e con intuito genialis-
simo, è la vera forza e la ragione profonda
di vita di tutta l’opera sua, Egli analizzava i sentimenti umani con la
passione dell'artista e con il rigoroso puntiglio dello scienziato (c’è qual-
cosa, nella lucida spietatezza della sua indagine, che ricorda il bisturi
del! chirurgo).
Nessuno, forse, è mai riuscito a penetrare così profondamente e sot-
tilmente i segreti dello spirito, il chiuso mondo delle passioni e delle
idee. Di qui la sua indiscussa grandezza e la perenne vitalità dei suoi
romanzi e dei suoi personaggi.
x
n una notte cupa e piovosa dell’estate del 182... un giovane
[[ iuogoienente del 96° reggimento di guarnigione a Bordeaux
se ne veniva via dal caffè in cui aveva allora finito di per-
dere tutto il suo denaro.
Era povero e perciò malediceva la propria stoltezza. In
silenzio percorreva una delle strade più deserte del rione di
Lormont, quando ad un tratto ‘udì delle grida, e da una porta
apertasi con fracasso scappò fuori una persona che venne a
cadere ai suoi piedi. ”
Era tale l'oscurità che non si poteva capire ciò che stava
succedendo, se non dal baccano.
Gli inseguitori, chiunque si fossero, si fermarono sulla
porta, perchè certamente avevano udito il passo del giovane
ufficiale.
Questi stette un momento ad ascoltare; gli uomini parla-
vano sottovoce, ma non si avvicinavano. Benchè questa scena
gli ispirasse disgusto, Liéven credette doveroso rialzare la
persona caduta; si accorse che essa era in camicia, e nonostante
la profonda oscurità della notte, potevano essere le due del
mattino, gli parve scorgere dei ‘lunghi capelli sciolti: era
dunque una donna, La scoperta non gli piacque punto.
Essa sembrava nell’impossibilità di camminare’ senza
essere aiutata; Liéven ebbe. bisogno di ricordarsi dei doveri
prescritti dalla pietà umana per non abbandonarla. 3
Gli si prospettavano la noia di comparire l’indomani din-
ranzi a un commissario di polizia, gli scherzi dei compagni,
i resoconti satirici dei giornali del paese.
« La collocherò contro la porta di una casa — disse fra
sè —; suonerò il campanello, e mi allontanerò al più presto ».
Stava cercando di mettere in atto questi propositi, quando
udì la donna lamentarsi in spagnolo. Non conosceva una pa-
rola di spagnolo. Forse per questo, due parole semplicissime
pronunciate da Léonor, lo gettarono nelle più romanzesche
fantasie. Non vide più un commissario di polizia, e una ragazza
percossa da ubbriachi; la sua fantasia si smarrì in pensieri di
amore e di strane avventure.
Liéven aveva rialzato quella donna, e le rivolgeva alcune
parole di consolazione.
« Ma se fosse brutta! » disse egli.
Il dubbio a questo proposito, facendo di nuovo entrare in
gioco la ragione, gli fece dimenticare tutte le fantasie roman-
zesche.
Liéven volle farla sedere sulla soglia di un uscio; essa
rifiutò.
« Andiamo più lontano »,
mente straniero.
«Avete paura di vostro marito? », chiese Liéven.
« Ahimè! Ho abbandonato mio marito, l’uomo più rispet-
tabile, che mi adorava, per un amante che mi scaccia con la
più crudele barbarie ».
Questa frase fece dimenticare a Liéven il commissario di
polizia e le spiacevoli conseguenze di un’avventura notturna.
« Sono stata derubata, signore — disse Léonor dopo qual-
che momento —, ma mi accorgo che ho ancora ‘un piccolo
enello di diamanti. Qualche albergatore vorrà forse accogliermi,
Ma, signore, sarò la favola dell’albergo, poichè devo confes-
sarvi che la camicia è il mio solo vestiario; mi getterei ai
vostri piedi, signore, se ne avessi il tempo, per supplicarvi, in
nome della misericordia, di farmi entrare in una camera qual-
siasi e di comprare da una donna del popolo un semplice abito,
Una volta vestita — soggiunse incoraggiata dal giovane uffi-
ciale —, potrete accompagnarmi fino alla porta di qualche
alberghetto, e là avrò finito di invocare i soccorsi di un uomo
generoso, e vi pregherò di abbandonare una disgraziata »,
Tutto ciò pronunziato in cattivo francese, non dispiacque
a Liéven.
« Signora — rispose —, farò tutto ciò che comandate.
Tuttavia l'essenziale per me e per voi, è di non farci arre-
stare. Mi chiamo Liéven, luogotenente al 96° reggimento; se
incontriamo una pattuglia che non appartenga al mio reggi-
mento, ci condurranno al posto di guardia, dove bisognerà
passar la nette e domani, voi ed io, signora, saremo la favola
di Bordeaux >».
Liéven sentì fremere Léonor, a cui dava il braccio. « Que-
sto terrore dello scandalo è di buon augurio », pensò. « Vo-
disse con un accento pretta-
IO
gliate indossare il mio pastrano — disse alla signora —; vi
condurrò a casa mia =,
«O Dio! signore!... ».
« Non accenderò il lume, ve lo giuro sul mio onore! Vi
lascerò padrona assoluta della mia camera, e non ricomparirò
che domani mattina. Ciò è indispensabile, perchè alle sei
viene il mio sergente, il quale è uomo. capace di picchiare
finchè non gli abbiano aperto. Avete a che fare con un gen-
tiluomo... Ma sarà bella? », diceva Liéven fra sè.
Aprì la. porta di casa sua. L’ignota fu sul punto di cadere
in fondo alla scala, di cui non trovava il primo scalino. Liéven
le parlava molto sottovoce; essa rispondeva collo stesso tono.
« Che orrore condurre donne in casa mia! », gridò con
voce aspra una ostessa discretamente graziosa, aprendo la
propria porta e tenendo una piccola lampada.
Liéven si voltò con vivacità verso la sconosciuta; vide
un viso meraviglioso, e spense con un soffio la lampada del-
l’ostessa.
« Silenzio, signora Sancède! isee no domani mattina mi
licenzio; dieci franchi sono vostri se non parlerete con nes-
suno. La signora è la moglie del colonnello, e io esco di nuovo
immediatamente ».
Liéven era giunto al terzo piano, alla porta della propria
camera e tremava.
« Entrate signora — disse alla donna in camicia —. A
fianco del pendolo c’è uno zolfanello. Accendete la candela,
fate fuoco, chiudete la porta dal di dentro. Vi rispetto come
a giorno, e vi porterò una
veste ».
« Jesus Maria! », esclamò
la bella spagnola.
Quando Liéven picchiò al-
l’uscio, l’indomani, era pazzo
di amore. Per non svegliare la
signora troppo di buon’ora,
aveva avuto la pazienza di
aspettare il suo sergente sulla
porta; e recarsi in un caffè a
firmare le sue carte. Aveva
affittato una camera nelle vi-
cinanze, portava alla scono-
sciuta alcune vesti e anche una
«In questo modo, signora, se voi lo esigete, io non vi
vedrò », le disse attraverso la porta.
L’idea della maschera piacque alla giovane spagnuola,
distraendola dal suo profondo. dolore.
« Siete così generoso — gli disse’ senza aprire —, che
ardisco pregarvi di lasciare contro’ la porta il pacco delle
rebe che avete comprato per me. Quando vi avrò sentito di-
scendere, lo prenderò ».
« Addio signora », disse Liéven andandosene.
Léonor fu così lieta di quella pronta obbedienza, che col-
l'accento della più affettuosa amicizia gli disse:
«Se vi è possibile, signore, ritornate fra una mezz'ora ».
Al suo ritorno, Liéven la trovò mascherata; ma scorse
le più belle braccia del mondo, il più bel collo, le più belle
mani. Ne fu rapito.
sogno di fare ‘uno sforzo sopra se stesso per aver coraggio
colle donne che amava. Il suo tono fu così rispettoso, con
tanta buona. grazia fece gli onori della sua più che ‘modesta
cameretta, che, mentre si voltava dopo di aver accomodato
un paravento, rimase immobile. per l'ammirazione, nel vedere
la più bella donna che avesse mai incontrata. La straniera
si era tolta la maschera; aveva degli occhi neri che sembra-
vano parlare. Esprimevano tanta energia che forse sarebbero
parsi duri nelle quotidiane circostanze della vita. La dispera-
zione conferiva loro un po’ di dolcezza: e si può dire che
non mancava nulla alla bellezza di Léonor. Liéven giudicò
che poteva avere da diciotto a ‘vent’anni. Vi fu un istante
di silenzio. Nonostante il suo profondo dolore, Léonor non
potè fare a meno di notare con una certa compiacenza l’am-
mirazione del giovane ufficiale che le pareva appartenesse
« Siete il mio benefattore — gli diss’ella finalmente —, e
non ostante la vostra età e la mia, spero che continuerete a
comportarvi bene ». Liéven rispose come può farlo l’uomo più
innamorato, ma fu abbastanza padrone di sè per non concedersi
la felicità di dirle che l’amava. D'altra parte gli occhi di Léonor
gli. incutevano tanta soggezione, il suo aspetto era così nobile
nonostante la modestia delle vesti che aveva indossato, che
l’esser prudente gli costò meno fatica.
«Tant'è che passi proprio per sciocco », diss’egli a se
stesso. Si lasciò andare tutto alla sua timidezza e alla celeste
voluttà di contemplare Léonor, senza dirle nulla. Non poteva
far di meglio. Questo contegno rassicurò a poco a poco la bella
spagnola. In faccia -l’uno all'altro, mentre si ‘guardavano in
silenzio, erano molto buffi.
« Mi occorrerebbe un cappello proprio da ‘donna del po-
ziatamente. — soggiunse quasi sorridente —, non posso per la
strada adoperare la vostra maschera ».
Liéven si procurò un cappello; poi condusse Léonor nella
camera che aveva affittato per lei. Essa raddoppiò la sua agi-
tazione e quasi la sua felicità dicendogli: « Tutto _ciò può fi-
nire per me col patibolo ».
« Per servirvi — le rispose impetuosamente Liéven —, mi
getterei sul fuoco. Ho fissato questa camera sotto il nome di
Signora Liéven, mia moglie ».
« Vostra moglie? », replicò la sconosciuta quasi offesa.
« Bisogna apparire sotto questo nome o far vedere un pas-
saporto che noi non possediamo ».
Quel noi fu per lui una felicità. Aveva venduto l’anello,
o per lo meno aveva dato all’ignota cento franchi, che ne
rappresentavano il valore. Fu portato il pranzo; la sconosciuta
una sorella, non ritornerò che
maschera.
Era un giovane di buona famigiia e che aveva ancora bi-
aila migliore società.
polo, che nasconda il viso — gli diss’ella —, perchè, disgra-
lo invitò a sedersi..
TRAI
Racconto
« Vi siete mostrato
dopo la colazione —.
serba una eterna ricon
« Vi obbedisco », di
Aveva la morte in.
pensierosa, poi disse:
« Rimanete. Siete m
gno di un appoggio; c
generoso? D'altronde, se.
io non devo più aspira
perdere ben presto la
interesse per una donna
gnore, ho tutte le colpe.
tanto meno di Don Gutie
di quei disgraziati spagnol
cia, due anni or sono, Si
egli è molto ricco, io so
di voi, mia cara Léonor <
trimonio, prendendomi
e vi amo come un pazzo,
Sliete: se a causa della
mi assumerò presso i vi
tura”. Signore, son pa
avevo quindici. Ciò che
il disagio della povertà
Cortes (1) ha gettato la
Ma signore, ho bisogno de
a
nè gli usi di questo paese
Se non avessi questo Dl
portare la vergogna che
cacciata da una casa di
di soccorrere una donna
sono anche peggio; sono
lice delle donne — aggi
Uno di questi giorni mi
nali e sarò condannata a
na sposato, Don Gutier si
non ne aveva ragione; m
carattere. Fui così sciocw
marito, la mia suscettibili!
