Documenti e lettere appartenuti a Giovanni Ansaldo

Contenuto

Documenti e lettere appartenuti a Giovanni Ansaldo
Tipologia
Fascicolo
Descrizione
Documenti e lettere di carattere eterogeneo appartenuti a Giovanni Ansaldo. E' presente una copia autentica del testamento olografo di Luigi Ansaldo, alcune lettere inviate dall'editore Alberto Tallone a Giovanni Ansaldo e una copia dell'estratto "Liberalismo e movimento cattolico in Italia" di Giovanni Spadolini inviata dall'autore a Giovanni Ansaldo.
Data testuale
1903 agosto 1 - 1969 aprile 21
Consistenza
cc. 38
Stato di conservazione
Ottimo
Soggetto produttore
Giovanni Ansaldo (1895 - 1969)
Identificativo
GBA.000133 (arc.)
Data di creazione
1 agosto 1903
Data d'invio
21 aprile 1969
numero
b. 19
contenuto
er

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GIOVANNI SPADOLINI

Gli organi delle ‘consorterie moderate avvertono che non si pos-
‘Sono porre sullo stesso piano socialisti e cattolici, che la minaccia so-
> ciale all'unità è ben più grave che non quella religiosa, che occorre
introdurre i più netti «distinguo» nel tradizionale anticlericali-
smo e precisare che non si tratta di combattere tutti i cattolici, ma solo
quelli che minacciano la « legalità », che non accettano esplicitamente
le istituzioni (1).



stata studiata in profondità e con l'attenzione che meritava.

Di particolare interesse: Un cattolico italiano, Lo seioglimenio delle associazioni
cattoliche, in « Nuova Antologia », 16 agosto 1898: quasi a testimoniare il punto di
vista di quei cattolici moderati che non condividevano l'indirizzo del Rudini e dello
Zanardelli e non crano disposti ad accettare fa parificazione dei due « pericoli », il

delle citazioni contenute nel testo). La causa dei fatti di Milano veniva riportata, dai
Besuiti, alla degenerazione e alla decidenza dell'Italia liberale, all'immoralità, alla
corruzione profonda dei sentimenti e della vita, al dissolvimento intimo del senso mo-
tale è al padroneggiare, in luogo suo, « dei più selvaggi istinti » (vedi l'art. « Un rime-
dio sociale a cui non si vuol pensare », in « Civiltà Cattolica », 2 agosto 1898) Qual.
che particolare, non privo di interesse: P, Vico, Annali d'Italia (Storia degli ultimi
treot'anni del secolo XIX), Milano, 1899, W

Sulla rinascita delle attività cattoliche dopo Jo scioglimento dell'e Opera dei Con-
Rressi ni Ani e documenti del XVI Congresso anello pda (tenuto in aa
giorni 18, 19, 20, 21 aprile 1899), vol, I, Venezia, 1899, € vol. HI, Venezia, 1900:
Atti g docwisenti del XVII Congresso cattolico italiano (tenutosi a Rema nei giorni
1,2, 3, 4, 5 settembre 1900), vol. I, Venezia, 1901, e vol, II, Venezia, 1902, Un qua.
dro setrospettivo: F. Catspotti, Questioni ritali, Roma, 1908. Da un pento di vista
dlerico. moderato: A. CorNELIO, Per la storia, Pistoia, 1904. Secondo una visuale di
cattolicesimo intransigente: A. OLGUATI, Storia dell'Azione Cattolica in Italia (1865-1904),
Milano, 1920. Un capitolo alle sommosse -del,'98 e ai loto riflessi nel campo cattolico
è dedicato da E. Vercesi, Ul movimento cattolico în Trulia (1870-1922), Firenze, 1923:
utile — pur nel suo carattere divulgativo e sintetico — anche per l'ulteriore evoluzione

Notizie, scarsamente discriminate, in: R. DeLLA Casa, I/ smosimento sattolico italiano,
voll, 2, Milano, 1903. Una testimonianza personale: L Mani, Dopo quindici anni di
azione cattolica pratice, Milano, 1907. Un'opinione liberale: L PuLLÈ, Goserno e de
ricuti, Milano, 1900, Da una prospettiva tradizionalmente moderata: E. Vinani, Delle
presenti condizioni d'Italia, in «Nuova Antologia », 1° agosto 1898, Dello stesso:
La presente vita italiana politica e sovtale, Milano, 1899. nda

.___B strettamente legata agli avvenimenti del "98 la figura di Don Davide: Albertazio:
l'esponente più caratteristico dell'intransigenza cattolica. Vedisi: D, Atsextario, Un
anso di carcere, Milano, 1900. Manca ancora un'adeguata biografia del « prete rosso »
di Milano, del direttore dell'Ossernarore cattolico che preparò l'inserzione dei cattolici

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LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

Che forse infiuisca in tale orientamento quel certo costume men-
tale, quella tradizionale pigrizia, per la quale i cattolici non pote
vano apparire come rivoluzionari effettivi, come sovvertitori consape-
voli dell'ordine vigente sullo stesso piano dei socialisti o degli anar-
chici? Che forse abbia la sua parte quella visione all'antica che iden-
tifica le associazioni cattoliche con forme umbratili e appartate di
confraternite e di pie unioni? È probabile, per un settore almeno della
borghesia italiana, per il più conservatore, per il più tradizionalista;
ma nuovi fattori sono sopraggiunti ad alterare termini di valutazione
e criteri di riferimento che fino a pochi anni prima erano stati del tutto
diversi.

Perfino sulla questione romana, si avverte un nuovo linguaggio, si
scorgono nuove prospettive. È uno « statista italiano » (tale lo pseudo-
nimo adottato), amico del Visconti Venosta e interprete forse auto-
rizzato della sua politica, che, in un articolo pubblicato sul New York
Herald nell'edizione di Parigi, arriva ad auspicare un « accordo armo-
nico » fra il governo e il Vaticano come condizione pregiudiziale per
ottenere una stabilizzazione dei partiti d'ordine, una più efficace lotta
contro il sovversivismo. Che era ormai il pensiero, tacito o esplicito,
dichiarato o inespresso, di gran parte della vecchia Destra delusa nei
suoi ideali di governo, disgustata della prevalenza del positivismo, at-
territa dal fenomeno socialista e incapace di spiegarlo, intimorita dalla
valanga delle « classi assenti » che accennava a muoversi, a scuotersi
dal suo torpore, a rompere l'antica silenzio: una Destra che aveva
declinato alle pregiudiziali intransigenti di un tempo, che non condi-



nello Stato ‘© capitanò negli ultimi anni della sua vita Ja conversione del cattolicesimo
sociale alla democrazia, Un tentativo apologetico: G. Pecora, Dow Daride Albértario
campione del giornalismo cattolico, Torino, 1934, Un profilo affettuoso: E. Vercest,
Davide Albertario, Milano, 1923 (rielaborazione di un ampio articolo pubblicato su
Ul Carroccio del settembre 1922).

stica, d'altra parte così poco definiti e precisi; L. Civanni, Lu Democrazia Cristiana,
Rosna, 1900. Consultare pure: G. CHiatibano, Demorrezia Cristima e Mosimento cal-
tolico, Torino 1397; A, Gont, La democrazia cristiana in Italia, Firenze 1902. Più inte
ressanti, nonostante il loro accento personale e polemico: R. Muxni, Barsaglie d'oggi,
voll. 4, Roma, 1903-1904, Dopo la rottura con la Chitsa e il fallimento della «Lega
democratica nazionale », l'inquieto prete marchigiano ricapitolerà con una crita pas
Sionalità i programmi e le prospettive del passato nel volume La politica derinale e le
dentotrazia, Ascoli-Roma, 1908, Dello stesso: democrazia cristiana al partito po.
bolare italiano, Firenze, 1920; Lo Stato e è partiti politici (raccolta degli articoli pubbli-
cati su 4/ Rinatimerto), Roma, 1920; Democrazia cristiana, Milano, 1943.



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GIOVANNI SPADOLINI

videva lo stile ‘e l'«animus» della Massoneria, che non aveva più
niente di comune coi « leaders » del radicalismo e con gli eredi del
partito d'azione, che assisteva, con un senso di preoccupazione e di
scoramento, al declino del sentimento monarchico, alla caduta di pre-
stigio dell'esercito e dell'armata, al logoramento della vecchia classe
dirigente, al succedersi delle delusioni mediterranee e coloniali.
Qual'è la radice degli sconvolgimenti recenti? Non mancano libe-
rali conservatori, come Marco Rocco, che ricollegano l'origine di tutte
le sciagure alla rottura o all'abbandono della morale tradizionale, a
quella « rivoluzione di costume » che è seguita al Risorgimento. Man-
canza di religione nelle scuole, distruzione dell'antico ordine sociale,
demolizione integrale degli enti religiosi, sperpero completo delle pro-
prietà ecclesiastiche, « insegnamento obbligatorio del popolo », crea-
zione di una classe numerosa e sovversiva di maestri, elevazione del
bilancio dello Stato, « chimerica espansione colonizzatrice », fiscali-








smo opprimente e intollerabile, decadimento del costi
parlamentare: ecco, in un ospuscolo del '98 (Le c mi politiche
ed economiche d'Italia), un'interpretazione moderata della crisi di due
generazioni «scettiche e corrotte», cresciute senza l'ausilio del-
l'istruzione religiosa, senza le consolazioni e i ripari della fede. Altri
liberali addebitano tutte le colpe alla Massoneria e alla sua influenza
perniciosa e penetrante (un giornale clericale, il Corriere Nazionale di
Torino, può pubblicare un manifesto antimassonico con le stesse pa-










quello inflitto alla Massoneria, dal mo
meno alla luce del sole, pubblicano nt
statuti, si avvalgono di tutti gli strumenti dî propaga
sione consentiti dallo Statuto, volgono molte delle
beneficio delle classi povere. x
Qualcuno va più in là: e si chiede se non abbia ragione il direttore
dell'Unità cattolica, Giuseppe Sacchetti, quando si pone il quesito se
i cattolici non abbiano rappresentato, . multi del ‘98 mossi « dalle
plebi inferocite », altra parte da quella delle vittime. Vittime, al pari
di tutti i gruppi minacciati nei loro interessi o nelle loro idealità dalle
barricate milanesi 0 dalle sommosse toscane o dalle « jacqueries® pu-
gliesi ; vittime — argomentano i più acuti e sottili — destinate a
domani, in un futuro non lontano, sullo stesso piano di




















de a *
iL n
Na

LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

battaglia, sullo stesso terreno di lotta («intera ci ridoni il governo
questa libertà — è sempre il Sacchetti che parla — e nei cattolici ita-
liani troverà non cospiratori, non incitatori di disordini, non ribelli
alle leggi e all'autorità, ma cittadini intemerati i quali... contribuiranno
a cementare l'ordine gerarchico e la pace sociale, forse più efficace-
mente che non le coercizioni della forza materiale »).

La rivista ufficiale della borghesia itali La Nuova Antologia,
a distanza di appena tre mesi dalle persecuzioni, ne! numero del 16
agosto, si inchinava di fronte ai grandi risultati conseguiti dai catto-
lici nel campo delle « provvide istituzioni altamente rispondenti al
progresso dei tempi e ai bisogni delle popolazioni »: in un editoriale
firmato, con uno pseudonimo significativo, un «cattolico italiano »,
«l'opera economica della Chiesa in Italia» era riguardata con un
«senso di sincera ammirazione » e la rete delle istituzioni assisten-
ziali era definita « fitta e mirabile ». In obbedienza alle sue tradizioni
e ai suoi princìpi, la rivista romana finiva per riconoscere al governo
il diritto di scioglimento, in quanto i vari organismi clericali erano
quasi confluiti in un partito con obbiettivi e finalità nettamente politi-
che; ma il suo augurio finale, il suo voto più caldo e sentito era che
l'unità della patria, della libertà e indipei Ila Chiesa sul ter-
reno della morale e della fede, dell'incolumità dei diritti dello Stato
nell'ambito dell'economia e della politica, )

I «torti del liberalismo » erano riconosciuti dal Corriere della
Sera, nell'agosto, in risposta all’enciclica Spesse volte di Leone XIII:
«mentre interessi religiosi e grandi erano nel nostro paese, noi tutti
li trascurammo, peccando d'insipienza e di inerzia ». « Molte soddisfa-
zioni » era disposto a dare alla Chiesa un altro organo delle consorte-
tie moderate lombarde, La Perseveranza: pur di avere l'appoggio
delle autorità ecclesiastiche in quella lotta contro il socialismo e l'anar-
chismo che appariva, ai conservatori ambrosiani consiglieri del Bava-
Beccaris, come una specie di « crociata », di « lega santa ». La rivista
intrepida e ostinata della frazione conciliatoristica, La Rassegna nazio-
nale di Firenze, non disarma di fronte alle superstiti intransigenze
clericali pur di ottenere la collaborazione di tutti i cattolici nel fascio
dell'ordine, nel grande schieramento delle forze conservatrici: nel suo
numero del 16 luglio, rivolge al Papa una petizione per ottenere l'abro-
gazione del « non-expedit » e un mese dopo, il 16 agosto, di fronte
all’enciclica leonina, spiega i limiti della sua iniziativa, si professa










D










345





GIOVANNI SPADOLINI

d'accordo col pensiero del Pontefice ;

n i a rs i ma ribadisce la necessità 2:

È. improrogabile dell'accesso alle urne di tutti i £ n Tao assoluta
1 0 no dell'Azione cattolica. apa, mem-
sar Siostificare il linguaggio di Leone XIII, la sua reazione « ga

gio e mostruoso, da indurre l'urto che ha bi ivag
iniabio Gecag a set darei x nio | rodot )», « lol ia
Getto Regni Toe gloria le poli Gila di pesa a
mente. "a > la a sciocca e torva »: non molto diversa-
al suo vario aiO Punto, dalla valutazione che del marchese siciliano,
IVOVa RIN et n 0) $ degli ultimi guai d'Italia », l'uome
aveva più nociuto alla Chiesa in Italia, sciogliendo Il see
o dick n 7a, n italia, sciogliendo pela
RO laddove si trattava di «dar pane agli I ISIS
che ali fra cattolici e liberali? Non ancora. Ma è certo
fami ai ‘non esitano ad addurre tutti i possibili argomenti di-
fondire la dî favore, rifiutano di esasperate il contrasto, di appro.
Fesning RTTSIOnO degli animi, di rompere liteparibilimeni
Cere in Ie TO Autorità costituite; cominciano sui loro giornali a met:
ci È ola contraddi zioni di quei ministeri, che vogliono EN se
da l'orc ‘ine € ne colpiscono insieme i più solidi pai: lini- Sa
pe vga sottolineare gli scopi pacifici e umanitari delle loro asso-
S n "1 progressi dei loro organismi cooperativi e di si ass

i benefici risultati dell'assistenza sociale: evit: "PENCRFAZIONE



lismo intransigente di una volta. i
Sembra quasi che la prima seria persecuzione alle organizzaz
tonfecianali riv * . s * alle org i i

mussare i suoi angoli. Convinti che il liberalismo non si sarebbe
or Sa dall'assalto del socialismo senza una esta È risoluta
= Do 2 ne dei cattolici, i dirigenti dell'« Opera » evitano di mi
LS Se Sea, in uno scontro aperto e in una lotta estrema, salvaguar.
Sa \Secura uratan ente tutte le possibilità per raggiungere domani quelle





LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

compromessi: la collaborazione fra moderati e radicali si spezza, ©

oprio sul terreno della politica ecclesiastica, e la nuova maggioranza
si forma sulla base di una direttrice nuova: neutralità verso i catto-
lici, intransigenza verso i socialisti.

