Morini Aristide (Micco Spadaro)

Contenuto

Morini Aristide (Micco Spadaro)
Tipologia
Fascicolo
Fascicolo
Descrizione
Lettere inviate a Flavia Steno con richiesta di intercessione per una collaborazione di Morini a "Il Secolo XIX"; si segnala inoltre la presenza di un numero de "Il Pupazzetto" del 10 novembre 1941 interamente dedicato ad Aristide Morini, in arte Micco Spadaro e del testo dattiloscritto di Spadaro, "I dettami dell'esperienza"
Data testuale
1934, 1941
Estremi cronologici
1934 – 1941
Consistenza
cc. 6 e una pubblicazione a stampa
Stato di conservazione
Buono
Soggetto produttore
Flavia Steno (1877 - 1946)
Identificativo
FS.000002
Archivio, fondo o serie di appartenenza
Flavia StenoARCHIVIO FLAVIA STENO
Collocazione
Busta 1, f 1/f
contenuto
I DETTAMI DELL ESPERIENZA

— -— _ — —




















ANNO NUOVO, AUGUEI E _MANCE.

.<+++sEbbene parliamo - perchè no? - dell’anno nuovo, degli auguri, del-
le mance e, in genere, di questo periodo di Feste che a Rona definiamo
ricordativa: periodo letiziato dai capponi, dal caviale, dal ritorno det
le amate persone lontane, dai tartufi sui filetti di tacchina passati al
burro, dallo $pumante, fiero della sua italianità, dall’affetto della
famiglia che pare diventi più intimo e più intenso, dall’anguilla mari-
nata,dal torrone di nocciuole, dalla psionese di pesce, dalle moiney dai
baci e dalle carezze dei binbi e delle donne di casa, che si aspettano
la Befana.

Periodo; viceversa, amareggiato dall'obbligo di contraccaabiare con
pari stebeotipia, gli auguri sbereotipati degli idioti-o non sinceri,
dei malevoli e degli invidiosi; periodo funestato dal fatto di dover e-



largira la mancia,

La Mancia non è sempre quella contrada della Nuova Castiglia, lette
raviamante celebre per aver dato i natali ( e...i Capodanni? ) a quel
don Chisciotte che da essa ha tolto il casato. Più spesso la mancia è
Envece quella offerta forzosa, che spontaneamente viene distribuita al
portalettere, al portinaio, alla domesticn, all’autista e in genere ad
altre persona che — oh, no! - non ci amano sccessivamante.

Quanto agli nuzuri, sebbene per lo più siano da considerarsi oziosi
e..vazabondi, sono però sempre meno deleteri della mancia, perchè non
costano nulla.

In fatto d'auguri, è.d'uopo-far bene attenzioneralle ardua: sentenze

che mi nccingo a sputare, non come postero ma come antenato.











Siate, nel distribuirli, più diligenti e più riguardosi coi vostri
fiebitori che coi creditori. Il creditora, se non è uno strozzino, può
essere magari uno strozzatop quindi un galantuomo. Il debitore è invece
quell’animale artatamente permaloso, che cerca con ansia il pretesto di
sdegnarsi fino alla ferocia con lo scopo di non restituirvi mai più il
vostro danaro. In questa materia ogni pretesto è buono. Ho sentito un
debitore che urlava per le scale, fuori dalla grazia di Dio: - Mi ha re
stituito - capite? - la cambinle due settimane prima della SORCUnzRi
Perchè? Forse per impegnarmi moralmente a pagarla? Ah! non mi conosce) È

Ancora.

Si badi a non augurare cento di questi giorni a colui che esce dalla
clinica oculistica dopo essersi fatto cavare un occhio; o a quello che,
rincasando a ora insolita, ha trovato uno sconosciuto sotto il letto di
sua moglie.

Un altro augurio da evitare è il seguente:
- Possiate vivere lunghi anni.....

No, caro! Sono lunghi gli anni delle privazioni, delle sventure,
delle malattie; sono brevissimi gli anni della felicità, L’anno della
luna di miele, (che spesso non dura un anno) passa in un attimo. L’atti-
mo del dentista dura un secolo.

Ancora. Il cassiere non dica mai al suo principale mezzo sordo:- Pac-
cio voti...- Il principala potrebbe capire: - Faccio vuoti...- Sono cose
che succedono...ai cassieri.

Evitate infine di rivolgere al lontano parente, del quale sperate la

eradità, l'augurio: - Che il buon Dio vi faecia campare altri dille annil!-

Il buon Dio — non si sa mail- potrebbe ascoltarvi....


