« Quand’anche doveste
la interruppe Liéven — 1
morte. Ma se abbiamo di
ditemelo subito, in modo |
perder tempo ». |
« Fuggire? — diss'ella
cia? Il mio accento spagna
mento, mi faranno arresta
manderà il passaporto. Ser
in questo momento mi cerc
manciate d’oro se riescon
abbandonatemi!... Vi dirò
un uomo che non è mio n
è un mostro, voi lo disprez
germi una parola di penti
sue braccia, ma ai suoi pi
sconveniente, ma nell’abis:
non voglio almeno inganna
signore, una disgraziata ch
noscenza, ma che non poti
Liéven si fece assai tel
« Non scambiate, sign
l'improvvisa tristezza che.
di abbandonarvi; penso ai
polizia. Il meno rischioso è
scorta in Bordeaux. In sef
vece di un’altra donna de
per la quale avrò fissato.
Mentre finiva queste paroli
« Don Gutier Ferrande
sospetto. al partito che tiro
in alto mare; un giorno tro
tino francese. ” Imbarchiam
bandoniamo tutti i nostri |
marito è ancora ricchissim
Bordeaux, dove ha ricomin
completamente soli. Non vu
cese. Sopratutto da un anni
tiche, che non gli permeti
fatto .due visite. Morivo di
stimabilissima, è il più ge
tutti, e vede tutto nero. Di
alle preghiere che io gli ri
spettacolo. Scelse uno dei p
nio per non espormi alle
Una compagnia di cavaller
a Bordeaux... Ah! signore,
« Signora — rispose Lié
non penso che alla mia dis
più fortunato ». .— « Senza
famoso Mayral », disse Léo
a
generoso — gli diss’ella
temi. Questo cuore vi
indosi.
conosciuta appariva assai
i ma dopo tutto ho biso-
rei trovare un altro così
me un sentimento, a cui
d dei ‘miei errori mi farà
e spegnerà in voi ogni
iai colpevole. Poichè si-
ji lagnarmi di nessuno, e
mio marito. Egli è uno
o cercato rifugio in Fran-
di Cartagena, ma mentre
a. "Ho trent'anni più
la vigilia del nostro ma-
ma ho parecchi milioni
ho mai amato. Ecco, sce-
fo matrimonio vi ripugna,
tutto il torto della rot-
(giorno quattro anni; ne
o più profondamente era
‘cui la rivoluzione delle
lia. Non amavo, subivo.
nsigli, poichè non conosco
stra lingua, come vedete.
lo di voi, non potrei sop-
Questa notte, vedendomi
enza, avete forse creduto
costumi. Ebbene, signore,
vole, e anche la più infe-
‘rompendo in lagrime —.
e davanti ai vostri tribu-
ina infamante. Non. appe-
loso. Ah! mio Dio; ‘allora
indovinava il mio cattivo
armi dei sospetti di mio
ffesa. Ah! disgraziata!... ».
rvi i maggiori delitti —
oto per la vita e per la
le ricerche della polizia,
epari la vostra fuga senza
f
e potrei viaggiare in Fran-
| giovinezza, il mio turba-
imo gendarme che mi do-
0 i gendarmi di Bordeaux
marito avrà promesso loro
mi. Lasciatemi, signore,
la frase più ardita. Adoro
the uomo poi!; quest'uomo
bbene, non ha che a rivol-
o volo, non dirò fra le
metto una parola molto
sogna in cui sono caduta
benefattore. Vedete in me
mira, che è piena di rico-
i.
se poi a bassa voce —,
‘mio cuore, col proposito
evitare le ricerche della
pre quello di restare na-
roporrò di imbarcarvi in
tà e altrettanto bella,
su un bastimento ».
Liéven era spento.
Léonor — cadde in
a Spagna. Facevamo gite
largo un piccolo brigan-
disse mio marito —, ab-
itagena ”. Partimmo. Mio
iso una magnifica casa a
p commercio, ma viviamo
frequenti la società fran-
etesto di precauzioni poli-
federe i liberali, non ho
io marito è una persona
‘uomini, ma diffida di
nte un mese fa cedette
indere un palco per lo
ese un palco di prosce-
giovanotti della città.
etani era giunta da poco
disprezzerete ».
ascolto attentamente, ma
per sempre un uomo
‘ete sentito parlare del
ndo gli ‘occhi.
LARGO, RO CRI PRI PRIA A
LTRO
Stendhal
«Il cavallerizzo spagnolo? Certo — rispose Liéven stu-
pito —; ha fatto accorrere tutta Bordeaux; è un ragazzo molto
agile e molto bello ».
« Purtroppo, signore, credetti che non fosse un uomo co-
mune, Mentre faceva gli esercizi sul cavallo mi guardava con-
tinuamente. Un giorno passando sotto il mio palco, dal quale
mio marito era allora allora uscito, disse in catalano: ” Sono
un capitano dell’armata del Marquesito, e vi adoro”.
« Essere amata da un saltiràbanco! Che orrore signore!;
ma più grande infamia era quella di potervi pensare senza
inorridire. I giorni successivi presi la decisione di non metter
piede allo spettacolo. Che dirvi, signore? Ero tristissima. Un
giorno la mia cameriera mi disse: ‘Il signor Ferrandez è
uscito, signora, vi supplico di leggere questo foglio”. E scap-
pò via chiudendo la porta a chiave. Era una lettera appassio-
nata di Mayral; mi raccontava la sua vita; diceva di essere
un povero ufficiale, che la più squallida povertà obbligava a
compiere un mestiere, che egli mi offriva di smettere per
amor mio. Il suo vero nome era [Don Rodrigo Pimentel. Tor-
nai allo spettacolo. A poco a poco prestai fede alle disgrazie
di Mayral, ricevetti con piacere le sue lettere, Ahimè! finii
col rispondergli. L'ho amato con passione, e con una passione
— soggiunse Donna Léonor rompendo in pianto —, che nulla
ha potuto soffocare, nemmeno le più dolorose scoperte. Ben
presto cedetti alle sue preghiere, e desiderai quanto lui che
venisse ‘un’occasione di parlargli. Tuttavia ebbi già fin da
allora un sospetto: pensavo che Mayral forse non era affatto
un Pimentel o un ufficiale del
corpo del Marquesito, non ave-
va abbastanza orgoglio; parec-
chie volte manifestò il timore
che io volessi prendermi gioco
di lui, a causa del suo mestiere
di cavallerizzo in una compa-
gnia di saltimbanchi napoleta-
ni. Circa due mesi or sono,
mentre stavamo per uscire per
andare allo spettacolo, mio
marito ricevette la notizia che
uno dei suoi battelli si era in-
del fiume. Egli che non parlava
; mai e che in un giorno non mi
aiceva dieci parole esclamu: ” Bisognerà che ci vada domani ce
Alla; sera durante lo spettacolo, feci.a Mayral un segnale conve-
ruto. Approfittando del fatto che mio marito_era nel palco,
andò ‘a prendere una lettera, che gli avevo lasciata dalla por-
tinaia della nostra casa, ch’egli era riuscito ad amicarsi. Ben
presto scorsi Mayral al colmo delia felicità. Avevo avuto la
debolezza di scrivergli, che l’indomani notte, lo avrei ricevuto
in una sala terrena che dava sul giardino.
« Mio marito si imbarcò verso mezzogiorno dopo la posta
di Parigi. Il tempo era splendido, ed eravamo nelle giornate
più calde. La sera dissi che avrei dormito nella camera di
mio marito, che era al piano terreno e si apriva sul giardino.
Qui speravo di non soffrire tanto il caldo eccessivo. All’una
del mattino nel momento in cui dopo aver aperto con molta
cautela la finestra, aspettavo Mayral, sento all’improvviso un
gran rumore dalla parte della porta; era mio marito. A mezza
strada da Royan, aveva visto il battello che risaliva tran-
quillamente la Gironda e procedeva verso Bordeaux.
« Rientrando in casa, Don Gutier non si accorse del mio
grandissimo turbamento; lodò la mia felice ispirazione di dor-
mire in una camera fresca, e si coricò accanto a me.
« Pensate la mia inquietudine; sfortunatamente c’era uno
splendido chiaro di luna. Non era trascorsa un’ora, che vidi
distintamente Mayral accostarsi alle imposte delle finestre. Do-
po il ritorno di mio marito, non avevo pensato di chiudere la
porta a vetro di un gabinetto vicino alla stanza da letto. Questa
era spalancata come pure la porta, che dal gabinetto metteva
nella stanza.
« Invano con cenni del capo, unica cosa che osavo per-
mettermi, con un marito geloso che mi dormiva a fianco, tentai
di far capire a Mayral che ci era sopraggiunta una sciagura.
Lo sento entrare nel gabinetto, e ben presto fu accanto al
letto, dalla parte dov’ero coricata. Pensate al mio terrore: ci sì
vedeva come in pieno giorno. Per fortuna, Mayral mentre si
avvicinava tacque.
« Gli indicai mio marito che dormiva accanto a me; a un
tratto lo vidi estrarre un pugnale. Presa dallo spavento, mi
rizzai a mezzo; si accostò e mi disse all’orecchio: ” E° il vostro
amante; capisco l’inopportunità della mia venuta, 0 meglio
avete trovato divertente prendervi gioco di un povero caval-
lerizzo, ma quel bel signore passerà un brutto quarto d’ora ”.
«E’ mio marito », gli ripetevo io a bassa voce, e con quan-
ta forza potevo, gli trattenevo la mano.
« Vostro marito, che ho visto imbarcarsi a mezzogiorno sul
battello a vapore di Royan? Un saltimbanco napoletano non è
così bestia da credere ciò. Alzatevi e venite a parla=mi nel
vicino gabinetto, lo esigo: se no, sveglio questo bel signore; al-
lora probabilmente dirà il suo nome. Sono più forte, più agile,
meglio armato, e sebbene io sia un povero diavolo, gli farò
vedere che non conviene burlarsi di me. Voglio essere il vo-
stro amante, perbacco!, allora ridicolo sarà lui”.
« In quell'istante mio marito si destò. ” Chi parla d’aman-
te?” esclamò sconvolto,
« Mayral, che messosi al mio fianco, mi teneva abbracciata
e mi parlava all'orecchio, si chinò in tempo vedendo quel movi-
mento imprevisto. Stesi il braccio, come fossi svegliata dalla
frase di mio marito; gli dissi parecchie cose che fecero capire
chiaramente a Mayral che quegli era mio marito. Finalmente
Don Gutier, credendo di aver sognato, si riaddormentò. Il pu-
gnale nudo di Mayral rifletteva sempre i raggi lunari, che in
quel momento cadevano diritti sul letto. Promisi tutto ciò che
Mayral volle. Esigeva che io andassi ad accompagnarlo nel
gabinetto vicino. ” E’ vostro marito, sia pure; ma non per
questo faccio una figura meno sciocca ”, ripeteva con collera.
cagliato presso Royan alla foce ‘
« Finalmente, dopo un’ora se ne andò. Mi crederete, signore,.
se vi dirò che tutto questo sciocco contegno di Mayral mi aprì
quasi gli occhi sul conto di lui, ma non potè diminuire il mio
amore? .
« Siccome mio marito non andava mai in società, passava
la vita con me. Nulla era più difficile, che il secondo appunta-
mento, che avevo giurato di accordare a Mayral.
« Mi scriveva lettere piene di rimproveri; allo spettacolo
fingeva di non guardarmi, Infine signore, la mia fatale pas-
«sione non conobbe più limiti.
« Venite al momento della Borsa, un giorno che avrete
veduto mio marito colà — gli scrissi —; vi nasconderò. Se. la
sorte mi concede durante la giornata un attimo di libertà, se
un caso favorevole fa che mio marito vada ancora alla Borsa
il giorno dopo, vi vedrò: altrimenti avrete almeno avuto da
me una prova della mia devozione e dell’ingiustizia dei vostri
sospetti. Pensate a che cosa mi espongo.