AI ministero, che aveva mostrato un « animus » nuovo verso i cat-
tolici, una volontà di comprensione e di benevolenza sconosciuta per
il passato, la stessa rivista dei gesuiti, la Civiltà catsolica, dava atto
di essersi sulla via della « riflessione tranquilla, opposta al nervo-
sismo onde fu agitato il debole marchese di Rudinì al primo sentore
de' tumulti », Era un riconoscimento significativo ed eloquente, in

ila situazione ancora tesa di animi e di cuori; e nonostante le facili

satire del Sacchetti, che ancora parlava del «caporal Pelloux »,
l'organo di Via Ripetta rincarava le dosi riconoscendo al governo l'im-
pegno e la volontà di attendere con tutte le sue cure « all'opera neces-
saria ed urgente di riparazione e di ripacificazione delle contrade scon-
volte ». « I cattolici non congiurano contro la Monarchia, non prepa-
rano rivoluzioni, non si intendono fra loro e non si associano per man-
dare a soqquadro colla violenza e colla strage l'ordine presente di
cose 3: è la stessa Civiltà cattolica che lo assicura solennemente, riba-
dendé con insolito vigore la distinzione leonina fra la « passiva resi-
stenza » consentita ai credenti e la « positiva ribellione » di cui solo
anarchici e socialisti possono macchiarsi, non interdetti, come sono,
dai vincoli e freni della religione. Vi è un terreno sul quale i catto-
lici italiani non potrebbero inoltrarsi mai a pena di colpire i loro stessi
principi, di violare le loro essenziali regole di vita: il turbamento o
lo sconvolgimento dell'ordine pubblico, garanzia stessa per l'esercizio
del ministero pastorale e per il conseguimento degli scopi immanenti a
una società religiosa.

È lo stesso « circolo universitario cattolico » di Roma, il nucleo da
cui è partita l'a eresia» di Romolo Murri, che respingerà vigorosa-
mente l'accusa di sovversivismo rivolta ai cattolici e, in un manifesto
autunnale, addebiterà agli « interessi di partito » e alle « preoccupa-
zioni ingiuste e illiberali » la deformazione di una delle funzioni es-
senziali dello Stato e dei suoi doveri più delicati, la « tutela dell'or-
dine pubblico ». Con un linguaggio inconsueto nel campo cattolico,
poco tenero per le glorie della carta albertina, gli studenti della capi-
tale invocano dai « rappresentanti della pubblica amministrazione il
rispetto costante delle libertà statutarie » per tutti coloro che si man-
tengono nell'orbita dell'agitazione legale; e i gesuiti aggiungono che il

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GIOVANNI SPADOLINI

delitto d'opinione non esiste dal punto di vista della filosofia liberale
e che neppure Ecclesia judicat de internis, neppure la Chiesa penetra
nel foro della coscienza interiore.

Proprio un giornale inglese, lo Spectator, aveva paragonato l'atteg-
giamento delle autorità italiane nel ‘98 a quello dell'Austria prima del
‘59, € aveva soggiunto che un governo persecutore dei capi dei partiti

. per le loro concezioni e visioni particolari della vita non era neppure
degno del nome di « liberale ». 1 cattolici non esitano ad avvalersi
della insospettata testimonianza britannica e protestante e rimprove-

rano al liberalismo il tradimento di se stesso, la sconfessione dei pro-
pri princìpi: non senza aggiungere che în ogni caso il dissidio è solo
fra l'Italia laica e la Chiesa e che la classe liberale ha tutte le possi-
bilità di dimostrare il suo ravvedimento, il suo « pentimento », la sua
nuova disposizione politica,

Dopo l'enciclica del 5 agosto, un autorevole organo del nord, la
Perseveranza, aveva osservato che «le giuste e dovute riparazioni »
chieste dal Pontefice potevano essere concesse solo in tre modi, 0 at-
traverso una rivoluzione, o mediante un colpo di stato; o tramite una
@perazione regolare per ito del potere legislativo. Come uscire da
una tale impasse — si era domandato l'organo conservatore — nel-
l'impossibilità di ricorrere ime due alternative e nella difficoltà
quasi insuperabile di attuare Ja terza? Il problema è mal posto, ri-
sponde seccamente la Civiltà cattolica: basta che il liberalismo dia
una prova effettiva di « coscienza dell'errore commesso » e della vo-
lontà di ripararlo, basta che voglia « l'accordo con quella lealtà con qui
lo vuole il Papa », perchè il modo sia trovato. In una tale situazione,
un ritorno dei cattolici alle urne, un reinserimento delle masse guelfe
nel circolo della vita nazionale, in funzione conservatrice, non sarebbe
impossibile: avendo valore il «non expedit » soltanto « finchè l'at-
tuale stato di cose avrà per iscopo la depressione del Papato e per
causa la cospirazione di tutti gli elementi antireligiosi e settari », Lo
svuotamento delle assise laiche e liberali del Risorgimento è quanto
il mondo cattolico intransigente vede neile circolari Pelloux sulla ri-
costituzione delle società cattoliche e nelle “successive, del settembre,
sul retto andamento dell'amministrazione: perchè — commenta la
Civiltà cattolica — una volta almeno « messa da parte la politica, si
mira a procurare il benessere della gente che vive e lavora ».

La ricostituzione dell'« Opera dei Congressi » — mai vulnerata nei

suoi centri fondamentali, Padova e Venezia — è Ja conseguenza im-








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LIBERALISMO È MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

mediata e diretta di quella politica. Nell'autunno del ‘98, l'« Opera dei
Caprai i sa ian delle sezioni disciolte, ia piedi,
e sia pur fra difficoltà ed inceppamenti notevoli, il grosso dell orga:
nizzazione distrutta, ricrea i propri giornali, rinnova i era
di propaganda, nel '99 indice a Ferrara un nuovo Congress SER é
e nell'assemblea successiva di Roma (1900), sotto la presidenza lello
stesso Cardinale Respighi, tira le somme dell'attività compiuta, rac-
coglie le fila dei progressi segnati dal giorno della dispersione in
avanti, constata che tutti i rami di attività hanno ARS aiunzonire,

con raddoppiata energia. Non solo: è del 1899 2 primo perda:
ma di Torino della « democrazia cristiana » di Romolo Murri, eque lo
che fino a Vita nova e alla Cultura Sociale era stato soprattutto un mo-
vimento filosofico e culturale si traduce in una vigorosa e risoluta cor-
rente politica, che conquista sempre nuove e maggiori adienioni 1uori
e dentro l'Opera, che seduce le menti dei giovani più colti e animosi,
che penetra nei fortilizi dei seminari e del clero, che infonde un dA
nuova, una volontà più libera e più audace, che preannuncia tempi di
più coraggiose battaglie cattoliche.



Ù
II) GENESI DEL CLERICO-MODERATISMO



All'inaugurazione del nuovo Anno Santo, nel settembre del 1899,
SS RENI all’impressione che il cattolicesimo sia DE
ascesa, in tutta Italia: elevato il prestigio del Pontificato; grandeg:
giante, nello stesso mondo laico, la figura di Leone XII; in sviluppo
crescente le correnti spiritualistiche ed idealistiche ribelli al dominio
del positivismo; i temi religiosi in costante ripresa nella letteratura,
nell'arte, nello stesso. giornalismo; in declino l'autorità e l'influenza
della Massoneria; scontente, le nuove generazioni, del razionalismo
semplificatore e grossolano che pur aveva dominato gli ultimi na “
ni di vita italiana. Nuovi problemi si affacciano agli orizzonti a e
classi colte, dei gruppi dirigenti, degli uomini della politica e della cul-
tura; e non tutti hanno il coraggio o la capacità di affrontarli n
quella logica intrep e temeraria che era stata la forza della De-
stra storica, con quella fede esclusiva e quasi messianica nello SRO
e nella Nazione che aveva dis dal richiedere ine &
altri e diversi poteri, la collaborazione della Chiesa o della reli-
gione, la partecipazione del clero o dei cattolici.







349








| GIOVANNI SPADOLINI

Il liberalismo dei primi del secolo non è più au i
tato l'Italia all'unità ed ai primi anni di RAvmngogi AA
grandi principi che avevano presieduto all'edificazione dello Stato, non
più la fede nel diritto e negli « ideali giuridici » che aveva consentito
€ prime affermazioni della legislazione riformatrice, non più la co-
scienza di una missiofie da compiere a qualunque costo di una di
struzione dei privilegi e delle prerogative ecclesiastiche da attuare 1

Un programma, come quello ideato dal Ricasoli nel 1866 per |.
« libertà della Chiesa », i Date trovato più SL » È
tato disposto a sostenerlo o a discuterlo; l'interesse per le le, i È
clesiastiche, che un tempo era stato grandissimo, che aveva oe
a memorabili battaglie parlamentari, che aveva acceso: poleniche e
contrasti ‘accaniti e prolungati, era ormai ridotto al minimo non si
Gitendeva al di là di alcuni esponenti politici, di alcuni difensori
vos vecchie tradizioni giurisdizionalistiche, di alcuni « indipen-
denti », in ogni caso non arrivava alle classi popolari, ai nuovi strati
introdotti ‘nel circolo della vita nazionale dal socialismo e dai so
vimenti di sinistra; il distacco tra società civile e società ecclesia:
stica si approfondiva g adualmente, si allargava ogni giorno, ma non
a vantaggio della prima, non a favore delle sue conquiste e vittorie
(chè Crano 1 progressi della vita religiosa a impressionare i laici
la restaurazione degli studi, il riordinamento dei seminari. il vi
cedere del pensiero cattolico per vie proprie, autonome, org Lisa
BS staccate da quelle della cultura liberale). di-

| La questione romana non rappresentava più 1 punto di di

ferenziazione e di antitesi che fe aveva di "i
la maggioranza dei liberali sentiva come ormai il 20 settembre fosse
un dato acquisito, non più soggetto a discussioni, a contestazioni, a
revoche; qualcuno si irritava ancora alle affermazioni temporalisti-
che dei vari congressi cattolici d'Italia o di fuori ma in cuor suo av-
vertiva che si trattava di manifestazioni velleitarie e chisciottesche,
di questioni d'onore o di puntiglio, assai più che di motivati impe.
sui all'azione, La stessa evoluzione della politica estera del Ponti.
‘icato favoriva i disegni di distensione e di compromesso: nonostan
il brindisi dell'Arcivescovo Lavigerie, nonostante l'augusta « na





330



LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

tera ai francesi » del 1892, la politica del «ralliement » era ormai

fallita, il tentativo rampolliano di riproporre la questione romana

alle potenze attraverso la nuova « Triplice » (come diceva Domenico

Farini) rappresentata da « Papato, Francia, Russia » definitivamente
consegnato alla storia con la caduta del gabinetto Mèline, il preva-
lere definitivo dei radicali, l'affare Dreyfus (preludi tutti alla legge
di separazione del 1905),

I motivi di contrasto, anche sul piano politico contingente, fini-
vano col cedere a quelli di consenso o di accordo: la rete dei sin-
dacati e delle cooperative cattoliche, che si estendeva a vista d'occhio
nel Veneto e in Lombardia e in Liguria, non era al servizio degli
interessi liberali, ma sottraeva intere regioni al monopolio socialista,
impediva l'ulteriore espandersi della « rivoluzione », salvaguardava
i princìpi della proprietà e della conservazione in quelle zone rurali
in cui il liberalismo non era penetrato e che erano quindi esposte a
subire l'assalto della nuova mitologia marxista. Al momento supre-
mo, nell'ora del pericolo, dello spavento, del dramma (e la borghe-
sia italiana l'aveva provata nella primavera del 1898), i cuori dei
cattolici battevano all'unisono con quelli dei conservatori, degli
uomfni d'ordine; spesso gli stessi legami li univano, interessi, af-
fetti, abitudini comuni; nelle amministrazioni comunali e provin-
ciali gli atteggiamenti non divergevano troppo, quando si trattava
di prendere posizione su una legge o su un provvedimento attinente
a problemi economici o agrari o fiscali; solo in materia di legisla-
zione ecclesiastica i punti di vista continuavano a divergere, ma molti
dei liberali chiudevano l'occhio quando si trattava di autorizzare la
«frode legale » delle opere pie.

Leone XIII l'aveva detto, nella sua enciclica del 5 agosto, che
era assurdo privarsi, in una situazione di tempesta come l'attuale, di
quel potente presidio conservatore che era rappresentato dalla reli-
gione cattolica, dal Papato; e l'angelico Toniolo aveva soggiunto che
la persecuzione dell'« Opera » equivaleva alla distruzione degli
argini in un fiume in piena. È la collezione della Nuova antologia
che ci offre la più diretta documentazione degli orientamenti pre-
valenti in questi anni: che ospita nel 1897 un equilibrato e prudente
articolo del Crispolti (un abile mediatore fra l'aristocrazia nera e

la borghesia risorgimentale) sui progressi dell'«Opera dei Con-
“gressi », che accoglie freddamente le circolari anticlericali di Rudinì
nel settembre-ottobre 1897, che non si entusiasma minimamente agli

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GIOVANNI SPADOLINI

scatti giacobini del generale Bava-Beccaris e alle sue insolenti mi-
nacce contro il Cardinale Ferrari, che appoggia sottilmente e cauta-
mente la politica di riparazione instaurata, dopo il luglio 1898, dal
gabinetto Pelloux (ed è la prima volta che gli elogi della Nora
Antologia e della Civiltà Cattolica si incontrano: oggetto ne è l'an-
tico generale del centro-sinistra, l'uomo che si era rifiutato di pro-
clamare lo stato d'assedio a Bari),

Mutamento fondamentale di spirito e d'indirizzi, di qui si av-
vertirà tutta la portata con l'avvento del nuovo secolo. Lo stesso qua-
dro delle correnti politiche, pur dopo il fallimento dell'esperimento
reazionario di Pelloux e la rinnovata vittoria del trasformismo gio-
littiano, non è neppur lontanamente paragonabile con quello di venti
o trent'anni prima. Non più quella unanimità sostanziale di posi-
zioni sui temi della politica ecclesiastica che aveva unito la Destra e
la Sinistra negli anni dopo il '70, e piuttosto nella linea della prima
— più risoluta, più intransigente nelle cose, se pur meno clamorosa
e spettacolare nelle parole —; non | el ritrovarsi tutti, uomini
della consorteria cavouriana o del partito d'azione, seguaci di Rica-
soli o di Bertani, nell'avvertire la dialettica fra lo Stato e la Chiesa,
nell'identificare la funzione nazionale italiana con l’idea laica, nel
contrapporre la Monarchia al Vaticano; non più neppure quella
preoccupazione angosciosa che aveva distinto Crispi di fronte alle
iniziative papali, quel vedere dovunque, nei fatti di Sicilia 0 di Mi-
lano, l'ombra della Curia, quell'esasperato timore della lega fra Fran-
cia e Santa Sede contro l'Italia, quell'insistere sulla politica di pre-
stigio, sui successi internazionali, sulle affermazioni coloniali per con-
trapporre qualcosa all'autorità del Papato, per conferire allo Stato
una dignità equivalente a quella del Pontificato (che era poi l'antica
idea mazziniana della « missione » tradotta nei termini di un uomo
di governo, preoccupato del clericalismo almeno quanto del socia-
lismo: nè l'ultimo Mazzini era stato troppo diverso dall'ora reazio-
nario Crispi).