Siate, nel distribuirli, più diligenti e più riguardosi coi vostri
fiebitori che coi creditori. Il creditora, se non è uno strozzino, può
essere magari uno strozzatop quindi un galantuomo. Il debitore è invece

quell’animale artatamente permaloso, che cerca con ansia il pretesto di



sdegnarsi fino alla ferocia con lo scopo di non restituirvi mai più il
vostro danaro. In questa materia ogni pretesto è buono. Ho sentito un
debitore che urlava per le scale, fuori dalla grazia di Dio: — Mi ha re
stituito —- capite? - la cambiale due settimane prima cena RORERATAI
Perchè? Forse per impegnarmi moralmente a pagarla? Ah! non mi conosce) E

Ancora.

Si badi a nor augurare cento di questi giorni a colui che esce dalla
clinica oculistica dopo essersi fatto cavare un occhio; 0 a quello che,

rincasando a ora insolita, ha trovato uno sconosciuto sotto il letto di



sua moglie.
Un altro augurio da evitare è il seguente:
- Possiate vivare lunghi anni.....
No, caro! Sono lunghi gli anni delle privazioni, delle sventure,

delle malattie; sono brevissimi gli anni della felicità. L'anno della



luns di miele, (che spesso non dura un anno) passa in un attimo. L’atti-
mo del dentista dura un secolo.

Ancora. Il cassiere non dica nai al suo principale mezzo sordo:- Fac-



cio voti...- Il principale potrebbe capire: - Faccio vuoti...- Sono cose
che succedono...ai cassieri.
Evitate infine di rivolgere al lontano parente, del quale sparato la

eredità, l’augurio: - Che il buon Dio vi faccia campare altri aille annil-



Il buon Dio —- non si sa mail- potrebbe ascoltarvi....

—3-

*
*

-

E quì, sempre in materin d’auguri è il momento di finirla - oh! sì -

con ub aneddoto dal vero, prettamente genovese.

Avevo poco più di vent'anni quando ebbi la sorte d'essere chiamato

al Caffaro da Anton Giulio Barrili.
Iì grande Msestro, Maestro di Gandolin e nio, era uno di quei po-
chissimi pei quali la lode delle epigrafi non è esagerata o mendace:

ò Anton Giulio Barrili - Savonese — alla rinascente Italia - diede
y . ;
n giovinezza le lettere le armni — Caro a Garibaldi * ne interpretò nel.

he

la stampa l'idea -— $oldato romanziere oratore - lottò senpra pel Bene è

Questa epigrafe è stata dettata da Giuseppe C&sare AOba, l’auto-

re delle auree Momor ie d'uno dei Mllle, e a Carcare si legge murata nel-
Leivaznentarora/Manzirrnond nel 1908.

Mànca però nell*epigrafe la menzione di qualche dote che adornava
la bella anima del Maestro: la gentilezza, la delicatezza, la generosità:
doti che potei ammirare specialmente nelle relazioni tra lui e Paolo
Giacometti, il grande commediografo, dell'Ottocento, l'autore di quella
celebratissina ” Morte civile * che è tuttora uno deli cavalli di batta
glia di Ermete Zacconi.

Paolo Gtacomatti,già molto innanzi negli anni, mezzo cieco, mezzo
sordo, malandato in salute, depresso dalla povertà,moralmente ancora
scosso da delusioni sentimentali sofferte durante la travagliata sua
vita, era a quel tempo quei un abbandonato. Non però dal Barrili,che
lo rispettava e onorava, che cercava di rialzarne il morale e di nmi-
gliorarne le condizioni economiche,non con elargizioni ingiustificate,
che agli occhi del beneficato potessero avere l'aspetto di èlemosine,

ma con richieste di articoli pèl giornale; articoli che riuscivano »

Ò
















A alta, .

ma

- chimè ! — non più amsirabili, ma che il Maestro compensava con larghez-
Za e, cosa ancor più meritoria per un Direttore come lui, pubblicava al
posto l’onore del Caffaro.

Io non aveva visto mai Paolo Giacometti, na ne comoscevo l’opera e lo
ammiravo con quel fervore col quale, in quel tempo, i molto giovani avevamò
la debolezza di ammirare i grandi vecchi.

La mattina della vigilia di Natale, mentre scrivevo alcune note di
cronaea, viài venire innanzi un vecchietto, dimesso e tremolante e pen-
sai che fosse uno ai quei poveri diavoli che in quei giorni venivano a
chiefere i dinnai d'a nuxe.»

-C*è il signor Dirattore? - chiese con umile voce.

- No — risposi brusco - torni più tardi, quando ci sarà o sciù Rokka.
Lei vuole la mancia, no?