« Ciò era in risposta al timore continuo ch’egli aveva, che
io mi fossi scelta nella società un altro amante, con cui io mi
burlassi del povero saltimbanco napoletano. Uno dei suoi com-
pagni gli aveva raccontato a questo proposito non so quale
assurda fandonia. 3
« Otto giorni dopo, mio marito andò alla Borsa; Mayral,
in pieno giorno, entrò in casa dando la scalata al muro del
giardino. Vedete a che cosa andavo incontro! Non eravamo
stati insieme tre minuti, quando ritornò mio marito. Mayral
passò nel mio gabinetto di toeletta; ma Don Gutier era ritor-
nato a casa soltanto per prendere alcune carte indispensabili.
Per disgrazia aveva anche un sacco di monete portoghesi. Per
pigrizia non discese alla sua cassaforte, entrò nel mio gabi-
netto, mise l’oro in uno dei miei armadi, che chiuse a chiave,
e per maggior precauzione, siccome è molto diffidente, prese
anche la chiave del gabinetto.-Pensate il mio affanno; Mayral
era furente, non potei parlargli che poco attraverso la porta.
Ben presto ricomparve mio marito. Dopo il pranzo mi obbligò
per così dire ad andare a passeggio. Volle recarsi allo spet-
tacolo, e non potei tornare che assai tardi. Ogni sera tutte le
porte della casa erano chiuse con cura, mio marito prendeva
tutte le chiavi. Per un caso veramente eccezionale, approfit-
tando del primo sonno di Don Gutier, riuseti a fare uscire
Mayral dal gabinetto, dove già da così lungo tempo si spa-
zientiva; gli aprii la porta di un piccolo granaio sotto il tetto.
Mi fu impossibile farlo scendere nel giardino. Vi erano stese
delle balle di lana, che erano custodite da due o tre facchini.
Mayral passò tutto il giorno successivo nel granaio. Immagi-
natevi le mie sofferenze; ogni momento mi pareva di vederlo»
scendere con in mano il pugnale, e aprirsi una via assassi-
nando mio marito. Era capace di tutto. Trasaliva al minimo
rumore in casa. .
«Per colmo di disgrazia, mio marito non andò affatto
alla Borsa. Finalmente, senza aver potuto parlare a Mayral
un solo istante, fui ancora fortunata di poter dare alcune com-
missioni ai facchini, e trovare il momento per farlo fuggire
dal giardino. Passando, spezzò col manico del pugnale il
grande specchio del salone. Era furibondo.
«Qui voi mi disprezzerete tanto quanto mi disprezzo i0;
da quel momento, ora lo capisco, Mayral non mi amò più;
credette che mi fossi burlata di lui.
« Mio marito è sempre innamorato di me; parecchie volte
durante la giornata, mi baciò e mi prese tra le sue braccia.
Mayral, malato d’orgoglio più che d'amore, pensò che l’avessi
nascosto soltanto per farlo spettatore di quelle effusioni.
« Non rispondeva più alle mie lettere, allo spettacolo non
mi degnava più di ‘uno sguardo. Dovete essere ben stanco, si-
gnore, di questo susseguirsi di infamie, ma ecco la più atroce-
e la più vile.
« Otto giorni fa la compagnia degli acrobati napoletani
annunziò la sua partenza. Lunedì scorso, giorno di S. Agosti-
no, pazza d'amore per un uomo, il quale per tre settimane dal
giorno in cui mi sono arrischiata di celarlo in casa mia, non
si è degnato di guardarmi o di rispondere alle mie lettere, ho
abbandonato la casa del migliore fra i mariti, dopo averlo de-
rubato, signore, io che non gli avevo portato in dote nulla
se non un cuore infedele. Ho portato via alcuni diamanti, che
mi aveva regalati, ho preso nella sua cassaforte tre o quattro
rotoli da cinquecento franchi, poichè pensavo che Mayral sa-
rebbe stato sospetto a Bordeaux, se avesse voluto vendere i
diamanti... ».
A questo punto del racconto, Léonor arrossì straordina-
riamente, Liéven era pallido e disperato. Ogni parola di Léonor
gli trafiggeva il cuore, e tuttavia per un’orribile perversione
del suo temperamento, ogni parola raddoppiava in lui l’amore
da cui era infiammato. Fuori di sè, prese la mano di Donna
Léonor, che non la ritirò.
«Che bassezza da parte mia — disse tra sè Liéven — di
toccare questa mano, mentre Léonor mi parla apertamente del
suo amore per un altro! Essa me la lascia per disprezzo o per
distrazione, e io sono il più indelicato degli uomini! ».
« Lunedì scorso, signore — continuò Léonor —. or sono
quattro giorni, verso le due del mattino dopo aver avuto la
viltà di add.rmentare col laudano mio marito e il portinaio,
sono fuggita; sono venuta a battere alla porta della casa, di
dove, stanotte nell’istante in cui passavate, sono riuscita a
evadere. E’ la casa di Mayral. °
« Crederai che ti amo davvero? », gli chiesi arrivando da
lui.
« Ero ebbra di felicità. Egli fin dal primo momento mi par-
ve più stupito che innamorato, L'indomani mattina, quandc ;;li
feci vedere l’oro e i diamanti, risolvette di abbandonare ia sua
compagnia, e fuggire con me in Ispagna. Ma, gran Dio! dalla
sua ignoranza di alcune ‘usanze del mio paese, credetti di ca-
pire che non era Spagnolo.
« Con ogni probabilità — dissi a me stessa — ho unitò la
mia vita a quella di un meschino cavallerizzo! Eh! che mi im-
(1) Allude alla rivoluzione del 1820, anno in cui le Cortes di Spagna
si sollevarono contro Ferdinando VII, chiedendo la Costituzione.
II
La e
porta, se egli mi ama? Per parte mia ‘sento che è il padrone
della mia vita. Sarò la sua schiava, la sua fedele moglie; egli
continuerà il suo mestiere. Sono giovane; se occorre, imparerò
a montare a cavallo. Se nella vecchiaia precipiteremo nella
miseria, ebbene fra vent'anni morrò di miseria al suo fianco.
Non sarò da compiangere, avrò vissuto felice! Che pazzia! Che
perversione! », esclamò Léonor interrompendosi.
« Bisogna confessare — disse Liéven — che morivate di
noia col vostro vecchio marito, che non voleva condurvi in
nessun luogo. Ciò vi giustifica molto ai miei occhi. Non avete
che diciannove anni, ed egli cinquantanove. Quante donne,
nella società del mio paese vivono onorate, e in fondo non
hanno i vostri generosi rimorsi e hanno commesso colpe an-
cor più gravi! ».
Alcune frasi di questo genere parvero alleviare Léonor di
un gran peso, .
« Signore — essa riprese —, ho trascorso tre giorni con
Mayral. La sera mi lasciava per andare al teatro; ieri sera,
mi ha detto: ’ Siccome la polizia potrebbe fare una perquisi-
zione in casa mia, andrò a deporre i vostri diamanti e il vo-
stro oro presso un amico sicuro”.
« All’una del mattino, dopo aver atteso molto dopo l’ora
consueta, morente di paura che fosse caduto da cavallo, è
ritornato, mi ha dato un bacio, e ben presto è di nuovo uscito
dalla camera. Fortunatamente avevo conservato il lume, seb-
bene me l’avesse proibito per due volte e avesse anche spento
la lampada da notte. Molto tempo dopo mentre ero addormen-
tata, un uomo è entrato nel mio letto, mi sono accorta imme-
diatamente che non era Mayral.
« Ho preso un pugnale; il vile ha avuto paura, si è gettato
alle mie ginocchia, implorando pietà. Mi sono slanciata su di
lui per ucciderlo, ” C'è per voi la ghigliottina, se mi ammaz-
zate”, diceva. La bassezza di quel linguaggio mi faceva or-
rore. Con che razza di gente mi sono compromessa! — ho
pensato.
« Ho avuto la presenza di spirito di dire a quell’individuo,
che avevo protezioni a Bordeaux e che il Procuratore gene-
rale lo avrebbe fatto arrestare, se non mi diceva tutta la
verità. ” Ebbene — ha risposto — io non ho rubato nemmen
uno dei vostri diamanti, nè il vostro oro; Mayral ha lasciato
©or ora Bordeaux, va a Parigi con tutto il bottino: E’ partito
colla moglie del nostro direttore; dei vostri bei luigi, ne ha
dati ben venticinque al direttore, che gli ha ceduto la moglie.
Mi ha dato i due luigi che vedete e che vi restituisco a meno
che non abbiate la generosità di lasciarmeli: mi ha dato que-
sti due luigi perchè ‘vi trattenessi qui il più a lungo possibile,
in modo da avere venti o trenta ore di vantaggio su di voi”.
« E’ Spagnolo? », gli ho chiesto;
« Spagnolo? Lui? E’ di San Domingo, è fuggito di là dopo
aver rubato o assassinato il suo padrone ».
« Perchè è egli venuto qui stasera? Rispondimi — gli ho
detto —, altrimenti mio zio. ti manderà alle galere ».
.« Siccome, esitavo a venir qua a custodirvi, Mayral mi ha
detto che eravate una bellissima donna. ” Nulla di più facile
— ha soggiunto ——, che prendere il mio posto vicino a lei,
surà una cosa comica. Essa ha voluto, un tempo, burlarsi di
me, io mi prenderò gioco di lei”. A questo patto ho actonsen:
tito, ma siccome non osavo, ha fatto venire la diligenza fin
dinanzi alla porta, ed è salito per abbracciarvi davanti a me,
che ‘ero nascosto vicino al letto >.
“A questo punto di nuovo i singhiozzi soffocarono la voce
di Léonor.
«Il giovane saltimbanco che era con me — ricominciò
essa — era intimidito e mi forniva i più veri e desolanti par-
ticolari sul conto di Mayral, Io era disperata.
« Forse mi ha fatto prendere un filtro — dicevo a me
stessa —, perchè non riesco ad odiarlo. Pur di fronte a tali
infamie, non posso odiarlo signore, sento che l’adoro »,
Donna Léonor s’interruppe e rimase pensosa,
« Strano accecamento! — pensò Liéven —. Una donna così
intelligente, così giovane, credere al sortilegio! ». ,
« Infine — disse Donna Léonor —, quel giovane veden-
domi soprapensieri, cominciò ad aver meno paura. Mi ha la-
sciato bruscamente, e un’ora dopo, è ritornato con uri com-
pagno. Sono stata .costretta a difendermi; la lotta è stata
grave, forse attentavano alla mia vita, pur volendo un’altra
cosa. Mi hanno preso qualche piccolo gioiello e la borsa, In-
fine ho potuto'raggiungere-la porta della casa; ma senza di voi,
signore; probabilmente mi avrebbero inseguita nella strada ».
Tanto più Liéven vedeva Léonor pazza d’amore per May-
ral, tanto più l’adorava. Essa pianse a lungo; egli le baciava
la mano. Siccome egli le parlava con parole velate del suo
amore:
«Mio povero amico —. gli diss’ella qualche giorno do-
po —, lo credereste? Io penso che se potessi provare a Mayral
che non ho mai cercato di farne il mio zimbello, e di prender-
mi gioco di lui forse egli mi amerebbe! ».
«Ho ben poco denaro — riprese Liéven —, la noia mi ha
reso giocatore, ma forse il banchiere a cui mio padre mi ha
raccomandato a Bordeaux non mi ricuserà quindici o venti
luigi, se vado a supplicarlo; vado a tentare qualunque mezzo,
anche delle viltà; con quel denaro, potrete partire. per Pa-
rigi>».
Léonor gli saltò al collo.
« Gran Dio! Perchè non posso amarvi? E che? mi perdo-
nereste, le mie orribili pazzie? »,-
«A tal punto che vi sposerei con entusiasmo, e passerei
la mia vita con voi, come il più felice degli uomini ».
} « Ma, se incontrassi Mayral, mi sento tanto pazza e crimi-
Ne da abbandonare voi, o mio benefattore, e cadere ai suoi
piedi ».
Liéven diveniva rosso per la collera.