Fra il 1894 e il 1898, negli anni più critici dello Stato Italiano,
nell'ora dei movimenti sociali, delle disfa edite









cane, del discredito










352








LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

Eoliaie le» si erano aggiunte alle antiche, quasi a mozzare
i TI quella forza colica che si era identificata con la =
voluzione, quasi a spostarla su posizioni conservatrici e moderate a
‘tutto diverse da quelle del passato, da quelle — per intendersi — di
Mi oca presenta ai primi del secolo in Italia non si
riconosce più nel segno di una comune resistenza alla Chiesa, non
‘sarebbe più disposto a battersi solidamente per la lotta contro le in-
gerenze e le sopraffazioni clericali: pare quasi che il peso delleor-
izzazioni sociali cattoliche l'abbia convinto, in tutto il suo filone
moderato, che conviene trattare, che è meglio negoziare un patto
‘onorevole e vantaggioso anzichè attardarsi su posizioni di sterile son
anzichè inacerbire un contrasto che tutto consiglia a rimuovere. Vi
al fondo di molti liberali italiani, magari inconscia e inconsapevole,
la sensazione che lo Stato Italiano non potrebbe reggere contempo-
raneamente all'attacco delle forze nuove che il socialismo e il catto-
licesimo © rappresentano, che è meglio inserirle gradi
mente e pacificamente nel corpo dello Stato anzichè prenderle d
petto, anzichè affrontarle sul campo di battaglia, anzichè ripetere
i Dal a 1904, molte correnti, e delle più diverse prove-
nienze, lavorano per annullare il «non expedit » (1) per superare

1) Sulla posizione delle prime forze democratiche cristiane rispetto al proble
PSR Cattolici ed elezioni politiche (Programma politico della D. C.). Sane ro
Un'aspra ed appassionata battaglia si accese, nei primissimi anni del secolo, sui wi
fogli cattolici e democratici cristiani in merito alla rottunt del « non expedit ». Un
riassunto fedele in: G. DALLA Torre, I cattolici e la vine pubblica italiana ( svi
Città del Vaticano, 1944. Un profilo contemporaneo alla prima virtuale Sippororinni
divieto pontificio: Eurnasto, I/ now expedit, in «Nuova Antologia », settembre
1904, 1 poli delle due opposte correnti, interventiste e astensioniste, Ano DIES:
‘sentiti, ancor prima del 1904, dalla Sorentina « Rassegna Nazionale * vene 5
Quando e come i cattolici poterono partecipare alle elezioni. pra in « oe
tologia », 1° novembre 1927. Sull'opera di preparazione, nella quale l'autore pre
parte: F. Guspotti, I cattolici nelle elezioni’ politiche, Roma 1900. Consul ì pure,
per i riflessi nell'ambiente cattolio: G. Sementa, I miei quattro Papi, vol, Gi Ia
sd; F. Crisponi, Pio IX, Leone XIII, Pio X, Le Da dr Poe 1932;

‘ERCESI, Tre Papi (Leone XII, Pio X, Benedetto XV), Milano, 1929.
portanza vedere i libri di Mons. G. Bonometti. Di parti ar nostri fini:
Attraverso î nostri tempi (Lettere pastorali. riti te), Milano, 1910, ] rane su
riguardi del problema elettorale e della posizione dei vescovi conciliatoristi: G. ASTORI,

353

2. — Studi politici, 1,2






e

. crederanno di ravvisarla nello

GIOVANNI SPADOLINI

l'isolazionismo elettorale dei cattolici che espone a troppi rischi la
causa dell'ordine, per negoziare un intervento, sia pure simulato
delle falangi clericali che valga ad evitare la vittoria dei radicali è
socialisti, che serva ad allontanare la minaccia dell'anarchia (e molti
sciopero generale di Milano del set-
tembre 1904). I grandi organi di stampa non usano pii linguaggio
irriverente e altezzoso di un tempo nei ga delle istituzioni e
| delle gerarchie ecclesiastiche. 1 conservatori i it i
con i cattolici, gli uomini come Chimi
gano il raggio della loro azione, cominciano nua re gli e
nenti delle più forti associazioni costituzionali, a trascinare della loro
parte i capi locali delle maggioranze. Autentici « leaders» politici
come Luzzatti e Sonnino parlano della Chiesa con un tono che sa-
rebbe stato e vent'anni prima, e alcuni, come Luzzati,
si adoperani ° determinate rivendicazioni cattoliche nel-







‘an ì 0 comune, contro ogni intolleranza giurisdiziona-
istica, e si meritano | elogi della Civiltà Cattolica,

Quando, nel dicembre del 1901, un progetto Berenini-Borciani
per il divorzio viene presen tato alle commissioni parlamentari, le
resistenze non si si profilano ‘soltanto. parte cattolica; è il capo del
conservatorismo liberale, Sonnino, che manifesta nettamente la sua
‘avversione, sono gli stessi deputati della maggioranza che lo boc-
ciano in sede di discussione preliminare, il Ministro dell'Interno,
Giolitti, che non ne vede 1° a
gistrare le sua soddisfazione perchè intero provvedimento (pur at-
tenuato in una seconda versione sull'ordinamento della fami ia)
non sia neppure arrivato al dibattito delle Camere. L' ‘anticlericalismo
non rappresenta più il cemento della maggioranza e timi rap-
presentanti del liberalismo radicale, come Zanardelli e lo stesso Coc-
















ci \LLAR iv di Antonio
impressione che la pula al « non-expidit » ebbe
i Gioma, Men e della mia 2














LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

avi il Guardasigilli del progetto sul divorzio), sono costretti a
sei il fallimento dei loro ideali, la smentita dei loro ch
È le ritorno a una litica di moderazione verso i cattolici,
il i i a so) = Do





è l'opinione bblica | la prima tao della
ur dc pe a onfusamente l'inopportunità, quel volere
‘offendere la Chiesa Senza. | ragione, de trascinare la lotta polsi

Î piano di una lotta :
ho ine edi Ade composti ormai dalla tndiione, quel ri-
‘svegliare diffidenze ed PRESTO dei ceti di Rezia ancora in











Re Liber Stadi tall relazioni do
be essere un'opera teoretica ©
ga vecchio statista di Vittorio
‘suo ministero (31 marzo 1910-30 marzo 1911) che
riesa tornò ad essere affrontato e discusso alla
| ioni della Camera dei Deputati, Tornata del
(VI pi 6399 segg. La risposta di Filippo Moda,
dei cattolici. Pinserveshist, si trova in Ant? id







dasigilli che proporrà. perl }
ria del matrimonio civile rispetto al rel
355










GIOVANNI SPAI go di Î
SDOLINI | LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

tislativo e politico, un po' del terreno perduto con la poli-

non sarà di breve durata, che non si ri
di isolamento e di scissione assoluta perseguita nel ventennio

guelfismo, che l'all peterà l'illusione di
— ea eanza fra cattolici e liberal: usione del ne
correre nelle condanne papali, non ai ti ,008 rischerà di

ì Ù rei I Regala °

My










opererà anzi, fra il 1903 e il 1904, un fenomeno singolare;
‘iliatoristi alla Rassegna Nazionale e gli intransigenti vecchio
jpo alla Paganuzzi si incontreranno, ‘apertamente o sotterranea-
inte, fuori o dentro l' « Opera dei Congressi », nella lotta contro i
‘pruppi della democrazia cristiana capitanati da Romolo Murri e decisi
i rinnovare la battaglia contro lo Stato laico e usurpatore, il « vec-
i gichio eretico », sulla base di un muovo guelfismo sociale, assoluta»
mente ‘antitetico all'etica liberale e alla politica moderata. Forse una
A j la po delle prime ragioni che portarono alla condanna e alla sconfessione
de le scuole private, la >. € ‘turi di Murri si riattaccava alla situazione politica generale di quegli anni
servazione della legislazione in organismi confessionali, Ja pred ft8 il 1904 eil 1908: allorchè il Vaticano, impegnato in una tre-
‘€ stesse posizioni che la Rasseeng ni menda battaglia contro la Repubblica francese, minacciato in Ita-
l'anni prima, che i cattolici tangipe. lîa dall’anticlericalismo dell'Estrema, in rapporti agitati con l'Austria e
periodo di Depretis e di Cris Cas con la Germania e senza alcuna effettiva protezione delle potenze
citamente dalle forze sub Spi, ma che adesso vengo ! conservatrici, sentiva il bisogno di crearsi, almeno nella penisola,
‘quella che Alba (ero. p : - una zona di tranquillità e di sicurezza con lo Stato — condizio»
1 - S o avrebbe chiamato la « basi ne per diuazione della politica di restaurazione ‘teocratica cara
TERRE di Albertario era piena di si. ‘a Pio X.
dre e negl; e: che il tema della conci- Il «tanto peggio tanto meglio » non era più nell'interesse della
particolare rilievo politico, sa è più 1 1880 e il 1895, perde ogni Curia, nè dei dirigenti del laicato cattolico: era la causa dell'ordine
zione e di differenziazione polemich; fore ento, di caratterizza fe bilognava intervenire fi PIOCHUE: dovunque apparisse minac:
irsi degli interessi per la politica. CIT forse In relazione all ‘illangui- ciata, nei Comuni come nelle scuole, nelle leghe di mestiere come nel
per l’azione del Papato, ;-/S“È; “© © C& per la vita della Chiesa © PaMamento, e a tal fine anche il sacrificio di talune delle pregiudi-
| Il grande punto di : °% ziali intransigenti appariva secondario 0 tollerabile. Gli uomini come
Murri, come i murriani — che accentuavano l’antitesi fra Stato e
Chiesa e la portavano in una sfera di assoluti teologici in vista di una
iniziativa sociale e popolare del Papato — non erano i più graditi,
non potevano essere i più attuali: dal momento che era ormai supe-
rata la tradizionale distinzione gesuitica tra « conservazione sociale »
e «politica » e identificati i due momenti, confuse le due cause, ac-
comunate le due sfere. Era agli ‘altri, ai clerico-moderati, ai clericali
disposti a battersi per la causa dell'ordine, ai papalini pronti ad accor-
darsi col prefetto, ai nobili che rompevano il lutto del 20 settem-
bre e riaprivano i portoni, era a costoro che il Papato guardava, era
‘a costoro che la Curia assegnava la funzione di controllare l'inseri-
‘mento dei cattolici nello Stato, senza pregiudizio dei programmi so-

357



a expedit » nelle elezioni del 1904 «

Mpegno liberale a rinunci:
litica eversiva non solo, n “nclare ad un ulteriore svilup


















































a di Pale Tosti e del generale Mi
ade pi SS secondi di rifiutare qualunque comp
danni commessi contro ; e sulla riparazione, totale 0° parziale ta
5 ibilisti leali n attuale, € ciò facilitava le
tiguardi delle «élites» liberali. jp Lu comune azione nei
esa, ALE VI a di riguad a RE. x È
Pe È ‘gnare, sul ter-













356











GIOVANNI SPADOLIN; E
ciali, ? LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA
senza danno delle prospettive mediate di più vasta e feconda

riconquista religiosa (all'una
all'altra l’Azione PALI a l'Unione economico-sociale,&

. Nessuno dei ministeri che si succedono in Italia nei primi
ici anni del ‘900 ingaggerà una vera battaglia con la Chiesa,
; i sul terreno delle leggi eversive, neppure inasprirà le dispo-
zioni del passato.
Non Giolitti: l'uomo che ha escogitato la formula delle paral-
le, che non sente in cuor suo il contrasto necessario ed immanente
a Stato e Chiesa, che ha modo di constatare l'importanza € influenza
ciale della religione, che ha forse nel suo animo una vena a di reli-
osità ‘riservata, sotterranea, quasi pudica, ch 10 di
volgarità e trivialità dell'anticlericalismo, che lo ione la una linee
i antitesi insuperabile alla morale dell’ « Asino », alla mistica dei
Ferrer, alla retorica dei Podrecca. Giolitti: l'uomo che valuta i pro-
ilemi economici più delle polemiche ecclesiastiche, che sente l'am-
rinistrazione prima della politica, che avverte le esigenze fonda-
entali del nuovo Stato, l'immissione delle nuove classi produttive,
conciliazione col proletariato, la « trasformazione dell'estrema Si-
a», e non sarebbe disposto a ritardarle o a sacrificarle per quelle
ioni categoriche, apodittiche, clamorose, che tanto sareb-
riaciute ad un So L'uomo che non apre alcun negoziato con
e, che non sosta nep-

MI) L'ITALIA LIBERALE E LA CHIESA



zione: come tale la sentono i cat
ccomodamenti , di intese locali SII














iberali dello Stato, in ia
‘preminenza cattolica che sarà i



(i) Sulla crisi dell'a Opera.