S'inchinò e disse: VERA i 3

- Ere venuto per sa zuzese (di bapn Natale. él-signon Direttorg...La pre
go di presentargli questo mio biglietto.

E mi consegnò una cartaida visita ove lessi: PAOLO GIACOMETTI.

Non so come non mi prese, in quel momento, un mezzo accidente: for-
se perchè avevo vent'anni. "

Ma anche oggi, quando mi si riaffaccia alla mente quell'episodio,
arrossisco fino alla radica di quei capélli che non ho più, e penso che,
al fare quella figura,avrei preferito la morte: La morte civile...

N 4
IP bea Là stdlanra




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I DETTAMI DELL ESPERIENZA

— -— _ — —




















ANNO NUOVO, AUGUEI E _MANCE.

.<+++sEbbene parliamo - perchè no? - dell’anno nuovo, degli auguri, del-
le mance e, in genere, di questo periodo di Feste che a Rona definiamo
ricordativa: periodo letiziato dai capponi, dal caviale, dal ritorno det
le amate persone lontane, dai tartufi sui filetti di tacchina passati al
burro, dallo $pumante, fiero della sua italianità, dall’affetto della
famiglia che pare diventi più intimo e più intenso, dall’anguilla mari-
nata,dal torrone di nocciuole, dalla psionese di pesce, dalle moiney dai
baci e dalle carezze dei binbi e delle donne di casa, che si aspettano
la Befana.

Periodo; viceversa, amareggiato dall'obbligo di contraccaabiare con
pari stebeotipia, gli auguri sbereotipati degli idioti-o non sinceri,
dei malevoli e degli invidiosi; periodo funestato dal fatto di dover e-



largira la mancia,

La Mancia non è sempre quella contrada della Nuova Castiglia, lette
raviamante celebre per aver dato i natali ( e...i Capodanni? ) a quel
don Chisciotte che da essa ha tolto il casato. Più spesso la mancia è
Envece quella offerta forzosa, che spontaneamente viene distribuita al
portalettere, al portinaio, alla domesticn, all’autista e in genere ad
altre persona che — oh, no! - non ci amano sccessivamante.

Quanto agli nuzuri, sebbene per lo più siano da considerarsi oziosi
e..vazabondi, sono però sempre meno deleteri della mancia, perchè non
costano nulla.

In fatto d'auguri, è.d'uopo-far bene attenzioneralle ardua: sentenze

che mi nccingo a sputare, non come postero ma come antenato.











Siate, nel distribuirli, più diligenti e più riguardosi coi vostri
fiebitori che coi creditori. Il creditora, se non è uno strozzino, può
essere magari uno strozzatop quindi un galantuomo. Il debitore è invece
quell’animale artatamente permaloso, che cerca con ansia il pretesto di
sdegnarsi fino alla ferocia con lo scopo di non restituirvi mai più il
vostro danaro. In questa materia ogni pretesto è buono. Ho sentito un
debitore che urlava per le scale, fuori dalla grazia di Dio: - Mi ha re
stituito - capite? - la cambinle due settimane prima della SORCUnzRi
Perchè? Forse per impegnarmi moralmente a pagarla? Ah! non mi conosce) È

Ancora.

Si badi a non augurare cento di questi giorni a colui che esce dalla
clinica oculistica dopo essersi fatto cavare un occhio; o a quello che,
rincasando a ora insolita, ha trovato uno sconosciuto sotto il letto di
sua moglie.

Un altro augurio da evitare è il seguente:
- Possiate vivere lunghi anni.....

No, caro! Sono lunghi gli anni delle privazioni, delle sventure,
delle malattie; sono brevissimi gli anni della felicità, L’anno della
luna di miele, (che spesso non dura un anno) passa in un attimo. L’atti-
mo del dentista dura un secolo.

Ancora. Il cassiere non dica mai al suo principale mezzo sordo:- Pac-
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che succedono...ai cassieri.

Evitate infine di rivolgere al lontano parente, del quale sperate la

eradità, l'augurio: - Che il buon Dio vi faecia campare altri dille annil!-

Il buon Dio — non si sa mail- potrebbe ascoltarvi....


















Siate, nel distribuirli, più diligenti e più riguardosi coi vostri
fiebitori che coi creditori. Il creditora, se non è uno strozzino, può
essere magari uno strozzatop quindi un galantuomo. Il debitore è invece

quell’animale artatamente permaloso, che cerca con ansia il pretesto di



sdegnarsi fino alla ferocia con lo scopo di non restituirvi mai più il
vostro danaro. In questa materia ogni pretesto è buono. Ho sentito un
debitore che urlava per le scale, fuori dalla grazia di Dio: — Mi ha re
stituito —- capite? - la cambiale due settimane prima cena RORERATAI
Perchè? Forse per impegnarmi moralmente a pagarla? Ah! non mi conosce) E

Ancora.