« Non c’è che un mezzo per guarirmi, è quello di ucci-
‘ dermi », le disse egli coprendola di baci. i
«Ah! non ucciderti! amico mio! », gli diceva essa. E
Nessuno l’ha più riveduto, Léonor ha pronunziato i voti
ai convento delle Orsoline. i
VOIR OC È
YEPA DI CASA
ET
Linea a sacco
ue graziosi modelli per il
D passaggio di stagione dalla
primavera all’estate. E’ un
passaggio brevissimo, che non
risente affatto della moda nuo-
va e che punta sul classico. Il
modello di sinistra è di linea
x
«a sacco »; in questo abito è
messo in risalto il contrasto
ottenuto dalla maglia rasata
impiegata per l’abito ‘e dalla
maglia a coste impiegata per
le maniche e per il colletto.
Nel due pezzi di destra la gon-
na di linea dritta di tricot filet-
tée in lana bleu pallido e bian-
co. Lo sweater bianco .con ma-
niche raglan è guarnito con
bordi eguali alla gonna.
I particolari
che“fanno’moda
rmai tutte hanno scelto l’a-
bito della primavera: . il
tailleur morbido, il sacco au-
dace, il due pezzi praticissimo e
giovanile, il soprabito indispen-
sabile e sempre attuale. E’ ora
il momento di raffinare la toi-
lette della primavera puntando
sui particolari che costituiscono
un elemento importantissimo
déll’eleganza femminile,
Cosa sono questi famosi par-
ticolari? Una bella borsa, delle
scarpine in ordine, pochi ” gio-
ielli” e di buon gusto, un paio’
di guanti perfettamente intona»
ti, un cappellino che doni al
viso, la sciarpa annodata in
quella tal maniera, la camicetta
nuova che rinfresca il tailleur
dell’anno scorso e persino un
rosso per le labbra che armoniz-
za perfettamente con la tinta
del vestito. Niente di ecceziona-
le, come si vede, ma un qualcosa
che dà il cachet di rigore,
Cominciamo dalle borse, Oggi
usano di forma piuttosto allun-
gàta, con chiusura semplice e
simpatica. Natùralmente, oltre a
questo tipo ultimo grido che
dura al massimo una stagione,
ci sono le borsette classiche che
si aggirano con poche variazioni
su linee e pelli tradizionali. Ed
è a queste che è bene ricorrere
quando si vuol scegliere una
borsa di gusto sicuro e che deb-
ba durare qualche anno.
Per le pelli, accanto al camo-
scio che è delicato e non è esat-
tamente l’ultimo grido, il vitel-
lo è solidissimo ed. elegante,
quindi consigliabile, Il: vitello
.
naturale è ancora il numero uno
per le giovanissime e per i îno-
delli decisamente sportivi, ma-
gari. con impuntura in tinta
chiara.
Pesci e serpenti, struzzo ed al-
tri animali ” nuovi” proposti
ogni anno, sono difficili nel
senso che occorre avere già mol-
te altre borse da scambiare per
le varie occasioni. A meno che
non si possa arrivare al cocco-
drillo ed allora è tutta un’altra
cosa
Un pò di galateo
Al telefono è alla persona che ha
iniziato la conversazione che spet-
ta di sospenderla,
a * *
Per rallegramenti o per condo-
glianze non è di buon gusto inviare
un biglietto da visita con la sola
sigla <p. r.» oppure «<p. c.>. E
molto meglio usare un cartoncino 0
una lettera anche con pochissime
righe.
* * £
Quando due uomini accompagna-
no una signora, questa sta in mezzo
se la strada è senza marciapiedi, a
destra se. il marciapiedi esiste,
Quello dei due che è parente della
signora deve sempre tenere la si-
nistra.
* * *
Non si scrive mai una cartolina
postale a un superiore e tantomeno
ad una persona con la quale si ab-
biano semplici rapporti di società.
Lo stesso valga quando sì deve co-
municare qualcosa ad una signora.
*#*
Quando si hanno ospiti a pranzo
non è bello insistere perchè man-
gino o bevano di più. Non bisogna
neanche, perchè essi ripetano, ri-
correre a quel mezzo così di cat-
tivo gusto: « Ho capito, vuol dire
che non piace 3,
* * *
Sui biglietti da visita non si deve
scrivere altro che il proprio nome,
l'indirizzo e il numero di telefono.
Altre indicazioni di appartenenza ad
una data impresa si devono soltanto
aggiungere per uso professionale 0
commerciale, Il marito e la moglie —
possono avere ciascuno il proprio
biglietto da visita personale e un |
altro collettivo.
# *
La' signora educata non dà mai |
il proprio ombrello o la propria
borsetta da portare all'uomo con,
cui si accompagna lungo la strada
anche se ha le mani impacciate 0
se la borsetta è pesante.
Qualche consiglio |
Le tele cerate si mantengono pulite |
e lucenti strofinandole di tanto in |
tanto con una spugna imbevuta di |
latte. Se la tela cerata bianca è
ingiallita dal tempo si può schiarire |
esponendola al sole dopo averla |
lavata. H
* * * A
Lessando le uova, per evitare che |
queste si screpolino, bisogna ag-.
giungere all'acqua un cucchiaio di |
aceto e una presa di sale. Per sgu- |
sciarle più facilmente, una volta
cotte, si immergono in acqua fred- |
da. i
sedia
Per ravvivare le tinte dei. fazzoletti |
di seta o anche dei comuni fazzo- |
letti col bordo' colorato sarà bene |
immèérgerli in acqua in cui si sia
fatta bollire della crusca,
# |
Le patate in insalata: mettetele pri- |
ma nel latte bollente poi conditele |
con olio e sale; farete economia di
olio e avrete un'insalata morbida |
e gustosa,
* * &
Per impedire alle porte di cigolare
passate il graffito di una matita
sulle cerniere. 4
* * * u
Perchè gli albumi delle uova ab-
biano a montare in neve soda in |
poco tempo aggiungete ad essi, pri-
ma di sbatterli, un pizzico di sale
o di zucchero. 4
** *
Per togliere a]le bottiglie del lat-
te la patina bianca che rimane ade-
rente al vetro, bisogna lavarle pri-
ma con acqua fredda poi con acqua
calda, all'opposto cioè di quanto si
fa abitualmente, Il deposito che sì |
forma invece sul fondo delle broc-
che per il latte si toglie lavandole
con acqua e aceto.
Silvana
__PERIS
497 miliardi
per il mezzogiorno
La Banca internazionale per 1a
ricostruzione e lo sviluppo (BIRS)
di Washington ha concesso alla Cas-
sa del Mezzogiorno un nuovo pre-
stito di 75 milioni di dollari (pari
a circa 47 miliardi di lire), da de-
stinarsi al finanziamento di piccole
industrie, di opere di irrigazione,
di impianti per l'energia elettrica
nél quadro dello sviluppo economi-
co dell'Italia meridionale,
E’ questo il quinto prestito con-
cesso dalla Banca mondiale all’Ita-
lia.
La serie dei prestiti precedenti
è la seguente: nell'ottobre del 1951
sono stati concessi 10 milioni di
dollari; nell'ottobre del 1953, 10
milioni di dollari; nel giugno 1955,
70 milioni di dollari; nell'ottobre
1956, 74,5 milioni di dollari.
N quinto prestito ora accordato
porta il totale dell'intervento da
parte della massima organizzazione
finanziaria internazionale a 239,5
milioni di dollari (pari a circa 150
miliardi di lire italiane); il che po-
ne l'Italia al primo. posto fra le
nazioni europee — e ad uno «dei
primi posti fra le 68 nazioni par-
tecipanti. alla Banca. — le quali
hanno ricevuto prestiti di sviluppo
dall'Istituto specializzato delle Na-
zioni Unite.
Traffico telefonico
Nel corso del 1957 gli italiani,
tutti insieme, sono. rimasti al
telefono per oltre 14 secoli. Essi
hanno conversato per filo esatta-
mente per 1415 anni, che sono
516.866 giorni, equivalenti a 12 mi-
lioni 400 mila'ore, pari 744 milioni
di minuti. Questo. curioso calcolo
è desunto dalla statistica dtl traf-
fico dell’anno scorso, corrisponden-
te a 248 milioni di unità telefo-
COPIO
niche (ogni unità corrisponde a tre
minuti di conversazione). Nel 1939
gli italiani avevano consumato solo
35 milioni di unità, Rispetto all'an-
teguerra l'aumento dell'uso del te-
lefono è stato perciò di oltre sette
volte, i
Di pari
quantità degli apparecchi: erano
626.014 nel 1939, due milioni
873.418 al 31 dicembre 1957, men-
tre gli abbonati, che prima della
guerra erano 452.589, sono. saliti
a 2 milioni 259.710.
Queste le cifre che documentano
il progresso delle comunicazioni
telefoniche in Italia dal dopoguerra
ad oggi, progresso che ha compor-
tato, da parte delle cinque società
concessionarie, uno sforzo, finan-
ziario globale di circa 338 miliardi.
L'Italia è in testa a tutti i Paesi
del mondo, eccettuata la Svizzera,
per la automatizzazione dei tele-
foni, oggi automatici per il 98 per
cento.
‘La produzione
automobilistica
In Italia durante il 1957 sono
stati prodotti: 351.799 autoveicoli;
media mensile 29.316; media gior-
naliera 1.257. Rispetto all'anno pre-
cedente la produzione è aumentata
dell'11 per cento, ma con un rit-
mo considerevolmente più alto so-
no aumentate le esportazioni: esse,
infatti, sono state di 119.123 unità
.. con una maggiorazione del 37 per
cento rispetto al 1956. Le prefe-
renze dei compratori esteri si sono
dirette soprattutto verso le auto-
vetture di cilindrata piccola e me-
dia, fino a 1500 cme.: oltre 91.000
autovetture di questo tipo, infatti,
sono state esportate, e di' esse circa
830.000 in Germania, 8.500 negli Sta.
ti Uniti, 4.900 in Svizzera e 4.800
in Belgio. Seguono Austria; Olanda,
Jugoslavia, Svezia, Sud Africa, In-
dia, Polonia e Messico,
te Dai ea
passo. è aumentata ila ,
finden è
solo pesa 150 tonnellate, il ro-
tore ne pesa 33, mentre il ro-
tore della turbina pesa 28 ton-
nellate.
Negli altri locali della gran-
de costruzione centrale si tro-
vano inoltre le stazioni dei
compressori d’aria, il grande
. condensatore biflusso di 4.250
m° capace di condensare tutto
il vapore di scarico della tur-
bina al carico massimo, tre im-
pianti di distillazione (costitui-
ti ognuno da un evaporatore,
alimentato con acqua addolcita
da un impianto di depurazione
a funzionamento automatico)
capaci di produrre in totale 45
tonnellate/ora di acqua distil-
lata.
La sala quadri, il vero «pon-
te di comando» della centrale,
è a forma ellittica con un pila-
stro centrale a fungo, funzio-
nale e bellissimo, Sono già a
posto i quadri della turbina 1,
dell’alternatore 1, cui segui-
tanno i quadri 2 e 3. Vi sono
pure i quadri delle linee a 150
kV, a 60 KV e a 9. Sono i
caratteristici grandi cruscotti
a vari colori, dietro i quali si
cela una vera foresta di cavi.
Sul quadro caldaia vi sarà un
televisore che proietterà il
processo di combustione così
come viene ripreso da apposite
camere piazzate nella caldaia,
uno dei più interessanti espe-
rimenti di televisione indu-
striale,
Dalla sala quadri si coman-
derà con un semplice pulsan-
te, con una piccola manopola,
tutta la centrale, e forse una
decina di persone basteranno
per mandare avanti l’impianto.
Ho già parlato della potenza
dell'impianto: debbo aggiun-
gere che ogni sezione è previ-
sta per funzionare con servizio
di base e con servizio di pun-
ta, e che il tempo massimo di
avviamento da freddo al cari-
co economico è previsto in me-
no di tre ore. Per il più rapido
avviamento ogni sezione è
provvista di apparecchiature
speciali, dette appunto «quick
starting».