( 4 dei Coi

ume: G. MOLTENI, Li crisi del Jrroisada n
tembre 1904, Fu “nel coi i rà
fe correnti e

contemporanea al primo vento
#C0, in. « Nuova SO calle





















vol. I, | n tra
che À un momento sull’ ipotesi di una « sonia guelfa », n
& A 7 egualmente superato, nel ricordo e nello spirito, lelle.
indivizai di Ù attaglie della Destra storica, che non difende un partic c
i TARA di Stato derivato da una: meditazione filosofica o da una. convinzione






neppure per un attimo, a sfrut-

‘nismo per e dall'interno la riforma della Chiesa.
L'uomo che non ha un in particolare ‘amore per le organizzazioni cat-
toliche nel campo del lavoro, che non vede di buon occhio l'aposto-
lato del clero regolare o secolare, che non vorrebbe, da vecchio pie-
montese, l'interferenza SIA dozio nella vi pa: mae pes:



la sua attività nella 2a time
lione del È
lare quasi Firenze, 1905. Il pio x:



Le







Per i gruppi e H% 0A favorevoli
liano, contro le pregiudiziali dello @
FA, conservatori 0 temporalisti:
M Viana, Seni 1906; VR








01 mosimento sa I aogrora, Parma, 1940. Un profilo





toliche organizzate per - elezioni seg ut s; poi dell 1909 e poi an-
cora del 1913, che non esita a concludere il ‘Patto Gentiloni, allorchè si
tratti di incanalare le acque del suffragio universale (1). È un uomo,









(» Sulla. politica ecclesiastica del periodo giolittiano non esiste ancora un'opetà
‘organica e documentata, Un giudizio acuto e penetrante degli orientamenti giolittiani
di fronte alla Chiesa: A. C. JeMOLO, Chiesa e Stato in Italia negli ultmi cento anni,

‘Torino, 1949, La frase famosa sulle « due parallele che non si debbono incontrare mai »,
359







‘zione del Sovrano, notoriamente legato a ideologie massoniche e antidì


















fo N ITALIA
SASA DIEM | LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN
renziare i suoi ministeri da
la sua azione e a distin-
are il «tipo ideale » che

indirizzo che sia sufficiente a diffe
quelli di Giolitti, che serva a caratterizzare
Doni perosiche di uainicae grazzazione Rallzza: che vede tubi gquerl a da quella dell'antico Ceo ne Sera, quasi a rinverdire
problemi nazionali da un angolo visuale diverso, realistico, oggettivd] Albertini ne ha tracciato sul Corriere FECE oe o "* che fra i SUOI
un tantino (ma non troppo) disincantato. lontani miti del Risorgimento Nè si può menare che fn i
In chi, come Sonnino, la tradizione della Destra dovrebbe sdl amici, fra gli esponenti della na nane o SRO sari
pravvivere, nessuna particolare fisionomia di politica ecclesiastica, neg! conservatori che non avrebbero 0 mai recato | i rn
È alla Chiesa per timore di perdere i suffragi lei cattoli ) Do
i o indispensabili alla battaglia contro il socialismo,
contro il « disordine ». n e
Ia i cattolici cominciano a trovar posto nel saint Res fas
Î rio Malvezzi, il conservatore bolognese in perpetua. otta con la con
ita dericale ma fermo difensore dell'ortodossia religiosa, della
le dei padri, della morale sociale appoggiata al cattolicesimo a
Candidature cattoliche superano il traguardo nel 1904 e x lo
sealano iù numerose nel 1909. Patti precisi — di « do ut des » -
ao l’attività di parecchie amministrazioni comunali Sd
effetti che non tarderanno a farsi sentire, col risultato di Mag
sfera d'azione del laicato credente, di incrementare gr
°Î delle scuole private, la ripresa della cultura REA rea
cl «in extremis » delle opere pie sfuggite alle maglie | oe leg e
spi. Intese parlamentari vere e proprie si disegnano, a! ine C' de
oe cdpoite di legge offensive degli interessi cattolici, come quel!
del 911 or la precedenza obbligatoria del matrimonio € CE
Sa lo Hlgioso (antico voto mai esaudito). Nel 1909, mentre si È
scuteva al Parlamento sulla politica religiosa, un oratore può San
ne fo il consenso quasi unanime, che il conflitto fra Stato €
‘Chiesa ii ridotto a poco, che le ragioni di contrasto De Se
‘sfamate, e basterebbe a prov: rlo il numero dei conventi e colleg
clesiastici în graduale, crescente aumento (1).

Giolitti, che ha spezzato gli schemi del passato, che ha superato
alternative di una volta, che ha vinto le indulgenze e le inclin



fu pronunciata dallo statista di Dronero nella seduta del 30 maggio 1904 è servì in u
certo modo n tracciare e definire le lince dell'azione futura, su quel piano
e di effettiva separazione che non corrispondeva più allo spirito della Des
scindeva dalle impostazioni statalistiche e riformatrici del liberalismo
Vedere: Atti parlamentari; discussioni della Camera dei Deputati. Tornata del 30 ma;
gio 1904 (Sessione 1902-1904), VIL x
Sul dibattito del 1908, relativo alla politica scolastica, che toccò direttamente gli
interessi della Chi contrappose i difensori del cattolicesimo e i sostenitori intran
iti de o, vedere gli Atri Parlamentari: discussioni della Camera
13 al 27 febbraio (Sessione 1904-1909), VI, pag. 19249
po, da un punto di vista radicale-repubblicano: V. Coman















, nella Riforma sociale. Qualche eco pi
e e alle dispute di quel tempo una raccolta
MINI, Il ‘programma scolastico dei clericali, Fire

ma riffette umori, concezioni, « formae mentis »


















problema della scuola, Roma, 1920. Un quadro delle schermaglie e delle agitazioni che
prepararono la grande discussione parlamentare del 1908, aperta dall'ormai famoso di-
scorso di Leonida Bissolati: T. TtrronI, Nwovi scritti di politica interna ed estera, Mi
lano, 1930. ;

.. Rapidi accenni alla posizione di Giolitti di fronte alla Chiesa in: G. NATALE,
Giolitti e gli italiani, Milano, 1949, Un limpido capitolo sui « Cattolici nella vita po-
litica » al tempo di Giolitti in: W. SaLomone, L'età giolittiana, Torino, 1949, Qualche
particolare nei Discorsi extraparlamentari dello stesso Giolitti, curati da N. VALERI con
un'eccellente introduzione sul complesso della politica giolittiana, che non manca di
toccare i suoi rapporti con Ja Chiesa: Torino, 1952, Nessuno degli Itri biografi di
Giolitti si è occupato «ex professo », degli indirizzi di politica ecclesiastica cari allo

Egualmente manca un'opera sugli orientamenti complessivi del primo quindicennio
del regno di Vi la posi-









icate ‘ai grandi temi di

Ie ASUS inni, le di aaa dedicate ai E È temi lì
LD Noa sono molte une le ultime manifestazioni teoriche del liberalismo
politica ecclesiastica. riot Manano, Papa, clero e Chiesa, Firenze, 1903. AI di se
; ; è delle logge massoniche, RESSUDA pensa di a di
5 separazione attuata dalla Repubblica francese _ sà
i fc tn, 1 rel SL 0
cioe a ea : Itas di ‘orino, 106, n 4 de E 6 n vl
È tri esi giuridici So vol. I, Milano, 1936). Sul caso Caron: F. RUF







0 Emanuele I di fronte alla Chiesa e su quella che era




&l Vaticano: e nessuno potrà tentarla finchè non siano aperti quegli archivi . i
Savoia che contengono, per quel periodo e per il precedente, gran parte del segreto



Stato e Chiesa. Una raccolta completa dei discorsi della Corona di
1 G. Votre, Vittorio Emanuele INI, Milano, 1939.

361

360





«















GIOVANNI SPADOLINI

fino una esplicita « avvertenza » della Santa Sede. Sono
Apveni d'Italia a Bologna, il Corriere d'Italia a Roma, Il Momento
tino, dopo il 1911 L'Italia a Milano, più tardi Il Messaggero To-

Invano, un anno dopo, il «ca
, ippellano dell’Estrema » at
o ee al Parlamento coi voti dei radicali (quasi a spell ,
sa 20 ; E e teocratica fra Stato e Chiesa), ®'To
del giorno, oggi come CE della Chiesa sia rimessa all'ordine dra isa e il Corriere di Sicilia a Palermo.
modernismo non accenna a i il DÈ di gelo che ha accolto sl { ira la stessa collezione della Civiltà cattolica dei primi dieci
zatti, aderisce in sostanza alla Lala = te del Consiglio, } del Novecento noterà una sostanziali differenza ris etto a q ella
due a; non debbono esse esi di Meda, che i contrasti fra led degli ultimi quattro o cinque anni del se
rinverdire i = accentuati în essun caso e, quasi unque occasione era buona per inveire contro il nuovo | atc
di irazi ne le insufficienze e le debolezze, | per denunciar
risolvere i problemi moderni, e la disfatta di Adua e la caduta
‘e i moti sociali del ‘98 e il cattivo raccolto del grano e le for- -
nti di depressione ‘economica. Nella vecchia e intrepida rivi

| gesuiti, non mutano î problemi di fondo, le rivendicazioni tem-
$ non sono ammainate, i « diritti » del Papato non sono
cati neppure un momento; ma non si tralascia più una sola
le per elogiare il comportamento di questo o quel ministro che

1 diretto o indiretto, sa causa AA, non si
curi più la differenza fra pericoli « minori » e
ivi di turbamento e que
derato e conservatore si usa un linguag

tinua a impiegare verso le si ‘
i - Può capitare . di trovare, è




















È «1 e
i ) che rappresenta i 7
m nettere alla Chiesa di pt n ti age, Sete
t CRAS le sue posizioni di influenza, travolte di Sì
Î ia: senza ti S
le leggi dello Stato, rovarsi a dover contrastare. E



























qu sa Bonghi ‘trent'anni avanti).
nuova stam CL
dia a a 1a ha più ni














Regno, « P
sa solo di territoriale della Soi ma pur nr regime @f& er
A una i Dà a see: nuova catena di quotidian cattolici, NC i questo o quell calo della Nuova Antole
dll n iberal le e nazionale, si impone all'attenzione domabile rivale — che prospetta l'opportunità
del pubblico e forma poi un vero e proprio «trust» che nel 1912 (saldo fra cattolici e moderat la R







di un 1 accordo più
egna nazionale e dei
to, con ri agua,









soiglia » e » dell ‘€ eser-
ro implicazioni ecclesia

litio, dai gli pc imprescrit-
il 1910, si parlerà dei

iani i n religione. con un compia»
cimento e talvolta prescindeva. dal radice atea e pagana di quel
movimento, tanto è il P desiderio: di trovare dovunque i segni di una
rinascita cattolica.










363








; "A
GIOVANNI SPADOLINI n

Il Papato come tale non muta la sua linea f rmale; Pi ichia dimenticarla
re Di e È il giano sio 0 si i ienticarla o seppellirla senza recare grave pregiudi-
E io Emanue le IT; al momento delle celebrazioni cinav ion le vimen

Re (E pellegrinaggi e iii È RR e - asa SI pe
pare alle festività commer i dati ad astenersi dl parti HERO e si li pl cai
è lo spirito che è mutato, nelle file del laicato varco op iPaled. N “la fine dei sogni socialistici della Chiesa, ma ache per
organizzazioni che dipendono dalla el laicato cattolico, in seno al Ax foci; deputati moderati eferranno tttre co
spirito che non è più dî divisione, di separazione sai” I IO ih con quelli di tn pertio cstolio vero
bile dal mondo borghese, ma si pra lliane ARA ge accordarsi col vescoro piuttosto che con l'inquieto agita:
genti su questo o quel problema, non riguarda i « leghe bianche ». Per i liberali « ancien régime », era pos-
« un inviato del demonio », non fa più della ar consigliabile, era opportuno negoziare con la Chiesa, invo-
pregiudiziale invarcabile che aveva reso ii i







































to, conquistarne l’aiuto per la difesa di quell'« ordine
emeva ad entrambi; molto meno-ragionevole e giusti-
li commemorative dell'unità, molti Si be apparso un partito cattolico o cattolico-sociale che
€ della Lombardia accorrono egualmente a 1 di guidare i fedeli e sostituirsi, nella sfera temporale, agli

aggio al loro Sovrano, ma in cuor = gs lla Chiesa. Quello che un deputato moderato poteva com-
nessun oltraggio al Pontefice, di allora era, al massimo, un gruppo conservatore, un « fascio
SiR I » estendentesi fino ai cattolici o, per taluni, fondato su
loro schiere elettorali, sul loro spirito di gerarchia e di
Ò senso del dovere e dell'autorità (come, fra il
), aveva vagheggiato uno Stuart); mai un partito program-
ite e ideologicamente differenziato dalla concezione bor-
n > libera a saber: come. sa bl e

















































Ò ‘partito popolare di Luigi Sturzo.
n questo senso si può ben dire che il Papa del « Fermo Propo-



sentimenti, di 4




E. CuratULO, La questione

i tentativi modernizzanti: G.
italiano, Siena, 1912, Sempre
3 Ne un episodio nella
D, 6 lince | ric sb e ctiana: ‘e neoguelfa tu fa a
giorno, Firenze, 1913.







365 »





















GIOVANNI SPADOLINI LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

torali che si fondavano sulla lotta al socialismo, all'anticleri-
al radicalismo, sulla difesa dell'istituto familiare, sull'aper-
un certo numero di scuole confessionali. Blocchi popolari e

> “È « Pascendi » non dispiacque alla borghesia conser
Lx rebbe pensare per un momento all' indifferenza dif
o E » DE liberale, il fallimento della « Lega democratica 1
logici. In riesi del modernismo, nei suoi filoni biblici o tell” fi reco nella mapa gr
logici tn une non avvertiva più i i grandi ua «ma che riassumeva in molte città, in intere regioni, la dialet-
a dine he nea si appassionava più alle polen sacri della vita locale in quegli anni, oltre tutte le tradizionali antitesi
Ottoa attatistica giuridica, alla speculazione filosofica. al liberalismo e cattolicesimo ereditate dalla tradizione risorgimen-
controversie politiche degli Spaventa o dei Libera ei B
pagni 0 dei Cantù, dei Liverani o dei Curci
I, nessuno si sarebbe so. di trarre di
riaprire una rifori ila € Lat -

nghe Mbariozione che non poteva non tradursi nella vita di tutti i giorni,
‘nelle correnti politiche e negli orientamenti di costume. Il più liberale
isti italiani, lo scrittore politico dove vive più fermamente
j e sale il pensiero della Destra, Luigi Albertini, vorrebbe dimo-
esì strare tutta la sua interiore coerenza nell'ignorare la Chiesa (la

dî sua storia delle origini della prima guerra mondiale non conosce nep-
‘indirizzo della Segreteria di Stato); ma non può sfuggire alla
za di questa forza che è insieme politica e religiosa, e, quando
r avventura lo tenti, cade in formule un tantino pedagogiche e mo-
prive di una concreta incidenza sulla realtà, piuttosto va-
del passato che analisi del presente. Il direttore del
x e ldella Sera non favorisce i blocchi clerico-moderati, non è
inci vari « Patti Gentiloni » (1), e il più grosso di essi, quello



















((1) Il Patto Gentiloni rappresentò l'esatta antitesi della politica vagheggiata dagli
antichi gruppi democratici cristiani: l'inserimento dei cattolicì nello Stato attraverso
‘l'accordo coi moderati © in vista di difendere la causa dell'ordine, Un opuscolo indi-
‘Gativo delle battaglie che accompagnarono l'allineamento dei cattolici a fianco dei gruppi
Costituzionali è quello di R. Munri, Come rinsero # preti nel collegio di Montegiorgio,
Roma, 1924. Una sintesi documentata: F. AQUILANTI, Il Patto Gentiloni (Gli eletti
Coi voti dei cattolici alla XXIV legislatura), Roma, 1914. Un resoconto minuzioso è

nello che dette l'a Osservatore Romano » del 6 novembre 1913 col titolo L'azione dei
a Mei recenti. comizi, La famosa intervista del conte Gentiloni fu raccolta dal
ista Achille Benedetti c pubblicata: sul Giornale d'Italia, dell'$ novembre 1913,

fol titolo arcor oggi significativo: « Intervista con l'altro Presidente del Consiglio, il
conte Gentiloni ». Per gli echi alla Camera, vedere: Atti Parlamentari - Discussioni della
dei Deputati. Tornata del 5 dicembre 1913 (Sessione 1913-1914), 1, pp.

divise, nei 156-166. Per. le reazioni, violentissime; nel mondo liberale moderato e nelle ‘antiche
. Bonomelli ‘Yi consorterie legate agli ideali del Risorgimento: L ALBERTINI, Vent'anni di vita politica,

he do Ii, e dal Vol. III, Bologna, 1951: come pure la collezione de 17 Corriere della Sera:

V rebbe finito per — Sullas tempo, parecchi sono gli echi e i riffessi polemici, Di particolare
S : iberali toli slip cala gennaio 1914;

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12 "nicine 1913. Per i ‘anioni E Corsaniì, " pi taffrazio. eil

sai in «Il Marzocco », 2 novembre 1913.
367





GIOVANNI SPADOLINI

GIOVANNI SPADOLINI

368


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GIOVANNI SPADOLINI

Gli organi delle ‘consorterie moderate avvertono che non si pos-
‘Sono porre sullo stesso piano socialisti e cattolici, che la minaccia so-
> ciale all'unità è ben più grave che non quella religiosa, che occorre
introdurre i più netti «distinguo» nel tradizionale anticlericali-
smo e precisare che non si tratta di combattere tutti i cattolici, ma solo
quelli che minacciano la « legalità », che non accettano esplicitamente
le istituzioni (1).



stata studiata in profondità e con l'attenzione che meritava.