Si badi a nor augurare cento di questi giorni a colui che esce dalla
clinica oculistica dopo essersi fatto cavare un occhio; 0 a quello che,

rincasando a ora insolita, ha trovato uno sconosciuto sotto il letto di



sua moglie.
Un altro augurio da evitare è il seguente:
- Possiate vivare lunghi anni.....
No, caro! Sono lunghi gli anni delle privazioni, delle sventure,

delle malattie; sono brevissimi gli anni della felicità. L'anno della



luns di miele, (che spesso non dura un anno) passa in un attimo. L’atti-
mo del dentista dura un secolo.

Ancora. Il cassiere non dica nai al suo principale mezzo sordo:- Fac-



cio voti...- Il principale potrebbe capire: - Faccio vuoti...- Sono cose
che succedono...ai cassieri.
Evitate infine di rivolgere al lontano parente, del quale sparato la

eredità, l’augurio: - Che il buon Dio vi faccia campare altri aille annil-



Il buon Dio —- non si sa mail- potrebbe ascoltarvi....

—3-

*
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E quì, sempre in materin d’auguri è il momento di finirla - oh! sì -

con ub aneddoto dal vero, prettamente genovese.

Avevo poco più di vent'anni quando ebbi la sorte d'essere chiamato

al Caffaro da Anton Giulio Barrili.
Iì grande Msestro, Maestro di Gandolin e nio, era uno di quei po-
chissimi pei quali la lode delle epigrafi non è esagerata o mendace:

ò Anton Giulio Barrili - Savonese — alla rinascente Italia - diede
y . ;
n giovinezza le lettere le armni — Caro a Garibaldi * ne interpretò nel.

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la stampa l'idea -— $oldato romanziere oratore - lottò senpra pel Bene è

Questa epigrafe è stata dettata da Giuseppe C&sare AOba, l’auto-

re delle auree Momor ie d'uno dei Mllle, e a Carcare si legge murata nel-
Leivaznentarora/Manzirrnond nel 1908.

Mànca però nell*epigrafe la menzione di qualche dote che adornava
la bella anima del Maestro: la gentilezza, la delicatezza, la generosità:
doti che potei ammirare specialmente nelle relazioni tra lui e Paolo
Giacometti, il grande commediografo, dell'Ottocento, l'autore di quella
celebratissina ” Morte civile * che è tuttora uno deli cavalli di batta
glia di Ermete Zacconi.

Paolo Gtacomatti,già molto innanzi negli anni, mezzo cieco, mezzo
sordo, malandato in salute, depresso dalla povertà,moralmente ancora
scosso da delusioni sentimentali sofferte durante la travagliata sua
vita, era a quel tempo quei un abbandonato. Non però dal Barrili,che
lo rispettava e onorava, che cercava di rialzarne il morale e di nmi-
gliorarne le condizioni economiche,non con elargizioni ingiustificate,
che agli occhi del beneficato potessero avere l'aspetto di èlemosine,

ma con richieste di articoli pèl giornale; articoli che riuscivano »

Ò
















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- chimè ! — non più amsirabili, ma che il Maestro compensava con larghez-
Za e, cosa ancor più meritoria per un Direttore come lui, pubblicava al
posto l’onore del Caffaro.

Io non aveva visto mai Paolo Giacometti, na ne comoscevo l’opera e lo
ammiravo con quel fervore col quale, in quel tempo, i molto giovani avevamò
la debolezza di ammirare i grandi vecchi.

La mattina della vigilia di Natale, mentre scrivevo alcune note di
cronaea, viài venire innanzi un vecchietto, dimesso e tremolante e pen-
sai che fosse uno ai quei poveri diavoli che in quei giorni venivano a
chiefere i dinnai d'a nuxe.»

-C*è il signor Dirattore? - chiese con umile voce.

- No — risposi brusco - torni più tardi, quando ci sarà o sciù Rokka.
Lei vuole la mancia, no?

S'inchinò e disse: VERA i 3

- Ere venuto per sa zuzese (di bapn Natale. él-signon Direttorg...La pre
go di presentargli questo mio biglietto.

E mi consegnò una cartaida visita ove lessi: PAOLO GIACOMETTI.

Non so come non mi prese, in quel momento, un mezzo accidente: for-
se perchè avevo vent'anni. "

Ma anche oggi, quando mi si riaffaccia alla mente quell'episodio,
arrossisco fino alla radica di quei capélli che non ho più, e penso che,
al fare quella figura,avrei preferito la morte: La morte civile...

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