L’ing. Freno tiene a ripeter-
mi che l’impianto è stato pro-
gettato e realizzato secondo i
più recenti criteri tecnici ed è
tra i più avanzati in quanto
ad automazione.
Ora che vi ho parlato del
« gigante che fuma» e delle
sue caratteristiche, devo par-
larvi degli uomini che lo han-
no costruito, della « colonia »
ansaldina che ha costituito il
nucleo centrale del cantiere.
Si tratta in genere di uomini
che hanno dato lustri di atti-
vità all’Ansaldo e che non so-
no nuovi a lavori in trasferta:
chi è stato in Spagna, chi in
Venezuela, chi a Catania, chi
a Palermo, chi a Chivasso, chi
a Civitavecchia.
Si tratta di sette tecnici e
di ventidue operai. I tecnici,
oltre all’ing. Freno, capo can-
tiere, sono i signori Albertini,
Brignone, Carrena, Covati e
Zoccola; e inoltre vi è il si-
gnor Rossi che tiene « le pa-
ianche » e sbriga le pratiche
amministrative.
Ho parlato con alcuni ope-
rai, tutti del « Meccanico », in
genere tubisti, turbinisti, cal-
derai, saldatori. Ricordo Gio-
vanni Villa, Vincenzo Casare-
to, Enrico Riva, Dedalo San-
germano, Franco Villani detto
« il re del condensature », Se-
rafino Dacomo detto « baffo »,
Vincenzo Esposito famoso per
le sue vittorie «alle boccette»,
i saldatori elettrici Buratti,
Carlini e Ivaldi, Oreste Gelli,
: calderai Mercurio e Gargiulo,
i turbinisti Citernesi e Ferra-
ri, Aldo Priarone addetto aile
« ricotture », e il più giovane
di tutti, « l'enfant gaté » della
compagnia, Francesco Pallavi-
cini di 18 anni.
Lo spirito di corpo è vivissi-
mo, tanto è vero che questi
uomini mangiano quasi tutti
assieme, passano le serate as-
sieme, cercano di abitare vi-
cino, si considerano insomma
un po’ un «clan » chiuso, co-
me accade quasi sempre ai ge-
novesi,
Non è detto che non appro-
fittino della trasferta a finì...
turistici e culturali, poichè vi
parlano del barocco di Lecce
e del romanico di Ruvo, e dei
« sassi » di Matera e dei « trul-
li » di Alberobello, ma vi par-
lano soprattutto del proprio
lavoro, del quale soro parti-
colarmente fieri.
E con ragione, direi, perchè
sono stati chiamati a. costrui-
re qui un impianto che, oltre
al suo enorme valore tecnico
e strumentale, ha già un po-
sto nella storia della ripresa
economica e industriale del
nostro mezzogiorno.
I. b.
La celebrazione
del 25 aprile
la Direzione Gene-
rale e gli stabilimenti socia-
li si è ripetuta quest'anno,
vocato Lanero, padre di uno
dei quattro Caduti.
Meccanico. La ce
monia si
con la stessa semplicita au-
stera degli anni scorsi, la è svolta il 24 aprile alle 12,20.
commemorazione degli an- L'ufficio dei defunti è stato
saldini caduti per la lotta 3i celebrato da don Delfino.
liberazione, con la partecipa- Hanno parlato ai presenti il
Consigliere d’Amministrazio-
ne prof. avv. L. M. de Bernar-
dis, il Direttore ing. Cominetti
e il segretario della Commis-
sione Interna sig. Carlini.
zione dei dirigenti e delle
maestranze e alla presenza dei
famigliari dei Caduti. Ecco
una breve nota illustrativa
delle varie cerimonie:
Direzione Generale: La ce- Cantiere di Sestri. La ceri-
rimonia s’è svolta il 24 aprile
alle 11. Ha impartito la bene-
dizione ai defunti il cappella-
alle 11,30. Ha impartito la be-
nedizione il Cappellano don
La commemorazione dei Caduti allo stabilimento Meccanico
no don Poggi ed ha pranur-
ciato un discorso commeniu-
rativo il Consigliere d’Ammi-
nistrazione geom. Mereta, al.
quale ha risposto con accenti
di profonda commozione l’av-
Casarza e agli
hanno parlato il
tonio Gaggero.
La cerimonia alla Sede: il commovente discorso dell’avv. La-
nero (in alto), presenti dirigenti, impiegati e operai (sopra)
14
intervenuti
Presidente
dell’Ansaldo avv. Federico De
Barbieri e il segretario della
Commissione Interna sig. An-
| Poems O E
monia si è svolta il 24 aprile L’avv. De Barbieri parla ai dipendenti del Cantiere di Sestri
Fonderia, Alle 7 del 24 apri-
le è stata celebrata la Messa
da don Faldi assistito dal Cap-
pellano don Mischiatti. Alle
11,45 ha avuto luogo la com-
Mobilificio
GIORDANO COSTA
GENOVA - SESTRI
Via Hermada N. 18 r.
Telelono 471-234
memorazione dei Caduti, il
cui sacrificio è stato rievocato
dal Direttore sig. Noris e dal
segretario della Commissione
Interna sig. Visconti.
loncessionario materassi:
Permaflex
GINESELEZIONE
Nata di marzo
U n bravo architetto, se-
rio e onesto, tanto da
credere nell’architettura e
disdegnare le mode, gli ap-
poggi e le raccomandazio-
ni, si trova improvvisamen-
te davanti una moderna ta-
gazzina, sveglia (fin trop-
po!), spigliata, un vero dia-
volo scatenato e... se la
sposa.
La luna di miele è vera-
mente « di miele », ma poi
le differenze tra i due, nel-
la maturità, nel modo di
giudicare le cose, nel modo
di prendere il mondo; la
differenza forse tra le abi-
tudini e gli ambienti ri-
spettivi (da una parte gli
amici di studi e i colleghi
di lavoro e le questioni
d’arte; dall’altra la vuotez-
za scipita e spendacciona e
corruttrice della ricca bor-
ghesia) scavano un solco
sempre più profondo, fino
alla separazione.
Ma poi le cose tornano a
chiarirsi, perchè in fondo
sì trattava più di equivoci
che di gravi incompatibili-
tà, e l’amore (che c’era sem-
pre stato) riunisce i due,
che riprendono la vita in
comune, Se la ragazzina sia
almeno maturata, e quindi
cambiata, il film non lo di-
ce. Ma noiîi possiamo spe-
rarlo.
Questa in sintesi la tra-
ma del film realizzato con
felice forma dal regista
Pietrangeli, attento come
sempre nelle rapide ed in-
cisive notazioni di ambiente
e di costume, ed ambientato
in una Milano di questi ul-
timi giorni, col grattacielo
Pirelli in costruzione.
Gli interpreti sono Ga-
briele Ferzetti, ottimo, e
Jacqueline Sassard, discre-
ta. IL commento musicale,
buono, è di Piero Morgan.
Il film, oltre a divertire
con dignità, sfiora anche al-
cune verità importanti.
Forse non dice tutto quello
che il regista si era ripro-
messo, forse per questo non
è del tutto un film « com-
piuto », ma sul piano del
divertimento dignitoso es-
so tiene bene, e coi tempi
che corrono non è poco.
IL PORTOGHESE
tania,
"QUAL'E ILSEGRETO DELLATUA BELLEZZA,
LA@REMA © LA LOZIONE PREFERITA
&'HETIDA QUESTA ETERNA dioVINEZZA?,,
*ISPOSE QUELLA SPLENDIDA DAMINA,
AL SECOLO MADAMA POMPADOUR:
“o Mo SIGNORE lo PRENDO odi MATTINA
LACELEBRE MANNITE oî DUFOUR?,,
Usate anche? voi mannite Nufour!
BORSE
VOIR:
I
Nan ca ENI
VIAGGIO
CONFEZIONI
CRETE TTT
CAL Z:E.
GUANTI ecc.
CONTINI
PORTICI: XX SETTEMBRE, 172 r.
TUTTE le NOVITÀ
di STAGIONE
SCONTO ‘PRESENTANDO IL TAGLIANDO
10 °/ DI QUESTO AVVISO
STORIA DI NAVI CELEBRI
Il record
del Taschkent
uando, al termine del-
l’ultimo conflitto mondia-
le, si seppe a Livorno che il
« Taschkent », dopo essere sta-
to impiegato in numerosi viag-
gi di trasferimento della popo-
lazione di Sebastopoli a Novo-
rossisk (viaggi velocissimi, che
avevano permesso il trasferi-
mento di parte degli abitanti),
era stato colpito da una bom-
ba aerea a Novorossisk pie-
gandosi su di un fianco e ap-
poggiandosi alla banchina, non
si ebbe certo una buona noti-
zia. No di certo; e la mia non
vuol essere nè facile ironia,
mè vieta retorica: ma a Li-
vorno moltissimi ricordavano
il «Taschkent» avventarsi
rabbioso sulle onde, investito
fin sul castello di prora da un
implacabile mitragliamento di
spruzzi violenti d’acqua, con la
coperta assolutamente impra-
ticabile per l’impeto del vento
e del mare, durante la memo-
rabile « corsa» del 2 maggio
1939 — effettuata sulla base di
Balaclava — che lo collaudò
la nave più veloce di tutti i
tempi.
E’ una vicenda interessante,
quella del « Taschkent », uno
. dei tanti episodi di cui è ric-
camente intessuta la storia del
Cantiere di Livorno; comincia
nel 1934, quando la Russia
bandì — fra i migliori can-
tieri navali d’Europa — una
gara che prevedeva la fornitu-
ra di un incrociatore leggero,
di circa 4.000 tonnellate di di-
slocamento, dotato della mas-
sima velocità possibile. Il com-
mittente avrebbe provveduto
solo all’armamento pesante,
Nel febbraio seguente il
Cantiere di Livorno presentò
il suo progetto, con il quale
assicurava una velocità di 42
nodi e 5. Gli altri concorrenti
avevano previsto velocità
oscillanti tra i 40 e i 41 nodi
al massimo, per cui la gara
fu vinta dai livornesi.
Le caratteristiche principali
della nave erano le seguenti:
lunghezza al galleggiamento,
m. 134; lunghezza massima,
m. 140; larghezza al galleggia-
mento, m. 13; altezza di co-
struzione, m. 8,20; disloca-
mento alle prove, tonn. 3500;
potenza apparato motore (4
caldaie - 2 motrici), C. A. 110
mila.
L’armamento era composto
da 6 cannoni da 130 mm., 6
cannoni da 45 mm., 6 mitra-
gliatrici da 20 mm., 9 tubi lan-
ciasiluri da 533 mm, e da una
sistemazione per 90 torpedini
da blocco.
Il requisito « velocità » rap-
presentava la caratteristica es-
senziale del progetto, per cui
i russi imposero contrattual-
mente fortissime penalità in
caso di difetto di questa e pre-
mi altrettanto alti nel caso
contrario (500.000 lire per ogni
decimo di nodo — in più o
in meno — pari a circa l’1%
del valore complessivo dell’in-
crociatore).
Le difficoltà imposte dallo
studio dei problemi connessi
alla costruzione dell’incrocia-
tore sono fin troppo evidenti
e dovuti — soprattutto — alla
enorme potenza dell’apparato
motore da sistemare su di una
unità dalle dimensioni e dal
dislocamento molto ridotti:
potenza da ripartire su due
sole eliche.
L’ing. Rougier, cui devo tut-
te le notizie riportate, ne par-
la con molta calma, quasi co-
me di una cosa... facile; ma le
difficoltà che egli dovette su-
perare elaborando il progetto
furono effettivamente grandis-
sime; l'ing. Rougier era Vice
Direttore del Cantiere labro-
nico quando il « Taschkent »
venne impostato sullo scalo
« Morosini », l’11 gennaio del
1937. Il 21 novembre dello
stesso anno l’incrociatore sci-
volava verso le limpide acque
del Tirreno, dopo che il colpo
di accetta era stato vibrato
dalla gentile signora Rougier.