Di particolare interesse: Un cattolico italiano, Lo seioglimenio delle associazioni
cattoliche, in « Nuova Antologia », 16 agosto 1898: quasi a testimoniare il punto di
vista di quei cattolici moderati che non condividevano l'indirizzo del Rudini e dello
Zanardelli e non crano disposti ad accettare fa parificazione dei due « pericoli », il

delle citazioni contenute nel testo). La causa dei fatti di Milano veniva riportata, dai
Besuiti, alla degenerazione e alla decidenza dell'Italia liberale, all'immoralità, alla
corruzione profonda dei sentimenti e della vita, al dissolvimento intimo del senso mo-
tale è al padroneggiare, in luogo suo, « dei più selvaggi istinti » (vedi l'art. « Un rime-
dio sociale a cui non si vuol pensare », in « Civiltà Cattolica », 2 agosto 1898) Qual.
che particolare, non privo di interesse: P, Vico, Annali d'Italia (Storia degli ultimi
treot'anni del secolo XIX), Milano, 1899, W

Sulla rinascita delle attività cattoliche dopo Jo scioglimento dell'e Opera dei Con-
Rressi ni Ani e documenti del XVI Congresso anello pda (tenuto in aa
giorni 18, 19, 20, 21 aprile 1899), vol, I, Venezia, 1899, € vol. HI, Venezia, 1900:
Atti g docwisenti del XVII Congresso cattolico italiano (tenutosi a Rema nei giorni
1,2, 3, 4, 5 settembre 1900), vol. I, Venezia, 1901, e vol, II, Venezia, 1902, Un qua.
dro setrospettivo: F. Catspotti, Questioni ritali, Roma, 1908. Da un pento di vista
dlerico. moderato: A. CorNELIO, Per la storia, Pistoia, 1904. Secondo una visuale di
cattolicesimo intransigente: A. OLGUATI, Storia dell'Azione Cattolica in Italia (1865-1904),
Milano, 1920. Un capitolo alle sommosse -del,'98 e ai loto riflessi nel campo cattolico
è dedicato da E. Vercesi, Ul movimento cattolico în Trulia (1870-1922), Firenze, 1923:
utile — pur nel suo carattere divulgativo e sintetico — anche per l'ulteriore evoluzione

Notizie, scarsamente discriminate, in: R. DeLLA Casa, I/ smosimento sattolico italiano,
voll, 2, Milano, 1903. Una testimonianza personale: L Mani, Dopo quindici anni di
azione cattolica pratice, Milano, 1907. Un'opinione liberale: L PuLLÈ, Goserno e de
ricuti, Milano, 1900, Da una prospettiva tradizionalmente moderata: E. Vinani, Delle
presenti condizioni d'Italia, in «Nuova Antologia », 1° agosto 1898, Dello stesso:
La presente vita italiana politica e sovtale, Milano, 1899. nda

.___B strettamente legata agli avvenimenti del "98 la figura di Don Davide: Albertazio:
l'esponente più caratteristico dell'intransigenza cattolica. Vedisi: D, Atsextario, Un
anso di carcere, Milano, 1900. Manca ancora un'adeguata biografia del « prete rosso »
di Milano, del direttore dell'Ossernarore cattolico che preparò l'inserzione dei cattolici

342















LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

Che forse infiuisca in tale orientamento quel certo costume men-
tale, quella tradizionale pigrizia, per la quale i cattolici non pote
vano apparire come rivoluzionari effettivi, come sovvertitori consape-
voli dell'ordine vigente sullo stesso piano dei socialisti o degli anar-
chici? Che forse abbia la sua parte quella visione all'antica che iden-
tifica le associazioni cattoliche con forme umbratili e appartate di
confraternite e di pie unioni? È probabile, per un settore almeno della
borghesia italiana, per il più conservatore, per il più tradizionalista;
ma nuovi fattori sono sopraggiunti ad alterare termini di valutazione
e criteri di riferimento che fino a pochi anni prima erano stati del tutto
diversi.

Perfino sulla questione romana, si avverte un nuovo linguaggio, si
scorgono nuove prospettive. È uno « statista italiano » (tale lo pseudo-
nimo adottato), amico del Visconti Venosta e interprete forse auto-
rizzato della sua politica, che, in un articolo pubblicato sul New York
Herald nell'edizione di Parigi, arriva ad auspicare un « accordo armo-
nico » fra il governo e il Vaticano come condizione pregiudiziale per
ottenere una stabilizzazione dei partiti d'ordine, una più efficace lotta
contro il sovversivismo. Che era ormai il pensiero, tacito o esplicito,
dichiarato o inespresso, di gran parte della vecchia Destra delusa nei
suoi ideali di governo, disgustata della prevalenza del positivismo, at-
territa dal fenomeno socialista e incapace di spiegarlo, intimorita dalla
valanga delle « classi assenti » che accennava a muoversi, a scuotersi
dal suo torpore, a rompere l'antica silenzio: una Destra che aveva
declinato alle pregiudiziali intransigenti di un tempo, che non condi-



nello Stato ‘© capitanò negli ultimi anni della sua vita Ja conversione del cattolicesimo
sociale alla democrazia, Un tentativo apologetico: G. Pecora, Dow Daride Albértario
campione del giornalismo cattolico, Torino, 1934, Un profilo affettuoso: E. Vercest,
Davide Albertario, Milano, 1923 (rielaborazione di un ampio articolo pubblicato su
Ul Carroccio del settembre 1922).

stica, d'altra parte così poco definiti e precisi; L. Civanni, Lu Democrazia Cristiana,
Rosna, 1900. Consultare pure: G. CHiatibano, Demorrezia Cristima e Mosimento cal-
tolico, Torino 1397; A, Gont, La democrazia cristiana in Italia, Firenze 1902. Più inte
ressanti, nonostante il loro accento personale e polemico: R. Muxni, Barsaglie d'oggi,
voll. 4, Roma, 1903-1904, Dopo la rottura con la Chitsa e il fallimento della «Lega
democratica nazionale », l'inquieto prete marchigiano ricapitolerà con una crita pas
Sionalità i programmi e le prospettive del passato nel volume La politica derinale e le
dentotrazia, Ascoli-Roma, 1908, Dello stesso: democrazia cristiana al partito po.
bolare italiano, Firenze, 1920; Lo Stato e è partiti politici (raccolta degli articoli pubbli-
cati su 4/ Rinatimerto), Roma, 1920; Democrazia cristiana, Milano, 1943.



343





GIOVANNI SPADOLINI

videva lo stile ‘e l'«animus» della Massoneria, che non aveva più
niente di comune coi « leaders » del radicalismo e con gli eredi del
partito d'azione, che assisteva, con un senso di preoccupazione e di
scoramento, al declino del sentimento monarchico, alla caduta di pre-
stigio dell'esercito e dell'armata, al logoramento della vecchia classe
dirigente, al succedersi delle delusioni mediterranee e coloniali.
Qual'è la radice degli sconvolgimenti recenti? Non mancano libe-
rali conservatori, come Marco Rocco, che ricollegano l'origine di tutte
le sciagure alla rottura o all'abbandono della morale tradizionale, a
quella « rivoluzione di costume » che è seguita al Risorgimento. Man-
canza di religione nelle scuole, distruzione dell'antico ordine sociale,
demolizione integrale degli enti religiosi, sperpero completo delle pro-
prietà ecclesiastiche, « insegnamento obbligatorio del popolo », crea-
zione di una classe numerosa e sovversiva di maestri, elevazione del
bilancio dello Stato, « chimerica espansione colonizzatrice », fiscali-








smo opprimente e intollerabile, decadimento del costi
parlamentare: ecco, in un ospuscolo del '98 (Le c mi politiche
ed economiche d'Italia), un'interpretazione moderata della crisi di due
generazioni «scettiche e corrotte», cresciute senza l'ausilio del-
l'istruzione religiosa, senza le consolazioni e i ripari della fede. Altri
liberali addebitano tutte le colpe alla Massoneria e alla sua influenza
perniciosa e penetrante (un giornale clericale, il Corriere Nazionale di
Torino, può pubblicare un manifesto antimassonico con le stesse pa-










quello inflitto alla Massoneria, dal mo
meno alla luce del sole, pubblicano nt
statuti, si avvalgono di tutti gli strumenti dî propaga
sione consentiti dallo Statuto, volgono molte delle
beneficio delle classi povere. x
Qualcuno va più in là: e si chiede se non abbia ragione il direttore
dell'Unità cattolica, Giuseppe Sacchetti, quando si pone il quesito se
i cattolici non abbiano rappresentato, . multi del ‘98 mossi « dalle
plebi inferocite », altra parte da quella delle vittime. Vittime, al pari
di tutti i gruppi minacciati nei loro interessi o nelle loro idealità dalle
barricate milanesi 0 dalle sommosse toscane o dalle « jacqueries® pu-
gliesi ; vittime — argomentano i più acuti e sottili — destinate a
domani, in un futuro non lontano, sullo stesso piano di




















de a *
iL n
Na

LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

battaglia, sullo stesso terreno di lotta («intera ci ridoni il governo
questa libertà — è sempre il Sacchetti che parla — e nei cattolici ita-
liani troverà non cospiratori, non incitatori di disordini, non ribelli
alle leggi e all'autorità, ma cittadini intemerati i quali... contribuiranno
a cementare l'ordine gerarchico e la pace sociale, forse più efficace-
mente che non le coercizioni della forza materiale »).

La rivista ufficiale della borghesia itali La Nuova Antologia,
a distanza di appena tre mesi dalle persecuzioni, ne! numero del 16
agosto, si inchinava di fronte ai grandi risultati conseguiti dai catto-
lici nel campo delle « provvide istituzioni altamente rispondenti al
progresso dei tempi e ai bisogni delle popolazioni »: in un editoriale
firmato, con uno pseudonimo significativo, un «cattolico italiano »,
«l'opera economica della Chiesa in Italia» era riguardata con un
«senso di sincera ammirazione » e la rete delle istituzioni assisten-
ziali era definita « fitta e mirabile ». In obbedienza alle sue tradizioni
e ai suoi princìpi, la rivista romana finiva per riconoscere al governo
il diritto di scioglimento, in quanto i vari organismi clericali erano
quasi confluiti in un partito con obbiettivi e finalità nettamente politi-
che; ma il suo augurio finale, il suo voto più caldo e sentito era che
l'unità della patria, della libertà e indipei Ila Chiesa sul ter-
reno della morale e della fede, dell'incolumità dei diritti dello Stato
nell'ambito dell'economia e della politica, )

I «torti del liberalismo » erano riconosciuti dal Corriere della
Sera, nell'agosto, in risposta all’enciclica Spesse volte di Leone XIII:
«mentre interessi religiosi e grandi erano nel nostro paese, noi tutti
li trascurammo, peccando d'insipienza e di inerzia ». « Molte soddisfa-
zioni » era disposto a dare alla Chiesa un altro organo delle consorte-
tie moderate lombarde, La Perseveranza: pur di avere l'appoggio
delle autorità ecclesiastiche in quella lotta contro il socialismo e l'anar-
chismo che appariva, ai conservatori ambrosiani consiglieri del Bava-
Beccaris, come una specie di « crociata », di « lega santa ». La rivista
intrepida e ostinata della frazione conciliatoristica, La Rassegna nazio-
nale di Firenze, non disarma di fronte alle superstiti intransigenze
clericali pur di ottenere la collaborazione di tutti i cattolici nel fascio
dell'ordine, nel grande schieramento delle forze conservatrici: nel suo
numero del 16 luglio, rivolge al Papa una petizione per ottenere l'abro-
gazione del « non-expedit » e un mese dopo, il 16 agosto, di fronte
all’enciclica leonina, spiega i limiti della sua iniziativa, si professa










D










345





GIOVANNI SPADOLINI

d'accordo col pensiero del Pontefice ;

n i a rs i ma ribadisce la necessità 2:

È. improrogabile dell'accesso alle urne di tutti i £ n Tao assoluta
1 0 no dell'Azione cattolica. apa, mem-
sar Siostificare il linguaggio di Leone XIII, la sua reazione « ga

gio e mostruoso, da indurre l'urto che ha bi ivag
iniabio Gecag a set darei x nio | rodot )», « lol ia
Getto Regni Toe gloria le poli Gila di pesa a
mente. "a > la a sciocca e torva »: non molto diversa-
al suo vario aiO Punto, dalla valutazione che del marchese siciliano,
IVOVa RIN et n 0) $ degli ultimi guai d'Italia », l'uome
aveva più nociuto alla Chiesa in Italia, sciogliendo Il see
o dick n 7a, n italia, sciogliendo pela
RO laddove si trattava di «dar pane agli I ISIS
che ali fra cattolici e liberali? Non ancora. Ma è certo
fami ai ‘non esitano ad addurre tutti i possibili argomenti di-
fondire la dî favore, rifiutano di esasperate il contrasto, di appro.
Fesning RTTSIOnO degli animi, di rompere liteparibilimeni
Cere in Ie TO Autorità costituite; cominciano sui loro giornali a met:
ci È ola contraddi zioni di quei ministeri, che vogliono EN se
da l'orc ‘ine € ne colpiscono insieme i più solidi pai: lini- Sa
pe vga sottolineare gli scopi pacifici e umanitari delle loro asso-
S n "1 progressi dei loro organismi cooperativi e di si ass

i benefici risultati dell'assistenza sociale: evit: "PENCRFAZIONE



lismo intransigente di una volta. i
Sembra quasi che la prima seria persecuzione alle organizzaz
tonfecianali riv * . s * alle org i i

mussare i suoi angoli. Convinti che il liberalismo non si sarebbe
or Sa dall'assalto del socialismo senza una esta È risoluta
= Do 2 ne dei cattolici, i dirigenti dell'« Opera » evitano di mi
LS Se Sea, in uno scontro aperto e in una lotta estrema, salvaguar.
Sa \Secura uratan ente tutte le possibilità per raggiungere domani quelle





LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

compromessi: la collaborazione fra moderati e radicali si spezza, ©

oprio sul terreno della politica ecclesiastica, e la nuova maggioranza
si forma sulla base di una direttrice nuova: neutralità verso i catto-
lici, intransigenza verso i socialisti.

AI ministero, che aveva mostrato un « animus » nuovo verso i cat-
tolici, una volontà di comprensione e di benevolenza sconosciuta per
il passato, la stessa rivista dei gesuiti, la Civiltà catsolica, dava atto
di essersi sulla via della « riflessione tranquilla, opposta al nervo-
sismo onde fu agitato il debole marchese di Rudinì al primo sentore
de' tumulti », Era un riconoscimento significativo ed eloquente, in

ila situazione ancora tesa di animi e di cuori; e nonostante le facili

satire del Sacchetti, che ancora parlava del «caporal Pelloux »,
l'organo di Via Ripetta rincarava le dosi riconoscendo al governo l'im-
pegno e la volontà di attendere con tutte le sue cure « all'opera neces-
saria ed urgente di riparazione e di ripacificazione delle contrade scon-
volte ». « I cattolici non congiurano contro la Monarchia, non prepa-
rano rivoluzioni, non si intendono fra loro e non si associano per man-
dare a soqquadro colla violenza e colla strage l'ordine presente di
cose 3: è la stessa Civiltà cattolica che lo assicura solennemente, riba-
dendé con insolito vigore la distinzione leonina fra la « passiva resi-
stenza » consentita ai credenti e la « positiva ribellione » di cui solo
anarchici e socialisti possono macchiarsi, non interdetti, come sono,
dai vincoli e freni della religione. Vi è un terreno sul quale i catto-
lici italiani non potrebbero inoltrarsi mai a pena di colpire i loro stessi
principi, di violare le loro essenziali regole di vita: il turbamento o
lo sconvolgimento dell'ordine pubblico, garanzia stessa per l'esercizio
del ministero pastorale e per il conseguimento degli scopi immanenti a
una società religiosa.

È lo stesso « circolo universitario cattolico » di Roma, il nucleo da
cui è partita l'a eresia» di Romolo Murri, che respingerà vigorosa-
mente l'accusa di sovversivismo rivolta ai cattolici e, in un manifesto
autunnale, addebiterà agli « interessi di partito » e alle « preoccupa-
zioni ingiuste e illiberali » la deformazione di una delle funzioni es-
senziali dello Stato e dei suoi doveri più delicati, la « tutela dell'or-
dine pubblico ». Con un linguaggio inconsueto nel campo cattolico,
poco tenero per le glorie della carta albertina, gli studenti della capi-
tale invocano dai « rappresentanti della pubblica amministrazione il
rispetto costante delle libertà statutarie » per tutti coloro che si man-
tengono nell'orbita dell'agitazione legale; e i gesuiti aggiungono che il

347



GIOVANNI SPADOLINI

delitto d'opinione non esiste dal punto di vista della filosofia liberale
e che neppure Ecclesia judicat de internis, neppure la Chiesa penetra
nel foro della coscienza interiore.

Proprio un giornale inglese, lo Spectator, aveva paragonato l'atteg-
giamento delle autorità italiane nel ‘98 a quello dell'Austria prima del
‘59, € aveva soggiunto che un governo persecutore dei capi dei partiti

. per le loro concezioni e visioni particolari della vita non era neppure
degno del nome di « liberale ». 1 cattolici non esitano ad avvalersi
della insospettata testimonianza britannica e protestante e rimprove-

rano al liberalismo il tradimento di se stesso, la sconfessione dei pro-
pri princìpi: non senza aggiungere che în ogni caso il dissidio è solo
fra l'Italia laica e la Chiesa e che la classe liberale ha tutte le possi-
bilità di dimostrare il suo ravvedimento, il suo « pentimento », la sua
nuova disposizione politica,

Dopo l'enciclica del 5 agosto, un autorevole organo del nord, la
Perseveranza, aveva osservato che «le giuste e dovute riparazioni »
chieste dal Pontefice potevano essere concesse solo in tre modi, 0 at-
traverso una rivoluzione, o mediante un colpo di stato; o tramite una
@perazione regolare per ito del potere legislativo. Come uscire da
una tale impasse — si era domandato l'organo conservatore — nel-
l'impossibilità di ricorrere ime due alternative e nella difficoltà
quasi insuperabile di attuare Ja terza? Il problema è mal posto, ri-
sponde seccamente la Civiltà cattolica: basta che il liberalismo dia
una prova effettiva di « coscienza dell'errore commesso » e della vo-
lontà di ripararlo, basta che voglia « l'accordo con quella lealtà con qui
lo vuole il Papa », perchè il modo sia trovato. In una tale situazione,
un ritorno dei cattolici alle urne, un reinserimento delle masse guelfe
nel circolo della vita nazionale, in funzione conservatrice, non sarebbe
impossibile: avendo valore il «non expedit » soltanto « finchè l'at-
tuale stato di cose avrà per iscopo la depressione del Papato e per
causa la cospirazione di tutti gli elementi antireligiosi e settari », Lo
svuotamento delle assise laiche e liberali del Risorgimento è quanto
il mondo cattolico intransigente vede neile circolari Pelloux sulla ri-
costituzione delle società cattoliche e nelle “successive, del settembre,
sul retto andamento dell'amministrazione: perchè — commenta la
Civiltà cattolica — una volta almeno « messa da parte la politica, si
mira a procurare il benessere della gente che vive e lavora ».

La ricostituzione dell'« Opera dei Congressi » — mai vulnerata nei

suoi centri fondamentali, Padova e Venezia — è Ja conseguenza im-








348



LIBERALISMO È MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

mediata e diretta di quella politica. Nell'autunno del ‘98, l'« Opera dei
Caprai i sa ian delle sezioni disciolte, ia piedi,
e sia pur fra difficoltà ed inceppamenti notevoli, il grosso dell orga:
nizzazione distrutta, ricrea i propri giornali, rinnova i era
di propaganda, nel '99 indice a Ferrara un nuovo Congress SER é
e nell'assemblea successiva di Roma (1900), sotto la presidenza lello
stesso Cardinale Respighi, tira le somme dell'attività compiuta, rac-
coglie le fila dei progressi segnati dal giorno della dispersione in
avanti, constata che tutti i rami di attività hanno ARS aiunzonire,

con raddoppiata energia. Non solo: è del 1899 2 primo perda:
ma di Torino della « democrazia cristiana » di Romolo Murri, eque lo
che fino a Vita nova e alla Cultura Sociale era stato soprattutto un mo-
vimento filosofico e culturale si traduce in una vigorosa e risoluta cor-
rente politica, che conquista sempre nuove e maggiori adienioni 1uori
e dentro l'Opera, che seduce le menti dei giovani più colti e animosi,
che penetra nei fortilizi dei seminari e del clero, che infonde un dA
nuova, una volontà più libera e più audace, che preannuncia tempi di
più coraggiose battaglie cattoliche.



Ù
II) GENESI DEL CLERICO-MODERATISMO



All'inaugurazione del nuovo Anno Santo, nel settembre del 1899,
SS RENI all’impressione che il cattolicesimo sia DE
ascesa, in tutta Italia: elevato il prestigio del Pontificato; grandeg:
giante, nello stesso mondo laico, la figura di Leone XII; in sviluppo
crescente le correnti spiritualistiche ed idealistiche ribelli al dominio
del positivismo; i temi religiosi in costante ripresa nella letteratura,
nell'arte, nello stesso. giornalismo; in declino l'autorità e l'influenza
della Massoneria; scontente, le nuove generazioni, del razionalismo
semplificatore e grossolano che pur aveva dominato gli ultimi na “
ni di vita italiana. Nuovi problemi si affacciano agli orizzonti a e
classi colte, dei gruppi dirigenti, degli uomini della politica e della cul-
tura; e non tutti hanno il coraggio o la capacità di affrontarli n
quella logica intrep e temeraria che era stata la forza della De-
stra storica, con quella fede esclusiva e quasi messianica nello SRO
e nella Nazione che aveva dis dal richiedere ine &
altri e diversi poteri, la collaborazione della Chiesa o della reli-
gione, la partecipazione del clero o dei cattolici.







349








| GIOVANNI SPADOLINI

Il liberalismo dei primi del secolo non è più au i
tato l'Italia all'unità ed ai primi anni di RAvmngogi AA
grandi principi che avevano presieduto all'edificazione dello Stato, non
più la fede nel diritto e negli « ideali giuridici » che aveva consentito
€ prime affermazioni della legislazione riformatrice, non più la co-
scienza di una missiofie da compiere a qualunque costo di una di
struzione dei privilegi e delle prerogative ecclesiastiche da attuare 1

Un programma, come quello ideato dal Ricasoli nel 1866 per |.
« libertà della Chiesa », i Date trovato più SL » È
tato disposto a sostenerlo o a discuterlo; l'interesse per le le, i È
clesiastiche, che un tempo era stato grandissimo, che aveva oe
a memorabili battaglie parlamentari, che aveva acceso: poleniche e
contrasti ‘accaniti e prolungati, era ormai ridotto al minimo non si
Gitendeva al di là di alcuni esponenti politici, di alcuni difensori
vos vecchie tradizioni giurisdizionalistiche, di alcuni « indipen-
denti », in ogni caso non arrivava alle classi popolari, ai nuovi strati
introdotti ‘nel circolo della vita nazionale dal socialismo e dai so
vimenti di sinistra; il distacco tra società civile e società ecclesia:
stica si approfondiva g adualmente, si allargava ogni giorno, ma non
a vantaggio della prima, non a favore delle sue conquiste e vittorie
(chè Crano 1 progressi della vita religiosa a impressionare i laici
la restaurazione degli studi, il riordinamento dei seminari. il vi
cedere del pensiero cattolico per vie proprie, autonome, org Lisa
BS staccate da quelle della cultura liberale). di-

| La questione romana non rappresentava più 1 punto di di

ferenziazione e di antitesi che fe aveva di "i
la maggioranza dei liberali sentiva come ormai il 20 settembre fosse
un dato acquisito, non più soggetto a discussioni, a contestazioni, a
revoche; qualcuno si irritava ancora alle affermazioni temporalisti-
che dei vari congressi cattolici d'Italia o di fuori ma in cuor suo av-
vertiva che si trattava di manifestazioni velleitarie e chisciottesche,
di questioni d'onore o di puntiglio, assai più che di motivati impe.
sui all'azione, La stessa evoluzione della politica estera del Ponti.
‘icato favoriva i disegni di distensione e di compromesso: nonostan
il brindisi dell'Arcivescovo Lavigerie, nonostante l'augusta « na





330



LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

tera ai francesi » del 1892, la politica del «ralliement » era ormai

fallita, il tentativo rampolliano di riproporre la questione romana

alle potenze attraverso la nuova « Triplice » (come diceva Domenico

Farini) rappresentata da « Papato, Francia, Russia » definitivamente
consegnato alla storia con la caduta del gabinetto Mèline, il preva-
lere definitivo dei radicali, l'affare Dreyfus (preludi tutti alla legge
di separazione del 1905),

I motivi di contrasto, anche sul piano politico contingente, fini-
vano col cedere a quelli di consenso o di accordo: la rete dei sin-
dacati e delle cooperative cattoliche, che si estendeva a vista d'occhio
nel Veneto e in Lombardia e in Liguria, non era al servizio degli
interessi liberali, ma sottraeva intere regioni al monopolio socialista,
impediva l'ulteriore espandersi della « rivoluzione », salvaguardava
i princìpi della proprietà e della conservazione in quelle zone rurali
in cui il liberalismo non era penetrato e che erano quindi esposte a
subire l'assalto della nuova mitologia marxista. Al momento supre-
mo, nell'ora del pericolo, dello spavento, del dramma (e la borghe-
sia italiana l'aveva provata nella primavera del 1898), i cuori dei
cattolici battevano all'unisono con quelli dei conservatori, degli
uomfni d'ordine; spesso gli stessi legami li univano, interessi, af-
fetti, abitudini comuni; nelle amministrazioni comunali e provin-
ciali gli atteggiamenti non divergevano troppo, quando si trattava
di prendere posizione su una legge o su un provvedimento attinente
a problemi economici o agrari o fiscali; solo in materia di legisla-
zione ecclesiastica i punti di vista continuavano a divergere, ma molti
dei liberali chiudevano l'occhio quando si trattava di autorizzare la
«frode legale » delle opere pie.

Leone XIII l'aveva detto, nella sua enciclica del 5 agosto, che
era assurdo privarsi, in una situazione di tempesta come l'attuale, di
quel potente presidio conservatore che era rappresentato dalla reli-
gione cattolica, dal Papato; e l'angelico Toniolo aveva soggiunto che
la persecuzione dell'« Opera » equivaleva alla distruzione degli
argini in un fiume in piena. È la collezione della Nuova antologia
che ci offre la più diretta documentazione degli orientamenti pre-
valenti in questi anni: che ospita nel 1897 un equilibrato e prudente
articolo del Crispolti (un abile mediatore fra l'aristocrazia nera e

la borghesia risorgimentale) sui progressi dell'«Opera dei Con-
“gressi », che accoglie freddamente le circolari anticlericali di Rudinì
nel settembre-ottobre 1897, che non si entusiasma minimamente agli

351





GIOVANNI SPADOLINI

scatti giacobini del generale Bava-Beccaris e alle sue insolenti mi-
nacce contro il Cardinale Ferrari, che appoggia sottilmente e cauta-
mente la politica di riparazione instaurata, dopo il luglio 1898, dal
gabinetto Pelloux (ed è la prima volta che gli elogi della Nora
Antologia e della Civiltà Cattolica si incontrano: oggetto ne è l'an-
tico generale del centro-sinistra, l'uomo che si era rifiutato di pro-
clamare lo stato d'assedio a Bari),

Mutamento fondamentale di spirito e d'indirizzi, di qui si av-
vertirà tutta la portata con l'avvento del nuovo secolo. Lo stesso qua-
dro delle correnti politiche, pur dopo il fallimento dell'esperimento
reazionario di Pelloux e la rinnovata vittoria del trasformismo gio-
littiano, non è neppur lontanamente paragonabile con quello di venti
o trent'anni prima. Non più quella unanimità sostanziale di posi-
zioni sui temi della politica ecclesiastica che aveva unito la Destra e
la Sinistra negli anni dopo il '70, e piuttosto nella linea della prima
— più risoluta, più intransigente nelle cose, se pur meno clamorosa
e spettacolare nelle parole —; non | el ritrovarsi tutti, uomini
della consorteria cavouriana o del partito d'azione, seguaci di Rica-
soli o di Bertani, nell'avvertire la dialettica fra lo Stato e la Chiesa,
nell'identificare la funzione nazionale italiana con l’idea laica, nel
contrapporre la Monarchia al Vaticano; non più neppure quella
preoccupazione angosciosa che aveva distinto Crispi di fronte alle
iniziative papali, quel vedere dovunque, nei fatti di Sicilia 0 di Mi-
lano, l'ombra della Curia, quell'esasperato timore della lega fra Fran-
cia e Santa Sede contro l'Italia, quell'insistere sulla politica di pre-
stigio, sui successi internazionali, sulle affermazioni coloniali per con-
trapporre qualcosa all'autorità del Papato, per conferire allo Stato
una dignità equivalente a quella del Pontificato (che era poi l'antica
idea mazziniana della « missione » tradotta nei termini di un uomo
di governo, preoccupato del clericalismo almeno quanto del socia-
lismo: nè l'ultimo Mazzini era stato troppo diverso dall'ora reazio-
nario Crispi).