Frattanto l’apparato motore
veniva costruito in parte dalle
officine meccaniche del Can-
tiere di Livorno, e in parte
dalle officine meccaniche del-
la O.T.O. di Sestri Ponente e
dallo stabilimento Meccanico
Ansaldo di Sampierdarena,
Dopo il varo, l'allestimento
dell’incrociatore subì un pe-
riodo di interruzione durato
circa sei mesi, dovuto soprat-
tutto ad alcune divergenze di
carattere finanziario; appiana-
te le quali, i lavori prosegui-
rono regolarmente e, il 14
marzo del 1939, il «Taschkent»
affrontò le prove a tutta forza
nelle acaue del Tirreno. A
quaiche miglio da Portofino il
ringhioso bolide si avventò
- ner otto ore! - a 44,5 nodi di
media, lanciato da una poten-
za motrice di 110.000 cavalli.
Il pieno successo delle pro-
re fece sì che il 24 aprile la
nave lasciasse Livorno per
essere trasferita ad Odessa.
Frattanto era, con alcuni
giorni di anticipo, partita da
Livorno la « Giuseppe Orlan-
do », una motonave della « So-
cietà di Navigazione Toscana»,
per essere adibita a nave ap-
poggio del personale italiano
in Russia e per servire al rim-
patrio dello stesso. La « spedi-
zione » era diretta dall’ ing.
Rougier (dal mese di aprile
1938 Direttore del Cantiere li-
vornese, in seguito alla morte
dell’ing. Serra) coadiuvato da-
gli ingg. Grillo e Rocchi. La
nave era al comando del ca-
pitano di lungo corso Bancala-
ri, coadiuvante in seconda il
capitano Simonetti, Direttore
di macchina il colonnello del
Genio Navale della Riserva
Volpe — che aveva in sottor-
dine i macchinisti navali Casa-
li e Taliercio. L’equipaggio
comprendeva 140 uomini fra
operai, marinai e fuochisti. Sul
« Taschkent » avevano preso
imbarco alcuni dei tecnici
della commissione russa di Li-
vorno.
Con una solenne cerimonia,
il 6 meoggio la nave veniva
consegnata ad Odessa. Ma — e
qui si inserisce un duplice co-
nosciutissime episodio di enor-
me valore morale — le autori-
tà committenti avevano espres-
so il desiderio. pochi giorni
prima della consegna, di ese-
quire— nelle acque del Mar
Nero — una prova di velocità,
*orse scettiche sui risultati o
forse ritenendo che le azzur-
rissime acque del Tirreno a-
vessero potuto avere benefica
influenza sull’esito delle prove,
per quanto ormai contrattual-
mente validissime,
Pur di togliere qualsiasi
dubbio, l’ing. Rougier decide-
va di aderire alla richiesta; il
programma, piuttosto faticoso,
prevedeva una prova da effet-
tuare, con personale misto,
russo e italiano, sulla base di
Balaclava, in Crimea. I dele-
gati della Marina russa cveva-
no previsto un giorno per il
trasferimento della nave a Se-
bastopoli, il giorno seguente
per la prova di velocità sulla
base ed uno per il rientro ad
Odessa. L’ing. Rougier andò
oltre: propose di effettuare
tutta la prova in un solo gior-
no e promise di essere di ri-
torno ed attraccato alla ban-
china del porto di Odessa alle
17 precise del giorno stesso:
fu preso in parola, se pure con
un certo scetticismo.
All'alba del 2 maggio 1939,
il «Taschkent» lasciava il
porto di Odessa e veniva pro-
gressivamente in breve tempo
spinto a 42 nodi, malgrado i
fondali: molto bassi (circa 50
metri). Alle 10 la nave dop-
piava il capo Turkhan ed en-
trava, quindi, nelle acque della
Crimea; la velocità veniva an-
cora progressivamente aumen-
tata e, verso le 12, la nave
passava al traverso di Seba-
stopoli, per iniziare la prova
sulla base di Balaclava.
Le condizioni del mare era-
no assolutamente sfavorevoli
per una prova ad altissima ve-
locità; ciononostante la base
veniva percorsa quattro volte
e, al termine, la nave -— con
una potenza motrice di 116.000
cavalli — aveva raggiunto la
sbalorditiva velocità, fino ad
oggi irraggiunta, di 45,3 nodi,
superiore anche a quella regi-
strata nel Tirreno, alle prove
ufficiali!
Si era previsto che la nave
alle 17 fosse attraccata alla
banchina di Odessa: e ci volle
una vera e propria prodezza
del comandante Bancalari, un
gioiello di arte nautica, per
mantenervi fede: ma anche in
quell’episodio, così accidenta-
le — quasi secondario — l’an-
tico Cantiere mediceo volle te-
ner fede a sè stesso: alle 17,
infatti, la nave era ormeggia-
ta.
Il 20 maggio, dopo alcune
uscite di allenamento e dopo
la consegna della nave, gli ita-
liani ripartivano con la « Giu-
seppe Orlando » e nel dicem-
bre del 1939, con piena soddi-
sfazione di entrambi i con-
traenti, venivano regolate tut-
te le residue formalità.
Del « Taschkent » non re-
sta che un modellino. scala
1:25, presso la Sezione Navale
del « Museo della Scienza e
dell'Industria » di Milano: è
uno dei più bei modelli della
sezione, che ha fruttato una
targa del Comune ambrosiano
al Cantiere di Livorno; un al-
tro bellissimo è nella sala del
Cantiere « Luigi Orlando » ed
uno ancora, piccolissimo e qua-
si nascosto tra tanti elegantis-
simi e perfetti, è nello studio
dell’ing. Rougier, che oggi di-
rige la Sezione Progetti Na-
vali dell’Ansaldo: ma non riu-
scirete a passargli accanto
senza soffermarvi un momento
a pensare che quella prora
conserva ancora il più ambito
dei primati: e lancia ancora
una sfida.
Emiddio Loscalzo
In alto: l'incrociatore leggero « Taschkent » in un quadro del pittore Claudus. - Sotto:
il modello conservato al nostro Cantiere di Livorno.
«Cage nni ct
I5
ALBUM DI FAMIGLIA |
Vittorio Fantoni,
modellista
ittorio Fantoni è un auti-
sta anziano (per esperien-
za professionale, beninteso,
non per età) e dì rara abilità.
Ma qui ne parleremo soltanto
come modellista.
Premettiamo un rapidissimo
cenno biografico. Frequentò,
da ragazzo, la « Scuola di arti
e mestieri », sezione meccani-
ca; lì lavorò alle macchine, im-
parò ad eseguire e a sviluppare
disegni tecnici; ma, prima di
conseguire il diploma, andò via
e pensò bene di « prendersi la
patente », a quell’epoca — be-
nedetti tempi! — non ancora
divisa per grado.
Con tal tesoro in tasca, per
un buon ventennio fu autista
di famiglie private.
« Era più facile allora, op-
pure oggi, il suo lavoro? ».
« Era molto più difficile che
adesso -— ribatte pronto. — E°
da un pezzo, ora, che guido
una « Alfa Romeo» e, se c'è
qualcosa che non va, si trova
subito pronta un’officina at-
trezzatissima, si può subito ri-
correre al servizio di assisten-
za della casa costruttrice, sì ha
subito e molto comodamente
modo di mettervi riparo. Ma
allora, caro signor mio, Vauti-
sta doveva essere anzitutto un
buon meccanico e conoscere a
fondo la sua auto per poter
fare quel mestiere ».
E continua a parlare del suo
lavoro, dando saggio di invi-
diabile competenza e memoria
delle macchine dell’epoca, Co-
munque fu poi alla « Lancia »
e, infine, all’Ansaldo, sempre
come autista.
« Come le è nata la passione
per il modellismo? ».
« Così, per passatempo. Cir-
ca sei annì fa, di sera. non
avendo cosa fare, provando e
riprovando, facendo e disfa-
cendo disegni e pezzi (allora
come oggi senza mezzi di offi-
cina) costruii, in circa tre me-
si, una macchina a vapore in
rame a due cilindri paralleli
con caldaia, il cui riscalda-
mento funziona a resistenza
elettrica. E’ tutta saldata a
stagno, ed ha solo due viti. Po-
trebbe far muovere una « na-
ve » di circa 7 chili di disloca-
‘mento. Al collaudo eravamo
commossi: i miei figli, io... >.
E non ci dormì tutta la not-
te. Perchè, ormai, il modelli-
16
smo gli era proprio entrato nel
sangue, se ci è voluto un anno
perchè costruisse un’altra cal-
daia marina, che già conobbe
— a suo tempo — gli onori
della cronaca. Su « VAnsaldi-
no » del 15 settembre 1955 si
davano infatti ampi ragguagli
tecnici su questa seconda mo-
trice a vapore.
«Poi — continua ancora
Fantoni — ho insistito in que-
sto genere di costruzioni e ne
ho costruita una terza, nella
quale ho ancora inserito la re-
tromarcia e che ha una pres-
sione di circa due chilogram-
mi per centimetro quadro. Co-
me la precedente è tutta in
ottone; potrebbe spingere an-
ch’essa una « nave » di circa 10
chilogrammi di dislocamento.
Alla « Mostra d’arte » organiz-
zata da « l’Ansaldino » vinse il
premio assegnato dal pubblico,
mentre la precedente conqui-
stò il quarto premio ».
« E i disegni? ».
« Non li copio, li creo, ba-
sandomi sui principi generali
che governano il funziona-
mento delle macchine a vapo-
re, facendo e disfacendo, come
è ovvio. Adesso, poi, ho inten-
zione di costruire una turbina.
Ma, in questo caso, dovrò pro-
prio copiare »,
E ce lo dice quasi come se
fosse una cosa vergognosa,
quella di realizzare pratica-
mente, di dar vita a delle li-
nee tracciate da altri: frattan-
to ripone gelosamente i suoi
modelli, con cura estrema. Noi
gli promettiamo fin d’ora che
riparleremo di lui quando col-
lauderà la turbina, perdendo
anche per quella notte il
sonno,
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SEZIONE
MUSICA
Iniziata ufficialmente l’attività
con una cordiale riunione d’ apertura
Sabato 14 marzo alle ore 21,
nella sede di Via Stennio, ha
avuto luogo una cordiale riu-
nione durante la quale è stato
dato ufficialmente inizio all’at-
tività della « Sezione musica »
recentemente costituita.
Il Presidente del Dopolavoro
dott. Chelini, dopo aver presen-
tato i Direttori tecnici della
muova sezione, ha illustrato
brevemente le finalità artistiche
comprese nel ricco programma.
Ha quindi passato in rassegna
le altre numerose attività del
Dopolavoro, raccomandando a-
gli intervenuti di dare la loro
valida collaborazione in tutti i
settori, allo scopo di poter con-
Soggiorni alpini 1998
Come precedentemente an-
nunciato, i soggiorni alpini del-
la prossima estate avranno luo-
go in turni settimanali dal 5
luglio al 6 settembre.
Allo scopo di aderire alle nu.
merose richieste, oltre alle con-
suete località dolomitiche di
Andalo (Pensione Gruppo Bren-
ta) e Pinzolo (Pensione Wan-
da), quest'anno sarà possibile
soggiornare anche nell’incante-
vole Val d'Aosta e precisamente
a La Thuile (Hotel Dora - 2,2
categoria).
Nel mentre il Dopolavoro si
riserva di ritornare sull'argo-
mento, comunica che le preno-
tazioni si effettueranno presso
la sede di Sampierdarena il
giorno di domenica 18 maggio
dalle 9 alle 12, dal 19 al 24
maggio nelle ore d'ufficio per i
soci e famigliari, e dal 26 in
poi per soci e non soci.