Fra il 1894 e il 1898, negli anni più critici dello Stato Italiano,
nell'ora dei movimenti sociali, delle disfa edite









cane, del discredito










352








LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

Eoliaie le» si erano aggiunte alle antiche, quasi a mozzare
i TI quella forza colica che si era identificata con la =
voluzione, quasi a spostarla su posizioni conservatrici e moderate a
‘tutto diverse da quelle del passato, da quelle — per intendersi — di
Mi oca presenta ai primi del secolo in Italia non si
riconosce più nel segno di una comune resistenza alla Chiesa, non
‘sarebbe più disposto a battersi solidamente per la lotta contro le in-
gerenze e le sopraffazioni clericali: pare quasi che il peso delleor-
izzazioni sociali cattoliche l'abbia convinto, in tutto il suo filone
moderato, che conviene trattare, che è meglio negoziare un patto
‘onorevole e vantaggioso anzichè attardarsi su posizioni di sterile son
anzichè inacerbire un contrasto che tutto consiglia a rimuovere. Vi
al fondo di molti liberali italiani, magari inconscia e inconsapevole,
la sensazione che lo Stato Italiano non potrebbe reggere contempo-
raneamente all'attacco delle forze nuove che il socialismo e il catto-
licesimo © rappresentano, che è meglio inserirle gradi
mente e pacificamente nel corpo dello Stato anzichè prenderle d
petto, anzichè affrontarle sul campo di battaglia, anzichè ripetere
i Dal a 1904, molte correnti, e delle più diverse prove-
nienze, lavorano per annullare il «non expedit » (1) per superare

1) Sulla posizione delle prime forze democratiche cristiane rispetto al proble
PSR Cattolici ed elezioni politiche (Programma politico della D. C.). Sane ro
Un'aspra ed appassionata battaglia si accese, nei primissimi anni del secolo, sui wi
fogli cattolici e democratici cristiani in merito alla rottunt del « non expedit ». Un
riassunto fedele in: G. DALLA Torre, I cattolici e la vine pubblica italiana ( svi
Città del Vaticano, 1944. Un profilo contemporaneo alla prima virtuale Sippororinni
divieto pontificio: Eurnasto, I/ now expedit, in «Nuova Antologia », settembre
1904, 1 poli delle due opposte correnti, interventiste e astensioniste, Ano DIES:
‘sentiti, ancor prima del 1904, dalla Sorentina « Rassegna Nazionale * vene 5
Quando e come i cattolici poterono partecipare alle elezioni. pra in « oe
tologia », 1° novembre 1927. Sull'opera di preparazione, nella quale l'autore pre
parte: F. Guspotti, I cattolici nelle elezioni’ politiche, Roma 1900. Consul ì pure,
per i riflessi nell'ambiente cattolio: G. Sementa, I miei quattro Papi, vol, Gi Ia
sd; F. Crisponi, Pio IX, Leone XIII, Pio X, Le Da dr Poe 1932;

‘ERCESI, Tre Papi (Leone XII, Pio X, Benedetto XV), Milano, 1929.
portanza vedere i libri di Mons. G. Bonometti. Di parti ar nostri fini:
Attraverso î nostri tempi (Lettere pastorali. riti te), Milano, 1910, ] rane su
riguardi del problema elettorale e della posizione dei vescovi conciliatoristi: G. ASTORI,

353

2. — Studi politici, 1,2






e

. crederanno di ravvisarla nello

GIOVANNI SPADOLINI

l'isolazionismo elettorale dei cattolici che espone a troppi rischi la
causa dell'ordine, per negoziare un intervento, sia pure simulato
delle falangi clericali che valga ad evitare la vittoria dei radicali è
socialisti, che serva ad allontanare la minaccia dell'anarchia (e molti
sciopero generale di Milano del set-
tembre 1904). I grandi organi di stampa non usano pii linguaggio
irriverente e altezzoso di un tempo nei ga delle istituzioni e
| delle gerarchie ecclesiastiche. 1 conservatori i it i
con i cattolici, gli uomini come Chimi
gano il raggio della loro azione, cominciano nua re gli e
nenti delle più forti associazioni costituzionali, a trascinare della loro
parte i capi locali delle maggioranze. Autentici « leaders» politici
come Luzzatti e Sonnino parlano della Chiesa con un tono che sa-
rebbe stato e vent'anni prima, e alcuni, come Luzzati,
si adoperani ° determinate rivendicazioni cattoliche nel-







‘an ì 0 comune, contro ogni intolleranza giurisdiziona-
istica, e si meritano | elogi della Civiltà Cattolica,

Quando, nel dicembre del 1901, un progetto Berenini-Borciani
per il divorzio viene presen tato alle commissioni parlamentari, le
resistenze non si si profilano ‘soltanto. parte cattolica; è il capo del
conservatorismo liberale, Sonnino, che manifesta nettamente la sua
‘avversione, sono gli stessi deputati della maggioranza che lo boc-
ciano in sede di discussione preliminare, il Ministro dell'Interno,
Giolitti, che non ne vede 1° a
gistrare le sua soddisfazione perchè intero provvedimento (pur at-
tenuato in una seconda versione sull'ordinamento della fami ia)
non sia neppure arrivato al dibattito delle Camere. L' ‘anticlericalismo
non rappresenta più il cemento della maggioranza e timi rap-
presentanti del liberalismo radicale, come Zanardelli e lo stesso Coc-
















ci \LLAR iv di Antonio
impressione che la pula al « non-expidit » ebbe
i Gioma, Men e della mia 2














LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

avi il Guardasigilli del progetto sul divorzio), sono costretti a
sei il fallimento dei loro ideali, la smentita dei loro ch
È le ritorno a una litica di moderazione verso i cattolici,
il i i a so) = Do





è l'opinione bblica | la prima tao della
ur dc pe a onfusamente l'inopportunità, quel volere
‘offendere la Chiesa Senza. | ragione, de trascinare la lotta polsi

Î piano di una lotta :
ho ine edi Ade composti ormai dalla tndiione, quel ri-
‘svegliare diffidenze ed PRESTO dei ceti di Rezia ancora in











Re Liber Stadi tall relazioni do
be essere un'opera teoretica ©
ga vecchio statista di Vittorio
‘suo ministero (31 marzo 1910-30 marzo 1911) che
riesa tornò ad essere affrontato e discusso alla
| ioni della Camera dei Deputati, Tornata del
(VI pi 6399 segg. La risposta di Filippo Moda,
dei cattolici. Pinserveshist, si trova in Ant? id







dasigilli che proporrà. perl }
ria del matrimonio civile rispetto al rel
355










GIOVANNI SPAI go di Î
SDOLINI | LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

tislativo e politico, un po' del terreno perduto con la poli-

non sarà di breve durata, che non si ri
di isolamento e di scissione assoluta perseguita nel ventennio

guelfismo, che l'all peterà l'illusione di
— ea eanza fra cattolici e liberal: usione del ne
correre nelle condanne papali, non ai ti ,008 rischerà di

ì Ù rei I Regala °

My










opererà anzi, fra il 1903 e il 1904, un fenomeno singolare;
‘iliatoristi alla Rassegna Nazionale e gli intransigenti vecchio
jpo alla Paganuzzi si incontreranno, ‘apertamente o sotterranea-
inte, fuori o dentro l' « Opera dei Congressi », nella lotta contro i
‘pruppi della democrazia cristiana capitanati da Romolo Murri e decisi
i rinnovare la battaglia contro lo Stato laico e usurpatore, il « vec-
i gichio eretico », sulla base di un muovo guelfismo sociale, assoluta»
mente ‘antitetico all'etica liberale e alla politica moderata. Forse una
A j la po delle prime ragioni che portarono alla condanna e alla sconfessione
de le scuole private, la >. € ‘turi di Murri si riattaccava alla situazione politica generale di quegli anni
servazione della legislazione in organismi confessionali, Ja pred ft8 il 1904 eil 1908: allorchè il Vaticano, impegnato in una tre-
‘€ stesse posizioni che la Rasseeng ni menda battaglia contro la Repubblica francese, minacciato in Ita-
l'anni prima, che i cattolici tangipe. lîa dall’anticlericalismo dell'Estrema, in rapporti agitati con l'Austria e
periodo di Depretis e di Cris Cas con la Germania e senza alcuna effettiva protezione delle potenze
citamente dalle forze sub Spi, ma che adesso vengo ! conservatrici, sentiva il bisogno di crearsi, almeno nella penisola,
‘quella che Alba (ero. p : - una zona di tranquillità e di sicurezza con lo Stato — condizio»
1 - S o avrebbe chiamato la « basi ne per diuazione della politica di restaurazione ‘teocratica cara
TERRE di Albertario era piena di si. ‘a Pio X.
dre e negl; e: che il tema della conci- Il «tanto peggio tanto meglio » non era più nell'interesse della
particolare rilievo politico, sa è più 1 1880 e il 1895, perde ogni Curia, nè dei dirigenti del laicato cattolico: era la causa dell'ordine
zione e di differenziazione polemich; fore ento, di caratterizza fe bilognava intervenire fi PIOCHUE: dovunque apparisse minac:
irsi degli interessi per la politica. CIT forse In relazione all ‘illangui- ciata, nei Comuni come nelle scuole, nelle leghe di mestiere come nel
per l’azione del Papato, ;-/S“È; “© © C& per la vita della Chiesa © PaMamento, e a tal fine anche il sacrificio di talune delle pregiudi-
| Il grande punto di : °% ziali intransigenti appariva secondario 0 tollerabile. Gli uomini come
Murri, come i murriani — che accentuavano l’antitesi fra Stato e
Chiesa e la portavano in una sfera di assoluti teologici in vista di una
iniziativa sociale e popolare del Papato — non erano i più graditi,
non potevano essere i più attuali: dal momento che era ormai supe-
rata la tradizionale distinzione gesuitica tra « conservazione sociale »
e «politica » e identificati i due momenti, confuse le due cause, ac-
comunate le due sfere. Era agli ‘altri, ai clerico-moderati, ai clericali
disposti a battersi per la causa dell'ordine, ai papalini pronti ad accor-
darsi col prefetto, ai nobili che rompevano il lutto del 20 settem-
bre e riaprivano i portoni, era a costoro che il Papato guardava, era
‘a costoro che la Curia assegnava la funzione di controllare l'inseri-
‘mento dei cattolici nello Stato, senza pregiudizio dei programmi so-

357



a expedit » nelle elezioni del 1904 «

Mpegno liberale a rinunci:
litica eversiva non solo, n “nclare ad un ulteriore svilup


















































a di Pale Tosti e del generale Mi
ade pi SS secondi di rifiutare qualunque comp
danni commessi contro ; e sulla riparazione, totale 0° parziale ta
5 ibilisti leali n attuale, € ciò facilitava le
tiguardi delle «élites» liberali. jp Lu comune azione nei
esa, ALE VI a di riguad a RE. x È
Pe È ‘gnare, sul ter-













356











GIOVANNI SPADOLIN; E
ciali, ? LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA
senza danno delle prospettive mediate di più vasta e feconda

riconquista religiosa (all'una
all'altra l’Azione PALI a l'Unione economico-sociale,&

. Nessuno dei ministeri che si succedono in Italia nei primi
ici anni del ‘900 ingaggerà una vera battaglia con la Chiesa,
; i sul terreno delle leggi eversive, neppure inasprirà le dispo-
zioni del passato.
Non Giolitti: l'uomo che ha escogitato la formula delle paral-
le, che non sente in cuor suo il contrasto necessario ed immanente
a Stato e Chiesa, che ha modo di constatare l'importanza € influenza
ciale della religione, che ha forse nel suo animo una vena a di reli-
osità ‘riservata, sotterranea, quasi pudica, ch 10 di
volgarità e trivialità dell'anticlericalismo, che lo ione la una linee
i antitesi insuperabile alla morale dell’ « Asino », alla mistica dei
Ferrer, alla retorica dei Podrecca. Giolitti: l'uomo che valuta i pro-
ilemi economici più delle polemiche ecclesiastiche, che sente l'am-
rinistrazione prima della politica, che avverte le esigenze fonda-
entali del nuovo Stato, l'immissione delle nuove classi produttive,
conciliazione col proletariato, la « trasformazione dell'estrema Si-
a», e non sarebbe disposto a ritardarle o a sacrificarle per quelle
ioni categoriche, apodittiche, clamorose, che tanto sareb-
riaciute ad un So L'uomo che non apre alcun negoziato con
e, che non sosta nep-

MI) L'ITALIA LIBERALE E LA CHIESA



zione: come tale la sentono i cat
ccomodamenti , di intese locali SII














iberali dello Stato, in ia
‘preminenza cattolica che sarà i



(i) Sulla crisi dell'a Opera.

( 4 dei Coi

ume: G. MOLTENI, Li crisi del Jrroisada n
tembre 1904, Fu “nel coi i rà
fe correnti e

contemporanea al primo vento
#C0, in. « Nuova SO calle





















vol. I, | n tra
che À un momento sull’ ipotesi di una « sonia guelfa », n
& A 7 egualmente superato, nel ricordo e nello spirito, lelle.
indivizai di Ù attaglie della Destra storica, che non difende un partic c
i TARA di Stato derivato da una: meditazione filosofica o da una. convinzione






neppure per un attimo, a sfrut-

‘nismo per e dall'interno la riforma della Chiesa.
L'uomo che non ha un in particolare ‘amore per le organizzazioni cat-
toliche nel campo del lavoro, che non vede di buon occhio l'aposto-
lato del clero regolare o secolare, che non vorrebbe, da vecchio pie-
montese, l'interferenza SIA dozio nella vi pa: mae pes:



la sua attività nella 2a time
lione del È
lare quasi Firenze, 1905. Il pio x:



Le







Per i gruppi e H% 0A favorevoli
liano, contro le pregiudiziali dello @
FA, conservatori 0 temporalisti:
M Viana, Seni 1906; VR








01 mosimento sa I aogrora, Parma, 1940. Un profilo





toliche organizzate per - elezioni seg ut s; poi dell 1909 e poi an-
cora del 1913, che non esita a concludere il ‘Patto Gentiloni, allorchè si
tratti di incanalare le acque del suffragio universale (1). È un uomo,









(» Sulla. politica ecclesiastica del periodo giolittiano non esiste ancora un'opetà
‘organica e documentata, Un giudizio acuto e penetrante degli orientamenti giolittiani
di fronte alla Chiesa: A. C. JeMOLO, Chiesa e Stato in Italia negli ultmi cento anni,

‘Torino, 1949, La frase famosa sulle « due parallele che non si debbono incontrare mai »,
359







‘zione del Sovrano, notoriamente legato a ideologie massoniche e antidì


















fo N ITALIA
SASA DIEM | LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN
renziare i suoi ministeri da
la sua azione e a distin-
are il «tipo ideale » che

indirizzo che sia sufficiente a diffe
quelli di Giolitti, che serva a caratterizzare
Doni perosiche di uainicae grazzazione Rallzza: che vede tubi gquerl a da quella dell'antico Ceo ne Sera, quasi a rinverdire
problemi nazionali da un angolo visuale diverso, realistico, oggettivd] Albertini ne ha tracciato sul Corriere FECE oe o "* che fra i SUOI
un tantino (ma non troppo) disincantato. lontani miti del Risorgimento Nè si può menare che fn i
In chi, come Sonnino, la tradizione della Destra dovrebbe sdl amici, fra gli esponenti della na nane o SRO sari
pravvivere, nessuna particolare fisionomia di politica ecclesiastica, neg! conservatori che non avrebbero 0 mai recato | i rn
È alla Chiesa per timore di perdere i suffragi lei cattoli ) Do
i o indispensabili alla battaglia contro il socialismo,
contro il « disordine ». n e
Ia i cattolici cominciano a trovar posto nel saint Res fas
Î rio Malvezzi, il conservatore bolognese in perpetua. otta con la con
ita dericale ma fermo difensore dell'ortodossia religiosa, della
le dei padri, della morale sociale appoggiata al cattolicesimo a
Candidature cattoliche superano il traguardo nel 1904 e x lo
sealano iù numerose nel 1909. Patti precisi — di « do ut des » -
ao l’attività di parecchie amministrazioni comunali Sd
effetti che non tarderanno a farsi sentire, col risultato di Mag
sfera d'azione del laicato credente, di incrementare gr
°Î delle scuole private, la ripresa della cultura REA rea
cl «in extremis » delle opere pie sfuggite alle maglie | oe leg e
spi. Intese parlamentari vere e proprie si disegnano, a! ine C' de
oe cdpoite di legge offensive degli interessi cattolici, come quel!
del 911 or la precedenza obbligatoria del matrimonio € CE
Sa lo Hlgioso (antico voto mai esaudito). Nel 1909, mentre si È
scuteva al Parlamento sulla politica religiosa, un oratore può San
ne fo il consenso quasi unanime, che il conflitto fra Stato €
‘Chiesa ii ridotto a poco, che le ragioni di contrasto De Se
‘sfamate, e basterebbe a prov: rlo il numero dei conventi e colleg
clesiastici în graduale, crescente aumento (1).