Ri er e crt
seguire le finalità cui ogni dopo-
lavorista aspira. La nomina del
cav. Ennio Campagnoli a Diret-
tore tecnico e del maestro Ma-
rio Sardi a Condirettore, ha de
stato unanimi consensi per la
loro competenza in questo cam-
po. Durante la riunione si sono
esibiti, con la presentazione del-
la signa Pinuccia Galimberti,
Franco Lo Giudice, un giovane
ma già valente fisarmonicista
che ha eseguito la « Cumparsi-
ta», Mario Petei del C.M.I., che
ha cantato, in prima esecuzione,
dialettale « Vege
demoe » (musica del M.o Sardi
e parole del sig. Antonio Pic-
cardo, entrambi del SAU), Piero
Martini del Can, il quale ha i
terpretato una romanza dal « Si-
mon Boccanegra », il baritono
Bruno Usai del Mec che ha fat-
to ascoltare « Torna », Benito
Giglio del Can nella canzone
napoletana «Na’ sera e’ maggio»,
Bruna Lombardo (Fon) che ha
cantato « Ho disegnato un cuo-
re », il geom. Renzo Dalle Ve-
gre del Mec il quale ha fornito
un’entusiasmante esecuzione di
musiche classiche.
La serie di queste buone ese-
cuzioni si è chiusa con le indo-
vinate im ioni di Nico Bal.
la canzone
ducci, vincitore de « L’Ancora
d’oro ».
SEZIONE CALCIO
Brillante esordio
La squadra di calcio del Do-
polavoro, testè formata, che par-
tecipa al « 2.0 Trofeo del lavo-
tatore » indetto dal C.S.I., al suo
primo incontro ha conseguito
una brillante vittoria battendo
la compagine del « Teti B » per
cinque a zero, Le reti sono sta-
te segnate dai giocatori Sacconi,
(2)
Merlotti (2), Cagna e Zampelli.
Questo primo successo della
nostra compagine è di buon au-
spicio per le future possibilità
di affermazione.
Ecco la formazione della
squadra: Tacchino (Can), Parodi
(Can), Fara (Can), Chiara (Mec),
Bolleno (Mec), Cagna (Can), Car-
zino (Mec), Zampelli (Mec), Sac-
coni (Mec), Canneva (Can), Mer-
lotti (Mec), All.: Verdacchi
SEZIONE CACCIA
Campionato sociale
di tiro al piattello
Il « Gruppo tiro a volo » della
« Sezione caccia » organizza per
giovedì 15 maggio, allo stand
di Multedo (Via Simone Pacoret
de Saint Bon), il Campionato
sociale di tiro al piattello,
Sono ammessi alla gara tutti
i soci che abbiano aderito alla
« Sezione caccia » fino al 10
maggio 1958.
Il Campionato, che è la prima
manifestazione valida per l’as
segnazione del fucile automatico
« Breda » cal. 12 offerto da
l’Ansaldino », si svolgerà col
seguente programma: dalle ore
9 alle 12 tiri di prova; alle 14
inizio ufficiale della n. Sa-
ranno lanciate due di 5
piattelli per ciascuna categori
Per la categoria A la distanz
sarà di 12 metri, per la catego-
ria B di 10 metri. I classificati
al primo posto delle due catego-
rie si contenderanno i! titolo di
campione sociale 1958.
I premi sono i seguenti: me-
daglia d’oro da 25 mm. e per-
gamena di campione sociale al
vincitore assoluto; medaglia
d’oro al vincitore di categor
premi in cartucce o articoli per
ia (da scegliere per ordine di
graduatoria) ai classificati dal
2.0 al 10,0 posto delle 2 categ.
serie
delle
usato il
à asse
Al miglior classificato
due categorie che avri
fucile « Beretta » verr,
gnato un orologio da polso of-
ferto dalla Società « Beretta » di
Brescia. Fra tutti partecipanti
verrà estratto a sorte un fucile
cal. 12.
SEZIONE BOCCE
I risultati delle gare
per il “Trofeo Finmeccanica”
Organizzato dalla « Sezione
bocce », si è svolto il 20 aprile
sui campi di Villa Maria a Se-
stri il « Trofeo Finmeccanica »
abbinato alla « Coppa Ministero
Difesa ».
Hanno aderito alla manifesta-
zione 26 fra Società e Dopola-
voro, con 540 giocatori,
I risultati sono i seguenti: 1)
Dopolavoro ” INFRA ” (3 meda-
glie d’oro mm. 32); 2) Dopola-
voro ” A.P.” (3 medaglie d’oro
mm, 28); 3) Dopolavoro ” Ansal-
do Fossati” (3 medaglie d’oro
mm, 24); 4) Dopolavoro "F.I,T
(3 medaglie d’oro mm. 21); 5)
Società cattolica ” S. Zita” (8
medaglie d'oro mm. 18); 6) Do-
” Ansaldo S. Giorgio”
(3 medaglie d’oro mm, 18); 7)
Dopolavoro ” Ansaldo S, Gior-
gio” (3 medaglie d’oro mm. 18);
8) Dopolavoro ” U.I,T.E” (3 me-
daglie d’oro mm. 18); 9) Dopo-
” Ansaldo” (3 medaglie
mm. 15); 10) Dopolavoro
polavoro
lavoro
d’oro
”A.M.G.A.” (3 medaglie d’oro
mm. 15); 11) Dopolavoro ” A.M.
G.A.”. (3 medaglie d’oro mm.
15) Seguono altri.
Ed ecco ji premi di rappresen-
tanza: Trofeo Finmeccanica -
Dopolavoro « Ansaldo Fossati »
(biennale non consecutivo); Cop.
pa Ministero Difesa - Dopolavo-
ro « INFRA » (biennale non con-
secutiva); Coppa Ansaldo S. p.
A. - Dopolavoro « INFRA » (de-
finitiva); Coppa ENAL Provin-
ciale - Consorzio Autonomo del
Porto (definitiva); Coppa Dopo-
lavoro Aziendale Ansaldo - Do-
polavoro « A.M.G,A. » (definiti-
va); Coppa artistica - Società
« Molassana » (definitiva).
SEZIONE FOTOGRAFIA E CINEMA A PASSO RIDOTTO
Il concorso fotografico “Vecchia Genova?
concluso con una interessante mostra
A cura della « Sezione fotogra-
fia e cinema a passo ridotto », è
stata allestita nel salone della
sede di Sampierdarena la mostra
fotografica relativa al concorso
a Vecchia Genova », indetto dal
nostro Dopolavoro e riservato ai
soci,
L’interessante esposizione, che
ha raccolto più di un centinaio
di lavori, è durata dal 25 al 27
aprile ed ha richiamato l’atten-
zione di un pubblico numeroso.
Sono risultati vincitori i se-
guenti dopolavoristi: 1) Vittorio
Indelicato (Mec); 2) Giuseppe
Grosso (Can); 3) Silvio Fossa
(Mec); 4) Stelio Zoppini (Can);
5) Adolfo Ottonello ‘Mec); 6)
Orlando Vendrame (Can); 7)
Giuseppe Casciscia (Can); 8) Pie-
ro De Micheli (Mec); 9) Renato
Anselmi (Mec); 10) Renzo Cane-
pa (Can), Inoltre sono state me-
ritevoli di segnalazione le foto-
grafie dei soci Bruno Malatesta
e Pietro Pereda. Il premio spe-
ciale per il miglior gruppo di
fotografie è stato assegnato al
sig. Giuseppe Traspedini.
La mostra è stata visitata dal
Prefetto di Genova dott. Vicari,
dal Presidente dell’Ansaldo avv.
Federico De Barbieri, dal cav,
uff. Moreno, Consigliere delega-
to del Sindaco, dal prof. Ma-
ramarco in rappresentanza del
Provveditore agli Studi.
La cerimonia della premia-
zione è avvenuta domenica 27
SEZIONE TURISMO
Ottima riuscita
della gita a Milano
La gita a Milano per la ” Fie-
ra campionaria”, effettuata il
19 aprile, ha avuto un lusinghie-
ro successo, Vi hanno partecipa-
to oltre 700 persone fra soci e
loro famigliari. Sono stati no-
leggiati 17 pullman,
La buona riuscita della gita,
che è stata allietata da una
splendida giornata di primave-
ra, è dovuta in gran parte alla
accurata organizzazione predi-
sposta dal Dopolavoro, i cui
collaboratori si sono prodigati
nella cura di ogni particolare,
A confortare quest'asserzione
sta il fatto che i gitanti, alcuni
dei quali erano tendenzialmente
restii a partecipare alle mani-
festazioni dopolavoristiche, han-
no espresso agli organizzatori,
la loro piena soddisfazione,
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17
Sono nati
16 febbraio: MANUELA, di Pie-
tro Chiesa (Mec) e di Maria Gual-
co - 18 febbraio: RINALDO, di San-
to Boccardo (Mec) e di Amelia Gia-
notto 3 marzo: PAOLA, di Enea
Venanzi e di Aure Bianchi
- 8 marzo: VITTORIO, di Lorenzo
Farodi (Can) e di Margheriîita Ge-
stro - 14 marzo: DANILA, di Giulio
Alloisic (Can) e di Rosa Scotto -
17 marzo: GRAZIELLA, di Claudio
Vallarino (Can) e di Massimilena
Guido - 23 marzo: GIUSEPPINA, di
Carlo Cepollina (Can) e di Aurelia
Imelio - 25 marzo: SILVIO, di Sal-
vatore Laurino (Mec) e di Filo-
mena Cavaleri - 5 aprile: NERINA,
di Rosario Pittera (Can) e di Nico-
lina Mandala.
A tutti i piccolissimi ansaldini ed
ai loro genitori i nostri auguri più
fervidi,
Si sono sposati
19 marzo: Ferrer SOLAINI (Cmi)
con Maria Galuzzo - 7 aprile: Gia-
como ROSSI (Cmi) con Albertina
Dagnino; Plinio CASTELLO (Can)
con Santina Valle; etano BARBIE-
RI (Can) con Tere: Moro; Fran-
cesco OTTONELLI (Can) con Adria-
na Panigadi - 9 aprile: Alfredo
CAMBIASO (Can) con Graziella
Andreotto - 12 aprile: Giuseppina
FERRARESI (Can) con Carlo Tra-
i Enzo PEDRAZZI (Can) con
Marchesini; Luciano RON-
CHETTO (Can) con Rita Carpi -
13 aprile: Alberto CASINI (Can) con
Giuseppina Baiardo - 20 aprile:
Virginia RUBINO (Dig) con Lino
Celoria.
Agli sposi
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18
Pensioni di guerra
Ricordiamo agli interessati che,
per poter usufruire del nostro
servizio, occorre compilare je
schede in distribuzione presso
i corrispondenti di stabilimento,
TERESIO GIANNECCHINI. In rifer!-
mento al Suo sollecito Le comuni-
chiamo che presso il Servizio Di-
rette N. G. del Ministero del Te-
soro, in data 5 aprile non è ancora
pervenuto il referto medico richie.
sto,
FRANCESCO LO PRESTI, Ci rife-
riamo a quanto pubblicato sul n. 4
per comunicarLe che il Comitato di
Liquidazione ha approvato il pro-
getto per la concessione del rin-
novo dell'assegno di 7.a Ctg. per il
periodo 1-6-1956/31-5-1958. Il Mi.
nistro del Tesoro con suo Decreto
n. 2170539 del 6-3-1958, ha deciso
favorevolmente. Successivamente il
Servizio Pagamenti della Direzi;-
» Generale delle Pensioni di Guer-
con elenco n, 179 dell'8 aprile,
ha provveduto a trasmettere il ruo-
lo di variazione n. 3462042 all’Uf-
ficio Provinciale del Tesoro di Ge-
nova, Con i suddetti elementi Lei
può recarsi al predetto Ufficio per
sollecitare la liquidazione. di
DOMENICO COPPA, In riferimento
alla Sua pratica, che porta il nu-
mero 357233 di posizione, abbiamo
appreso che con Decreto n, 002253
del 5 maggio 1954 veniva liquidata
la pensione a vita di 6G.a Ctg. Ml
Servizio Pagamenti della Direzione
Generale Pensioni di Guerra in da-
ta 9-7-1954 ha provveduto ad in-
viare il ruolo d'iscrizione all'Ufficio
Provinciale del Tesoro di Genova.
Per quanto riguarda la Sua richie-
sta di notizie circa le visite da Lei
passate nel 1953, al Ministero non
risulta nulla.