Giolitti, che ha spezzato gli schemi del passato, che ha superato
alternative di una volta, che ha vinto le indulgenze e le inclin



fu pronunciata dallo statista di Dronero nella seduta del 30 maggio 1904 è servì in u
certo modo n tracciare e definire le lince dell'azione futura, su quel piano
e di effettiva separazione che non corrispondeva più allo spirito della Des
scindeva dalle impostazioni statalistiche e riformatrici del liberalismo
Vedere: Atti parlamentari; discussioni della Camera dei Deputati. Tornata del 30 ma;
gio 1904 (Sessione 1902-1904), VIL x
Sul dibattito del 1908, relativo alla politica scolastica, che toccò direttamente gli
interessi della Chi contrappose i difensori del cattolicesimo e i sostenitori intran
iti de o, vedere gli Atri Parlamentari: discussioni della Camera
13 al 27 febbraio (Sessione 1904-1909), VI, pag. 19249
po, da un punto di vista radicale-repubblicano: V. Coman















, nella Riforma sociale. Qualche eco pi
e e alle dispute di quel tempo una raccolta
MINI, Il ‘programma scolastico dei clericali, Fire

ma riffette umori, concezioni, « formae mentis »


















problema della scuola, Roma, 1920. Un quadro delle schermaglie e delle agitazioni che
prepararono la grande discussione parlamentare del 1908, aperta dall'ormai famoso di-
scorso di Leonida Bissolati: T. TtrronI, Nwovi scritti di politica interna ed estera, Mi
lano, 1930. ;

.. Rapidi accenni alla posizione di Giolitti di fronte alla Chiesa in: G. NATALE,
Giolitti e gli italiani, Milano, 1949, Un limpido capitolo sui « Cattolici nella vita po-
litica » al tempo di Giolitti in: W. SaLomone, L'età giolittiana, Torino, 1949, Qualche
particolare nei Discorsi extraparlamentari dello stesso Giolitti, curati da N. VALERI con
un'eccellente introduzione sul complesso della politica giolittiana, che non manca di
toccare i suoi rapporti con Ja Chiesa: Torino, 1952, Nessuno degli Itri biografi di
Giolitti si è occupato «ex professo », degli indirizzi di politica ecclesiastica cari allo

Egualmente manca un'opera sugli orientamenti complessivi del primo quindicennio
del regno di Vi la posi-









icate ‘ai grandi temi di

Ie ASUS inni, le di aaa dedicate ai E È temi lì
LD Noa sono molte une le ultime manifestazioni teoriche del liberalismo
politica ecclesiastica. riot Manano, Papa, clero e Chiesa, Firenze, 1903. AI di se
; ; è delle logge massoniche, RESSUDA pensa di a di
5 separazione attuata dalla Repubblica francese _ sà
i fc tn, 1 rel SL 0
cioe a ea : Itas di ‘orino, 106, n 4 de E 6 n vl
È tri esi giuridici So vol. I, Milano, 1936). Sul caso Caron: F. RUF







0 Emanuele I di fronte alla Chiesa e su quella che era




&l Vaticano: e nessuno potrà tentarla finchè non siano aperti quegli archivi . i
Savoia che contengono, per quel periodo e per il precedente, gran parte del segreto



Stato e Chiesa. Una raccolta completa dei discorsi della Corona di
1 G. Votre, Vittorio Emanuele INI, Milano, 1939.

361

360





«















GIOVANNI SPADOLINI

fino una esplicita « avvertenza » della Santa Sede. Sono
Apveni d'Italia a Bologna, il Corriere d'Italia a Roma, Il Momento
tino, dopo il 1911 L'Italia a Milano, più tardi Il Messaggero To-

Invano, un anno dopo, il «ca
, ippellano dell’Estrema » at
o ee al Parlamento coi voti dei radicali (quasi a spell ,
sa 20 ; E e teocratica fra Stato e Chiesa), ®'To
del giorno, oggi come CE della Chiesa sia rimessa all'ordine dra isa e il Corriere di Sicilia a Palermo.
modernismo non accenna a i il DÈ di gelo che ha accolto sl { ira la stessa collezione della Civiltà cattolica dei primi dieci
zatti, aderisce in sostanza alla Lala = te del Consiglio, } del Novecento noterà una sostanziali differenza ris etto a q ella
due a; non debbono esse esi di Meda, che i contrasti fra led degli ultimi quattro o cinque anni del se
rinverdire i = accentuati în essun caso e, quasi unque occasione era buona per inveire contro il nuovo | atc
di irazi ne le insufficienze e le debolezze, | per denunciar
risolvere i problemi moderni, e la disfatta di Adua e la caduta
‘e i moti sociali del ‘98 e il cattivo raccolto del grano e le for- -
nti di depressione ‘economica. Nella vecchia e intrepida rivi

| gesuiti, non mutano î problemi di fondo, le rivendicazioni tem-
$ non sono ammainate, i « diritti » del Papato non sono
cati neppure un momento; ma non si tralascia più una sola
le per elogiare il comportamento di questo o quel ministro che

1 diretto o indiretto, sa causa AA, non si
curi più la differenza fra pericoli « minori » e
ivi di turbamento e que
derato e conservatore si usa un linguag

tinua a impiegare verso le si ‘
i - Può capitare . di trovare, è




















È «1 e
i ) che rappresenta i 7
m nettere alla Chiesa di pt n ti age, Sete
t CRAS le sue posizioni di influenza, travolte di Sì
Î ia: senza ti S
le leggi dello Stato, rovarsi a dover contrastare. E



























qu sa Bonghi ‘trent'anni avanti).
nuova stam CL
dia a a 1a ha più ni














Regno, « P
sa solo di territoriale della Soi ma pur nr regime @f& er
A una i Dà a see: nuova catena di quotidian cattolici, NC i questo o quell calo della Nuova Antole
dll n iberal le e nazionale, si impone all'attenzione domabile rivale — che prospetta l'opportunità
del pubblico e forma poi un vero e proprio «trust» che nel 1912 (saldo fra cattolici e moderat la R







di un 1 accordo più
egna nazionale e dei
to, con ri agua,









soiglia » e » dell ‘€ eser-
ro implicazioni ecclesia

litio, dai gli pc imprescrit-
il 1910, si parlerà dei

iani i n religione. con un compia»
cimento e talvolta prescindeva. dal radice atea e pagana di quel
movimento, tanto è il P desiderio: di trovare dovunque i segni di una
rinascita cattolica.










363








; "A
GIOVANNI SPADOLINI n

Il Papato come tale non muta la sua linea f rmale; Pi ichia dimenticarla
re Di e È il giano sio 0 si i ienticarla o seppellirla senza recare grave pregiudi-
E io Emanue le IT; al momento delle celebrazioni cinav ion le vimen

Re (E pellegrinaggi e iii È RR e - asa SI pe
pare alle festività commer i dati ad astenersi dl parti HERO e si li pl cai
è lo spirito che è mutato, nelle file del laicato varco op iPaled. N “la fine dei sogni socialistici della Chiesa, ma ache per
organizzazioni che dipendono dalla el laicato cattolico, in seno al Ax foci; deputati moderati eferranno tttre co
spirito che non è più dî divisione, di separazione sai” I IO ih con quelli di tn pertio cstolio vero
bile dal mondo borghese, ma si pra lliane ARA ge accordarsi col vescoro piuttosto che con l'inquieto agita:
genti su questo o quel problema, non riguarda i « leghe bianche ». Per i liberali « ancien régime », era pos-
« un inviato del demonio », non fa più della ar consigliabile, era opportuno negoziare con la Chiesa, invo-
pregiudiziale invarcabile che aveva reso ii i







































to, conquistarne l’aiuto per la difesa di quell'« ordine
emeva ad entrambi; molto meno-ragionevole e giusti-
li commemorative dell'unità, molti Si be apparso un partito cattolico o cattolico-sociale che
€ della Lombardia accorrono egualmente a 1 di guidare i fedeli e sostituirsi, nella sfera temporale, agli

aggio al loro Sovrano, ma in cuor = gs lla Chiesa. Quello che un deputato moderato poteva com-
nessun oltraggio al Pontefice, di allora era, al massimo, un gruppo conservatore, un « fascio
SiR I » estendentesi fino ai cattolici o, per taluni, fondato su
loro schiere elettorali, sul loro spirito di gerarchia e di
Ò senso del dovere e dell'autorità (come, fra il
), aveva vagheggiato uno Stuart); mai un partito program-
ite e ideologicamente differenziato dalla concezione bor-
n > libera a saber: come. sa bl e

















































Ò ‘partito popolare di Luigi Sturzo.
n questo senso si può ben dire che il Papa del « Fermo Propo-



sentimenti, di 4




E. CuratULO, La questione

i tentativi modernizzanti: G.
italiano, Siena, 1912, Sempre
3 Ne un episodio nella
D, 6 lince | ric sb e ctiana: ‘e neoguelfa tu fa a
giorno, Firenze, 1913.







365 »





















GIOVANNI SPADOLINI LIBERALISMO E MOVIMENTO CATTOLICO IN ITALIA

torali che si fondavano sulla lotta al socialismo, all'anticleri-
al radicalismo, sulla difesa dell'istituto familiare, sull'aper-
un certo numero di scuole confessionali. Blocchi popolari e

> “È « Pascendi » non dispiacque alla borghesia conser
Lx rebbe pensare per un momento all' indifferenza dif
o E » DE liberale, il fallimento della « Lega democratica 1
logici. In riesi del modernismo, nei suoi filoni biblici o tell” fi reco nella mapa gr
logici tn une non avvertiva più i i grandi ua «ma che riassumeva in molte città, in intere regioni, la dialet-
a dine he nea si appassionava più alle polen sacri della vita locale in quegli anni, oltre tutte le tradizionali antitesi
Ottoa attatistica giuridica, alla speculazione filosofica. al liberalismo e cattolicesimo ereditate dalla tradizione risorgimen-
controversie politiche degli Spaventa o dei Libera ei B
pagni 0 dei Cantù, dei Liverani o dei Curci
I, nessuno si sarebbe so. di trarre di
riaprire una rifori ila € Lat -

nghe Mbariozione che non poteva non tradursi nella vita di tutti i giorni,
‘nelle correnti politiche e negli orientamenti di costume. Il più liberale
isti italiani, lo scrittore politico dove vive più fermamente
j e sale il pensiero della Destra, Luigi Albertini, vorrebbe dimo-
esì strare tutta la sua interiore coerenza nell'ignorare la Chiesa (la

dî sua storia delle origini della prima guerra mondiale non conosce nep-
‘indirizzo della Segreteria di Stato); ma non può sfuggire alla
za di questa forza che è insieme politica e religiosa, e, quando
r avventura lo tenti, cade in formule un tantino pedagogiche e mo-
prive di una concreta incidenza sulla realtà, piuttosto va-
del passato che analisi del presente. Il direttore del
x e ldella Sera non favorisce i blocchi clerico-moderati, non è
inci vari « Patti Gentiloni » (1), e il più grosso di essi, quello



















((1) Il Patto Gentiloni rappresentò l'esatta antitesi della politica vagheggiata dagli
antichi gruppi democratici cristiani: l'inserimento dei cattolicì nello Stato attraverso
‘l'accordo coi moderati © in vista di difendere la causa dell'ordine, Un opuscolo indi-
‘Gativo delle battaglie che accompagnarono l'allineamento dei cattolici a fianco dei gruppi
Costituzionali è quello di R. Munri, Come rinsero # preti nel collegio di Montegiorgio,
Roma, 1924. Una sintesi documentata: F. AQUILANTI, Il Patto Gentiloni (Gli eletti
Coi voti dei cattolici alla XXIV legislatura), Roma, 1914. Un resoconto minuzioso è

nello che dette l'a Osservatore Romano » del 6 novembre 1913 col titolo L'azione dei
a Mei recenti. comizi, La famosa intervista del conte Gentiloni fu raccolta dal
ista Achille Benedetti c pubblicata: sul Giornale d'Italia, dell'$ novembre 1913,

fol titolo arcor oggi significativo: « Intervista con l'altro Presidente del Consiglio, il
conte Gentiloni ». Per gli echi alla Camera, vedere: Atti Parlamentari - Discussioni della
dei Deputati. Tornata del 5 dicembre 1913 (Sessione 1913-1914), 1, pp.

divise, nei 156-166. Per. le reazioni, violentissime; nel mondo liberale moderato e nelle ‘antiche
. Bonomelli ‘Yi consorterie legate agli ideali del Risorgimento: L ALBERTINI, Vent'anni di vita politica,

he do Ii, e dal Vol. III, Bologna, 1951: come pure la collezione de 17 Corriere della Sera:

V rebbe finito per — Sullas tempo, parecchi sono gli echi e i riffessi polemici, Di particolare
S : iberali toli slip cala gennaio 1914;

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REA















12 "nicine 1913. Per i ‘anioni E Corsaniì, " pi taffrazio. eil

sai in «Il Marzocco », 2 novembre 1913.
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GIOVANNI SPADOLINI

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