FEDELE BLANDO, Le comunic
mo che la Sua pratica di
(numero di posizione
presso il Ministero del
stata classilfi a intempestiva. per-
chè presentata dopo i termini di
scadenza (31-8-1952) previsti dalla
Legge 648, e quindi non avrà corso,
a meno che non venga in seguito
concessa una proroga
GIACOMO PARODI, F riamo segui-
to a quanto pubblicato sul n. 1 di
quest'anno de «l'Ansaldino » per
comunicarlLe che abbiamo rintrac-
ciato il Suo ricorso presso la Corte
dei Conti. Esso è completo del fa-
scicolo amministrativo pervenuto
dalla Direzione Generale Pensioni
di Guer Quanto prima sarà ir
viato in esame per la necessaria
istruttoria,
IRAFFAELE PAPALUGA. Abbiario
rintracciato presso il Servizio Di-
rette N. G. del Ministero del Tesoro
la Sua tica, che porta il nume-
ro 1116: di posizione. Le notizie
apprese circa la proposta del mi-
glio nento di categoria e cioè dal.
7 sono purtroppo ne-
proposito la pre-
Redazione
alla 6.a,
gative e a tale
ghiamo di telefonare in
(589349).
GINO MORELLI. Le comunichiamo
che la Procura Generale della Cor-
te dei Conti ha emesso ]e proprie
conclusioni, che purtroppo propon-
gono il rigetto del ricorso La Se-
greteria, in data 24 febbraio 1958,
con elenco n. 142, ha provveduto
ad informare l'interessato.
IIIIFNIEICIIFILOIROENIEIEMIEIERNINEIVINEIUNOIEDOEIVCIEIMIHOI\INONEIOINENIOHEIWONETUEHLOKEN'INPIWOKOHWITONKHOKOHHOK:HHOHENt{KOHMIKOHHHro SOIOROA SVMDEIE Senpai
lettrice. Eccuia
FRANCESCO CACI. Abbiamo rin-
tracciato presso la Corte dei Conti
Îl Suo ricorso che porta il nume-
ro 437598. Quanto prima sarà ri-
chiesto il fascicolo amministrativo
alla Direzione Generale delle Pen-
sioni di Guerra. Passerà ancora
molto tempo prima di poter giun-
gere alla conclusione della pratica,
in quanto ve ne sono ancora in
numero elevato da esaminare con
data antecedente alla Sua,
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Nello spazio di un secondo, nella fase di
scoppio, il motore può raggiungere per ben
trenta volte la temperatura di 2000 °C.
Basterebbe questo solo fatto a rendere neces.
sario un valido mezzo di difesa per le sue parti
vitali. È indispensabile un lubrificante che ga-
rantisca la massima resistenza alle alte tempe-
rature, oltre a combattere insidie altrettanto
pericolose come la corrosione ed il fortissimo
Affidatevi a un olio speciale, come lo
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Argomenti sindacali
Caro Ansaldino,
| chi ti scrive è un operaio,
perciò ti prego scusare la poca
precisione grammaticale del
mio scritto. Malgrado ciò voglio
‘augurarmi d'essere compreso.
Il tema che vorrei porre è il
seguente: rapporti tra lavora-
tori e Direzione Ansaldo nelle
questioni di carattere sindaca-
le.
E' ovvio che, ogni qualvolta
si pone una richiesta formu-
lata da una ragione sindacale,
di natura economica-sociale al-
le proprie Direzioni di stabili-
mento, la Direzione Centrale
rappresenta in ogni istanza
l'autorità più qualificata per
prendere ogni decisione, sia
questa negativa o positiva.
_ Nel nostro giornale « Ansal-
dino» si riportano varie cose
interessanti che io leggo con
piacere; ma sarei o!tremodo
lieto se nel giornale si potesse
trovare un po’ di spazio da
dedicare (sempre) agli avve-
etto a far capire alle mae-
stranze le ragioni veramente
reali per le quali la Direzione
Centrale accoglie o respinge le
richieste di carattere sinda-
cale.
. A mio avviso questo dovreb-
be servire per avere una mag-
| giore chiarificazione tra i rap-
porti della Direzione e quelli
dei lavoratori rappresentati
dalle loro organizzazioni sin-
dacali — nessuna esclusa
nel nome della giustizia e del-
la democrazia per il bene co-
mune.
Con queste premesse, si po-
trà riportare negli animi dei
lavoratori fiducia e speranza
in un migliore avvenire, e rav-
vivare lo spirito di collabora-
zione.
PIETRO ROMBI (Mec)
Non abbiamo niente in con-
trario a parlare di argomenti
sindacali; ma, proprio perchè
lo spazio di cui disponiamo è
poco, preferiremmo che fos-
sero i lettori stessi a scegliere
gli argomenti sui quali mag-
giormente si accentra il loro
interesse.
In altre parole, i lettori ci
scrivano, ponendoci dei que-
LE NOSTRE VISITE
alla “Cornigliano”
eal porto di Genova
Le visite degli ansaldini
allo stabilimento « Oscar
Sinigaglia» della Società
« Cornigliano », cominciate
come è noto nel febbraio
scorso, volgono al termine.
Hanno già visitato il gran-
dioso impianto siderurgico i
dipendenti del Cantiere di
Sestri, del Meccanico, della
Fonderia e dei Servizi Au-
siliari. Nei giorni 10 e 17
di questo mese le visite sa-
ranno concluse con i dipen-
denti della Direzione Gene-
rale e dell’« Ansaldo-Coke ».
E' già stato preparato in-
tanto il programma delle vi-
site al Porto di Genova, che
si svolgeranno nella seconda
quindicina di maggio e nel-
la prima di giugno. Per in-
formazioni e prenotazioni
rivolgersi ai nostri corri-
spondenti di stabilimento.
LIIIIRUNIRTONIELIAEVIOFITIOBUITARELTKARATRERBRATATABInEnIA
HUFERTTUTVIRRRELITKITIRDARELITATTARREK
Simpatica cerimonia al Muggiano
Una semplice e cordialissi-
ma manifestazione si è svolia
al Cantiere di Muggiano il 19
aprile scorso in occasione del
commiato del V. Direttore Am-
ministrativo rag. Carlo Traver-
sa, chiamato a ricoprire la
stessa carica nel Cantiere Na-
vale di Sestri.
Attorno al rag. Traversa, che
lasciava il Cantiere «di Mug-
giano depo sette anni di per-
manenza, si sono uniti tutti i
dirigenti c gli impiegati per
esprimergli il rammarico di
vederlo partire e l'augurio per ‘
la sua attività nel nostro mag-
giore stabilimento navale.
A nome di tutto il personale
ha rivolto un affettuoso saluto
al rag. Traversa il Direttore
ing. Bruno Palenzona, che gli
ha presentato anche un signi-
ficativo dono, ricordando il
lungo e fecondo periodo di la-
voro compiuto in piena colla-
borazione. Vivamente commos-
so il rag. Traversa ha rispo-
sto ringraziando tutti e ricor-
dando anch’egli come sin dai
primissimi giorni del suo ar-
rivo a Muggiano ebbe occa-
sione di trovarsi in un ambien-
te cordiale e comprensivo che
gli rese molto più agevole il
suo compito,
siti precisi in materia sinda-
cale; e noi pubblicheremo in
questa stessa rubrica — insie-
me alla lettera di richiesta —
la risposta che la Direzione ci
fornirà.
D'accordo?
RISULTATI DEI CONCORSI
Battuta di caccia
Basandoci, come era stabilito, sul-
le estrazioni del lotto di sabato i2
aprile, abbiamo sostituito ai nomi
dei cinquanta animali i cinquanta
numeri usciti. In tal modo i nomi
dei cinque animali scelti da ciascun
concorrente hanno assunto il valore
dei cinque numeri corrispondenti.
Ne è risultata una graduatoria in
base alla quale sono stati premiati
i seguenti signori: A, Golferenzo del
MEC con punti 408 (vince un fucile
automatico « Breda »); R. Lesevic
del CAN con punti 398 e C. Pasto-
rino del MEC con punti 392 (vince
no ciascuno una copia del libro «Sia-
mo tutti bambini» di Carlo Ber-
nari); E. Carminati del CMI con
punti 391 e E. Faccenda del MEC
con punti 385 (vincono ciascuno
una copia del libro « Dove abita il
prossimo » di Giuseppe Cassieri);
L. Amadei del MEC con punti 384 e
D. D'Alberti del MEC con punti 382
(vincono ciascuno una copia del
libro « Il museo delle figure. viven-
ti» di Brumo Cicognani); S. So-
brero del CAN con punti 380 e
N. Pollero del CAN con punti 376
(vincono ciascuno una copia del li-
bro « Giordano e la paura » di Da-
vid Invfea); G. Gorgazzi della FON
con punti 375 e Angelo D'Agostino
della FON con punti 374 (vincono
ciascuno una copia del libro € Con-
certo domenicale » di Nicola I.isi).
(I concorrenti con 374 punti erano
tre e pertanto si è proceduto a un
sorteggio).
La vetrina del libraio
L'errore contenuto nel disegno
consiste nel fatto che l’autore del-
l'opera «I miserabili » non è Perry,
ma Victor Hugo, Tra i numerosi
lettori che hanno inviato la f-
sposta esatta, il sorteggio (effettua-
to all’'Ansaldo-Coke alla presenza
di testimoni) ha favorito î seguenti
signori: Giuseppe Torielli del MEC
(vince una batteria da cucina);
Luigi Puppo della FON (vince una
bilancia per famiglia); Agostino Ma-
rini del CAN (vince un tovagliato
per sel persone); Roberto Ramac-
ciotti di LIV, Mario Reverberi del
CMI, Mario Porcile della Fon, An-
gela Dagnino del CAN, Elena Zud-
das del MEC, Goffredo Santoro del
la FON, Giovanni Ughetta della
FON, Giuseppe Bussolino del MEC,
Renato De Bello del MEC, Lueia
Masini del CAN (vincono ciascuno
un libro offerto dalla Casa editrice
€ Vallecchi » di Firenze); Giancarlo
Strada del MEC, Armando Mene-
ghello del MEC (vincono ciascuno
due scatole di cacao « Perugina >).
AUITLITNITERUITTVTIVITIVKKHKITIIROSVELKITVAKHRKKKKKKTKIKKKKKKKKTKKIMRRKKKKKTKARK
_ Passatempi
Crittografia (proverbio) .
ROSA : FLORA : VIOLA : BELZEBÙ.
REBUS: (2; 2; 4; 8; 1; 4; 6)
XI — 8
ns
REBUS: (1; 4; 4; 4; 4; 4; 1; 6; 2; 4)
"È o
FSE —p_
_ N
Anagramma
P_ Dino de Sallada
INDENNITA' = SdLDI
P del Sole IBL
ENNA
| MEMENTO |
di 50 anni, marinaio imbraga-
tore dello stabilimento C.M.I.
{Sezione di Voltri), deceduto
in seguito ad
lavoro. Era stato assunto il 12
marzo 1935 e nel 1944 era sta-
to prelevato dai tedeschi e de-
portato in Germania. Tornato
ammalato era stato adibito, al
suo rientro all’Ansaldo, a la-
vori leggeri, riprendendo quin-
di il suo lavoro di imbragato-
re a guarigione avvenuta.
La morte lo ha colto prodi-
toriamente il.3 aprile al Can-
tiere di Livorno, durante i la-
vori di montaggio di una gru,
lasciando nella più viva co-
sternazione le sorelle e i fra-
telli.
Con Vittorio Facincani la
nostra Azienda perde un otti-
mo collaboratore, i compagni
di lavoro perdono un amico
buono e leale.
Vittorio FACINCANI
Giovanni MANTERO
di 55 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
9-4-1958. Era stato assunto nel
1926. Lascia la moglie e due
figli.
Alfredo MASSA
di 43 anni, dipendente del
Cantiere di Sestri, deceduto il
3-4-1958. Era stato assunto nel
1939. Lascia la moglie e un fi-
glio.
infortunio sul
Ai famigliari le commosse
condoglianze de «l’Ansaldino».
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